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La beffa del taglio ai contributi pubblici ai partiti


Di Fabristol

Non fatevi abbindolare dai titoli dei giornali di questi giorni: il presunto taglio ai contributi pubblici ai partiti è non solo inesistente ma addirittura porterà ad un aumento del gettito pubblico ai partiti nei prossimi anni. Vediamo perché.
La beffa della volontarietà: il DDL del governo Letta ha istituito un sistema che si basa sul 2xMille sull’imposta sul reddito (IRE). La somiglianza con il sistema craxiano dell’8xMille alle maggiori religioni organizzate è palese. Sappiamo infatti come funziona l’8×1000 da anni: sotto le spoglie di un contributo volontario alle maggiori religioni o allo stato si cela infatti un diabolico sistema di ripartizioni che va a tutto vantaggio dei soggetti più scelti. Quando infatti si compila la dichiarazione dei redditi ci viene data la scelta di devolvere l’8×1000 del gettito IRPEF alla Chiesa Cattolica, alle altre confessioni religiose che hanno firmato un accordo con lo Stato o allo Stato stesso. Il problema sorge quando non si compila questa sezione: non compilandola la propria quota viene automaticamente presa dalle vostre tasse e ripartite in base alle percentuali delle scelte espresse. Per fare un esempio pratico nel 2010 solo il 43% dei contribuenti ha fatto una scelta ma l’85% dei fondi è andato comunque all’opzione più scelta, ovvero la Chiesa Cattolica seguita al secondo posto dallo Stato. Grazie a questo sistema in pochi anni da quando fu varata la legge dal Governo Craxi si è passati da poche decine di milioni a oltre un miliardo di gettito fiscale per la sola Chiesa Cattolica.
Se il sistema dovesse funzionare allo stesso modo con il 2×1000 al finanziamento per i partiti ci troveremmo con lo stesso problema: immaginatevi gli italiani di fronte alla dichiarazione dei redditi, pochissimi sceglieranno di devolvere il proprio 2×1000 al finanziamento dei partiti (basti ricordare la vittoria del referendum del 93 per rendersi conto della contrarietà al finanziamento pubblico della maggior parte degli italiani) dando una idea di “volontarietà” che invece verrà smentita dalla ripartizione finale delle quote. Insomma al posto di Chiesa Cattolica e Stato metteteci PdL e PD e il gioco è fatto. Se non scegliete sceglieranno loro per voi.
Il sistema però è ancora più intricato e qui viene la beffa più grande, perché come con l’8×1000 il gettito viene comunque attribuito sulla base delle scelte espresse però esiste un tetto massimo: “Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata la spesa nel limite massimo di XXX milioni di euro a decorrere dal 2014.” (comma 4 articolo 4 della bozza del DDL).
Cioè il tetto massimo verrà deciso di volta in volta dai governi e qui si aprono le porte dell’inferno. Perché nulla vieta ad un governo di porre il tetto massimo oltre il miliardo o più (quest’anno è intorno ai 160 milioni). E anche ammettendo che il 10% della popolazione (o forse più considerando che una fetta enorme di popolazione dipende dai partiti in un modo o nell’altro) volontariamente esprima il proprio consenso, la ripartizione di quel tetto massimo verrà fatta comunque in proporzione alle scelte espresse.
Alla fine il sistema dell’2/8×1000 non è una scelta volontaria ma un’enorme sondaggio dove la maggioranza si piglia la maggior parte dei fondi.
Fine della privacy: poiché chi sceglie di donare il proprio 2×1000 ad un partito deve farlo attraverso la dichiarazione dei redditi, lo Stato saprà chi ha votato cosa. Un altro passo in più verso il “cittadino di vetro”.
Tutto gratis o a tariffe agevolate: tariffe telefoniche, affitti, carta, servizi, spot elettorali, qualsiasi cosa insomma sarà gratis o a tariffe agevolate per i partiti. Sappiamo come andrà finire: mogli, figli e parenti si alimenteranno a sbaffo a spese dei contribuenti.
Sgravi fiscali: E per finire la detrazione delle tasse che allarga il finanziamento pubblico a livelli mai raggiunti prima. Dice Rizzo:
“Gli sgravi fiscali non sono forse una forma di finanziamento pubblico, sia pure indiretto? Si tratta di denari che lo Stato non incassa consentendo ai partiti di avere donazioni da imprese o privati cittadini. Dunque è come se quei soldi lo Stato li desse alla politica. Con un trattamento, per chi decide di aiutare economicamente un partito o un politico, dodici volte più favorevole rispetto a quello cui ha diritto il sostenitore di un’opera benefica. Perché mentre il singolo cittadino che finanzia un’associazione impegnata nella lotta contro una malattia rara può detrarre dalle tasse il 26 per cento del contributo solo fino a un tetto di 2.065 euro, qui parliamo della possibilità di risparmiare il 52 per cento fino a 5 mila euro e il 26 per cento fino a ben 20 mila. La matematica, com’è noto, non è un’opinione. Dare 20 mila euro in beneficenza consente di detrarre al massimo 542 euro, regalare la stessa cifra a un partito ne fa invece risparmiare 6.500.”

