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Il coronavirus e gli Usa: colpo al cuore dell’impero?


Di Matteo Luca Andriola

Sono oltre 200mila i casi di nuovo coronavirus a New York. Lo ha dichiarato il governatore Andrew Cuomo, e si contano oltre oltre 10mila deceduti. Nel Stati Uniti in totale i casi sono 217.263 con oltre 25mila decessi.
Trump ha affermato che il Paese deve aspettarsi “settimane molto, molto dolorose”. I decessi statunitensi attualmente superano quelli in Cina. Trump ha detto di valutare seriamente il bando sui viaggi in Usa dal Brasile dove il suo amico e alleato, Jair Bolsonaro, continua a sminuire i rischi della pandemia, definendo il virus “una lieve influenza”.
La situazione peggiore è a New York, dove Andrew Cuomo – il cui fratello minore, Chris Cuomo, giornalista della Cnn, è risultato positivo al test – ha paragonato la difficoltà di trovare apparecchiature mediche a “essere su eBay insieme ad altri 50 stati, a fare offerte per un ventilatore”. Un numero sorprendentemente alto di persone potrebbe già essere stato infettato e non mostrare sintomi, ha detto il direttore dei Centers for Disease Control and Prevention. Questa consapevolezza ha portato Cdc a considerare di ampliare le linee guida e all’opportunità di far indossare mascherine anche alle persone sane.
Un’altro tsunami legato al coronavirus è quello abbattutosi sul mercato del lavoro americano. Quasi 3,3 milioni di lavoratori hanno fatto richiesta di sussidi di disoccupazione nella settimana terminata il 21 marzo, oltre 6 milioni in quella successiva. Un esercito senza precedenti nella storia moderna degli Stati Uniti, cinque volte tanto il precedente massimo storico di 695.000 che risale all’ottobre del 1982. Le regioni al cuore della pandemia negli Stati Uniti appaiono le più colpite anche sotto il profilo economico e del lavoro. La Pennsylvania guidava già al 21 marzo la classifica con stime statali di 378.908 richieste, rispetto a 15.439 la settimana precedente, seguita dall’Ohio con 187.784 (contro sole 7.046 in precedenza), dalla California con 186.809, dal Texas con 155.657 e dal New Jersey con 155.454. New York ha riportato 80.434 richieste contro 14.272 nell’immediato passato.
Moody’s Analytics ha ipotizzato la scomparsa complessiva di cinque o sei milioni di posti di lavoro solo nel mese di marzo, che a sua volta rappresenterebbe un record. Nel mese peggior mese della grande recessione anni or sono, il marzo 2009, furono persi circa 800.000 posti di lavoro. In tutta la grande recessione scattata nel 2008 andarono perduti 8,7 milioni di impieghi. Il tasso di disoccupazione, di fronte a simili numeri, potrebbe salire presto oltre il 10% dai minimi record del 3,5 per cento. Mickey Levy di Berenberg anticipa che nel corso del secondo trimestre il tasso di senza lavoro negli Usa raggiungerà il 12% e altri economisti hanno indicato che, in assenza di interventi che si rivelino efficaci, nei prossimi mesi potrebbe salire anche oltre il 20 per cento.
Il problema sistemico americano – che potrebbe avere gravi conseguenze per il futuro, e non solo in campo economico ma anche geopolitico – è legato al fatto che il numero di morti ha ormai superato quelli della stessa Repubblica Popolare Cinese, da dove è partita la pandemia, e la stessa Italia, il secondo focolaio al mondo, è il limite di un sistema sanitario su base statale e non nazionale, dove in questi casi la mancata standardizzazione è diventato un serissimo problema (un pò come l’Italia, come qualcuno ha notato, con la regionalizzazione del sistema sanitario).

