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Libia, Macron non si dà per vinto. Ecco le mosse di Parigi contro l’Italia

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Di Lorenzo Vita
Emmanuel Macron non si è ancora dato per sconfitto. E in Libia, a circa un mese dal vertice di Palermo con cui l’Italia vorrebbe incoronarsi (insieme agli Stati Uniti) come Paese leader della transizione, tutto è ancora mutevole. E tutto è ancora possibile, come scritto ieri su questa testata.E se la confusione regna sovrana in tutto il Paese nordafricano, specialmente da quando si è manifestato il crollo della leadership di Fayez al-Sarraj, la Francia sembra stia soffiando in maniera abbastanza evidente su questo caos. Per Macron l’obiettivo non è solo ottenere la guida della nuova Libia: ma farlo spodestando l’Italia e in particolare il governo di Giuseppe Conte. Parigi ha perso alcune battaglie. Ma la guerra non è ancora finita. E le armi a disposizione dell’Eliseo e del Quai d’Orsay non vanno sottovalutate.
La prima, come riportato da Il Tempo, è l’arrivo di 650mila euro sui conti libici per avviare il processo elettorale coadiuvato dalle Nazioni Unite. L’obiettivo di Parigi è quello di giungere alle elezioni il 10 dicembre. Così è stato deciso nell’incontro di fine maggio nella capitale francese fra Macron e i leader libici. E adesso il governo non è disposto a cedere di fronte al mutamento del quadro politico.
Quell’elezione “s’ha da fare”, secondo Macron e il suo entourage. E il fatto che l’Italia sia una ferma sostenitrice dell’impossibilità del voto prima della stabilizzazione politica, non fa altro che aumentare il desiderio francese di tirare dritto sulla questione elettorale. Così l’ambasciata francese in Libia ha annunciato l’arrivo di una nuova tranche di aiuti dopo gli 850mila euro già forniti dall’Eliseo. 
È tutto? No. Stando infatti alle indiscrezioni del quotidiano romano, le mosse francesi sono state anche più subdole. Secondo alcune indiscrezioni, Parigi sta cercando di avvelenare il clima contro l’Italia non solo con Khalifa Haftar, ma anche con ciò che resta del governo Sarraj a Tripoli. E per farlo, arrivano le prime “imbeccate” da parte dell’intelligence francese. Come la notizia data da Africa Intelligence sulla rimozione dell’ambasciatore italiano Giuseppe Perrone.
Il portale, con sede proprio a Parigi, ha detto che il trasferimento di Perrone ad altro incarico fuori dalla Libia sarebbe una decisione frutto della volontà di Roma di ingraziarsi Haftar. Con quella notizia, Africa Intelligence, che vanta legami con i servizi d’Oltralpe, ha chiaramente scosso i rapporti fra Italia e governo riconosciuto della Libia. E a molti è apparsa come l’ultima manovra macroniana per colpire la nostra strategia.Tra fango gettato sul nostro Paese e soldi che cominciano a essere versati per le elezioni, l’idea è che la Francia non abbia affatto accettato l’idea che l’Italia possa avere la meglio. Ed è per questo che, fino alla conferenza internazionale di Palermo, è lecito aspettarsi qualche altro colpo di coda.
Ma l’Italia non è rimasta a guardare. E in queste settimane è riuscita a ottenere dei risultati incoraggianti. Russia, Stati Uniti e Cina parteciperanno al vertice di Palermo. Washington co-presiede la conferenza internazionale, quindi con un posto in primo piano. La Cina manderà una delegazione per manifestare la volontà di Pechino di dare man forte alla stabilizzazione della Libia, anch’essa al centro degli interessi cinesi nel Mediterraneo e in Nordafrica.
E la Russia, nonostante le divergenze sul ruolo di Haftar, è un partner che può rivelarsi fondamentale. Proprio per questo motivo, il viaggio di Conte a Mosca poche settimane prima dell’incontro siciliano può essere determinante.
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