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BITCOIN, NON SOLO SOROS: anche i Rockefeller investiranno sulla criptovaluta


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Di Salvatore Santoru

Recentemente George Soros ha cambiato idea sul Bitcoin.
Andando maggiormente nello specifico, il noto finanziere e fondatore della ONG 'Open Society Foundation' ha autorizzato l'investimento della 'Soros Fund Management' sulla moneta virtuale(1).
In precedenza ne era stato un forte critico, come dimostrato dal suo discorso alla Conferenza di Davos(2).

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Ora, stando a quanto riportato in un articolo pubblicato sul sito web Everyeye.it(3), oltre a Soros anche altri big del mondo economico-finanziario come i Rockefeller sarebbero disposti ad investire sul mercato delle criptovalute.

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Più specificatamente, gli stessi Rockefeller hanno dato l'assenso all'investimento sulla moneta virtuale da parte della loro società di venture capital 'Venrock'(4).

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/04/bitcoin-soros-cambia-idea-ora-e-pronto.html

(2) https://it.blastingnews.com/economia/2018/01/davos-soros-contro-google-e-facebook-hanno-i-giorni-contati-002321125.html

(3) https://tech.everyeye.it/notizie/george-soros-cambia-idea-sul-bitcoin-rockfeller-anche-pronti-ad-investire-326843.html

(4) https://en.wikipedia.org/wiki/Venrock

Per approfondire:
https://it.blastingnews.com/economia/2018/04/bitcoin-dopo-soros-anche-i-rockfeller-vogliono-investire-002498811.html .

BITCOIN, SOROS CAMBIA IDEA: ora è pronto ad investire


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Di Salvatore Santoru

Com'è notorio, George Soros era stato fortemente critico verso l'ascesa del Bitcoin.
Durante l'annuale Conferenza di Davos, aveva sostenuto che si trattava di una mera 'bolla speculativa' e che non sarebbe crollato in quanto utile per i paesi dittatoriali e per riciclare denaro sporco(1).

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 Secondo quanto riportato in un articolo pubblicato sul sito web del Sole 24 Ore, dopo lo stesso discorso del finanziere e filantropo a Davos il Bitcoin aveva perso il 41% del suo valore e da quel momento Soros aveva iniziato a cambiare idea(2).

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Difatti, il noto finanziere e fondatore della ONG 'Open Society' aveva espresso alcuni commenti favorevoli verso la tecnologia sottostante il Bitcoin, la 'blockchain', sostenendo che avrebbe potuto avere potenzialità positive. 

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Inoltre, negli ultimi giorni Soros sta pensando anche ad una possibilità di investimento e, stando a quanto riportato su Bloomberg(3), il gestore dei macro-investimenti del 'Soros Fund Management' Adam Fisher potrebbe presto iniziare a fare trading sullo stesso Bitcoin e su altre monete virtuali.

NOTE:




Per approfondire:

Dove si fanno i bitcoin

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http://www.ilpost.it/

Oltre a produrre buona parte degli oggetti che utilizziamo tutti i giorni, la Cina è anche uno dei più grandi produttori al mondo di bitcoin, la “moneta virtuale” alternativa alle normali valute della quale si è tornati a parlare molto nelle ultime settimane, in seguito al suo primo utilizzo in borsa e al suo valore in sensibile crescita rispetto alle altre monete.




 Il “mining” dei bitcoin, cioè la loro produzione grazie al mantenimento del sistema informatico che li fa funzionare, avviene in grandi capannoni dove sono raccolte migliaia di computer, che eseguono i calcoli necessari per creare nuova valuta e gestirne gli scambi. I principali stabilimenti si trovano nelle province del Sichuan e dello Shenzhen, di solito nei pressi di grandi centrali elettriche, dalle quali attingono l’energia per alimentare i loro computer.

Molti posti dove si fa il mining dei bitcoin in Cina sono in località segrete, per motivi di sicurezza e in alcuni casi per evitare problemi con i governi locali, che non sempre vedono di buon occhio attività di questo tipo. Altre fabbriche sono invece facilmente identificabili come quelle nelle fotografie, a pochi metri di distanza da centrali elettriche per avere la corrente necessaria per far funzionare centinaia di computer collegati tra loro, e per avere connessioni più veloci a Internet.

