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Oxfam sotto accusa: "Dipendenti vittime di razzismo e molestie"


Di Gerry Freda
L’organizzazione non governativa britannica Oxfam si è in questi giorni ritrovata al centro di uno scandalo, provocato dalla pubblicazione di un dossier sulla “condotta esecrabile” osservata negli ultimi anni dai propri “alti funzionari”.
L’Independent Commission on Sexual Misconduct, Accountability and Culture Change(Icsmacc), organo costituito agli inizi del 2018 direttamente dal direttore esecutivo dell’associazione al fine di indagare sulle accuse di “immoralità” avanzate a carico di diversi esponenti di quest’ultima, ha infatti da poco presentato i primi risultati degli accertamenti.
Nel dossier, realizzato sulla base delle testimonianze fornite da numerosi lavoratori delle sedi Oxfam sparse in tutto il mondo, alti funzionari dell’ong vengono accusati di avere instaurato in essa un “clima tossico”.
I dipendenti contattati dall’Icsmacc hanno infatti addossato ai loro superiori la responsabilità di avere trasformato l’associazione umanitaria in un ambiente di lavoro “infernale”, caratterizzato da “ogni genere di abuso”. I lavoratori dell'ong britannica hanno quindi asserito di essere stati, a partire dal 2017, "abitualmente sottoposti”, ad opera dei dirigenti, a “pratiche razziste, bullismo, atteggiamenti sessisti, nonnismo, elitismo, abusi sessuali”.
I testimoni hanno poi riferito alla commissione investigativa di avere provato a “denunciare” tali nefandezze al collegio disciplinare di Oxfam, ma i componenti di quest’ultimo non avrebbero avviato “alcun procedimento sanzionatorio” a carico dei presunti responsabili. Sempre in base al rapporto pubblicato dall’Icsmacc, gli stessi dipendenti che avevano invocato l’intervento del collegio sarebbero stati addirittura oggetto di “ritorsioni”, ossia "intimidazioni, provvedimenti disciplinari, licenziamento”.
Il dossier sugli abusi commessi dagli alti funzionari dell’organizzazione umanitaria termina con queste parole: “Dagli accertamenti condotti risulta che i valori cari a Oxfam sono rimasti troppo spesso lettera morta. I principi che l’associazione propugna attraverso volantini e campagne di sensibilizzazione sono stati purtroppo palesemente disapplicati in passato nei confronti del suo stesso personale.”
Winnie Byanyima, direttore esecutivo della onlus britannica, ha reagito alla pubblicazione del rapporto presentando “scuse ufficiali” all’indirizzo delle presunte vittime di abusi. La donna ha poi dichiarato: “Mi brucia venire a conoscenza del fatto che Oxfam non è immuneda razzismo e molestie. L’indagine in questione, da me fortemente voluta, deve indurre tutti i dirigenti dell’associazione a dare inizio a una lotta senza quartiere nei confronti di ogni tentativo di abuso di potere. È tempo di avviare una politica di tolleranza zero verso qualsiasi dirigente di Oxfam che provi a compiere sopraffazioni ai danni dei rispettivi sottoposti.”
La Charity Commission for England and Wales, agenzia governativa incaricata di monitorare nel Regno Unito l’attività dei soggetti rappresentativi del “terzo settore”, ha subito annunciato di volere “acquisire” il dossier Icsmacc al fine di rilevare l’esistenza dei presupposti per l’apertura di un “procedimento giudiziario” a carico degli alti funzionari accusati di “nefandezze”.


