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Spagna, Iglesias e la compagna deputata comprano villa da 600mila euro: iscritti Podemos votano se confermarli o no

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Fatto Quotidiano

Pablo Iglesias può rimanere leader di Podemos anche se si è comprato una villetta borghese con giardino e piscina da 600mila euro? Lo deciderà un referendum interno al partito di sinistra che porterà al voto 490mila iscritti. Le votazioni saranno possibili da oggi fino a domenica. I risultati saranno comunicati lunedì. Agli iscritti verrà chiesto se vogliono mantenere Iglesias come leader del partito “anti-sistema” e la compagna Irene Montero come capogruppo al Congresso dei deputati. La coppia, in attesa di due gemelli, ha appena acceso un mutuo trentennale per comprare la villetta che si trova poco fuori Madrid. L’acquisto ha sollevato proteste e ironie sul web, dato il passato stile pauperista di Iglesias. Ed è stato ricordato un suo polemico tweet di qualche anno fa in cui l’erede politico della protesta degli indignados si scagliava contro il ministro dell’economia Luis de Guindos per l’acquisto “di un attico di lusso” proprio dal prezzo di 600mila euro.


Davanti alle critiche, in questi giorni, Iglesias e Montero hanno spiegato di avere comprato la nuova casa “per portare avanti un progetto di vita, non per speculare”. Alla decisione ha contribuito anche il fatto che Montero sia incinta. I due politici hanno acceso un mutuo su 30 anni e pagano 1.600 euro al mese, il doppio di quanto guadagnino ogni mese molti elettori del partito “viola”. “Nella sua traiettoria politica – ha scritto il giornale online El Confidencial tracciando ironicamente un parallelo con la Santa Inquisizione – Iglesias ha dato infinite lezioni di etica pubblica e privata, ha attaccato molta gente, ha beneficiato dell’indignazione o della disperazione di chi vive male. Per sostenere l’autorità del sinistro tribunale come guardiani della fede e martello degli eretici dovevano privarsi dei beni di cui il resto dei mortali poteva godere senza scandalo”.

Podemos, Pablo Iglesias vince la battaglia e resta leader

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Di Francesco Olivo

A pochi chilometri di distanza i due volti della Spagna si prendono tutto il potere. Da una parte il Partito Popolare sempre più solido al governo che nel congresso rinnova la leadership di Mariano Rajoy con risultato bulgaro (95%). Poco più in là, in un altro palazzetto di Madrid, l’assemblea di Podemos sancisce il trionfo di Pablo Iglesias, con il 51% di voti al suo documento politico (ma era l’80% due anni fa), dopo una battaglia interna dalla ferocia inaspettata. 

Gli indignados lacerati  
Era stato proprio il leader con la coda a scegliere la contemporaneità dei due congressi, per celebrare una sfida aperta, di là la Spagna della corruzione, di qua quella della “gente”. Dalla scelta della data però molto è cambiato. La destra spagnola pur governando in minoranza naviga con assoluta serenità, trovando accordi parlamentari con un partito socialista a sua volta stremato dalle lotte intestine. Podemos, al contrario, è lacerata come mai nella più classica delle guerre civili dei partiti di sinistra: scontri personali, colpi proibiti, polemiche feroci a tutti i livelli. Tutto nasce dalla spaccatura del tandem che finora aveva governato il partito nato dalle piazze degli indignados, il leader Pablo Iglesias contro il suo vice Inigo Errejon. Due visioni del movimento diverse che sono deflagrate con una guerra di bande. Iglesias più movimentista, Errejon più istituzionale e incline a un accordo con i socialisti, ipotesi vista con ostilità dal primo. La campagna elettorale è stata talmente dura che i militanti arrivati al palazzo dello sport di Vistalegre, nella periferia di Madrid, hanno accolto i dirigenti al coro di “unità unità”. “Abbiamo dato un brutto spettacolo”, ha ammesso Iglesias. L’esito però dà ragione al leader che, aveva promesso (o minacciato) l’addio in caso di sconfitta. Ora il compito è arduo: ricucire un partito diviso sin nel profondo. 