Nel 2016 il fotografo cinese Liu Xingzhe ha visitato alcune fabbriche di bitcoin, parlando con le persone che le gestiscono e che si assicurano che i computer funzionino senza intoppi. Gli stabilimenti sembrano una versione rudimentale e più artigianale dei grandi centri dati, come quelli di Google e Facebook, dove migliaia di server mantengono online e funzionanti i loro servizi. I computer per il mining sono ammassati in grandi scaffali, spesso circondati da potenti ventilatori per raffreddare i loro componenti.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.ilpost.it/2017/12/18/bitcoin-mining-cina/

Bitcoin: partono scambi su futures, nella prima giornata rialzo del 20%

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La Stampa

I futures sui bitcoin sono aumentati di oltre il 20% dopo il loro debutto americano sulla Cboe Futures Exchange di Chicago. In apertura il bitcoin ha registrato un valore di 15.460 dollari, per poi scendere brevemente e risalire a un massimo di 18.700 dollari, segnando un nuovo record storico. Il traffico sul sito della Cboe, nelle prime fasi di scambio, ha causato l’inaccessibilità della piattaforma.





Sono partiti domenica alla 18 gli scambi sui primi future dei bitcoin sulla piattaforma del Chicago Board Options Exchange (Cboe). Il contratto disponibile al Cboe scade il prossimo gennaio e ha aperto a 15mila dollari, per poi raggiungere i 16.660 dollari dopo appena sei minuti di contrattazione, con una crescita dell’11%.  

I contratti futures nelle prime ore di scambio sono stati poco meno di 2.500, quasi totalmente sulla scadenza del 17 gennaio. Solo una cinquantina di contratti hanno riguardato le scadenza di febbraio e marzo. Tutti i contratti hanno chiuso con prezzi in rialzo, a 18.500 dollari per la scadenza gennaio (in aumento di circa il 20%). Il successo del lancio del primo future sostiene oggi la corsa del bitcoin, che è arrivato a superare il valore di 16.700 dollari. 

MASTERCARD OFFIRÀ UN SERVIZIO DI PAGAMENTO BASATO SU BLOCKCHAIN - VIDEO

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Di Marco Cavicchioli 


Da tempo si dice che le criptovalute dovranno innovare ancora molto prima di arrivare ai “livelli di Visa“, ma sarebbe sbagliato pensare che in questo campo l’innovazione vada solo in questo senso: anche i circuiti di pagamento classici stanno innovando!
In particolare Mastercard, che sta per offrire ai suoi clienti un’opzione di pagamento blockchain-capable per le transazioni business-to-business (B2B). Le carte di credito sono stati i primi sistemi di pagamento senza contanti messi a disposizione del grande pubblico, e ora vogliono essere coinvolte nelle nuove tecnologie basate su blockchain.
Venerdì scorso MasterCard ha annunciato che sta aprendo l’accesso a un servizio di pagamento blockchain-based B2B con una nuova soluzione chiamata “MasterCard Blockchain API”. Il servizio è stato lanciato durante il Money 20/20 Hackathon a Las Vegas lo scorso fine settimana, ed è  destinato a diventare disponibile per i clienti questa settimana. “La soluzione blockchain di MasterCard fornisce un nuovo modo per i consumatori, le imprese e le banche per le transazioni, ed è la chiave per la strategia dell’azienda di fornire soluzioni di pagamento in grado di soddisfare ogni esigenza delle istituzioni finanziarie e dei loro clienti finali”, ha detto la società in un comunicato stampa .
Grazie al registro decentrato delle transazioni blockchain offre agli utenti MasterCard un’opzione più privata e sicura per effettuare transazioni, e che è al tempo stesso facilmente scalabile e flessibile. La nuova API blockchain si basa sulla rete di pagamento esistente di MasterCard, e risolve alcuni dei problemi tipici dei sistemi B2B in genere, ovvero “velocità, trasparenza, e costi dei pagamenti transfrontalieri”.
Ken Moore, dei MasterCard Labs EVP, ha detto che “combinando la tecnologia blockchain MasterCard con la nostra rete abbiamo creato una soluzione che è sicura, verificabile e facile da scalare. Quando si tratta di pagamenti, vogliamo fornire scelta e flessibilità per i nostri partner in cui sono in grado di utilizzare senza problemi entrambe le nostre soluzioni di pagamento esistenti e nuovi strumenti, in base alle esigenze e le richieste dei loro clienti.”
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E’ NATO “BITCOIN GOLD”

Bitcoin Gold
Domenica 12 Novembre 2017, alle ore 13:34:37 GMT, è ufficialmente nata la nuova criptovaluta Bitcoin Gold, con il primo blocco della nuova catena (il 491408).
Il valore attuale è di circa 240 dollari, mentre la maggior parte delle transazioni si riscontrano su Bitfinex.
L’explorer ufficiale della blockchain di BTG è btgexp.com, e sul sito ufficiale è possibile trovare sia l’elenco degli exchange che la supportano, sia l’elenco dei walletdisponibili per la gestione dei token, sia i pool che consentono di minarla.
Pertanto allo stato attuale sembrerebbe possibile reclamare i propri token BTG utilizzando uno dei wallet (quello suggerito ufficialmente è mybtgwallet.com), spostarli su un exchange (quelli segnati con * sul sito non consentono però i depositi dei token), e venderli. Tuttavia chi non ha fretta potrebbe aspettare che vengano rilasciati wallet più conosciuti, e che vengano abilitati i depositi dei token sugli exchange più affidabili. Infatti il claim dei BTG non ha scadenza.
Ricordiamo che si possono reclamare solo i token detenuti su wallet Bitcoin (BTC) al momento dell’inizio del fork (ovvero le 3 di mattina del 24 ottobre 2017).