Riceviamo e pubblichiamo la replica di Oxfam

Oxfam accoglie con favore la pubblicazione del rapporto ad interim della Commissione indipendente - nominata dall’organizzazione stessa - come tappa fondamentale del piano con cui intende affrontare radicalmente le cause di qualsiasi forma di abuso di potere e attuare un autentico cambiamento culturale al suo interno. Il rapporto, pubblicato oggi, è una delle tessere fondamentali che compongono il piano di azione globale in 10 punti varato a febbraio scorso. Oxfam ringrazia la Commissione per il lavoro svolto e per aver rispettato gli alti standard attesi, nella certezza che i risultati dello stesso consentiranno ulteriori miglioramenti e progressi sempre più tangibili.
"Abbiamo voluto con convinzione questa Commissione indipendente per affrontare difficili questioni relative alla nostra cultura e al nostro modo di agire. – ha detto Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International – Il lavoro svolto fin qui è importante e avviene in una fase cruciale della nostra storia. Metteremo in pratica tutte le raccomandazioni per inaugurare il tempo della tolleranza zero nei confronti di chi abusa del proprio potere nei confronti di altre persone".
Il rapporto critica Oxfam per essersi concentrata troppo sul cosa fare, piuttosto che sul come farlo.
"Oxfam non è purtroppo immune da casi di cattiva condotta legati a un distorto uso del potere. – ha proseguito Byanyima - Siamo al fianco e sosteniamo tutte le vittime di comportamenti sbagliati e riprovevoli. Riprenderemo in mano tutti i casi passati che la Commissione vorrà segnalarci come urgenti e imprescindibili per restituire verità e riscatto alle vittime di abusi"
"Oxfam è impegnata costantemente al fianco delle donne, soprattutto nei paesi più fragili e svantaggiati. – aggiunge Roberto Barbieri, direttore di Oxfam Italia - Vogliamo essere trasparenti, più trasparenti, esternamente e al nostro interno, dopo i casi di abuso registrati ad Haiti nel 2011 da Oxfam Gran Bretagna. La Commissione, da noi fortemente voluta, ha realizzato un percorso di ascolto ampio, senza filtri, di lavoratori, partner e delle comunità con cui lavoriamo. Solo in questo modo, abbiamo l’opportunità di intervenire nella maniera più efficace possibile. È parte di un’azione di prevenzione e di cambiamento culturale che pensiamo sia il vero antidoto verso qualsiasi forma di comportamento inappropriato sul luogo di lavoro. Tutti dobbiamo chiederci come far vivere quotidianamente i nostri valori, come creare e mantenere contesti in cui la dignità sia sempre rispettata e non si offenda alcuna sensibilità. È la base da cui partire, in maniera radicale. – continua Barbieri - In questa direzione, non ci sottrarremo al lavoro che c’è ancora da fare. Ci siamo fatti promotori di una serie di azioni finalizzate al cambiamento culturale della nostra organizzazione e a un sempre migliore comportamento degli operatori impegnati in Italia e nel mondo. Forte di tale determinazione, tutto lo staff si impegna a prendere in attenta considerazione le riflessioni della Commissione, condividendole all’interno, con i partner e con tutto il Terzo Settore oltreché con tutti i soggetti, pubblici e privati, che possono vivere fatti analoghi nello svolgimento del loro lavoro".
Piano d’azione globale: primi risultati
-Formazione di 119 operatori, focal point nei diversi paesi per la segnalazione di casi di abuso e comportamento inadeguato.
-Più attenta selezione del personale in tutti i paesi e i contesti di emergenza umanitaria e l’introduzione di un unico sistema centrale per gestire tutte le richieste di referenze per lo staff, in modo da garantirne l’attendibilità.
-Miglioramento delle politiche di safeguarding a livello globale, coinvolgendo tutti i 10 mila dipendenti nel mondo in corsi di formazione sul tema, nominando un direttore che seguirà le nuove politiche a livello internazionale e dotandoci di una linea telefonica dedicata (in cinque lingue) per la segnalazione di qualsiasi caso di cattiva condotta e abuso per tutti gli operatori e partner di Oxfam nel mondo.
Cosa ha fatto Oxfam Italia
-Dallo scorso febbraio anche Oxfam Italia – pur non avendo mai riscontrato casi di abuso da parte del proprio staff – è da subito intervenuta con l’obiettivo di rendere sempre più efficace la prevenzione di qualsiasi forma di comportamento inappropriato in tutti i contesti, mettendo in atto un piano di ascolto e coinvolgimento di collaboratori, volontari, soci, partner, attivisti, donatori, aziende, giornalisti, istituzioni, ong, testimonial, opinion leader, esperti del terzo settore, per identificare insieme soluzioni efficaci verso una sempre maggiore trasparenza.
-I loro contributi hanno indirizzato il Piano d’azione per l’Italia che ha introdotto un nuovo codice di condotta per staff e partner, nuove politiche di protezione per l’infanzia e di safeguarding, programmi mirati di formazione agli operatori e l’accesso ai canali di denuncia protetta messi a disposizione a livello globale.

"10 euro per la tessera del Pd": Altro scandalo travolge i dem

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"10 euro per la tessera del Pd". Un nuovo scandalo travolge i dem

Di Sergio Rame

"10 euro e la tessera del Pd è comprata". Il video di Repubblica, girato con telecamera nascosta a Miano, quartiere popolare dell'area nord di Napoli, è una bomba che deflagra in un partito già fiaccato dagli scandali giudiziari e dalle divisioni interne.
Nell'ultimo giorno utile per il tesseramento al Partito democratico si vedono chiaramente scene di comopravendita delle tessere. "Solo la carta d'identità - dice una voce fuoricampo nel video di Repubblica - i dieci euro ve li danno loro".
Una signora dà le indicazioni ai "militanti" del Pd per iscriversi e rinnovare la tessera del Partito democratico in vista del congresso nazionale dove Matteo Renzi, Michele Emiliano e Andrea Orlando si sfideranno per prendere la leadership del partito. In piazza Regina Elena, in un quartiere popolare ad alta densità di camorra, più di un centinaio di persone fanno la spola all'esterno della sede di un'associazione. C'è un via vai di persone. E di soldi. 10 euro è la quota che il Pd chiede per rinnovare l'iscrizione"I dieci euro - spiega la signora nel video di Repubblica - ve li darà Michel all'interno. Se la vede lui".
Michel è Michel Di Prisco, l'ex vicepresidente della Municipalità finito al centro dello scandalo delle primarie del 2011 per il Comune. "Entrate - dice ancora la signore - stanno dando 10 euro a persona. Non li cacciamo noi, non ci vanno in tasca. Vanno al partito". Tra gli organizzatori di questo sistema clientelare c'è anche un certo "don Gennaro". A lui spetta il compito di coordinare le operazione di tesseramento per "il partito di Michel, il nostro consigliere di quartiere".