Fonte: http://libertarianation.org/2013/06/03/la-beffa-del-taglio-ai-contributi-pubblici-ai-partiti/

Rimborsi elettorali: ecco quanto incasserà ogni partito. M5S escluso



Di Antonio Palma

Finita la campagna elettorale i partiti che hanno partecipato alla consultazione elettorale per il rinnovamento del Parlamento sono pronti ad incassare i rimborsi elettorali previsti per legge. Attenzione non si tratta di veri e propri rimborsi per i costi sostenuti in questi mesi, ma di un finanziamento a forfait in base al numero dei voti ricevuti alle elezioni politiche. La torta da spartirsi nel 2013 si aggira intorno ai 160 milioni di euro, e considerando che il numero di senatori e deputati  eletti è stato pari a 945, il rimborso medio sarà di oltre 169mila euro per ogni parlamentare. Una cifra enorme comparata con i costi effettivamente sostenuti ma che impallidisce di fronte ai rimborsi percepiti dai partiti nella passata legislatura.

Al Pd la cifra maggiore - Dopo la riforma varata lo scorso anno con una legge bipartisan che ha limitato l'erogazione dei fondi pubblici ai soli partiti che eleggono almeno un parlamentare, la somma complessiva infatti è significativamente diminuita rispetto ai 407 milioni del 2008, che equivaleva  al record di  430 mila euro di rimborso per ogni parlamentare. Nel dettaglio e sulla base dei risultati elettorali il partito che dovrebbe intascare i rimborsi maggiori è il Pd con una cifra che si aggira intorno ai  45,8 milioni di euro, seguito dal Movimento Cinque Stelle con 42,7 milioni di euro, dal Pdl con 38 milioni di euro e da Scelta Civica con Monti che intasca “solo” 15 milioni di euro.


Anche i partiti al di sotto dell'1% avranno i rimborsi - In questa classifica dei guadagni per essere semplicemente entrati in Parlamento troviamo poi La Lega Nord con 7,3 milioni di euro, Sel con 5,1 milioni di euro, Fratelli d'Italia che intasca 1,6 milioni di euro e l'Udc a cui toccheranno 1,5 milioni di euro. Ma fette più piccole della torta dei rimborsi elettorali spettano anche alle formazioni più piccole da Grande Sud di Miccichè che intasca 350mila euro a SVP che ne prende 366mila, passando per i 398mila euro che invece spettano al lista di Crocetta e i 422mila euro del Centro Democratico.

Il Movimento Cinque Stelle rinuncerà al rimborso - In realtà il Movimento Cinque Stelle come da programma elettorale ha già annunciato che rinuncerà al rimborso previsto, come già accaduto in Sicilia dopo le elezioni regionali per il parlamento dell'Isola. Del resto uno dei punti cardine del programma politico del M5S è proprio l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti o rimborsi elettorali come ribadito dallo stesso Beppe Grillo dopo il voto. Vedremo se l'esempio del M5S potrà convincere qualche altro partito a rinunciare al suo rimborso.

Fonte:http://www.fanpage.it/rimborsi-elettorali-ecco-quanto-incassera-ogni-partito-m5s-escluso/

Come vengono spesi i fondi pubblici girati ai partiti?