L’ultimo esperimento di Björk. Il nuovo disco “Utopia” si paga anche con i Bitcoin

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Di Bruno Ruffilli

Il nuovo album di Björk si chiama Utopia e arriva il 24 novembre. Online si potrà acquistare dal suo sito o da quello dell’etichetta One Little Indian: sarà possibile pagarlo con carta di credito, Paypal, ma anche con le criptovalute Bitcoin, AudioCoin, Litecoin e Dashcoin.  

Le criptovalute sono monete digitali, non gestite da un’autorità centrale e basate su una tecnologia (blockchain) che consente di controllarne i movimenti. La più famosa si chiama Bitcoin: dall’inizio di quest’anno è salita di valore del 25%, superando i 6000 euro.  
Come ricompensa per aver preordinato l’album, ogni fan riceverà 100 AudioCoin - per un valore pari attualmente a circa 0,19 dollari - che saranno depositati in un portafoglio elettronico. Sarà possibile convertire le monete in altre criptovalute, conservarle come investimento o cambiarle in valute correnti, come sterline o dollari. Nei prossimi due anni, i fan potranno raccogliere altri AudioCoin interagendo con la musica di Björk, gli eventi live e le attività digitali. Nel 2015 Imogen Heap aveva messo online un singolo, Tiny Human, acquistabile con un’altra criptovaluta, Ether.  

La mossa di Björk va però molto oltre, e arriva dopo una carriera passata a sperimentare ad altissimo livello con la tecnologia: nei suoni, nei video, nelle app, nella realtà virtuale. Stavolta la musicista islandese ha collaborato con la start-up britannica Blockpool per il sistema di pagamento. «È la prima volta che un artista globale ha fatto qualcosa di simile», ha detto il Ceo di Blockpool Kevin Bacon - musicista e produttore, nonché fondatore delle aziende di tecnologia musicale Awal e BuzzDeck. «Utopia sarà anche una porta di accesso per chi si avvicina per la prima volta a questo mondo».  

Il portafoglio digitale di Björk conterrà anche informazioni sulle criptovalute e sulla blockchain per chi non è esperto. Sarà la stessa cantante a decidere come utilizzare le monete digitali: dalla caccia al tesoro virtuale, un po’ come i Pokémon Go, al download di file audio, dal merchandising ai biglietti per i concerti.  

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Goldman Sachs, Jp Morgan. Chi investe in bitcoin e blockchain