I socialisti commissariati  
Resta a guardare un partito socialista uscito malconcio dalla defenestrazione del segretario Pedro Sánchez e dalla conseguente astensione in parlamento che ha dato il via libera al governo della destra. In vista delle primarie e del congresso di giugno sono scesi in campo due candidati della sinistra del partito (lo stesso Sánchez e l’ex presidente basco Patxi Lopez), mentre la favorita è in arrivo, Susana Díaz presidente dell’Andalusia, con la benedizione di Zapatero e Felipe Gonzalez. La segreteria del partito è commissariata, in parlamento si fanno accordi (anche non spregevoli in ottica socialista, come quello sul salario minimo) e i sondaggi dicono che la situazione è difficile, ma il tracollo è finito, e la rimonta su Podemos è possibile. Dopo le lotte interne servono contenuti, così si sono messi al lavoro due volti noti, il deputato basco Eduardo Madina (vittima di un attentato dell’Eta nel 2002) e l’economista José Carlos Díez, gran divulgatore su giornali e tv, ora passato a redigere un difficile programma.  

Elezioni in Spagna:Podemos e Ciudadanos spaccano il bipolarismo


Di Alessio Fratticcioli

Dal voto del 20 dicembre esce uno scenario politico radicalmente mutato: il bipolarismo spagnolo è in frantumi e i due maggiori partiti ne pagano le conseguenze.
Dopo quattro anni di maggioranza assoluta, i popolari di Mariano Rajoy crollano dal 45% al 28,7% con la conseguente perdita di un terzo dei seggi.
Sono andati male, se non malissimo, anche i Socialisti, che scendono al 22%, il loro peggior risultato nella storia. Dieci anni fa erano al 44%.
Si tratta dunque di un vero e proprio crollo dei due partiti che si sono alternati al governo della Spagna post-franchista.
Elezioni in Spagna: risultati completi.A spaccare il bipolarismo iberico sono stati i due partiti emergenti, Podemos (20,7%) eCiudadanos (13,9%), che insieme valgono un terzo dell’elettorato.
Podemos, guidato dallo scienziato politico ed europarlamentare Pablo Iglesias, ha conquistato 69 seggi alla Camera, mentre l’altra formazione emergente, i “Cittadini” dell’avvocato Albert Rivera, si sono aggiudicati 40 seggi, un risultato importantissimo anche se notevolmente inferiore rispetto alle aspettative e a quanto predetto dai sondaggi.
In sostanza in Spagna si è ripetuto un film molto simile a quello visto di recente in altri Paesi europei, dalla Grecia al Portogallo, dalla Polonia ala Francia.
Sotto i colpi di una crisi economica che sembra infinita, milioni di cittadini puniscono i vecchi partiti e spostano il voto su altre formazioni.
In Paesi dove la povertà e la disoccupazione hanno raggiunto dimensioni tragiche, chi critica l’austerità e l'”Europa” guadagna voti, sia quando le soluzioni proposte sono quelle sovraniste e nazionaliste, come nel caso del Front National in Francia, sia quando si cercano vie d’uscita progressiste e neosocialiste, come nel caso di Podemos e Syriza.
Cosa succederà ora? Chi andrà al governo?
Numeri alla mano, Popolari e Socialisti hanno abbastanza seggi per formare una Grande Coalizione. Ma probabilmente non lo faranno, o almeno questo è quanto i leader di entrambe le formazioni, Rajoy e Sanchez, hanno giurato durante la campagna elettorale.
Questo lascia il campo aperto a possibili alleanze totalmente nuove.
Ideologicamente, il partito più vicino ai Popolari sono i “Cittadini”, ma insieme non avrebbero la maggioranza assoluta di 176 seggi (sui 350 della Camera).
Se Rajoy non riesce a formare un governo, la palla passa ai Socialisti, arrivati secondi. I Socialisti però possono dare vita ad un governo di maggioranza solo formando una larghissima coalizione con dentro tutte le forze di centrosinistra e autonomiste. Un’alleanza solo con Podemos e Izquierda Unida, infatti, varrebbe solo 162 seggi: 14 meno della maggioranza assoluta.
Rimane l’ipotesi di un governo di minoranza, che però per partire avrebbe bisogno dell’astensione di uno dei principali gruppi parlamentari di opposizione. Ipotesi che sembra altamente improbabile.
Sorprese a parte, dunque, quella iberica è una legislatura destinata ad avere una vita molto breve.

Spagna: l'ascesa di Podemos e di Pablo Iglesias, probabile futura guida del paese

Madrid Protest der Partei Podemos

Di Salvatore Santoru

La recente manifestazione organizzata da Podemos a Madrid deve far riflettere sull'ascesa di questo partito, che quasi sicuramente sarà il vincitore delle prossime elezioni spagnole.

Tale partito, fondato il 17 gennaio 2014 da attivisti del Movimento 15-M, noto anche come movimento degli "Indignados", in un breve lasso di tempo è riuscito a conquistare un forte consenso tra la popolazione, sempre più stufa dalle politiche di austerity imposte dall'UE.