Lo scandalo dell’olio d’oliva extravergine che non lo era

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Di Alessandro D'Amato

La storia dell’olio d’oliva che non era extravergine comincia nel maggio scorso, quando la rivista Test (ex Salvagente) pubblica i risultati di un’analisi dell’Agenzia delle Dogane su prodotti in commercio di Carapelli, Santa Sabina, Bertolli gentile, Coricelli, Sasso, Primadonna (confezionato per la Lidl) e Antica Badia (per Eurospin), oli prodotti in Toscana, Abruzzo e Liguria.







 E subito dopo tutti i documenti finiscono alla magistratura di Torino, che decide di ripetere i test. Dai risultati delle analisi a campione, affidate ai carabinieri del Nas dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, l’extravergine di oliva indicato sulle etichette, sarebbe solo olio «vergine», meno pregiato e, soprattutto, meno costoso per i produttori, ma non per i consumatori che spenderebbero, invece, il 30% in più.

Lo scandalo dell’olio d’oliva

I campioni sono stati sottoposti tanto all’esame organolettico del panel test (colore, dimensione, forma, sapore, odore e tessitura), quanto all’esame chimico (composti e acidità) per verificare il rispetto dei parametri normativi. Sette oli su 20 sono stati bocciati all’esame organolettico, in quanto non conformi ai parametri richiesti e, considerato che per legge un extravergine non può presentare attribuzioni negative, sono stati declassati a semplici vergini.  Le verifiche del laboratorio delle Dogane risalgono allo scorso mese di maggio, così come la segnalazione di Il Test alla procura di Torino. A questo punto arriva l’indagine per frode in commercio e l’accusa di Guariniello. Prima della rivista era stato Tom Mueller nel libro “Extraverginità” a infondere dubbi sull’olio made in Italy, come racconta oggi il Corriere della Sera:
In realtà, prima ancora di Il Test, dubbi sull’autenticità di alcuni extravergine, erano stati espressi dal giornalista e blogger americano Tom Mueller nel libro «Extraverginità». Mueller, che dal 2007 vive in Liguria, ha indagato sulle frodi di uno dei prodotti più noti del made in Italy e al suo lavoro si sarebbe ispirato il New York Times per realizzare 15 tavole grafiche intitolate «Il suicidio dell’extravergine». Nel volume, pubblicato da Edt con la prefazione di Milena Gabanelli, analizzando le frodi sul vino sull’olio, il blogger scrive: «Gli effetti del vino su di noi sono chiari e repentini, mentre l’olio lavora sul corpo per vie nascoste, lente, e indugia nelle cellule e nella mente come i miti. Il vino è l’allegro Dioniso; l’olio è Atena, solenne, saggia e irriconoscibile. Il vino incarna la vita che vorremmo, ma l’olio rappresenta la vita così com’è: fruttata, pungente e con una sfumatura d’amarezza complessa — la triade sfuggente dell’extravergine».
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: http://www.nextquotidiano.it/lo-scandalo-dellolio-doliva-extravergine-che-non-lo-era/

Scandalo emissioni “truccate” negli Stati Uniti, Volkswagen sospende le vendite e crolla in Borsa


Terremoto Volkswagen per il caso delle emissioni «truccate» negli Stati Uniti. L’amministrazione Obama accusa la casa automobilistica tedesca di aver ingannato le autorità americane violando le norme antismog in vigore. Il gruppo ammette le violazioni e paga subito un prezzo salatissimo: il titolo in Borsa crolla del 17% (dopo che in giornata aveva toccato -22%). 







STANGATA IN ARRIVO  
Per il gruppo tedesco è in arrivo una maxi-multa. Il Wall Street Journal la quantifica in 18 miliardi di dollari (in realtà, grazie alla «collaborazione» sulla vicenda, è probabile che saranno molti meno). Oltre all’onere di ritirare dal mercato americano circa mezzo milione di auto vendute dal 2008 ad oggi, tra modelli Volkswagen ed Audi. Un ritiro che è stato ordinato dall’Epa (Eviromental Protection Agency), l’agenzia federale per la protezione ambientale. 

IL SOFTWARE E LA PRESUNTA TRUFFA  
L’Epa, nel dettaglio, accusa Volkswagen di aver intenzionalmente utilizzato un sofisticatissimo software progettato per aggirare i controlli sulle emissioni inquinanti dei propri veicoli. Software installato sulle centraline dei motori 4 cilindri diesel in grado di attivarsi automaticamente solo quando l’auto sta effettuando un test anti-smog, e in grado di abbattere drasticamente le emissioni. 
L’accusa dell’Epa è quindi quella di aver violato le norme del Clean Air Act. Wolfsburg ha ammesso di aver utilizzato il software.  