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Goldman Sachs, Jp Morgan. Chi investe in bitcoin e blockchain
Di Marta Gobbi
La corsa alla luna, mai sospesa nel mondo della financial technology, fa rotta stavolta sulla digitalizzazione dei sistemi di pagamento e sulle monete virtuali sostenute da architetture tutte nuove. L’obiettivo? Transazioni iperveloci all’insegna della tracciabilità garantita dalla criptografia, da inserire nel trading quotidiano. Se ci si interroga ancora sull’affidabilità delle monete virtuali stile bitcoin o ethereum, i big della finanza, anche italiani, strizzano invece senza dubbi l’occhio e il portafoglio ai sistemi di digitalizzazione vera e propria.
I DUBBI A SINGHIOZZO SUL BITCOIN DI JP MORGAN
Il bitcoin non è altro che una “frode”, destinata a “fare una brutta fine”. Il CEO di Jp Morgan, Jamie Dimon, si è mostrato lapidario. “Se avessimo personale che fa trading di Bitcoin, lo licenzierei in un secondo”, ha commentato il CEO specificando che la moneta “è contro le regole” della banca. Per spiegare il suo scetticismo Dimon è ricorso alla metafora dei tulipani in Olanda nel 1600, quando gli speculatori fecero salire i prezzi dei bulbi dei tulipani a livelli inimmaginabili, dando il via alla bolla dei fiori. E per il bitcoin, stando alle parole del manager, potrebbe essere lo stesso.
Ma il trading recente del Gruppo americano racconta una storia diversa. Nel momento in cui le dichiarazioni del CEO hanno messo faccia a terra il valore dei bitcoin, con perdite di oltre il 20% del suo valore, JP Morgan ha fatto registrare acquisti importanti di bitcoin nei sistemi finanziari europei, e, nel dettaglio, sul sistema Exchange Traded Note quotato alla borsa di Stoccolma, che replica l’andamento del sottostante cambio tra bitcoin e dollari. Manipolazione del mercato o incoerenza nella gestione dei fondi dei clienti del Gruppo, l’attenzione della banca al momento non ha spiegazioni chiare.
IL SISTEMA BLOCKCHAIN
Chiaro è, invece, il focus dei più grandi colossi internazionali in tema di fintech, se non direttamente in bitcoin. La parola chiave da stampare in mente infatti è blockchain, il complesso sistema di algoritmi e registri distribuiti che consente a criptovalute come bitcoin di essere scambiate e verificate elettronicamente attraverso un network di computer, senza passare da un “autorità centrale”. La sua complessità e la sua perfezione algoritmica l’hanno resa una delle tecnologie più promettenti degli ultimi anni.
La blockchain può essere considerata un libro mastro, condiviso da tutta la rete Bitcoin, in grado di contenere tutte le transazioni che sono state elaborate, permettendo al computer degli utenti di verificare la validità di ogni transazione. L’autenticità di ogni transazione è protetta da firme digitali che corrispondono all’indirizzo del mittente, permettendo a tutti gli utenti di avere pieno controllo sui bitcoin inviati dai loro indirizzi personali. Il sistema della blockchain è quello che, di fatto, permette lo scambio della moneta virtuale attraverso il web.
Basterebbe un numero per capire quello che potrebbe accadere nei prossimi anni e l’impatto che avrà nell’economia globale: secondo un sondaggio del World Economic Forum, entro il 2025 oltre il 10 per cento del Pil mondiale riguarderà attività registrate attraverso una tecnologia che si basa sui principi della blockchain.
L’ENDORSEMENT DEL FONDO MONETARIO INTERNAZIONALE
In una nota di uno staff meeting del giugno 2017, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) suggerisce alle banche di investire sempre più in tecnologia digitale. Secondo il team del FMI, composto tra gli altri, dagli economisti Dong He, Ross Leckow e Vikram Haksar, “i progressi rapidi nel campo della tecnologia digitale stanno trasformando il panorama dei servizi finanziari”, creando nuove opportunità per consumatori, provider e legislatori anche in termini di fiducia, sicurezza e privacy.
L’analisi del FMI si concentra sui labili confini del mondo della fintech. “Le barriere all’entrata stanno cambiando” con una minore definizione dei confini tra intermediari, mercato e provider a causa di tecnologia, monete virtuali e pagamenti cross border. Dei paletti che non sono necessariamente indeboliti, ma anzi, escono da questa tormenta tecnologica rafforzati in caso di grandi network chiusi a scarsa competitività.
Secondo gli autori del Fondo monetario internazionale, le nuove policy finanziarie dovranno essere agili, sperimentali e cooperative, e le autorità di regolamentazione dovranno impegnarsi per mitigare i rischi di cyberattack, riciclaggio di denaro sporco e terrorismo, senza intaccare il processo di ammodernamento legato al mondo delle monete virtuali. Uno sforzo necessario per un approccio di successo del sistema bancario con le criptovalute.
I BIG SIX
Ed è proprio la tecnologia del blockchain ad attrarre le banche con la prospettive di tenere presto in mano la rete su cui rimbalzano le varie criptovalute. Sei delle più grosse banche mondiali hanno deciso di lanciare insieme un progetto per creare una nuova forma di denaro digitale. Come riportato dal Financial Times, Barclays, Credit Suisse, Canadian Imperial Bank of Commerce, HSBC, MUFG e State Street si sono unite per lavorare al progetto “Utility Settlement Coin” creato dalla svizzera UBS per rendere più efficienti i mercati finanziari. Un programma che adesso punta ad aprire un tavolo di discussione con le banche centrali per il rafforzamento della data privacy per implementare nuovi sistemi di protezione cyber security.
Scettici inizialmente a causa delle preoccupazioni in materia di frode, le banche stanno studiando come sfruttare la tecnologia per accelerare i sistemi di liquidazione di back-office e liberare miliardi di capitali legati al trading sui mercati globali. La “utility settlement coin”, sviluppata da Clearmatics Technologies, mira a permettere ai gruppi finanziari di fare pagamenti o acquistare di titoli, ad esempio obbligazioni e azioni, senza aspettare che i trasferimenti di denaro tradizionali siano completati. Le società potrebbero invece utilizzare monete digitali direttamente convertibili in denaro presso le banche centrali, riducendo il tempo, il costo e il capitale richiesti nelle fasi post-trading.
INTESA E UNICREDIT TRA I 22 TESTER
A testare il sistema, un gruppo di 22 banche mondiali, tra cui anche Intesa Sanpaolo e Unicredit. Lavorando in modo indipendente, le banche (tra cui anche ABN AMRO, Banca ABSA, Banco Bilbao Vizcaya Argentaria, China Construction Bank, China Minsheng Banking, Commerzbank, Deutsche Bank, Erste Group Bank, FirstRand Bank, JPMorgan Chase Bank, Lloyds Bank, Mashreq bank, Nedbank, RaboBank, Santander, Société Générale, Standard Bank of South Africa, Standard Chartered Bank, Sumitomo Mitsui Banking Corporation e Westpac Banking Corporation) avranno il ruolo di gruppo di convalida dell’applicazione della blockchain, valutandone la performance.
L’APPLICAZIONE NEL QUOTIDIANO
Ad intuire la forza della rivoluzione blockchain è stata anche una delle principali banche d’affari americane, Goldman Sachs, che ha messo a disposizione 50 milioni di dollari nello sviluppo della blockchain.
Potenzialità in cui crede anche la società tecnologica americana Chain che nel 2015 ha raccolto finanziamenti per 30 milioni di dollari da investire su una piattaforma per lo sviluppo della blockchain al servizio delle imprese. I donatori?  Colossi come Visa, Nasdaq, Citi Ventures, Capital One, Fiserv e Orange, interessata per esempio alle potenziali ricadute sui sistemi di pagamento attraverso i cellulari e i dispositivi mobili in generale. La criptografia, insomma, è pronta ad entrare nelle nostre tasche.

