Che
cosa mai c'azzeccano le prove INVALSI con l'obiettivo di raggiungere il
pareggio di bilancio dei conti italiani entro il 2013? Ce lo spiega Olli Rehn.
Non sapete chi è? È un signore finlandese dall'aria ragionevole e
bonaria che ispira fiducia e che ci indica la strada per un futuro
migliore dal suo nordico osservatorio distaccato. Olli Rehn è il
Commissario dell'Unione Europea agli Affari Economici e Monetari.
Il 4 novembre 2011 ha inviato una lettera al nostro Ministro del
Tesoro, chiedendo informazioni dettagliate sui provvedimenti annunciati
dall’allora Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi nella famosa lettera di promesse all'UE di fine ottobre.
Ebbene, questa lettera (quella di Olli Rehn) è per certi versi ancora più agghiacciante di quella famigerata di agosto di Draghi e Trichet.
Il
nostro Olli ci fa capire in concreto che cosa vuol dire il
commissariamento del nostro Governo da parte dell'UE e la riduzione di
sovranità per il nostro Paese.
Olli
dice che non è sufficiente quello che ha promesso il Governo italiano:
servono misure aggiuntive per poter conseguire l'obiettivo di
raggiungere il pareggio di bilancio. E allora ecco predisposto un
prontuario sotto forma di domande, tanto per far vedere che non si
tratta di ordini (che finirebbero tutti con dei bei punti esclamativi).
Il questionario è diviso in 11 capitoli per complessive 39 domande (qui si può scaricare il testo completo tradotto in italiano).
Il questionario in generale vuole sapere con quali strumenti
legislativi e con quali tempi parlamentari il Governo italiano ha
intenzione di procedere alla realizzazione delle promesse fatte e
addirittura pone pure una scadenza immediata per avere le risposte
precise.
I
vari capitoli affrontano argomenti di varia natura: si va
dall'aggiustamento dei conti, alla riforma delle pensioni, alla riforma
fiscale, al mercato del lavoro, all'uso dei fondi UE, alle
liberalizzazioni, alle privatizzazioni dei beni pubblici. Il commissario
dell'UE chiede tra l'altro esplicitamente «quali provvedimenti di
riforma si pensa di varare nel settore delle acque, malgrado i risultati del recente referendum?».
Tra
gli altri quesiti posti al governo italiano, quattro riguardano
direttamente scuola e università, anzi, per dirla con il linguaggio
usato nella lettera da questi tecnocrati, riguardano il “capitale umano”
. Ecco il testo letterale:
13. Quali
caratteristiche avrà il programma di ristrutturazione delle singole
scuole che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti ai test INVALSI?
14. Come
intende il governo valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole
scuole? Quale tipo di incentivo il governo intende varare?
15.
Il governo potrebbe fornirci ulteriori dettagli su come intende
migliorare ed espandere l’autonomia e la competitività tra le
università? In pratica, che cosa implica la frase “maggior spazio di
manovra nello stabilire le tasse di iscrizione”?
16. Per quanto riguarda la riforma dell’università, quali misure e quali provvedimenti devono essere ancora adottati?
Prima
di proseguire è bene chiarire, per chi non fosse dentro le faccende
strettamente scolastiche, che cosa sono le prove INVALSI.
L'INVALSI
(Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema Educativo di
Istruzione e Formazione) predispone annualmente delle prove scritte che
hanno lo scopo di valutare i livelli di apprendimento degli studenti
italiani; dal 2009 la prova (di italiano e matematica) concorre nella
valutazione finale dell'esame del primo ciclo di istruzione (per
maggiori dettagli si può visitare il sito dell'INVALSI).
Sembrerebbe
dunque qualcosa di molto specifico attinente la realtà scolastica
italiana. Per anni gli insegnanti sono stati “martellati” con
l'argomentazione che le prove INVALSI avrebbero avuto lo scopo di
fornire un quadro unitario e una valutazione di sistema.