“BRUCIATI” 13 MILIARDI DI EURO  
Sarà il prosieguo delle indagini a rivelare l’entità delle violazioni del gruppo di Wolfsburg. In particolare i modelli nel mirino sono tutti diesel: dalla Volkswagen Jetta, alla Beetle, alla Golf, passando per la Passat. Ma anche l’Audi 3. Volkswagen ha inoltre annunciato la sospensione delle vendite dei modelli dei motori quattro cilindri diesel Vw e Audi negli Stati Uniti. In attesa della multa, il crollo dei titoli Volkswagen alla borsa di Francoforte costa 12,9 miliardi di euro ai soci della casa automobilistica tedesca. Le azioni ordinarie hanno perso il 17,14%, a 133,7 euro, mentre le privilegiate il 18,6%, a 132,2 euro. Dai 76,24 miliardi di venerdì la capitalizzazione di borsa è scesa a 63,33 miliardi di euro. 

TRADITA LA FIDUCIA  
La drammatica giornata sul mercato azionario riflette bene anche il “trauma” nazionale. Sono tanti i tedeschi esterrefatti, nell’apprendere di questo eclatante aggiramento delle norme. A nulla sono valse infatti le scuse dell’amministratore delegato Martin Winterkorn, che ancora una volta - dopo esser sopravvissuto alla guerra di potere con il patron Ferdinand Piech - rischia di perdere il posto: «Io personalmente sono profondamente dispiaciuto che abbiamo spezzato la fiducia dei nostri clienti e del pubblico. Coopereremo pienamente con le agenzie responsabili, con la trasparenza e l’urgenza, necessarie, per stabilire tutti i dettagli del caso». Il gruppo ha ordinato una indagine esterna sull’accaduto. «La fiducia dei nostri clienti e del pubblico - ha aggiunto Winterkorn - è e continua ad essere la nostra risorsa più importante. Noi di Volkswagen faremo tutto ciò che deve essere fatto in modo da ristabilirla». 

SI MUOVE ANCHE BERLINO  
L’indignazione è generale: la Casa Bianca si dice «abbastanza preoccupata» per le azioni del gruppo. Il Governo tedesco ha chiesto ai costruttori automobilistici di fornire informazioni per verificare che non ci siano state anche in Germania manipolazioni dei dati anti-inquinamento, simili a quelle ammesse da Volkswagen negli Stati Uniti. «Ci attendiamo dai costruttori automobilistici informazioni affidabili, affinché la Kba, l’autorità competente, possa verificare se manipolazioni comparabili abbiano avuto luogo anche in Germania o in Europa», ha detto Andreas Kubler, portavoce del ministero dell’Ambiente. In Italia Rete Consumatori ha già annunciato una class action ed il Codacons si è detto pronta ad azioni collettive e richieste di danni miliardarie, se si riscontreranno anomalie anche sul mercato italiano. 

LA MULTA  
Un calcolo teorico - in base alla cifre disponibili - porta poi Spiegel on line a concludere che Vw potrebbe essere chiamata a pagare fino a 18 miliardi di dollari di sanzioni (se si seguisse il criterio di dover versare 37.500 dollari per ogni auto venduta). La collaborazione mostrata da Winterkorn dovrebbe però ridurre di molto l’importo: secondo alcuni analisti Vw potrebbe essere chiamata a pagare 1 miliardo di dollari. È chiaro che l’emersione di queste violazioni mette nuovamente a rischio le sorti di Winterkorn, che secondo alcuni osservatori tedeschi dovrebbe presentare le sue dimissioni: sia che fosse a conoscenza di quanto avveniva o no; in entrambi i casi si tratta di buone ragioni per fare un passo indietro. C’è però chi ritiene che l’opera di Winterkorn sia stata talmente importante per la casa tedesca che gli si darà la chance di chiarire ogni responsabilità.  

L'incubo Forteto:una pagina nera della storia recente italiana fatta di abusi sessuali, violenze, punizioni corporali e minori schiavizzati

forteto
Di Domenico Rosa
Nel libro-inchiesta ‘Setta di Stato. Bambini affidati, abusi sessuali, amici potenti’ (AB Edizioni) gli autori, Francesco Pini e Duccio Tronci, ricostruiscono minuziosamente la vicenda Forteto servendosi di documenti processuali, archivi dei media toscani e soprattutto attraverso la testimonianza delle vittime. La comune nata a seguito della contestazione sessantottina ad opera del guru Rodolfo Fiesoli, assieme all’inseparabile Luigi Goffredi, si è svelata col tempo per quello che realmente era, un giardino degli orrori in cui si sono verificati abusi sessuali, violenze di ogni genere, minori schiavizzati, punizioni corporali.




Dietro tutto questo c’è l’ideologia del profeta Fiesoli: creare una nuova società con il compito di distruggere una volta per tutte la famiglia (padre, madre, figli ndr) sostituendola con la ‘famiglia funzionale’ dove l’uomo nuovo si libera dalla ‘materialità’, che vuol dire semplicemente eterosessualità.