La Corea Del Nord elude le Sanzioni con i Bitcoin ?

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DI YUJI NAKAMURA E SAM KIM


La Corea del Nord sembra intensificare i suoi sforzi per cautelarsi con bitcoin e altre cripto-valute, che potrebbero essere usate per evitare  le nuove sanzioni commerciali approvate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Secondo un nuovo rapporto del security researcher  FireEye Inc,  alcuni Hacker del regime di Kim Jong  stanno portando numerosi attacchi ai siti utilizzati dalla Corea del Sud per gli scambi fatti in cripto-valute e sono anche entrati in un sito web di Bitcoin – in lingua inglese  – impossessandosi dei pagamenti in bitcoin fatti dalle vittime di tutto il mondo, del malware WannaCry,
L’apparente interesse di Kim per le criptovalute arriva mentre salgono i loro prezzi e la loro popolarità. Gli stessi fattori che lo hanno spinto verso il successo – mancanza di controllo da parte degli Stati  e segretezza –  sarebbero utili strumenti per il fund raising  e  il riciclaggio di denaro,  anche per un uomo che minaccia l’uso di armi nucleari contro gli Stati Uniti. Con sanzioni più severe e aumento dell’uso di criptovalute, gli  esperti della sicurezza dicono che la Corea del Nord vedrà aumentare l’utilizzo del  denaro digitale.
“Sicuramente vediamo in queste sanzioni una leva importante perché la Corea del Nord si orienti verso questo tipo di attività”, ha detto  Luke McNamara, un ricercatore della FireEye e autore del rapporto. “Probabilmente  in questa attività vede  una soluzione che costa poco e che frutta denaro da investire.”
Il Consiglio di Sicurezza dei 15, lunedì scorso,  ha approvato le sanzioni  che devono punire la Corea del Nord per i suoi ultimi missili e per i test nucleari.  Gli americani hanno dichiarato che queste nuove misure dovrebbero ridurre le esportazioni tessili del paese del 90%, riducendo la  sua capacità di ricevere crediti.
Fino ad oggi, in quest’ultimo anno, la FireEye ha confermato attacchi su almeno tre scambi sudcoreani, tra cui uno – a maggio – ha avuto successo. Nello stesso periodo, i media locali hanno riferito che il principale mercato dei cambi di Seoul,  Yapizon,  ha perso più di 3.800 bitcoins ( circa 15 milioni di dollari al cambio attuale) per un furto, anche se – secondo FireEye – che non è evidente nessun coinvolgimento nordcoreano.
Il Ministero delle Telecomunicazioni della Corea del Nord non ha risposto a una e-mail che chiedeva commenti. Diplomatici e media ufficiali del paese hanno negato che il paese abbia svolto un qualsiasi ruolo nei ciber-attacchi, compreso l’hacking di Sony Pictures Entertainment nel 2014.