Un sistema sanitario alle strette

Al di là della propaganda di Trump, secondo cui «l’America è il Paese più grande del mondo. Abbiamo i migliori scienziati, medici, infermieri e operatori sanitari. Abbiamo il più grande sistema sanitario, esperti, scienziati e medici in tutto il mondo», così migliore la sanità USA non è. E a dirlo sono gran parte gli analisti che si occupano di studiare il sistema sanitario del Paese, oltre la cronaca di questi giorni. Il sistema è fragile, con 2,8 letti d’ospedale ogni 1.000 persone, circa 46.500 posti letto per terapia intensiva, 160.000 ventilatori. Secondo le proiezioni, nel caso di focolaio moderato (e i dati dimostrano che la questione è peggiore che da noi, e in Italia la situazione è grave), serviranno 200.000 letti in terapia intensiva, e non ci sono. Mancano i tamponi per effettuare i test – secondo dati forniti dai media americani, al 31 marzo ci sarebbe stato materiale per testare 850mila persone, su di una popolazione che ammonta a 329 milioni.
Secondo il Commonwealth Fund, che classifica regolarmente i sistemi sanitari di una manciata di Paesi sviluppati, nel 2017 il più basso rendimento veniva attribuito agli Stati Uniti. La situazione non è cambiata molto, anzi! Infatti, il Commonwealth Fund, a fronte dell’emergenza COVID-19, nei giorni scorsi esordiva con ‘Coronavirus Reveals Flaws in the U.S. Health System’. Perchè? I perché sono molti, e alla base c’è il fatto che «negli Stati Uniti, 30 milioni di persone non hanno un’assicurazione sanitaria. Altri 44 milioni hanno una copertura così ridotta che sono sempre preoccupati per i costi di assistenza». In riferimento all’emergenza COVID-19, poi, preoccupa che: «non abbiamo cure primarie adeguate negli Stati Uniti. Abbiamo un enorme deficit rispetto ad altri Paesi avanzati di fornitori di prima linea», «parte della debolezza o della vulnerabilità del sistema sanitario è che non ci sono abbastanza centri di assistenza primaria», e, ovviamente, «l’assistenza sanitaria negli Stati Uniti è troppo cara».

Le conseguenze sulla posizione geopolitica Usa

Questa pandemia cambierà non poche cose, e l’ambito “strutturale” tenderà a condizionare alla lunga quello “sovrastrutturale”, compreso quello geopolitico.
Perché dico questo? Donald J. Trump, repubblicano, ha chiesto maggiori investimenti da parte dello Stato, e nell’ottica repubblicana la cosa è innovativa (almeno per come sono i repubblicani dagli anni Ottanta), ergo, il presidente sta cercando di cambiare certi paradigmi tipici degli Stati Uniti dall’era reaganiana. Come fa un paese a mantenere il primato geopolitico ai danni di Cina e Russia con milioni di americani che stanno perdendo il lavoro – regolato da leggi ultraflessibili – e fanno domanda di sussidio di disoccupazione, che pesa sulle casse dello Stato? Come fa un paese a mantenere il primato geopolitico ai danni delle nazioni emergenti – che si fonda anche sulla spesa militare, intelligence ecc. – quando non riesci a frenare una pandemia perché nel tuo stesso sistema, che si regge sull’individualismo sfrenato e la devoluzione dei poteri locali, fatichi a imporre una regola unica nazionale per fermare tutto, e devi chiedere pieni poteri come in tempo di guerra? Come fa a frenare un’epidemia mai vista prima, accentuata dalla globalizzazione, con un sistema sanitario nazionale ridotto all’osso, dove prevale quello privato e dove i posti in terapia intensiva sono dosati col contagocce, dove un tampone costa 3.000$ e dove due settimane di degenza ospedaliera, senza copertura assicurativa, costa al privato cittadino ben 35.000$? Come fai a mantenere una supremazia geopolitica quando una fetta consistente dei tuoi cittadini non ha coperture sanitarie e sociali, e può propagare ulteriormente il virus, divenendo ulteriori vettori d’infezione? Come farai a contenere una pandemia facendo finta che l’American Way of Life, così com’è stata concepita da dopo la crisi economica del 1974, va bene così com’è, quando in alcune città americane come Los Angeles o Las Vegas, capitale del gioco, del “vizio” e del divertimento, alcune centinaia di senzatetto, gli “homeless” (che in America abbondano: un censimento recente ne ha identificati 553.742 per la precisione), sono stati sistemati nel parcheggio di un complesso per conferenze e partite di baseball dopo che la struttura che li ospitava è stata chiusa causa coronavirus, una sorta di dormitorio a cielo aperto, senza ovviamente tettoie e ripari ma entro delle strisce dipinte sull’asfalto, divisi in modo da rispettare la distanza di sicurezza ma con un effetto simile a quello dei posti auto?

