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Campagna choc del movimento Pro vita contro l’utero in affitto. La sindaca: “Continuerò le trascrizioni di matrimoni gay”

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Campagna choc del movimento Pro vita e di Generazione famiglia contro l’utero in affitto. Nei manifesti, affissi a Roma, Milano e Torino e accompagnati da camion vela, appaiono due giovani ragazzi raffigurati mentre spingono un carrello con dentro un bambino disperato, comprato dalla coppia, individuati come «genitore 1» e «genitore 2», e a fianco la scritta: «Due uomini non fanno una madre. #StopUteroinAffitto».  

La campagna è una risposta decisa a tutti quei giudici e sindaci (in particolare Virginia Raggi a Roma, Chiara Appendino a Torino, Beppe Sala a Milano e Luigi De Magistris a Napoli) che, «iolando la legge e il supremo interesse del bambino, hanno disposto la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di «due madri» o «di due padri». A novembre toccherà alla Cassazione pronunciarsi proprio su una trascrizione avvenuta a Trento in favore di una coppia di uomini che aveva fatto ricorso all’utero in affitto in Canada.  

La risposta della sindaca di Torino  

«Due persone che si amano fanno una famiglia». Così il sindaco di Torino Chiara Appendino, con un tweet, risponde alla campagna di Pro Vita e Generazione Famiglia «per il diritto dei bambini a una mamma e un papà». 

GIORGIA MELONI CONTRO CRISTIANO RONALDO: "Utero in affitto, un reato universale"

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Cristiano Ronaldo sta creando polemiche ancora prima di arrivare. Anche per la sua vita privata. Il calciatore infatti ha avuto due figli senza una madre, ma con utero in affitto. Vladimir Luxuria tuona: "Solo se sei un calciatore forte puoi aver fatto ricorso alla maternità surrogata ed essere tollerato. Consiglio ai gay la carriera del calcio". Dichiarazioni di dubbio gusto.
Sul tema anche Giorgia Meloni ha detto la sua. "Il nostro pensiero è opposto", dice il leader di Fratelli d'Italia, "l’utero in affitto è intollerabile e dev'essere REATO UNIVERSALE, chiunque lo pratichi, indipendentemente dall'orientamento sessuale o dalla dichiarazione dei redditi". 

Fiorella Mannoia si schiera contro la pratica dell'utero in affitto:"è l’ennesimo sfruttamento del corpo delle donne povere del mondo", ha dichiarato la cantante


Di Salvatore Santoru
Su Facebook la cantante Fiorella Mannoia, conosciuta per il suo attivismo femminista di sinistra, ha criticato la pratica dell'utero in affitto, condividendo in tal modo il parere di una buona parte delle associazioni femministe internazionali che considerano tale pratica come uno sfruttamento del corpo delle donne povere e del 3 mondo, per gli interessi di ricchi uomini e donne perlopiù occidentali.
Nel social, la Mannoia ha condiviso l'articolo “India, liberata «schiava» dell’utero in affitto”(http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/India-resa-schiava-a-13-anni-per-fare-la-madre-in-affitto-.aspx) e ha commentato con queste parole:
" L’utero in affitto è l’ennesimo sfruttamento del corpo delle donne povere del mondo. Come se non bastassero gli altri tipi di sfruttamento che tutti conosciamo, ci mancava solo questo. "
C'è da segnalare a tal riguardo che recentemente diversi movimenti femministi hanno chiesto l'abolizione della pratica della maternità surrogata, proponendo la scrittura, in seno all'ONU, di una “Convenzione di abolizione della pratica dell’utero in affitto sullo stesso modello di quella contro la schiavitù” (http://www.west-info.eu/it/per-le-femministe-lutero-in-affitto-e-schiavitu/).
Tali denunce vanno ad aggiungersi a quella di un'altra storica esponente del femminismo di sinistra di fama mondiale,Sylviane Agacinski, che ha dichiarato che la maternità surrogata va contro la dignità della donna e le riduce "a uno strumento, la sua vita a un mezzo. La donna è una persona, non una femmina riproduttrice” (http://www.amicidilazzaro.it/index.php/utero-in-affitto-e-schiavismo-parola-di-femminista/)

Il business della maternità surrogata, quando le coppie volano all’estero

Il business delle maternità surrogata, quando le coppie volano all’estero

Di Alessandro Proietti

Circa 120mila euro per un utero in affitto. È questa la cifra media che ogni anno individui, coppie britanniche eterosessuali sterili o gay stanno spendendo per avere un bambino. A rivelarlo è una ricerca condotta da un gruppo no profit australiano. La Gran Bretagna si sta rivelando uno dei paesi europei che più di tutti sta guardando all’estero, nonostante la pratica della maternità surrogata sia legale in patria. Lungaggini burocratiche, scarsa disponibilità di “uteri in affitto” e costi elevati stanno spingendo le coppie desiderose di avere un figlio o a rivolgersi a paesi come la Tailandia, l’India, gli Stati Uniti, l’Ucraina ed a stati emergenti come Nepal o Messico.
Il mercato dell’utero. Un business mondiale annunciato in crescita, tanto è vero che la reale cifra potrebbe essere superiore di circa due volte, attestandosi intorno alle 450 coppie. Non tutte le agenzie di maternità surrogata hanno diffuso dettagli e numeri su quanti clienti avevano aiutato. Dei 271 casi ufficiali registrati nel Regno Unito, 170 hanno avuto un bambino nato in Tailandia, 68 negli Stati Uniti, 23 in India. Altri casi sono stati registrati in Ucraina e Messico.
I costi per una madre “surrogata”. La Tailandia, lo scorso mese, ha vietato la maternità surrogata dopo che una coppia australiana aveva rifiutato un bambino con la sindrome di Down, portando con sé la sorellina gemella, entrambi nati da una madre surrogato. Attualmente, la spese media per avere un bambino negli Stati Uniti è circa 120mila euro (tra spese mediche, assicurazioni preventive, agenzie di ovodonazione e spese legali), in India circa 48mila euro. Anche in Canada è permessa. È semplice trovare agenzie e cliniche specializzate molto competenti e con anni di esperienza. Le procedure giuridiche, poi, sono ben conosciute. Più complesse sono negli altri stati, come in Ucraina.
In Italia. Nel nostro paese la legge 40/2004, in materia di procreazione medicalmente assistita, vieta esplicitamente il ricorso alla surrogazione di maternità oltre che alle tecniche di tipo eterologo. Nel novembre del 2014 la corte di Cassazione ha tolto ad una coppia bresciana il figlio di tre anni nato in Ucraina. I due coniugi non avevano neanche rispettato la legge ucraina che consente la pratica dell’ “utero in affitto” a patto che almeno il seme provenga dalla coppia e non da una terza persona. La giurisprudenza italiana, tuttavia, non è del tutto orientata in questo senso, fino ad arrivare a togliere il bambino alle coppie che l’hanno cresciuto.

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