I custodi della Tradizione e il mito di Agartha

giu 16, 2015 0 comments

Di Rosalba Nattero

Secondo molte leggende dei Popoli naturali di tutto il pianeta, gli eredi diretti della Tradizione delle mitiche civiltà perdute non sarebbero scomparsi insieme ad esse, ma si sarebbero nascosti in posti segreti, nelle viscere della Terra o nel cuore delle montagne.

Le leggende degli indiani Hopi parlano dei misteriosi Katchina, esseri ancestrali da cui gli Hopi fanno dipendere la sopravvivenza della loro tradizione, provenienti dal cuore delle montagne di San Francisco Peaks dove tuttora dimorano.


Secondo la tradizione Apache, la loro montagna sacra Mount Graham (nome Apache “Dzill Nchaa Si'An”) è la casa del messaggero spirituale del passato, Ga’an. Ga’an secondo gli Apache dimora nel monte Graham, ed è conosciuto oggi come il danzatore spirituale della montagna, da cui il Popolo Apache, sin dai tempi degli Antenati e fino alla generazione moderna, dipende per le cerimonie e per la sopravvivenza della loro cultura.

Anche le leggende dei Nativi europei fanno riferimento a misteriosi Antichi che dimorerebbero ancora oggi nelle montagne.

Nella mitologia irlandese si parla dei mitici Tuatha de Danann, gli esseri misteriosi venuti dal cielo avvolti dalle nebbie, che donarono la Conoscenza ai primi Re d'Irlanda, gli Ard-Rì. Secondo le leggende, un membro di questa mitica tribù si rifugiò nel cuore segreto di un tumulus in Irlanda. I miti dei Celti inoltre parlano della Montagna bianca, che non può essere mai sommersa da nessun diluvio distruttore, come di un luogo inaccessibile in cui si celerebbero i depositari di una antica conoscenza.

Nella cultura dei megaliti, gli imponenti templi di pietra di cui non si conoscono le origini e i cui reperti si trovano su tutti i continenti, esiste il concetto di Tumulus, una costruzione a forma di collina circolare di notevoli dimensioni, alta mediamente sui 20-30 metri, denominata anche come Cairn, che ospita al suo interno una camera ricavata da una struttura a dolmen.

Questa camera era utilizzata dagli antichi druidi per i loro riti iniziatici e di culto e costituiva la dimensione più segreta del tumulus, rappresentando la riproduzione dell’archetipo iniziatico della caverna, in cui veniva attivato il contatto intimo con la natura simbolica di Madre Terra.
 
Ferdynand Ossendowski narrò nel libro “Bestie, uomini e dèi” il suo contatto con il misterioso regno di “Agarthi”


In questa camera erano riposti i più importanti oggetti di culto. Essa rappresentava lo spazio mistico in cui gli iniziati si ponevano in cerchio per condurre la loro meditazione collettiva orientata ad atti creativi di varia natura.

Di questa pratica druidica rimasero nel tempo le credenze tramandate attraverso le leggende che narravano la presenza nel cuore di particolari montagne - come il Roc Maol, il Musiné e la grande pietra della Rocca di Cavour, in Piemonte - di esseri particolari e misteriosi che custodirebbero tesori di conoscenza e spiritualità.
Leggende della Valle di Susa, in Piemonte, narrano della città ciclopica di Rama, una mitica città scomparsa a causa di una catastrofe, i cui abitanti non scomparvero tutti, ma una parte di loro si salvò e costruì una città segreta nelle viscere rocciose del Roc Maol, il monte Rocciamelone, dove i sopravvissuti si rifugiarono mantenendo nascosta la loro esistenza. Altre leggende asseriscono che all'interno del Roc Maol vi sarebbe un mago benevolo che veglia su un immenso tesoro fatto di monili preziosi e di strumenti magici.

Probabilmente queste leggende vogliono significare che i Celti e altri Popoli naturali consideravano che in certi menhir e nelle montagne sacre ci fosse la presenza segreta degli Dei che potevano essere risvegliati per accedere al loro aiuto e alla loro conoscenza.