...
Il rapporto col profeta, ricordano le vittime, va oltre la sessualità, si tratta di un vero e proprio atto di fede, di donazione e di rinuncia a tutto il resto del mondo. Pini e Tronci riportano la definizione degli autorevoli studiosi di psichiatria Paolo Curci e Cesare Secchi dell’Università di Modena e Reggio Emilia secondo cui la setta toscana è una “comunità ideologica o ad andamento totalizzante”.
Il carisma del capo riesce ad allontanare i giovani dalle famiglie di origine, che troppo spesso chiudono violentemente il rapporto con i familiari picchiando padri, madri e sorelle… sempre aizzati dal falso profeta. Con un fare demoniaco Foffo strumentalizza la Sacra Scrittura, fa affiggere nei locali della cooperativa una citazione di Gesù: “Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre” (Mt 10, 35). Un altro versetto del Vangelo spesso citato dal guru è tratto da Marco (3, 33-34): “’Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?’ Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: ‘Ecco mia madre e i miei fratelli’”. Il presidente dell’associazione delle vittime del Forteto, Sergio Pietracito, così definisce il suo ex maestro Rodolfo“Era un comunistaccio sfegatato, lui il cristianesimo e il socialismo li metteva insieme”Nel Mugello prende piede una sorta di piccola contro-società chiusa all’esterno, in “un modello di ‘cattocomunismo’ toscano – sintetizzano gli autori – che ha ispirato anche altre esperienze”.
Ma la missione di Fiesoli è quella di accogliere i più deboli, iniziano così gli affidi dei minori più problematici da parte del Tribunale dei minorenni di Firenze, dall’Istituto degli Innocenti, dai comuni, dai servizi sociali. Anche in questo caso i piccoli, già spesso con problemi gravi alle spalle, sono costretti ad accusare ingiustamente i genitori. Vengono create coppie fittizie per avere in affidamento i bambini, che diventano carne da macello per l’orco Fiesoli e i suoi sodali. Non bastano le denunce di genitori disperati e una condanna definitiva arrivata nel 1985 nei confronti del ‘profeta’ per atti di libidine violenti e continuati per aver masturbato due persone malate di mente e del suo braccio destro Goffredi per maltrattamenti e atti di libidine violenta, la ripugnante comune continuerà a ricevere dalle istituzioni giovani minorenni in affidamento. Qui – come spiegano alla perfezione i giornalisti Pini e Tronci – entra in gioco un sistema di amicizie potenti che vanno da giudici a politici da medici a personaggi di varia natura.
Antonio Di Pietro paracadutato dalla sinistra italiana nel collegio sicuro del Mugello diventa senatore nel 1997, un anno dopo parla della comunità Forteto in questi termini: “un amore reale che trova suggerimenti nel Vangelo e in un’attenta osservazione dell’altro”. Ma non è il solo, anzi, come ricordano Pini e Tronci, l’ex magistrato è in buona compagnia, al Forteto sono di casa i big della politica. Le testimonianze raccolte dalla commissione regionale d’inchiesta presieduta da Stefano Mugnai (all’epoca PdL oggi Forza Italia), parlano di visite da parte di Massimo D’Alema, Livia Turco, Roy Bindi (che ha smentito), Piero Fassino, degli ex parlamentari Eduardo Bruno (Comunisti Italiani), Vittoria Franco (Pd) e Francesca Chiavacci (attuale presidente nazionale dell’Arci), dell’ex ministro democristiano Tina Anselmi, dell’ex presidente della Toscana Claudio Martini (Pd), di Paolo Cocchi (Pd, già assessore regionale e sindaco di Barberino del Mugello), di Riccardo Nencini (socialista, oggi viceministro nell’attuale governo Renzi), di Michele Gesualdi (Pd, allievo di don Milani, già presidente della Provincia di Firenze). In più ci sono rapporti stretti con i giudici: Francesco Scarcella, Piero Tony, Gianfranco Casciano, Andrea Sodi.
Accreditata negli ambienti che contano non risulta difficile per la cooperativa dell’orrore accedere a finanziamenti pubblici. Solo dal 1997 al 2001 la Regione Toscana ha sborsato alla setta di Fiesoli un milione e duecento mila euro per le attività agricoleInsomma, l’importante per i governati toscani è che il burro sia buono e l’Unicoop possa acquistare i prodotti del Forteto, i bambini invece possono finire tranquillamente tra le grinfie dei pedofili.
Come se non bastasse nel 2000 arriva una condanna dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo per il caso di due fratellini affidati al Forteto. L’Italia deve risarcire di duecento milioni di lire la madre dei fratelli Anversa alla quale sono state impedite le visite con una serie di falsificazioni da parte di medici e assistenti sociali. Gli specialisti redigevano relazioni ingiustamente critiche nei confronti della madre naturale per ostacolare i suoi incontri con i ragazzi. In Europa si accorgono che nella comunità hanno un ruolo attivo due pregiudicati: Rodolfo Fiesoli e Luigi Goffredi. Sono sempre loro infatti ad avere rapporti con le istituzioni per quanto riguarda gli affidamenti, quelle stesse istituzioni che dopo la sentenza fanno finta di niente.
Francesco Pini e Duccio Tronci ci guidano all’interno di una delle pagine più buie della storia recente avvenuta nella civilissima Toscana. A pochi chilometri dalla magnifica Firenze orrore, abusi, violenze e persecuzioni hanno avuto luogo con la contiguità di una precisa parte politica. Se qualcuno ancora oggi pensava esistesse una certa superiorità morale della sinistra italiana (in Toscana governa ininterrottamente dal dopoguerra ad oggi) la vicenda vergognosa del Forteto sfata definitivamente il mito berlingueriano.


