Di Salvatore Santoru
Ufficialmente sono gli USA e la cosiddetta "Coalizione anti-ISIS" i maggiori nemici del gruppo terroristico, ma a quanto risulta chi sino ad ora li ha combattuti più di tutti sono stati i curdi(foto), e in Iraq le milizie sciite.
Proprio il grande successo di queste ultime sembra sta un pò preoccupando gli USA, tanto che secondo il membro dell'influente think tank "Washington Institute for Near East Policy" Michael Knights, "c'è il rischio reale che gli Stati Uniti sconfiggano lo Stato islamico, ma perdano l'Iraq a favore dell'Iran".
Ciò che preoccupa è evidentemente la vicinanza di tali milizie sciite all'Iran, considerato uno dei nemici principali da parte dell'ISIS, ma anche da parte degli States.
Difatti, non bisogna dimenticare che la questione irachena rifletta come non mai uno scontro interno al mondo islamico mediorientale, tra fazioni legate all'Islam sciita, guidate dall'Iran, e quelle legate all'integralismo sunnita, guidate dai regimi del Golfo e dalla stessa ISIS.
Non a caso, l'ISIS ha iniziato la sua avanzata proprio nella Siria (paese alleato dell'Iran, anche se laico ), e ha preso il potere in Iraq "abbattendo" il governo sciita e filo-iraniano di Nuri Al Maliki(nella foto con l'attuale premier iraniano Hassan Rouhani ), che non casualmente ha denunciato lo "zampino" di Arabia Saudita e Qatar dietro l'ascesa del gruppo terroristico.
In tale questione, gli States hanno scelto di sostenere, magari inconsapevolmente magari no, proprio l'ala dell'integralismo sunnita, dagli alleati commerciali sauditi sino alle formazioni islamiste coinvolte nella "rivoluzione" in Siria, e tra le quali vi era anche l'ISIS, oltre ad Al Qaeda ( presente con la sua "filiale locale" Al Nusra ).
Il "paradosso" vuole che, per riuscire a combattere realmente l'ISIS, gli USA dovrebbero moderare le avversità verso l'Iran, la Siria di Assad e anche la Russia (essendo maggior alleato della Siria e partner commerciale dell'Iran), ma ovviamente ciò è ben difficile che si possa fare.
Difatti, bisogna contare il fatto che verso Siria e Iran era stata già programmata la guerra nel famigerato documento "Rebuilding America's Defenses" (foto), il rapporto stilato dal think tank PNAC dei famigerati "neocons" (molto forti con Bush, e abbastanza influenti anche con Obama) nel 2001, dove tra l'altro erano anche pianificate le guerre verso l'Iraq, l'Afghanistan e la Libia, ma che ha subito un considerevole rallentamento, se non uno stop tout court, sulla Siria grazie al veto di Russia e Cina (foto) che ha evitato l'intervento militare, che "naturalmente" avrebbe trasformato il paese in una colonia del fondamentalismo islamista, proprio come è successo per la Libia.