USA, Trump contro gli Antifa: vuole inserirli tra i gruppi terroristi


Di Salvatore Santoru

In un recente tweet l'attuale presidente statunitense Donald Trump ha scritto di voler inserire gli 'Antifa' nella lista dei gruppi terroristici domestici. Trump ha sostenuto che gli stessi militanti antifa sarebbero 'codardi' che 'attaccano gli indifesi con mazze da baseball'.

L'attacco di Trump è arrivato a seguito degli scontri di Portland tra gli stessi antifa e il gruppo dell'estrema destra noto come 'Proud Boys'. Negli stessi scontri, è stato gravemente ferito il giornalista Andy Ngo.

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/politica/2019/07/usa-trump-vuole-classificare-gli-antifa-come-unorganizzazione-terrorista-002957569.html

Il sopravvissuto dell’Olocausto David Tuck contro il paragone tra il nazismo e la politica anti-immigrazione: 'Paragone nato da ignoranza e supponenza'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente il sopravvissuto all'Olocausto David Tuck è stato intervistato dal 'The Daily Caller'(1). Nella sua intervista video, Tuck ha detto ciò che pensa sui quotidiani paragoni che vengono fatti tra Trump e Hitler(2).

Più specificatamente, l'uomo di origine ebraica ha sostenuto che chi sostiene che “Trump è come Hitler” e/o che vi siano “campi di concentramento” per “migranti” è 'un atto di ignoranza, supponenza e di sovversione dei fatti'.

NOTE:

(1) The Daily Caller

(2) Informare X Resistere

Il Messico va a sinistra. Vince Lopez Obrador (al terzo tentativo), Trump si congratula subito

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Il tweet di Donald Trump è arrivato prestissimo, quando lo spoglio era ancora pienamente in corso. Il presidente americano si è voluto congratulare con Andrés Manuel López Obrador, leader della sinistra, per la sua vittoria nelle presidenziali messicane. "Sono ansiosissimo di poter lavorare con lui. C'è molto che può essere fatto per beneficiare a Stati Uniti e Messico!" ha scritto The Donald.
A stretto giro sono arrivati i complimenti dei principali sfidanti. Ricardo Anaya (Pan-Prd), secondo nelle intenzioni di voto, ha dichiarato ai media che "la tendenza favorisce López Obrador", José Antonio Meade (Pri) ha riconosciuto che "le tendenze del voto non ci favoriscono", mentre il candidato indipendente Jaime Rodríguez ha ammesso: "Le tendenze non mi favoriscono in questa elezione. Mi rallegro con López Obrador per la sua vittoria".
Poi le conferme, man mano che lo spoglio va avanti. La vittoria di Lopez Obrador è ampia. Poco dopo la chiusura dei seggi, gli exit poll delle principali tv del Paese, Televisa e Azteca, avevano fornito una anticipazione della 'valanga' di voti ottenuti dal vincitore, che era al suo terzo tentativo di assicurarsi la massima carica dello Stato, assegnandogli 20 punti di vantaggio sugli avversari. Questa tendenza è poi stata confermata dai primi dati di un 'conteggio rapido' realizzato sulla base di seggi campione dall'Istituto nazionale elettorale (Ine), per cui Amlo, come lo chiamano i militanti con un acronimo del suo nome, avrebbe vinto superando la soglia del 53% dei voti. Dietro di lui Ricardo Anaya (Pan-Prd) è sopra al 22% e José Antonio Meade (Pri) si sarebbe fermato fra il 15,7 ed il 16,3%. L'affluenza alle urne è stata fra il 62,9 ed il 63,8% degli aventi diritto.
Mentre decine di migliaia di persone si sono riunite nella storica piazza dello Zócalo a Città del Messico, López Obrador ha pronunciato un primo discorso in cui ha invitato i messicani alla riconciliazione. Ed ha assicurato che la coalizione da lui guidata (Juntos Haremos Historia) "non punta a costruire una dittatura, per cui i cambiamenti promessi avverranno in base all'ordine istituzionale esistente". López Obrador ha infine garantito "libertà di espressione, imprenditoriale e religiosa" ed ha ribadito il primato dei diritti consacrati nella Costituzione.