http://www.losai.eu/lincubo-forteto-una-pagina-nera/

Inghilterra: scandalo pedofilia, cifre spaventose che investono politici e gente dello spettacolo

pedofilia

Di C.Alessandro Mauceri

Alla fine dello scorso anno vennero diffusi i risultati di un’indagine iniziata dopo il ritrovamento in Gran Bretagna di tre cadaveri di minori sui quali erano stati commessi abusi sessuali. Dall’inchiesta emersero le prove che almeno venti figure di politici britannici ad alto livello, fra cui ex deputati e ministri, avevano abusato di bambini per “decenni”. A comunicarlo in una intervista alla Bbc fu Peter McKelvie, ex manager del servizio di protezione minori. McKelvie, parlò di una “potente elite di pedofili” e di pressioni per insabbiare i risultati delle indagini per evitare che il caso colpisse alte sfere dell’establishment britannico.
Nessuno allora poteva immaginare ciò che sarebbe emerso di lì a poco.
Nei giorni scorsi sono stati resi pubblici i risultati di un’altra inchiesta sulla pedofilia, denominata Hydrant, condotta sempre sul territorio britannico. I risultati delle indagini sono stati resi noti dal commissario Simon Bailey, capo del coordinamento nazionale Consiglio nazionale Child Abuse Investigation. Lui stesso ha dichiarato che la pedofilia, nel Regno Unito, è un problema ben più grave di quanto si potesse immaginare: nel corso delle indagini sono stati individuati 1.433 possibili pedofili, ma le indagini sono ancora in corso. Di questi, 216 sono ormai morti, 43 lavorano nell’industria discografica e 135 nel mondo del cinema, della tv e della radio. Ma il dato più sconvolgente è quello relativo al numero di persone sospettate che operano all’interno delle istituzioni, 666, alle quali si devono aggiungere oltre duecentocinquanta persone (261) classificate come “persone di rilievo pubblico”.
Le indagini erano iniziate a seguito di alcune denunce dalle quali era emerso il coinvolgimento di personaggi del mondo dello spettacolo, ma in poco tempo l’inchiesta si è allargata a macchia d’olio fino a mostrare una rete estesa e ben organizzata.
Gli inquirenti hanno identificato centinaia di luoghi istituzionali dove sono stati commessi gli abusi: scuole, alloggi per minori, istituzioni religiose, siti medici, gruppi comunitari, centri sportivi e anche siti militari.
Ma quanto è emerso potrebbe essere solo la cruna dell’ago: come ha detto lo stesso Bailey al Guardian, le vittime potrebbero essere centinaia di migliaia: “Il governo ha stanziato milioni di sterline per fornire ulteriore sostegno, ma non credo che saranno sufficienti”.
Secondo Bailey i casi sono un numero spaventoso e per di più in continuo aumento: dai 66.120 casi del 2012 si è passati ad una stima di 113.291 casi nel 2015.