Nello stesso tempo, però, l'INVALSI ammette che «l'approccio
scelto è stato quello di integrare la Valutazione di sistema e delle
scuole in un quadro di riferimento o framework unitario, al fine di
tenere insieme una prospettiva macro, utile a chi sia interessato ad una
comprensione generale del funzionamento della scuola, e una prospettiva
micro, centrata sulla singola unità scolastica». Ed è proprio su quest'ultimo aspetto (la singola unità scolastica, “individual schools” come
recita il testo in inglese), che può apparire una sfumatura, che si
centra il punto della lettera del nostro amico Olli. È evidente che non
si ragiona più in termini di sistema scolastico ma in termini di singola
unità scolastica che deve essere valutata sulla base di criteri
omogenei funzionali ad una logica competitiva e di mercato. Si tratta
cioè di un'impostazione che sovverte il dettato costituzionale.
Diversamente non ci spiegheremmo la relazione tra la rassicurazione dei
mercati sulla futura solidità dell'Italia con una verifica di quanto gli
studenti italiani possano conoscere di Dante, Petrarca e Pitagora.
Come
sarebbe? Insomma: che c'entra allora la scuola con il pareggio di
bilancio? Il signor Olli è Commissario agli Affari Economici e Monetari:
con quale autorità interviene per chiedere chiarimenti su
un'istituzione deputata a formare l'uomo e il cittadino e che non
riguarda le dinamiche monetarie e di mercato? È forse andato un po'
fuori del seminato?
Purtroppo
no! Siamo di fronte ad un documento che, se non altro, ha il merito di
chiarire dove stiamo andando, a chi non lo avesse ancora compreso.
Questa
lettera, insomma, ha un grande merito: svela la verità. La verità è che
i test INVALSI fanno parte di un sistema complessivo concepito negli
ultimi anni (a partire dalla riforma Berlinguer e dall'introduzione
dell'autonomia per gli istituti scolastici e per le università),
predisposto da organismi economici con l'obiettivo di implementare
criteri di definizione e valutazione di un'istruzione appiattita e
finalizzata alle esigenze del mercato e della competitività.
Tutti
gli interventi dei grandi organismi internazionali (dal FMI, al WTO,
alla Banca Mondiale) negli ultimi decenni, hanno mirato a creare un
mercato mondiale omogeneo funzionale agli interessi della circolazione
delle merci e dei capitali cancellando ogni differenza: le differenze
in qualsiasi ambito della vita produttiva e culturale di una società
sono viste come impedimenti e rallentamenti alla libera circolazione
delle merci e al loro consumo.
Tutti dobbiamo avere le medesime competenze funzionali a questa ideologia.
Traduciamo
in chiaro: dopo la perdita della sovranità politica (v. programma di
governo scritto dalla BCE), dopo la perdita della sovranità nazionale
(v. “guerra” di Libia), dopo la perdita della sovranità monetaria, ora
si esige anche la perdita definitiva della sovranità culturale.
Si prendano dunque provvedimenti per quelle singole scuole
che hanno ottenuto risultati insoddisfacenti alle prove INVALSI. I lumi
della concorrenza e della competitività globale non possono permettere
che le singole scuole rimangano indietro rispetto al passo dei
tempi del neo-neo-liberismo. E dunque, come penserà il Governo italiano
di intervenire sulle singole scuole e di alimentare “merito” e concorrenza? Quali provvedimenti saranno presi per incrementare la competitività tra le università?
Non
si tratta quindi di pareggio di bilancio ma di colpire al cuore
l'essenza della cultura che consiste nel coltivare diversità di
linguaggi, di visioni del mondo e nel promuovere il ventaglio delle
tante possibilità esistenziali percorribili nel corso della nostra vita.
Ci
troviamo, oggi, novembre 2011, anni luce distanti dalla scuola così
come pensata e delineata dalla nostra Costituzione più di 60 anni fa:
come è possibile che sia accaduto tutto ciò? Come è possibile che una
parte degli insegnanti (si spera minoritaria) partecipi attivamente a
questo processo di svuotamento culturale e professionale senza rendersi
conto che per questa via il docente è ridotto a semplice intermediario
privo di ruolo e identità?
Da Megachip
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