Il nuovo processo di registrazione, che potrebbe iniziare già da quest’anno, riguarderà la cosiddetta Area C della Cisgiordania, una delle tre aree in cui il territorio venne suddiviso quando furono firmati gli Accordi di Oslo negli anni Novanta. Dell’Area C fanno parte le zone della Cisgiordania che gli accordi di Oslo assegnavano a un futuro stato palestinese, ma la cui gestione civile e militare è rimasta nelle mani di Israele. L’Area C costituisce circa il 60 per cento dell’intero territorio su cui Israele esercita un controllo e ci vivono più di 300mila palestinesi.
Concretamente significa che quando Israele avvierà la procedura di registrazione per una determinata area, chiunque avrà diritto di proprietà su quella terra dovrà presentare dei documenti che la dimostrino. Ma dopo decenni di guerra e occupazione, molti dei documenti potrebbero essere andati persi o distrutti e questo potrebbe portare a un’espropriazione di massa dei territori palestinesi.
La scorsa settimana il gabinetto di sicurezza del governo israeliano aveva già approvato una serie di misure per espandere il controllo della Cisgiordania, tra cui l’annullamento del divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali del territorio, che finora erano documenti riservati, per rendere più facili le vendite. Il divieto di vendita di terreni a persone non musulmane risaliva al periodo in cui la zona era amministrata dalla Giordania (fra il 1948 e il 1967): finora chi non era musulmano non poteva acquistare la terra a titolo personale, ma solo tramite società private.
Il movimento non governativo israeliano Peace Now ha paragonato il processo di registrazione approvato domenica a un’enorme e drastica appropriazione indebita ai danni dei palestinesi per i quali, nelle condizioni in cui si trovano attualmente, sarà difficile dimostrare e rivendicare la loro proprietà. E questo, ha avvertito il movimento, probabilmente porterà alla dichiarazione di migliaia di metri quadrati come terra demaniale, consentendo a Israele di sviluppare nuovi insediamenti, infrastrutture e trasporti.
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