La Corea del Nord gestisce quello che la Corea del Sud crede sia un esercito di hacker che ha spostato la sua attenzione dallo spionaggio militare al furto in campo finanziario. L’Ufficio Reconnaissance General Bureau del regime, risponde direttamente a Kim Jong Un e  tratta dalle operazioni di crimine-cibernetico  in tempo di pace, allo spionaggio,  alle interruzioni di rete ed impiega circa 6000 persone, come risulta da  un rapporto del 2016 del Centro Internazionale di Cyber Policy presso l’Australian Strategic Policy Institute.
Nei recenti attacchi, la Corea del Sud potrebbe essere diventata un buon obiettivo non solo per la sua vicinanza a Pyongyang e per la lingua condivisa, ma anche perché, quest’anno, il paese è diventato uno dei centri di negoziazione più attivi con le cripto-valute . Il Bithumb di Seul, è il punto di scambio più grande del mondo per gli scambi  ethereum. A giugno, sembra che gli hacker abbiano rubato informazioni sui clienti dal computer di un dipendente, senza che gli attaccanti siano stati identificati.
“Se arrivano più soldi per gli scambi in cripto-valuta, più persone comprano bitcoin e ethereum, e questi scambi diventano, sempre più , obiettivo di questo gruppo”, ha affermato McNamara. Ha anche detto che finora non ha nessuna prova che il regime di Kim Jong Un  abbia avuto interesse per scambi di cripto-valute al di fuori della Corea del Sud , ma non esclude niente per il futuro.
Oltre a queste operazioni sugli scambi, la FireEye ha dichiarato che un sito web – in lingua inglese – che riporta notizie sui bitcoin  è stato violato dalla Corea del Nord,  cosa che probabilmente permetterà agli hacker di identificare i visitatori del sito, che non ha voluto nominare, dichiarando di credere che la Corea del Nord preferisca orientarsi verso obiettivi più grandi rispetto a piccoli proprietari di criptovalute.
L’azienda  aveva già detto di aver trovato una connessione tra Pyongyang e l’attacco di WannaCry di maggio e giugno scorsi, quando furono colpiti più di 300.000 computer in tutto il mondo. McNamara ha detto di avere segnali su hacker nordcoreani che si stanno impegnando nella ricerca di dati sulle cripto-valute.

Bitcoin, l’australiano Craig Wright dice di essere l’inventore

(foto: drcraigwright.net)
Dopo anni di speculazioni sull’identità del creatore della criptomoneta bitcoin, noto da sempre come Satoshi Nakamoto, sembra arrivata la svolta: l’imprenditore e informatico australianoCraig Steven Wright, chiamato in causa già nel 2015 da Wired e daGizmodo, si è identificato come il creatore della valuta, pur riconoscendo il contributo di altri all’operazione.
Le rivelazioni di Wright, pubblicate in un post, sono state poi confermate alla Bbc, all’Economist e a Gq. Secondo quanto scrivela Bbc, altri membri di spicco della comunità di bitcoin hanno confermato le affermazioni e in un confronto con la testata, Wrightha firmato digitalmente dei messaggi usando dei codici crittografati creati durante i primi giorni dello sviluppo della criptomoneta.
Più cauto appare invece l’Economist, secondo cui Wright potrebbe essere “il signor Nakamoto, ma permangono pesanti domande”date dall’impossibilità di provare i fatti oltre “ogni ragionevole dubbio”. Detto con le parole del magazine britannico, se il dna basta per la paternità di un bambino, in questo caso le cose non sono così semplici. L’Economist si chiede anche cosa sia cambiato rispetto a qualche mese fa, quando Wright non aveva ribattuto alle prime speculazioni sul suo conto e scrive che i fatti che seguiranno potranno in parte confortare le odierne rivelazioni, oltre a riaprire il dibattito interno alla comunità della moneta, divenuta col tempo “più grande dello stesso Mr Nakamoto”.
In un’intervista alla Bbc, l’imprenditore australiano afferma di essere stato di fatto la mente dell’operazione, ma di essere stato aiutato anche da altri. Una scelta, quella di uscire alla scoperto, fatta non per la fama o per particolari secondi fini ma per tutelare la privacy di quanti gli sono vicini e “per essere lasciato in pace”.