Fonte:http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=53123

Il mondo delle Coop rosse, tra giganteschi affari e diversi scandali

Di Antonio Musella
Il caso Ischia sugli appalti vinti cooperativa CPL Concordia, si arricchisce di nuovi particolari e spuntano i nomi dei politici. Quella di Ischia è una delle inchieste che hanno riguardato il mondo della Lega delle Cooperative che in questi anni è finito a più riprese sotto la lente della magistratura.
Il sistema delle Coop rosse funziona così: le singole cooperative versano una quota dei loro ricavi alla Lega Coop, la quale a sua volta distribuisce alle leghe locali i fondi. Le quote versate determinano ovviamente il peso politico delle singole cooperative nelle scelte e negli indirizzi della lega. Il principio del versamento delle quote è scontato: chi ha di più versa di più. Pertanto è facile definire un gruppo di cooperative, dal fatturato considerevole, che comanda in Lega Coop: la Cmc (cooperativa muratori e cementisti), la CCC (consorzio cooperative costruttori), la Manutencoop che si occupa di logistica e servizi, la CIR (cooperativa italiana di ristorazione), la Granarolo che si occupa di latte ed alimenti, la CPL Concordia, ed ovviamente i colossi dei supermercati Coop e Conad (consorzio nazionale dettaglianti).
Dalle attività e dai fatturati di questi colossi delle coop rosse si comprende come queste cooperative abbiano da tempo fatto “il salto della quaglia” puntando la loro mission aziendale sulla managerialità ed il fiuto per gli affari. I bilanci dei colossi delle costruzioni CCC e CMC sono impressionanti.
La CMC è di Ravenna ma ha sedi dislocate in tutto il mondo tra cui Angola, Cina, Arabia Saudita, Laos, India, Libia, Usa, Sud Africa, e finanche in Lesotho. Conta ben 41 società controllate, 32 società collegate alla principale ed inoltre partecipazioni in altre 40 società. Nel bilancio del 2013 l’attivo è di 1 miliardo e 277 milioni di euro.
La CCC è di Bologna ed è la cooperativa cugina della CMC, con cui condivide molti appalti e partecipazioni azionarie. I numeri della CCC sono enormi: 15 società controllate, 29 società collegate tra quelle dirette e quelle per conto di altre cooperative, ben 75 partecipazioni ad altre società tra cui Acea, Banca Popolare di Lodi, Hera, Acer Manutenzioni e Tramvia di Firenze, ed ancora partecipazioni in consorzi che delineano un attivo nel bilancio del 2013 di 1 miliardo e 200 milioni di euro. Proprio la CMC e la CCC sono tra i motori delle grandi opere nel nostro paese: la Tav in Val di Susa, la metropolitana di Roma, la Tramvia di Firenze, tutte opere che sono state agevolate dallo Sblocca Italia del governo Renzi.
La ManutenCoop offre servizi e lavora in gran parte con le pubbliche amministrazioni. Oltre 15 mila persone impiegate, tra cui 61 dirigenti e ben 13 mila operai, in una cooperativa dove la partecipazione sembra non essere tanto in voga visto che nel 2013 c’e’ stata una sola assemblea dei soci davanti a 462 persone.
La CIR invece si è affermata nel campo della ristorazione, è nata a Reggio Emilia e fornisce i pasti alle mense degli ospedali di mezza Italia, delle scuole, delle aziende ed ha l’appalto per le mense militari nelle caserme e nelle accademie. Inoltre è attiva nel settore dei buoni pasto fornendo servizi ai comuni ed agli altri enti locali, grazie anche a numerose sedi distaccate a Milano, Padova, Ferrara, Genova, Guidonia, Scandicci.
Al comando delle coop rosse, grazie al peso fornito dalle quote versate alla lega, oltre al gruppo dei costruttori, dei manutentori e dei ristoratori ci sono i supermercati Coop e Conad, così importanti da aver designato il successore alla guida della LegaCoop dell’attuale Ministro del Lavoro Poletti. Infatti Mauro Lusetti, attuale presidente della LegaCoop, viene proprio dalla Conad in cui amministrava il settore del Nord Italia (Nordiconad). Il suo competitor per il vertice delle coop rosse era Gianpiero Calzolari, numero uno del gruppo Granarolo, che controlla anche i marchi Yomo, Accadì, centrale del latte di Milano e centrali del latte di Calabria. La Granarolo ha fatto registrare nel bilancio 2014 un ricavo di 1 miliardo e 37 milioni di euro, conta oltre 2 mila dipendenti ed ha 12 stabilimenti in Italia e 3 all’estero. Rappresenta la più importante filiera del latte in Italia ed è tra i pezzi più influenti nel mondo delle coop rosse. Un mondo che conta 9 milioni di soci, 490 mila occupati ed un fatturato complessivo di oltre 79 miliardi di euro.
I colossi delle coop rosse sono finiti al centro di decine di inchieste della magistratura in tutta Italia. Quando il pane quotidiano sono gli appalti, gli affidi diretti senza gara, le concessioni ed una gestione fiscale degli introiti molto complessa, avere a che fare con i giudici, le forze dell’ordine e gli avvocati diventa una parte dell’attività delle aziende.
La CPL Concordia è finita al centro dello scandalo di Ischia in merito alle tangenti per la costruzione degli impianti di conduzione del gas metano sull’isola…
La CMC è la quinta azienda italiana, un primato offuscato da alcune inchieste e da qualche brutta figura. Come quella del crollo del viadotto “Scorciavacche” sull’autostrada Palermo – Agrigento. Un’opera ultimata alla vigilia di Natale dello scorso anno e crollata a capodanno. “Voglio il nome del responsabile” disse il presidente del consiglio Matteo Renzi,
I bolognesi della CCC invece sono finiti in due grosse inchieste della magistratura.La prima riguarda il “sistema -Sesto” che ha portato alla rovina dell’esponente del Pd Filippo Penati, e che riguarda le bonifiche delle aree industriali di Sesto San Giovanni alle porte di Milano. Nel giro delle tangenti finirono i vertici delle società Fingest di Modena e Aesse di Ravenna legate alla CCC. Proprio a Bologna invece i costruttori delle coop rosse sono finiti nell’inchiesta sul People Mover, la monorotaia che avrebbe dovuto attraversare la città felsinea. Il processo comincerà in questi giorni e tra i rinviati a giudizio insieme all’ex sindaco Pd di Bologna Flavio Del Bono ci sarà anche il numero uno di CCC Piero Collina. Secondo i magistrati l’appalto del People Mover sarebbe stato fatto “su misura” per la CCC.
Ma non c’è solo il penale nei guai delle coop rosse, l’evasione fiscale ha colpito duramente la Conad nell’estate di quattro anni fa. L’inchiesta “Fuori tutto” della Guardia di Finanza e dalla Procura della Repubblica di Roma colpì la Conad Tirreno, la sezione Toscana del Consorzio Nazionale Dettaglianti. Secondo gli inquirenti la Conad Tirreno avrebbe nascosto al fisco oltre 20 milioni di euro trasferiti presso società bulgare. Nell’inchiesta finirono anche la Banca di Lucca, la Pistoiese Calcio ed il gruppo Roscer. La Conad si dichiarò estranea alla vicenda.
La Manutencoop è stata travolta da diverse inchieste tra cui quelle della Procura di Brindisi per gli appalti sulle forniture elettriche.
Titolo articolo originale:"Come funziona il sistema delle Coop rosse"

Il nuovo scandalo Expo: metà dei lavoratori impegnati dovranno farlo gratis



Di Salvatore Santoru

Il premier italiano Matteo Renzi ha riferito recentemente che l'Expo è "il simbolo delle ambizioni italiane", e il suo nome non è più da associare allo scandalo, riferendosi implicitamente agli episodi di corruzione scoperti a maggio dell'anno scorso.