Bilanci sotto chiave al Parlamento e nei palazzi delle Regioni. Entrate e uscite poco chiare, rendicontazioni fantasma per cittadini che contribuiscono alla politica ma non riescono a sapere dove vanno a finire i propri soldi. Sono 37,6 milioni i fondi girati al Senato e 36,2 quelli per la Camera. A questi vanno aggiunte tutte le sovvenzioni destinate ai gruppi regionali
"Tutti insieme - evidenzia Libero - sono 138 milioni di euro l'anno. E cioè il 50% in più della rata annuale 2012 dei quattro fondi che con la nuova legge finanziano i partiti italiani attraverso gli ex rimborsi elettorali".
Qualche cifra: 12.291.929 di euro per i gruppi della Sicilia, 7 milioni e 500 mila euro per quelli del Piemonte e  6 milioni tondi tondi per i gruppi della Sardegna. Il Lazio fa registrare la cifra di 5milioni e 400mila euro. Il "bottino più magro" è per i politici della Basilicata, a cui arrivano SOLO 500mila euro.
E ancora, il quotidiano scrive riferendosi -con evidenza- al sommerso o, meglio, al non dichiarato. "E' quasi impossibile avere dagli enti locali, che generalmente non pubblicano nemmeno il bilancio di funzionamento delle loro assemblee, l'entità dei trasferimenti ai gruppi consiliari. Ma, guardando i pochi casi in cui si riesce a ricostruirla, è assai più probabile che ai partiti, oltre ai 90milioni di euro di rimborsi, arrivino anche più di 200milioni di euro pagati dai cittadini, ma il cui utilizzo viene coperto da segreto".
Oltre l'ingente somma, infastidisce dunque la segretezza con cui vengono gestiti questi soldi. Nessun bilancio pubblico, nessuna rendicontazione. La trasparenza è un concetto poco chiaro alla politica italiana. Prima di ferragosto il radicale Maurizio Turco aveva chiesto alla Camera di poter accedere ai bilanci di ciascun gruppo parlamentare sui fondi pubblici. La risposta è stata un niente di fatto.
D'altronde, l'onorevole Turco sul tema del finanziamento ai partiti era stata molto chiaro: "La verità è che dopo il cosiddetto dimezzamento, il bilancio dello Stato corrisponderà ai partiti cinque volte di più di quanto era stato il finanziamento con la legge che tradì il referendum del 1993: i partiti sconfitti approvarono in fretta e furia un'altra legge e la chiamarono 'legge sui rimborsi elettorali'; in un primo momento i rimborsi costavano alla Stato 47 milioni di euro per l'intera legislatura. Ora il costo è lievitato sino a 90 milioni, la legislatura è di 5 anni quindi, se la matematica non è un'opinione, i partiti hanno quintuplicato le entrate"
Fonte: http://it.ibtimes.com/articles/35137/20120829/finanziamento-pubblico-ai-partiti-rimborsi-elettorali.htm

LA CRISI UCCIDE MA LA CASTA SI PAPPA ALTRI 200 MILIONI

 Di Gianluca Marchi
Ci era stata spacciata come una riforma lampo. Una roba sulla quale il governo si era detto pronto a intervenire per decreto. Parliamo della nuova normativa sui rimborsi elettorali e sulla trasparenza dei bilanci dei partiti, dopo gli scandali che hanno travolto Lega e Margherita e messo in imbarazzo l’intera casta della politica, ammesso che ce ne fosse ulteriormente bisogno, visto che la fiducia nei partiti in questi giorni è sprofondata intorno al 2 per cento. Poi i partiti hanno incominciato a dire che il governo doveva tenersi alla larga, che insomma ci avrebbero pensato loro con una legge di iniziativa parlamentare. Poi, quando l’ABC della politica italica, il nuovo Trio Lescano formato da Alfano, Bersani e Casini hanno strombazzato al mondo intero che avevano trovato un accordo è apparso chiaro che esso verteva solo su misure di trasparenza, non prevedendo alcun taglio alla cascata di quattrini che ogni anno ricade sui partiti appunto, ben 503 milioni di euro per le sole elezioni politiche del 2008 a fronte di spere reali documentate per poco più di 150 milioni di euro. Il Paese si sta sempre più impoverendo, ma loro di tirare la cinghia proprio non ne vogliono sapere.
Alla fine anche questa legge minore sembra già finito su un binario morto. D’altra parte era difficile credere che Alfano Bersani Casini & Co. avrebbero risolto in tempi rapidi una questione che dura ormai da quasi vent’anni e che i partiti si sarebbero negati da soli l’ultima tranche di rimborsi che devono incassare entro il 31 luglio. E infatti il disegno di legge si è già impantanato nelle secche delle commissioni e se va bene richiederà almeno un anno per essere approvato. E nel frattempo sarà sempre più annacquato per concludersi con l’ennesima presa per i fondelli nei confronti dei cittadini.
Figurarsi se la Casta si sarebbe data la zappa sui piedi, troncando di netto e nel giro di qualche settimana la sua fonte di finanziamento privilegiata: i soldi di tutti i cittadini. Ma c’è anche di peggio: ci è stato fatto credere che la quota di rimborso elettorale  che i partiti devono ancora incassare quest’anno sarebbe di “soli” cento milioni di euro. E invece non è nemmeno così, ma in realtà sono molti di più. Perché non c’è da rimborsare solo la quota annua per le elezioni politiche del 2008, ma ci sono anche le frazioni per  le elezioni europee del 2009, le regionali del 2010, più altre varie consultazioni elettorali in regioni autonome. Il totale fa circa 200 milioni di euro.
La Casta dei palazzi romani non ci pensa proprio a rinunciare a 100 milioni di euro, figuriamoci se è disposta a fare a meno del doppio. Salvo la Lega, per il momento, che ieri attraverso il capogruppo alla Camera Giampaolo Dozzo ha annunciato di rinunciare alla tranche e ha invitato gli altri a devolvere la rispettiva quota in beneficienza, cercando di recuperare qualcosa dopo la tremenda caduta di immagine delle ultime settimane.

Fonte:L'Indipendenza

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