In Asia esiste il mito di Agarttha, che ha una assonanza piuttosto simile al mito nordico di Asgard degli Asi. Agarttha rappresenta la cittadella costruita dagli antichi iniziatori dell’umanità dopo la scomparsa di una grande civiltà che avrebbe dato inizio a un periodo di barbarie sulla terra. La cittadella sarebbe stata costruita dentro una bianca e inaccessibile montagna e i loro costruttori, dopo aver lasciato la Terra all’umanità, si sarebbero ritirati nelle sue viscere per fungere da custodi dell’antica Tradizione.

Gli stessi antichi Egizi, secondo le interpretazioni del loro esoterismo, avrebbero costruito le piramidi a modello della montagna in cui sarebbe stata celata la cittadella di Agarttha.
Numerose tradizioni, sparse su tutto il pianeta, sostengono con molta chiarezza l'esistenza di una o più misteriose cittadelle sotterranee, celate al mondo, sedi di una comunità di Saggi (“Superiori Sconosciuti”) che influirebbero invisibilmente sul cammino dell'umanità; molto significative, a questo proposito, sono ad esempio alcune leggende comprese nel ciclo del Graal e quelle relative al “Prete Gianni”, elaborate nell'Europa medievale.

Il nome di Agarttha, che designa il principale di questi centri, nascosto nella zona tibetana, compare già, oltre che in racconti indo-tibetani, in alcune antiche leggende del Nord Europa, relative all'abitazione di Odino, posta a oriente, tra i monti, e chiamata Asgard.
 
Una statuetta Katchina, raffigurante i misteriosi custodi degli Hopi che dimorerebbero nelle montagne di San Francisco Peaks
L'argomento venne a conoscenza del grande pubblico quando un viaggiatore del XX secolo, Ferdynand Ossendowski, narrò nel libro “Bestie, uomini e dèi” il suo contatto con il misterioso regno di “Agarthi” e con il “Re del Mondo” che in quel regno avrebbe la sua sede.

Sulla sua strada attraverso l’immensità della Mongolia nel 1921, lo scrittore e profugo polacco Ferdynand Ossendowski fu testimone di alcuni strani comportamenti da parte delle sue guide mongole. Fermarono i loro cammelli in mezzo al nulla e cominciarono a pregare fervidamente, mentre uno strano silenzio cadde sugli animali e tutto intorno. I mongoli successivamente spiegarono che questo rituale accadeva ogni volta che “il Re del Mondo prega nel suo palazzo sotterraneo e cerca il destino di tutti i popoli della Terra.” Da diversi lama, Ossendowski apprese che questo Re del Mondo era il sovrano di un misterioso, ma presumibilmente molto reale, regno di “Agharti”. Mito di cui ha parlato anche il suo contemporaneo René Guénon, esoterista francese dedito alla Teosofia, nel suo libro “Il Re del mondo”.

Da quel momento, com'è naturale, si cominciarono a elaborare le più strane teorie su questo misterioso centro.

Alcuni occultisti, accettata in blocco l'idea di una comunità che guida le azioni degli uomini, per giustificare la presenza nel mondo del “bene” e del “male”, hanno dovuto contrapporre ad Agarttha, sede di “iniziati buoni”, una fantomatica cittadella, Shanballah, sede di “iniziati malvagi”, che agiscono a danno dell'umanità.

Secondo alcune tradizioni invece Agarttha e Shanballah sarebbero una sola e identica entità, al punto che nei Visnhupurana si afferma che la stirpe che restaurerà l'Età dell'Oro dopo il Kali-Yuga scaturirà proprio da Shanballah. I due nomi coprirebbero in realtà i due aspetti con cui si manifestano le funzioni di questo centro: quello conservativo ed ordinatore (Agarttha) e quello trasformatore (Shanballah), così come Vishnu e Shiva rappresentano i due aspetti di Brahma.