Grecia, il piano B di Varoufakis: il Bitcoin di Stato



http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Grecia-il-piano-B-di-Varoufakis-il-Bitcoin-di-Stato-ft-coin-12aee7f8-fbec-4b20-b367-0b9e1c178f70.html


Era il 13 marzo del 2014. il ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis già parlava dal suo blog di bitcoin, definendolo un meraviglioso algoritmo, il meraviglioso algoritmo del 21esimo secolo. E proprio in questo periodo di scarsa liquidità in Grecia con la chiusura delle banche, i limiti ai prelievi ai bancomat e l'estrema difficoltà ad operare acquisti online per i controlli sui conti collegati agli account, a lievitare esponenzialmente sono state proprio le operazioni in bitcoin. I greci stanno facendo incetta di questa valuta virtuale (si tratta di una moneta elettronica che utilizza un database distribuito tra i nodi della rete che tengono traccia delle transazioni) per procurarsi liquidità e per proteggersi in caso di un'eventuale Grexit, che svaluterebbe drammaticamente il loro potere d'acquisto. Giusto per dare un'idea, tra maggio e giugno - periodo serratissimo di negoziati tra Atene e creditori per la crisi del debito - il valore dei bitcoin in Grecia è aumentato di 400 volte e i depositi si sono quadruplicati arrivando a un valore medio di 700 euro. L'utilizzo di bitcoin consente ai greci di aggirare i controlli sui capitali e far uscire i soldi dai depositi, al limite per trasferirli all'estero. Molti greci comunque comprano bitcoin e li lasciano in parcheggio nelle piattaforme online in attesa di capire l'esito del referendum. Il piano B di Varoufakis: il Bitcoin di Stato rivisto e corretto Su questo assunto si baserebbe il piano B del ministro delle finanze di Atene Yanis Varoufakis. Se vince il no, con ogni probabilità la Bce interromperà l'Ela (Assistenza di emergenza per la liquidita), il programma che consente alle banche di avere contanti da cedere ai correntisti. E con ciò il Governo avrà due sole possibilità: lasciare crollare l'economia del Paese nel vortice di una crisi legata alla mancanza materiale di denaro nel sistema, oppure stampare moneta. E in questo secondo caso sarà costretta a stampare dracme, con ciò uscendo dall'euro. I sostenitori del sì vogliono evitare questo scenario da incubo, mentre il premier Alexis Tsipras vuole, sfidando Berlino, vedere le carte di Francoforte e Bruxelles, sperando che non andranno fino in fondo. La Ft coin, la moneta delle tasse future Per Varoufakis si potrebbe pensare a una terza via, ossia l'impiego di valute complementari, una sorta di bitcoin rivisti e corretti. Nel suo blog scriveva che "che i Paesi periferici (dell'Eurozona, ndr) possono fare qualcosa per darsi una possibilità di respirare meglio e che possa essere una merce di scambio di cui Berlino, Francoforte e Bruxelles posso prendere nota: e cioè possono creare il proprio sistema di pagamento garantito dalle tasse future e nominativamente legato all'euro. Di più, possono usare un algoritmo simmile a quello del Bitcoin per creare un sistema trasparente, efficiente e libero dai costi di transazione. Chiamiamolo Ft-coin, cioè moneta delle tasse future". Il sistema, spiega il titolare delle Finanze di Atene, funzionerebbe così: il cittadino potrebbe acquistare un Ft-coin con 1.000 euro. Ciascun Paese (Varoufakis fa l'esempio di Spagna, Italia e Irlanda) avrebbe un proprio mercato di questa valuta complementare. Il Ft-coin sarebbe utilizzabile per le transazioni comuni ma anche convertibile verso gli euro in qualsiasi momento. E dopo un certo arco di tempo, in linea di massima due anni, acquisirebbe maggior valore nei confronti dello Stato: varrebbe 1.500 euro per pagare le tasse (su ciascun Ft-coin ci sarebbe stampata naturalmente la data di emissione). "Ogni anno - chiude il cerchio - il ministero del Tesoro emetterebbe nuovi Ft-coin, mantenendone il valore nominale complessivo in circolazione al di sotto di una certa percentuale del Pil, diciamo intorno al 10%". Un sistema del genere, spiega, rappresenterebbe "una fonte di liquidità per i governi al di fuori del mercato dei titoli di Stato, che non coinvolgerebbe le banche e che sarebbe al di fuori delle restrizioni imposte da Bruxelles e dalle varie trojke". Non solo, ma costituirebbe, aggiunge, una "creazione nazionale di euro perfettamente legale nel contesto dei trattati europei che potrebbe essere impiegata per assistere i membri pi· deboli della societa o per pagare alcuni lavori sociali disperatamente necessari". Sperimentazioni in Islanda, Finlandia, Francia, Catalogna Una ipotesi tutt'altro che campata in aria, spiega Stefano Lucarelli, professore di economia monetaria presso l'università di Bergamo ed esperto di valute complementari. Da alcuni anni, infatti, collabora a D-cent, un progetto finanziato con fondi Ue dedicato proprio allo sviluppo di una piattaforma software in grado di offrire questo genere di strumenti. Le sperimentazioni sono già partite: Islanda, Finlandia, Catalogna, Francia. E anche in Sardegna è nata una esperienza simile con una matrice autonomista. L'idea, di impostazione fortemente sociale, è concentrarsi sulla moneta come mezzo di scambio e non di speculazione, che permetta di dare liquidità e credito a chi non ce l'ha, tipicamente alle parti più deboli della società. "Esistono molte sperimentazioni legate al mondo delle monete complementari - racconta Lucarelli -. In Grecia si è posta l'attenzione su una moneta fiscale, una moneta complementare che, restando nell'euro, sia accettata nel pagamento delle imposte a livello regionale e locale, che garantisca credito alle imprese che offrono beni e servizi. Il ragionamento di Varoufakis fin da inizio mandato è andato prefigurando una situazione in cui non si torna alla dracma ma si risolvono i problemi di indebitamento delle imprese attraverso uno strumento creditizio di facilitazione"."Questo potrebbe dare ossigeno all'economia sul piano interno - sottolinea - ma c'è da dire che non risolverebbe il problema centrale, i debiti pregressi con l'estero. Da questa situazione non c'è modo di uscire se non con un taglio del debito o con un suo ripudio totale" (altrimenti, dice, proseguira un circolo infinito di prestiti per ripagare i debiti seguiti da nuovi prestiti per ripagare i nuovi debiti). "In entrambi i casi - conclude - è impensabile che manchi finanziamento esterno alla Grecia per far ripartire gli investimenti".

