La Central Intelligence Agency (Cia), la più importante e strutturata delle agenzie di spionaggio statunitensi, sta rafforzando il suo processo di acquisizione di tecnologie critiche e intende aumentare il partenariato col settore privato. Lo ha annunciato il 9 febbraio lo stesso direttore John Ratcliffe varando il nuovo Cia Acquisition Framework, che taglierà nettamente i tempi per concretizzare la collaborazione con le aziende tecnologiche e potenziare le sue strutture operative con innovazioni e prodotti all’avanguardia.
Essenzialmente, il vertice di Langley porterà al limite i propri poteri per ottimizzare le scelte e bypassare il tradizionale termine lungo degli appalti pubblici. Questo, nell’ottica della Cia, risponde alla necessità di fare dell’intelligence il perno dell’applicazione operativa delle tecnologie dirompenti in un contesto di aperta competizione con i rivali di Washington.
Ratcliffe, dall’ascesa alla guida della Cia con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, ha chiarito di voler mettere al centro la Human Intelligence e un approccio più “aggressivo” (sic) per la Cia e, in tal senso, operazioni come quelle condotte in Venezuela prima della cattura di Nicolas Maduro o al servizio del Pentagono per individuare le reti di narcotraffico e attaccare i battelli tra Oceano Atlantico e Pacifico, mostrano la nuova rotta, ben più assertiva.
L’ansia del sorpasso cinese
In tal senso, la leadership tecnologica è considerata al servizio di questa nuova proiezione, garanzia dell’incorporazione spinta dei nuovi ritrovati dell’intelligenza artificiale e dei suoi applicativi nelle procedure operative. Washington ha un’ansia: il sorpasso cinese. Demis Hassabis, Ceo di Google DeepMind, dice che la Cina è “pochi mesi” dietro gli Usa sull’IA; Michael Burry, tra i più noti finanzieri Usa, prevede il crollo in borsa di Palantir, azienda simbolo del legame tra IA, sicurezza nazionale e intelligence; Sam Altman, Ceo di OpenAI, chiede che gli Usa facciano il possibile per rispondere a una corsa “incredibilmente rapida”. Pechino applica a pioggia i suoi ritrovati tecnologici in un apparato industriale enorme e utilizzando la società come laboratorio sperimentale. Gli Usa vogliono rispondere. E gli apparati dello Stato profondo plasmano una risposta dinamica.
La Cia non parte impreparata. Come ha ricordato Giuseppe Gagliano su queste colonne, vanta anche un vero e proprio fondo di venture capital affiliato, In-Q Tel, che mira ad accelerare start-up e aziende promettenti. Nel suo portafogli In-Q Tel ha ad, oggi, uno spaccato del meglio delle esigenze industriali e tecnologiche statunitensi: aziende che sviluppano batterie al litio, processori per l’edge AI a basso consumo energetico, tecnologie per la litografia a raggi ultravioletti estremi, sistemi di apprendimento automatico, tecnologie di biologia computazionale.
Parliamo di un mondo nuovo al confine della frontiera infinita della tecnologia che per Langley deve oggigiorno essere portato con maggiore velocità nei processi operativi. Gli Usa sono la patria di un capitalismo tecnologico fondato sul partenariato pubblico-privato. Ratcliffe, sostanzialmente, immagina la Cia come un incubatore per una Start-up nation dell’intelligence sul modello israeliano e cerca l’egemonia tecnologica come obiettivo. Una mossa che può creare anche cortocircuiti: in Germania, ad esempio, i venti di autonomia strategica europea stanno ponendo in dubbio un contratto sui droni da combattimento tra la Bundeswehr e Stark Defence, nel cui capitale c’è proprio In-Q Tel assieme al miliardario Peter Thiel. Ciononostante, l’intelligence gioca la partita del sostegno alla leadership americana in settori chiave per coordinare l’attenzione verso il possibile sorpasso cinese. E ibridare un nuovo complesso militare-industriale-tecnologico in cui anche la Cia intende avere voce in capitolo.
