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Coronavirus, il miliardario cinese Jack Ma dona all’Italia 500mila mascherine



Un carico di 500 mila mascherine donate dal fondatore di Alibaba, Jack Ma, all’Italia, è arrivato all’aeroporto di Liegi in Belgio, per poi essere recapitato a Roma. La notizia giunge nelle ore in cui l’Italia vige una quarantena semi-totale per la popolazione in seguito alle misure restrittive per fermare il contagio dal Coronavirus. Lo riferiscono la Jack Ma Foundation e Alibaba in un comunicato diffuso da Alizila, rivista del gruppo Alibaba.
Il carico fa parte di una donazione più ampia, di due milioni di mascherine e altro materiale sanitario, destinate ai Paesi europei per contrastare l’epidemia di Coronavirus. Ieri, la Jack Ma Foundation aveva annunciato una donazione di 500 mila kit per il test per il Coronavirus e un milione di mascherine agli Stati Uniti.
“Non possiamo battere questo virus a meno che non eliminiamo le barrire sulle risorse e condividiamo il nostro know-how e la nostra lezione duramente imparata”, aveva scritto Jack Ma via Twitter.

Jack Ma non si ritira, almeno per il momento

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Contrariamente a quanto scritto dal New York Times, e poi ripreso dai principali giornali e siti d’informazione mondiali, l’imprenditore cinese Jack Ma non lascerà nei prossimi giorni la carica di presidente esecutivo di Alibaba, la grande società di e-commerce (ma non solo) di cui fu co-fondatore nel 1999.
Il 7 settembre il New York Times aveva scritto che Ma, che compirà 54 anni proprio il 10 settembre, si sarebbe ritirato quel giorno per dedicarsi alla filantropia. Qualche giorno prima Ma stesso aveva raccontato a Bloomberg che si sarebbe ritirato “presto”, cosa che aveva reso plausibile la notizia data dal New York Times. Oggi però il South China Morning Post, di proprietà di Alibaba, ha smentito che Ma lascerà la carica di presidente e che il 10 settembre si limiterà a «svelare un piano di successione, parte di un piano di gestione di 10 anni». Il sito ha anche citato un portavoce di Ma, secondo cui «Ma resta presidente esecutivo della società». «L’articolo del New York Times è stato estrapolato dal contesto ed è di fatto sbagliato», ha aggiunto il portavoce.
Jack Ma (che in Cina è noto come Ma Yun) è una delle persone più ricche della Cina, con un patrimonio personale stimato intorno ai 40 miliardi di dollari. Ha spesso parlato di Bill Gates, che a 58 anni scelse di dedicarsi alla filantropia, come di un modello e ha detto più volte di non voler passare tutta la sua vita lavorando per Alibaba. Nel 2014 Ma, che è un ex professore universitario di inglese, ha creato la Jack Ma Foundation, che ha lo scopo di promuovere l’educazione nella Cina rurale.

Alibaba iniziò come sito di e-commerce e nel 2003 lanciò Taobao, una sorta di corrispettivo cinese di eBay. La società ha anche sviluppato il sistema di pagamento online Alipay, che è molto noto in Cina e ha in seguito cambiato nome, diventando Ant Financial. La società, che è attiva anche nei social media e nell’intrattenimento, nell’ultimo anno ha avuto entrate per circa 40 miliardi di dollari e ha un valore di mercato di circa 400 miliardi di dollari.

Il sorpasso: i trentenni cinesi guadagnano più dei trentenni italiani

Jack Ma, fondatore dell’eBay cinese
Jack Ma, fondatore dell’eBay cinese


Di Antonio Vanuzzo
http://www.linkiesta.it


I trentenni in Cina guadagnano più dei cinquantenni, e più dei coetanei italiani. A rivelarlo è Credit Suisse nell’Emerging consumer survey 2013, indagine che la banca elvetica ha affidato a Nielsen, e che ha coinvolto 14mila persone distribuite in 8 Paesi: Brasile, Russia, India, Cina, Turchia, Arabia Saudita, Indonesiae Sud Africa. Un panel che rappresenta 3,3 miliardi di consumatori nella parte del mondo dove la crescita economica non si è arrestata.

Dal grafico qui sotto salta subito agli occhi il divario tra il salario medio mensile dei giovani tra i 18 e i 29 anni – il tasso di disoccupazione è al 4,1% – pari a circa 9.100 yuan al mese, circa 1.100 euro, e quello dei loro genitori, 8.500 yuan, circa 1.025 euro. In altre parole, un giovane cinese guadagna il 15% in più rispetto ai suoi genitori (56-65enni). In Indonesia, Russia e Turchia, dice Credit Suisse, c’è la medesima tendenza.Per fare un confronto (impietoso), Datagiovani su base Istat ha calcolato che la retribuzione media di un under 30 al primo lavoro in Italia è di 823 euro al mese. L’Isfol calcola invece che i trentenni collaboratori a progetto in Italia e hanno un reddito medio di 9.855 euro l'anno, 821 euro al mese. Ovviamente i pochi giovani che lavorano, visto che il tasso di disoccupazione registrato dall’Istat lo scorso novembre è del 37,1 per cento.

 



Non stupisce che il miliardario Jack Ma, fondatore di Alibaba, l’eBay del celeste impero, si sia dimesso da amministratore delegato della società a soli 48 anni, andando a ricoprire il ruolo di presidente. «Le mie dimissioni da fondatore e amministratore delegato», ha scritto in una email ai suoi dipendenti, «non sono state una decisione facile. [...] È perché vedo che i giovani dipendenti di Alibaba hanno sogni più belli e brillanti dei miei, e sono più capaci di costruire un futuro che gli appartiene». Presa fuor di retorica e con un sano scetticismo sulla ben poca trasparenza delle imprese cinesi, è comunque un esempio non da poco.



Per la banca d’affari sono tre i fattori che influenzano la distribuzione del reddito: il livello d’istruzione, più elevato tra i giovani, la migrazione dalla campagna alla città, appannaggio dei giovani, e la tecnologia. Molti lavori ben pagati implicano un alto grado di expertise tecnologico, che mediamente favorisce i giovani. Avere una platea di consumatori in prevalenza giovani favorirà  i prodotti tecnologici e i brand, rispetto – per motivi facilmente intuibili – alla spesa sanitaria. Questa, se non altro, è una buona notizia per il made in Italy.

Fonte:http://www.linkiesta.it/ricchi-cinesi-precari-italiani

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