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Dottoressa violentata a Catania: “Per l'azienda sono stata vittima di un infortunio sul lavoro”

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Di Paolo Salvatore Orru
http://notizie.tiscali.it/

“Per l'azienda sono stata vittima di un infortunio sul lavoro”. L’amara dichiarazione è stata rilasciata a Repubblica dalla dottoressa aggredita il 20 settembre scorso in un ambulatorio vicino a Catania. Un’affermazione resa ancora più bruciante da un’altra asserzione: "Un anno e mezzo fa ci fu un episodio simile in una guardia medica a pochi chilometri da qui. Di notte una dottoressa che era accompagnata da una parente fu malmenata, rapita, costretta a prelevare del denaro in un bancomat e poi abbandonata in campagna. Fui io, allora, nelle vesti di coordinatrice di presidio del mio stretto sanitario a denunciare il fatto, a chiedere più sicurezza ai dirigenti dell'Asp". Insomma, il dramma si sarebbe potuto evitare.


Le guardie giurate

"Il sangue mi ribolle nelle vene come la lava dell'Etna, lo scriva questo, sono arrabbiata per quello che mi è successo, ma non solo per le violenze subite", "posso dire solo una cosa: io sono stata violentata anche dalle istituzioni", ha insistito la dottoressa. "Mi sono ritrovata in quella brutta situazione a difendere la mia vita per colpa dei dirigenti dell'Asp", sottolinea. "Nessuna vera sicurezza è stata presa nei confronti dei medici in prima linea".

Le porte blindate

Per dirla tutta, l’azienda qualcosa la fece: dotò le guardie mediche di porte blindate all'interno. “Una follia perché di fatto si trasforma un ambulatorio in un bunker. Fortunatamente quelle porte le abbiamo lasciate sempre aperte, al contrario non mi sarei mai salvata. Misero anche un telefono da pochi euro per il collegamento con i carabinieri e un sistema di video sorveglianza interno. Risultato? Io lì dentro pensavo di morire mentre il mio aggressore sfasciava tutto”.

Non c'è lieto fine

L'ultima constatazione: “La nostra professione si è snaturata, è soffocata dall'affanno di evitare le denunce, di seguire pedissequamente i protocolli. Sfugge un concetto fondamentale: noi dobbiamo curare le persone". Dopo la drammatica esperienza vissuta, non è più entrata in ambulatorio: "Ci sono tornata dopo un giorno per recuperare un paio di orecchini che avevo perso quella notte e, al quale, ero legata affettivamente perché un regalo di mio marito. Ma sono entrata. Un collega me li ha recuperati".

L'avvocato dell’aggressore

L'avvocato dell’aggressore ha sottolineato come il suo assistito, Alfio Cardillo, 26 anni, è incensurato e per questo ha chiesto al gip la concessione degli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. L’uomo è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Acireale dopo che alcuni vicini di casa hanno sentito nella notte la dottoressa urlare. I militari dell'Arma arrivati subito sul posto hanno soccorso la donna, che era senza vestiti, e bloccato, l'uomo che aveva i pantaloni abbassati.

Violenza sessuale, lesioni e sequestro di persona

La Procura di Catania che ne ha disposto l'arresto, gli contesta i reati di violenza sessuale, lesioni e sequestro di persona. La dottoressa, tramite i suoi legali, ha presentato denuncia contro il 26enne e ha annunciato che si costituirà parte civile nel processo. Cardillo ha detto al gip di aver avuto un violento mal di denti e di aver tentato di sedare il dolore bevendo alcolici. Per questo sarebbe andato alla Guardi medica dove la dottoressa avrebbe somministrato un antidolorifico per via intramuscolo. "Quello che è successo dopo - ha sottolineato l'avvocato - lui non lo sa spiegare. L'unica cosa che ha ripetuto più volte è stato 'non ero io, sono veramente pentito'".

Il procuratore di Catania

Ci penseranno i magistrati a giudicarlo, ma una cosa è certa: vale più una guardia giurata armata di una porta blindata dall’interno. E’ dello stesso parere il procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, titolare dell'inchiesta: "Che nella guardia medica non ci fosse alcuna protezione è un dato oggettivo che si dovrebbe modificare. Auspico che venga adottato un adeguato sistema di tutela, come le guardie giurate. Un medico si deve recare al lavoro e non in un campo di battaglia. Auspichiamo che la situazione si modifichi"
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