Eppure, sembra che non sia tutto liscio come l'attuale Presidente del Consiglio ha fatto passare.

Difatti, come ha ricordato il sindacalista della FIOM Giorgio Cremaschi in un articolo pubblicato sia sull' Huffington Post che su "Micromega", grazie a un accordo stabilito nel luglio del 2013 tra tutte le imprese e le istituzioni coinvolte con i sindacati CGIL,CISL e UIL, all'incircametà  dei 20mila lavoratori impiegati lo dovranno fare gratis.

La scoperta di questo particolare ha causato diverse proteste, tra cui quella del cantante Frankie Hi-Nrg, che ha rinunciato al suo ruolo di ambasciatore per l'evento, e ha portato a una serie di proteste, a partire dal web.

Grecia, scoperta “Mafia capitale” in salsa ateniese. La mente è ex ministro Difesa

Di Francesco De Palo
Ancora l’ombra della lista Lagarde sulle elezioni elleniche? Non bastava il rischio-dracma e le tre banche greche in apnea di contante, ecco che i nuclei investigativi della polizia hanno sgominato un’organizzazione criminale dedita all’estorsione e agli attentati nei confronti dei giudici. Una sorta di Mafia Capitale in salsa ellenica, che ha portato all’arresto di 37 persone coinvolte nel più grande sodalizio criminale che abbia mai agito finora in Grecia. Come mente del pericoloso gruppo spicca il nome dell’ex ministro della difesa Akis Tzochatzopoulos, già in carcere per tangenti legate alle armi comprate dalla Germania e creatore di società off-shore per 100 milioni di euro, oltre che braccio destro di Andreas Papandreou, padre padrone della Grecia per 30 anni.
E’ accusato di aver organizzato gli attentati incendiari contro Ioannis Sbokos, capo della polizia finanziaria Sdoe, ripetutamente minacciato nel 2012 per via delle indagini sulla lista Lagarde, l’elenco degli illustri evasori ellenici che hanno portato in Svizzera circa 25 miliardi di euro, frutto di tangenti e malaffare, pubblicata per la prima volta dall’inchiestista greco Kostas Vaxevanis sulla rivista Hot Doc. Il giornalista, che per questo fu arrestato e processato per direttissima, quella notte in tempo reale su Twitter diede la notizia del suo arresto e vinse così il Premio internazionale di giornalismo Julio Parrado
La lista era stata inviata per corriere diplomatico ad Atene dall’allora ministro delle finanze del governo Sarkozy, Christine Lagarde, attuale numero uno del Fmi. Ma nessuno dei due ministri delle finanze ellenici l’aveva protocollata: Giorgios Papacostantinou (atteso dal giudizio della commissione parlamentare il prossimo 10 febbraio e presente nella lista con due parenti) e Evangelos Venizelos, attuale vice premier e leader del partito socialista Pasok.
Uno scandalo che negli ultimi tre anni ha fatto anche delle vittime, come l’ex ministro Leonidas Tzanis, trovato impiccato nella sua residenza di Volos nel 2012 mentre il Parlamento votava il memorandum della troika, il trafficante internazionale di armi e sodale di Tzogatzopoulos, Vlassis Karambouloglu, trovato morto due anni fa a Jakarta in una stanza d’albergo, e, prima di tutti, il giornalista Sokratis Giolias freddato nel 2010 sull’uscio di casa da un non meglio precisato gruppo rivoluzionario combattente, di cui si sono ben presto perse le tracce. Secondo alcuni era stato il primo a seguire la traccia del denaro portato in Svizzera. Oltre all’ex ministro Tzogatzopulos, coinvolti nella maxi operazione anche grossi nomi di avvocati, funzionari carcerari e agenti di polizia di altissimo livello: tutti accusati a vario titolo di estorsione, corruzione e complicità in corruzione.
Inoltre da un’intercettazione risulterebbe anche che un detenuto del giro criminale parlava dell’omicidio dei due membri di Alba dorata avvenuto nell’ottobre 2013, in risposta all’uccisione di Pavlos Fyssas.
Una conversazione in cui il detenuto allude ad altre mani che avrebbero premuto il grilletto, professionalmente, contro i due ragazzi del partito nazionalista greco, il cui intero gruppo parlamentare è attualmente agli arresti: unico caso in Europa
Ciò avvalorerebbe la tesi sostenuta da alcuni analisti, secondo cui questi omicidi non sarebbero stati commessi né da frange di sinistra né di destra, ma da terzi per fomentare il conflitto tra i gruppi estremi e foraggiare la destabilizzazione interna del Paese.

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