Tornando alla natura di Agarttha, alcune interpretazioni esoteriche identificano con questo nome un nucleo di persone, più o meno numeroso, che in tempi non troppo remoti si assunse l'incarico di mantenere inalterata l’antica Tradizione attraverso il tempo, compito che rese necessario l'isolamento da qualsiasi contingenza storica contaminante. In questo modo, questo nucleo di Saggi, pur non intervenendo mai direttamente, opererebbe nella società per l'evoluzione e il progresso.

Agarttha si collocherebbe all'interno dell'Everest. Questo mito rappresenta il punto in comune tra la mitologia orientale e quella occidentale.

Il mito dei Superiori Sconosciuti nascosti all'interno della Terra è presente in maniera molto esplicita anche presso le tradizioni dei Nativi australiani che parlano del “Tempo del Sogno”.

Secondo le leggende australiane, Il Tempo del Sogno finì quando i Signori lasciarono la Terra. Una parte di loro ascese al cielo e una parte si nascose sotto terra.
 
La Rocca di Cavour, in Piemonte, è una formazione collinare che rappresenta un elemento insolito rispetto al paesaggio circostante. Secondo le leggende, la collina sarebbe un tumulus abitato da misteriosi custodi della Tradizione
Presso i Nativi australiani esiste ancora oggi la leggenda di una tribù segreta che è la capostipite di tutte le altre tribù, nascosta sotto la Terra per custodire gli antichi segreti del popolo degli australiani e garantire il loro ritorno alla libertà.

Questa tribù si nasconderebbe in città sotterranee i cui ingressi sono mantenuti segreti. I suoi membri parlano una lingua segreta per impedire che la loro esistenza venga scoperta dagli invasori. Sono retti da un matriarcato che ha aperto le sue conoscenze anche agli uomini.

Secondo questa leggenda, essi praticano riti legati al mito del serpente piumato e ospitano i sopravvissuti dei sauri rimasti ancora sulla Terra.

Anche le tradizioni del Piemonte narrano di esseri misteriosi, custodi di conoscenze antiche, che si nascondono all'interno di monti particolari. La leggenda del Dragone d'Oro del Musiné parla infatti di una montagna abitata da un drago. Questa leggenda viene raccontata dai valligiani come un racconto reale ed è colma di simbolismi che sono legati ancora una volta al mito del Graal.

Secondo la leggenda, in una grotta all'interno del Monte Musiné, nella Valle di Susa, viveva un mago che si era nascosto per compiere indisturbato incantesimi e fabbricare filtri magici. L'ingresso era sorvegliato da due giganteschi grifoni.

Un signorotto del luogo, un certo Gualtiero, cercò di penetrarvi con degli amici armati. Quando fu entrato, il gruppo giunse in una grande sala illuminata dove sembrava che la luce venisse emanata dalle pareti stesse.

Nel mezzo della sala accovacciato al suolo, si trovava un enorme drago giallo che li fissava con due occhi fiammeggianti.Tutti si misero sulla difensiva, ma constatarono che il drago era d'oro e gli occhi due grossi rubini.

Su una parete spiccava questa scritta: “Sappiate o audaci che il Dragone d'Oro custodisce il tesoro. Guai a chi ardirà toccarlo, la sfortuna lo perseguiterà.” Il gruppo trovò una piccola cripta dove era posto uno smeraldo grande quanto il pugno di una mano d’adulto, irradiante una luce verde di estrema limpidezza che illuminava tutta la cripta.

Il gruppo trovò infine il mago seduto davanti a una fontana d'acqua che sgorgava dalla roccia. Egli invitò gli intrusi a guardare nell'acqua del laghetto che subito divenne lattea e mostrò delle immagini che rappresentavano una profezia sulla Valle di Susa. Non si sa quale fosse la profezia né come si concluse la storia, che ancora oggi viene raccontata con un po’ di inquietudine. Occorre aggiungere che presso gli antichi Celti che abitavano la Valle di Susa, l’intera estensione della valle che portava dall’oltralpe alla pianura padana era interpretata come il “Sentiero del drago”, un percorso magico e mistico che era inteso non solo come via di comunicazione ma anche come sentiero iniziatico.

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