Il Messico va a sinistra. Vince Lopez Obrador (al terzo tentativo), Trump si congratula subito

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Il tweet di Donald Trump è arrivato prestissimo, quando lo spoglio era ancora pienamente in corso. Il presidente americano si è voluto congratulare con Andrés Manuel López Obrador, leader della sinistra, per la sua vittoria nelle presidenziali messicane. "Sono ansiosissimo di poter lavorare con lui. C'è molto che può essere fatto per beneficiare a Stati Uniti e Messico!" ha scritto The Donald.
A stretto giro sono arrivati i complimenti dei principali sfidanti. Ricardo Anaya (Pan-Prd), secondo nelle intenzioni di voto, ha dichiarato ai media che "la tendenza favorisce López Obrador", José Antonio Meade (Pri) ha riconosciuto che "le tendenze del voto non ci favoriscono", mentre il candidato indipendente Jaime Rodríguez ha ammesso: "Le tendenze non mi favoriscono in questa elezione. Mi rallegro con López Obrador per la sua vittoria".
Poi le conferme, man mano che lo spoglio va avanti. La vittoria di Lopez Obrador è ampia. Poco dopo la chiusura dei seggi, gli exit poll delle principali tv del Paese, Televisa e Azteca, avevano fornito una anticipazione della 'valanga' di voti ottenuti dal vincitore, che era al suo terzo tentativo di assicurarsi la massima carica dello Stato, assegnandogli 20 punti di vantaggio sugli avversari. Questa tendenza è poi stata confermata dai primi dati di un 'conteggio rapido' realizzato sulla base di seggi campione dall'Istituto nazionale elettorale (Ine), per cui Amlo, come lo chiamano i militanti con un acronimo del suo nome, avrebbe vinto superando la soglia del 53% dei voti. Dietro di lui Ricardo Anaya (Pan-Prd) è sopra al 22% e José Antonio Meade (Pri) si sarebbe fermato fra il 15,7 ed il 16,3%. L'affluenza alle urne è stata fra il 62,9 ed il 63,8% degli aventi diritto.
Mentre decine di migliaia di persone si sono riunite nella storica piazza dello Zócalo a Città del Messico, López Obrador ha pronunciato un primo discorso in cui ha invitato i messicani alla riconciliazione. Ed ha assicurato che la coalizione da lui guidata (Juntos Haremos Historia) "non punta a costruire una dittatura, per cui i cambiamenti promessi avverranno in base all'ordine istituzionale esistente". López Obrador ha infine garantito "libertà di espressione, imprenditoriale e religiosa" ed ha ribadito il primato dei diritti consacrati nella Costituzione.

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