La Spettacolarizzazione del Male

nov 14, 2014 0 comments
tv diabolica

Di Massimo Buttarini

Nel mio libro I Serial Killer: Un Approccio Psicologico Giuridico ho parlato dell’interesse morboso verso la figura dell’omicida seriale e i suoi crimini, da parte dei mass media e dell’opinione pubblica. (Buttarini, 2007).

I serial killer. Un approccio psicologico e giuridico al fenomeno

La stessa morbosità è riscontrabile a mio parere per la cronaca nera in generale. C’è chi parla, come Enrico Gregori, di esorcismo. Il cronista, autore di un noir dal titolo Un Tè Prima di Morire frutto della sua esperienza di cronista di nera, in un'intervista di Fausta Maria Rigo, afferma che "(...) Vedere, scandagliare, capire la morte altrui è una specie di barriera che tiene la morte lontana da noi. (...)"

Personalmente come psicologo condivido certamente questo punto di vista ma non credo che sia sufficiente per spiegare le punte di morbosità che ha raggiunto l’interesse per la cronaca nera. Credo ci sia dell’altro dietro la spettacolarizzazione del male che su questa morbosità vive e si alimenta: nel lato più oscuro della psiche umana non alberga soltanto la paura della morte che attraverso i fatti di cronaca nera verrebbe così esorcizzata ma anche desideri necrofili inconfessabili e istinti di morte che attraverso la cronaca nera vengono vissuti. Voglio dire che non tutti si identificano con le vittime ma una parte del pubblico di spettatori si identifica con il male che gli autori dei crimini incarnano.

Soprattutto in fasce d'età come quella adolescenziale il rischio di identificarsi con modelli negativi sui quali proiettare la propria rabbia e smania di ribellione è molto alto a maggior ragione quando ad usufruire di certi contenuti mass mediatici sono ragazzi dalla personalità già di per se problematica.


Faccio riferimento qui alla rischiosa possibilità dell’innescarsi di meccanismi di imitazione ed emulazione già visti nel passato, uno per tutti l’esempio del lancio dei sassi dal cavalcavia ma anche in tempi più recenti l’omicidio commesso da una ragazza in Francia che disse di essersi ispirata all'omicidio di Meredith commesso a Perugia.

E’ anche per questo motivo, ma non solo, che i giornalisti, i cronisti e i mass media nel loro complesso hanno una grande responsabilità e il mondo dell’informazione deve essere consapevole del potere che detiene e di quanto questo potere può influenzare le menti delle fasce di popolazione più deboli: mi sto riferendo ai minori ma anche a personalità disturbate che di fronte a una certa spettacolarizzazione, sottoposta al cosiddetto bombardamento massmediatico potrebbe venire influenzata negativamente tanto da poter essere irretita è addirittura istigata.

Infatti la nostra civiltà è caratterizzata da un desiderio e da un bisogno di protagonismo mai visto prima e questo è particolarmente evidente tra i giovani: essere protagonisti significa essere visti apparire sotto la luce dei riflettori, arrivare al successo, essere riconosciuti, esistere finalmente dopo un’esistenza caratterizzata dal vuoto esistenziale, dalla noia, dal niente. Perché se non vai in televisione non sei nessuno. I modelli di riferimento di molti teenager della civiltà odierna infatti sono personaggi, non persone;personaggi che esistono solo attraverso la spettacolarizzazione e la mitizzazione di un modello di vita che non è più sorretto dal concetto del sacrificio, del desiderio ma al contrario del tutto e subito. Certe trasmissioni televisive è questo il messaggio che lanciano: la facilità del diventare famosi. Se riesci a entrare in quel circo delle meraviglie allora da nessuno riuscirai ad essere qualcuno, tutti ti riconosceranno e acquisterai lo status simbol del successo. Qualcuno purtroppo farebbe di tutto per arrivarci anche a costo di gesti estremi perché l’incertezza e la vacuità di identità fragili e inconsistenti può portare ad una distorsione della realtà tale da portare alla perdita di un equilibrato esame di realtà come espressione di un disagio profondo a cui chi aveva il dovere di dare delle risposte ha fallito nel suo compito, lasciano molto spesso i giovani in balia delle loro pulsioni e della loro solitudine di fronte ad uno schermo vuoto che sembra poter dare tutte le risposte.


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