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La guerra della Francia all’Italia: così vuole 'prendersi il sud della Libia'

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Di Mauro Indelicato

Il sud della Libia è forse una parte del paese meno nota alle cronache, essendo l’ex colonia italiana maggiormente urbanizzata sulla costa, ma non per questo meno importanti. Anzi, è  proprio da lì che confluiscono le carovane di contrabbandieri e di trafficanti di esseri umani che dal Niger portano i migranti sulle coste. Territorio desertico, dominato da diverse tribù in lotta tra loro dopo la caduta di Gheddafi, questa zona del paese ha visto le proprie fazioni incontrarsi lo scorso anno a Roma su iniziativa del ministro Marco Minniti per cercare accordi in grado di riappacificare la regione del Fezzan e, al contempo, cercare di frenare l’arrivo di migranti dal Niger. Un’iniziativa tutta italiana che adesso però potrebbe essere superata da un’analoga proposta francese: a dirlo è stato, nei giorni scorsi, un rappresentante della tribù degli Awlad Suleiman, secondo cui Parigi starebbe trattando per un nuovo accordo tra le fazioni in grado di sostituire quello italiano.

Il duello per la Libia si sposta nel sud

Così come dichiarato in una nota riportata dall’agenzia di stampa AgenziaNova, uno dei principali leader della tribù degli Awlad Suleiman ha fatto presente che tra l’8 ed il 12 aprile scorso si sono svolti alcuni colloqui tra rappresentanti delle diverse fazioni del sud della Libia a Niamey. Tali incontri, tenuti quindi non a caso nella capitale del Niger, sarebbero stati direttamente organizzati dai francesi: “E’ stata una delegazione proveniente dalla Francia – questo il racconto di al Senoussi Masoud della tribù degli Awlad Suleiman – Ad organizzare l’incontro. Si tratta di un’iniziativa che ha voluto far sedere attorno uno stesso tavolo noi ed altre tribù del sud”. La stessa fonte che ha parlato dell’iniziativa francese, ha poi spiegato sempre ad AgenziaNova la circostanza secondo cui l’accordo che Parigi sta cercando di promuovere dovrebbe andare a sostituire quello di Roma.
“L’accordo siglato in Italia – afferma ancora al Senoussi Masoud – Rappresenta una base indispensabile, ma l’accordo non è stato rispettato in primo luogo per colpa del governo di unità nazionale e dunque guardiamo con favore ad altre iniziative”. La Francia quindi, impegnata in queste ore in Libia nella ricerca di un sostituto di Haftar, vorrebbe adesso scavalcare l’Italia nel sud del paese, lì dove lo scorso anno Roma ha anticipato sul tempo gli altri attori internazionali presenti sul campo per tentare un accordo tra le tribù del Fezzan. Sfruttando la ripresa delle ostilità a Sebha, principale città della regione, così come un’instabilità che mina dalle fondamenta gli accordi siglati in Italia, Parigi prova ad imporsi come parte indispensabile per mettere armonia tra le fazioni impegnate a sfidarsi tra le due del Sahara.
Nel braccio di ferro che, a dispetto delle parole pronunciate da Macron all’europarlamento, tra Italia e Francia è presente su più fronti, si inserisce adesso anche il predominio nel sud della Libia. Roma, che ha già subito lo smacco francese per le mancate missioni in Niger ed in Tunisia, potrebbe dunque incassare in Africa un altro colpo dai cugini transalpini.

La situazione delle tribù nel Fezzan

Poco popolata, ma molto importante: la regione del Fezzan in Libia è sempre stata decisiva per il controllo del paese ed anche Gheddafi ha investito ingenti risorse per tenere a bada le tribù durate i suoi 42 anni di governo. Tante le fazioni presenti, rappresentanti ciascuna di clan e famiglie che compongono alcune delle tribù più importanti. La sopra citata fazione degli Awlad Suleiman è araba ed è sempre stata ostile ai Qadhadhfa, tribù a cui appartiene la famiglie Gheddafi: le due parti nel 2016 sono entrate in uno scontro aperto a Sebha nella cosiddetta “guerra della scimmia”, che ha lasciato sul campo centinaia di vittime. Gli Awlad Suleiman appartengono alla grande dinastia dei Senussi, fondatori della congregazione religiosa della Senussia, da cui discendeva tra gli altri anche Re Idris I, rovesciato dal colpo di Stato di Gheddafi del 1969.
Le altri tribù principali in campo tra le dune del Fezzan, corrispondono grossomodo a due importanti etnie da sempre “padrone” del deserto: da un lato i Tuareg, popolo di origine berbera, dall’altro i Tebu, di origine invece sub Sahariana ed etiope. A Niamey gli incontri hanno riguardato soprattutto gli Awlad Suleiman ed i Tebu, ma potrebbero essere stati presenti anche rappresentanti delle altre tribù sopra citate. Una cosa appare certa: la Francia anche nel sud della Libia non vorrà stare con le mani in mano, specie perché dalla stabilità nel Fezzan dipendono molto anche le sorti dello stesso Niger, paese fondamentale per gli interessi economici ed energetici transalpini.
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