Olanda: microchip sottopelle per pagare



Di Salvatore Santoru


Come raccontato da un articolo della Stampa, dai primi di novembre il businessman olandese Martijn Wismeijer si è fatto impiantare due chip nelle mani, "uno a sinistra in cui conserva i suoi dati pubblici che può comunicare a molti fra i telefonini smart di generazione avanzata, l’altro a destra in cui trsporta le informazioni private, soprattutto le password e il portafoglio coi Bitcoin, la moneta elettronica virtuale".


Sempre secondo l'articolo, nel paese ci sono già una cinquantina di esseri umani chippati, mentre nel mondo sarebbero duemila, stando a Tom van Oudenaarden, specialista di piercing che recentemente ha anche deciso di investire nell'impianto chip nelle sue attività (Piercing Studio UtrechtMagic Piercing Studio).

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Wismeijer, che è anche l'amministratore delegato di Mr. Bitcoin, una società di Amsterdam che gestisce i bancomat nella sua categoria virtuale, sostiene che essere chippati " rende più facile e sicuro il trasferimento dei fondi, e "un livello di protezione dati senza precedenti", ma secondo delle ricerche effettuate dall'Università libera di Amsterdam  "in realtà i chip inseriti nel corpo umano sono facili da hackerare e molto complessi da mettere in sicurezza", come affermato dalla ricercatrice Melanie Rieback.

Stando a un articolo del Giornale d'Italia, grazie ai due chip, da egli stesso chiamati " il Santo Graal dei pagamenti", Wismeijer ora ha a disposizione ben 1776 bites, un numero che agli amanti della numerologia dirà sicuramente qualcosa.


A quanto pare tale tecnologia sta andando sempre più di moda, e come ben si sa quando la moda chiama, non c'è ragione che tenga, pena l'essere poco "cool" e quindi "out" all'interno della "società".

Già il 31 marzo Frank Swain in un articolo per la BBC aveva scritto del perchè si farebbe impiantare un chip, e del fatto che sia una "figata" che dovrebbe essere più diffusa.


Ancora non molto tempo e sicuramente la moda del chip si diffonderà a macchia d'olio nel globo, anche per il fatto che negli Stati Uniti e in Russia le principali compagnie di credito stanno spingendo le banche e i commercianti per la totale conversione alla tecnologia dei chip, che dovrà iniziare da ottobre 2015.


Se poi si aggiunge che stando a Leslie Saxon, capo della divisione di cardiologia della University of Southern California, entro massimo dieci anni anche i bambini "potrebbero avere il loro primo tatuaggio dopo poche ore di vita, contenente un microchip in grado di monitorare tutti i parametri vitali, dall'elettrocardiogramma in tempo reale allo status nutrizionale" (notizia Ansa del 31 marzo ), si può intuire quale futuro attende l'umanità: un futuro dove tutti saranno egualmente connessi tra di loro senza limiti e grazie a questo "marchio" potranno comodamente compare dove vogliono, ma sopratutto dove probabilmente cose "obsolete" e "retrograde" come la privacy o altri "arcaici" diritti civili non ci saranno più.

'Internet persone',chip 'tatuato' che controlla la salute (foto: ANSA)

Come ricordato nell'articolo del Giornale dell'Italia, la diffusione della moneta elettronica via chip, fa venire in mente il celebre passo contenuto nell'Apocalisse di San Giovanni nei paragrafi 16/17/18.
"Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei".

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