Secondo alcune mail pubblicate dal Dipartimento di Giustizia USA e relative al finanziere pedofilo Jeffrey Epstein, suicidatosi in carcere il 10 agosto 2019, l’uomo avrebbe avuto diversi incontri con il presidente russo Vladimir Putin.
Diverse sarebbero infatti le mail che parlerebbero di incontri con lo Zar russo. A partire da una datata 11 settembre 2014, nella quale un amico di Epstein farebbe riferimento ad un appuntamento con Putin, a seguito di un viaggio programmato da Epstein in Russia.

In un’altra mail si fa esplicito riferimento ad un appuntamento fissato con il vertice del Cremlino per il 16 settembre di quello stesso anno.
In una terza mail inviata dall’imprenditore giapponese Joi Ito, questi riferirebbe ad Epstein che il co-fondatore del sito LinkedIn Reid Hoffman non avrebbe potuto raggiungerlo a Mosca in occasione dell’incontro con Putin di quel settembre 2014.
Non è dato sapere se Epstein abbia poi incontrato Putin quel fatidico 16 settembre 2014.
Se cerchiamo però di immaginare la ragione di tali incontri, non possiamo fare a meno d citare un documento dell’FBI pubblicato venerdì 30 gennaio dal Dipartimento di Giustizia e classificato come segreto. In esso Epstein sarebbe indicato da una fonte rimasta segreta quale “Wealth manager” oltre che di Putin, anche del presidente dello Zimbawe Robert Mugabe.
In un’altra mail diretta a Sergei Belyakov, nel 2015 Ministro dello Sviluppo Economico oltre che ex ufficiale dei servizi segreti russi FSB, Epstein farebbe riferimento al tentativo da parte di una ragazza russa allora trasferitasi a New York di rivelare informazioni compromettenti su alcuni importanti uomini d’affari suoi connazionali.
In totale tra gli Epstein files il nome Putin sarebbe citato in 1.056 documenti, mentre quelli che farebbero un qualche riferimento a Mosca sarebbero ben 9.629.
Riscontri molteplici vi sarebbero invece sull’incontro che Epstein avrebbe avuto con Putin nel 2008, dopo essere stato condannato per induzione alla prostituzione di un minore.
Sebbene da molte parti si sia fatto riferimento al fatto che la rete di pedofilia organizzata da Epstein fosse in realtà una mega struttura utilizzata per ricattare una serie di personalità politiche e della finanza per conto dei servizi russi, una conferma in tal senso non vi sarebbe. Malgrado ciò i servizi segreti americani avrebbero a lungo monitorato Epstein e le sue amicizie russe, mentre i loro omologhi inglesi avrebbero invece esitato grazie all’amicizia del pedofilo con il Principe Andrew Mountbatten-Windsor.
Gli esperti di intelligence statunitensi ritengono che l’ingresso di Epstein nel mondo dell’intelligence sarebbe legato all’amicizia di questi con l’editore inglese Robert Maxwell, padre dell’amica e “partner in crime” Ghislaine Maxwell.
Quest’ultima, unica sopravvissuta del terzetto, starebbe scontando una condanna a venti anni di carcere per “sex trafficking”, oltre a una serie di altri reati legati alla partecipazione alla creazione di questa rete di pedofilia assieme all’amico ed ex socio Epstein.
Secondo alcune fonti Robert Maxwell sarebbe stato un agente russo già a partire del 1970, quando avrebbe favorito la fuga di alcuni ebrei russi in Israele, con la collaborazione del Mossad.
In cambio Maxwell avrebbe riciclato il denaro dei gerarchi russi in occidente, con l’aiuto di Epstein.
In questo scambio di favori tra servizi stranieri, un posto di rilievo lo avrebbe avuto anche l’MI6, il servizio segreto di sua Maestà.
Stando alle allusioni fatte in Commissione Finanze del Senato degli Stati Uniti, al centro di queste cospicue operazioni di riciclaggio di denaro russo e non solo sarebbe la società di gestione finanziaria HBRK, diretta dal commercialista di Epstein Harry Beller, e dall’avvocato Richard Khan.
Per il Wall Street journal sia Khan che Beller avevano il potere di firma in una serie di conti legati ad Epstein, mantenendo il controllo sul suo patrimonio valutato 100 milioni di dollari. Da questi conti sarebbero transitati fiumi di denaro che sarebbero serviti a finanziare la rete internazionale di pedofili.
E’ per queste ragioni che i senatori democratici Amy Klobuchar, Sheldon Whitehouse, Richard Blumenthal e Chris Van Hollen, assieme al presidente della Commissione Ron Wyden, avrebbero scritto al procuratore generale Pam Bondi e al direttore dell’FBI Kash Patel, chiedendo di sapere perchè il Dipartimento di Giustizia non abbia mai interrogato Richard Khan e Harry Beller, assieme all’avvocato personale di Epstein, Darren Indyke, sui traffici di esseri umani orchestrati dal finanziere pedofilo.
“La presunta mancata audizione di Indyke e Khan – scrivono i senatori – solleva inquietudini sul fatto che il Dipartimento di Giustizia e l’FBI abbiano rifiutato di indagare su membri chiave della cerchia ristretta di Epstein per timore di ritorsioni da parte degli eredi di Epstein. In qualità di esecutori testamentari, Indyke e Khan sono in possesso di una serie di documenti e foto che potrebbero contenere informazioni compromettenti sul Presidente e su altre figure di potere”. (cm)
FONTE: https://meloniclaudio.wordpress.com/2026/02/03/la-lavatrice-di-epstein/
