Romania e Bulgaria divise dal gas

mar 29, 2012 0 comments
Di Christian Elia
”La Romania ci ruba il fondale marino”. Parole forti quelle utilizzate dal quotidiano bulgaro Standartnei confronti di Bucarest il 22 marzo scorso. Il pomo della discordia sono diciassette chilometri quadrati alla frontiera marittima tra Bulgaria e Romania, limite conteso e, soprattutto, ricco di risorse.
Un mese fa, infatti, la compagnia petrolifera statunitense ExxonMobile quella austriaca Omv Petromhanno annunciato di aver trovato un importante giacimento di gas nella zona.
”L’argomento non è un problema per le relazioni bilaterali tra i due paesi, sono venti anni che si discute del confine nel Mar Nero”, ha commentato laconico il ministro degli Esteri bulgaro, Nikolai Mladenov. Per quanto però il titolare della politica estera di Sofia tenti di stemperare i toni della testata non nuova a campagne populiste, il problema resta. Anche perché si parla di molto denaro in un periodo in cui le casse statali bulgare e rumene soffrono come mai dai tempi della fine della Guerra fredda.
Anche l’omologo rumeno di Mladenov, Cristian Diaconescu, ha buttato acqua sul fuoco: ”Non bisogna innervosirsi. Sono argomenti che interessano entrambi gli stati e le questioni in sospeso devono essere risolte perché potrebbero insorgere problemi legati alle concessioni e allo sfruttamento delle risorse”.
Sulla piattaforma continentale oggetto della disputa dovrebbe passare il gasdotto South Stream – del quale la Russia è capofila. Se la spuntasse la Romania, Bucarest otterrebbe un’area adiacente alla piattaforma continentale turca, un vantaggio in caso fosse realizzato l’altro progetto gasdottoNabucco, concorrente di South Stream e sostenuto dall’Unione europea.
Ecco che una piccola disputa regionale assume, nonostante i toni concilianti dei due governi, i contorni della querelle internazionale, con le voci nazionaliste dell’uno e dell’altro versante del Danubio pronte a darsi battaglia nell’infuocato clima della crisi internazionale.
Il progetto South Stream nasce nel 2007, con la firma di un memorandum di intesa tra i due colossi italiano e russo del settore, Eni e Gazprom. L’idea è quella di portare direttamente il gas russo nelle case degli europei, bypassando tutti i paesi extra Ue. Alternativo a questo c’è il progetto Nabucco, nato nel 2002, che dovrebbe portare il gas del Mar Caspio e, potenzialmente, del Medio Oriente dalla Turchia all’Europa. Lotta non da poco, quella tra le due tratte, perché il progetto Nabuccofinirebbe per tagliare fuori la Russia.
Tutti i paesi sul percorso, prima o dopo, hanno tentanto di ottimizzare quel diritto di passaggio che garantisce alti introiti. Ecco che una piccola disputa di confine diventa un modo per ottenere di più, dall’uno o dall’altro progetto, con gli interessi di due potenze come Turchia e Russia in ballo. Il problema, però, e quando a questa partita si aggiunge il nazionalismo. Perché gli incendi, poi, son difficili da spegnere.

Da E-il mensile

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