La particolarità politica di "Podemos" è di unire istanze tipicamente populiste a quelle "movimentiste", tipiche degli stessi "Indignados" o di "Occupy Wall Street".

Similmente al greco Syriza, il partito guidato da Pablo Iglesias Turrión si può considerare come interprete di una sinistra moderna, che ha ormai quasi del tutto abbandonato le nostalgie sovietiche e le mode liberal.



Una "nuova sinistra" che punta alla democrazia diretta, alla promozione dell'ambiente e alla sovranità nazionale, sino ad ora considerata tabù per buona parte della sinistra occidentale, che ha mal interpretato l'internazionalismo come sudditanza alle grandi potenze straniere, prima l'URSS e poi gli USA.




Tra le proposte più interessanti del programma, si possono elencare la nazionalizzazione delle banche, l'uscita dalla NATO, l'adozione del reddito di cittadinanza, oltre alla messa in discussione delle attuali politiche che guidano l'Unione Europea.



Si spera che Podemos, così come Syriza e altri partiti o movimenti che eventualmente sorgeranno in altri paesi, possano servire come punto di partenza per un reale cambiamento che miri a costruire una migliore Europa.

Podemos: in migliaia hanno manifestato a Madrid contro le politiche dell'UE





Di Monica Rubino

"El pueblo unido jamás será vencido". E "Tic tac tic tac", come a dire che il tempo sta per scadere per la politica tradizionale. Sono gli slogan gridati dalle migliaia di persone provenienti da tutta la Spagna che sono scese in piazza a Madrid per partecipare alla "Marcia per il cambiamento" promossa da Podemos, il partito anti-austerità spagnolo, una settimana dopo la vittoria elettorale dell'alleato greco Syriza. La marcia è partita alle 12 da Plaza de Cibeles, di fronte al Municipio di Madrid e si è snodata per la strade della capitale fino alla Puerta del Sol, luogo simbolo della protesta degli "Indignados", che nel 2011 per settimane la occuparono chiedendo un cambiamento politico al culmine della crisi economica. Tante le bandiere greche e i cartelli con su scritto: "Il cambiamento è adesso". 
Podemos aveva già programmato la marcia di oggi prima delle vittoria di Syriza alle elezioni anticipate di domenica scorsa, ma i leader del partito hanno cavalcato l'onda del trionfo dell'alleato greco per promuovere la prima grande manifestazione all'aperto di Podemos, all'apertura di un anno elettorale in Spagna. "Volevamo una mobilitazione storica e abbiamo centrato l'obiettivo. Volevamo che la gente potesse dire a figli e nipoti: 'Ero alla marcia del 31 gennaio che ha aperto una nuova era di cambiamento politico in Spagna'. E ci siamo riusciti", ha detto il leader di Podemos Pablo Iglesias, ex professore universitario 36enne, che domenica scorsa era ad Atene a fianco di Alexis Tsipras.
"Oggi sogniamo un paese migliore - ha detto ancora Iglesias alla moltitudine di manifestanti che ha affollato Puerta del Sol- ma non abbiamo riempito questo luogo per continuare a sognare, ma per trasformare il sogno in realtà adesso, nel 2015". Lo slogan simbolo della manifestazione è infatti l'esortazione "Es ahora", "E' ora", riferita proprio all'urgenza del cambiamento. 

Podemos è nata solo un anno fa, ma è balzata nei sondaggi grazie alla promessa di battere la "casta" politica spagnola. Come Syriza anche Podemos ha ottenuto un considerevole sostegno popolare respingendo i programmi di austerità adottati nel tentativo di portare il paese fuori dalla crisi e prendendo di mira la corruzione.

Il movimento degli Indignados si è esaurito nel 2013, ma alcuni dei suoi leader hanno fondato Podemos a gennaio 2014. Quattro mesi dopo il partito ha ottenuto cinque seggi al parlamento europeo con il voto di 1,2 milioni di spagnoli e ha superato il partito socialista in molti sondaggi. Secondo alcuni attualmente è il primo partito in Spagna, davanti al conservatore Partito Popolare. Il premier Mariano Rajoy ha avvertito gli spagnoli di "non giocare alla roulette russa" sostenendo Podemos, che "promette sole e luna", ma non mantiene. I media di destra e sinistra hanno attaccato il partito, accusato di avere legami con il regime venezuelano, mentre alcuni dei suoi dirigenti avrebbero commesso illeciti fiscali. Ma i leader di Podemos hanno promesso di pubblicare le loro dichiarazioni dei redditi per disperdere i dubbi.

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