Trump definisce Kim Jong-Un un "rocket man". E Razzi gli risponde come solo lui sa fare

GETTY/TWITTER
Antonio Razzi, questa volta, veste i panni di Maurizio Crozza, e non il contrario. Con ironia il senatore di Forza Italia risponde su Twitter a Donald Trump, che in un crescendo di tweet aveva definito Kim Jong-Un un "rocket man", cioè "l'uomo dei razzi".
"Ho parlato con il presidente sud coreano Moon. Gli ho chiesto cosa fa il Rocket Man (Kim Jong-Un, ndr)". Tra le migliaia di commenti spicca quello di Razzi che, in un inglese scolastico, chiosa: "Presidente, non si confonda. Io sono il Rocket Man". Cioè lui è Razzi. E come dargli torto.
A Radio Cusano, Razzi annuncia che il viaggio per la Corea del Nord è stato rinviato: "Non per paura, sia chiaro! Io non ho paura di niente e di nessuno perché sono sempre stato così nella mia vita". E continua: "Qualcuno chiama Kim Jong Un 'Ciccio Kim'? Se lui lo sapesse non si arrabbierebbe, sa che scherzare fa bene al cuore. È un uomo di mondo, sa stare allo scherzo".

Lo scambio di complimenti tra Donald Trump e Melania è la risposta migliore alle polemiche sulla loro relazione

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http://www.huffingtonpost.it/2017/05/27/lo-scambio-di-complimenti-tra-donald-trump-e-melania-sono-la-ris_a_22112550

Uno scambio reciproco di complimenti tra Donald Trump e sua moglie Melania. A sorpresa, a Sigonella, è stata la first lady a prendere la parola per prima, ricordando i principali momenti del lungo viaggio - nove giorni - che l'ha vista assieme al marito Donald Trump in Arabia Saudita, Israele, Vaticano, Roma e Bruxelles.




"Siamo stati benissimo - ha esordito la moglie di Trump davanti alle truppe americane, per l'occasione vestita con un abitino nero - abbiamo visto cose stupende, ringraziamo tutti molto, è stato un viaggio incredibile, mio marito ha lavorato tantissimo e sono molto orgogliosa di lui".

Melania ha passato in rassegna i suoi impegni da first lady nei vari paesi visitati. "A Roma - ha detto - ho avuto l'onore di incontrare sua santità Papa Francesco e poi la visita all'ospedale Bambino Gesù". La first lady americana ha raccontato che, mentre era tra i malati, un ragazzino ha saputo che avrebbe ricevuto il cuore da un donatore. "Non dimenticherà mai quel momento, gli auguro che si riprenda in fretta".

Insomma, "un viaggio davvero speciale. Non dimenticherò mai le donne e i bambini incontrati ". Melania ha poi ringraziato i soldati americani di stanza a Sigonella e tutti i militari: "Grazie a voi, alle famiglie che hanno sofferto. Il vostro sacrificio non sarà trascurato e dimenticato". Poi ha passato la parola al marito: "È mio grande onore introdurre il presidente degli Stati Uniti" Donald Trump.

"L'America ha il dono di avere grandissimi diplomatici ma non credo che gli Usa possano avere un emissario migliore di Melania, grazie Melania", ha detto il presidente degli Usa Donald Trump a Sigonella, dopo il vertice di Taormina.

TRUMP PASSERA' LE VACANZE IN SARDEGNA? NO, E' UN PESCE D'APRILE DELL'UNIONE SARDA... MA IN FUTURO CHISSA'

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Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato dall'Unione Sarda(1) Trump e famiglia trascorreranno le vacanze in Sardegna.
 Secondo quanto scritto nell'Unione, la notizia teoricamente sarebbe stata "top secret" ma è diventata di pubblico dominio e stando ad essa Donald e Melania Trump avrebbero accettato l'invito di un'amico magnate russo proprietario di un gigantesco complesso di ville e di un'esclusiva spiaggia privata in Costa Smeralda.
Lo "scoop" in realtà è un pesce d'aprile della redazione web dell'Unione Sarda(2) e l'articolo che ho scritto su "Blasting News" è volutamente enfatizzato.

Buon 1 Aprile !

NOTE:

(1)http://www.unionesarda.it/articolo/politica_italiana/2017/04/01/ferie_in_sardegna_per_donald_trump_fervono_i_preparativi_per_gara-1-585138.html

(2)http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/04/01/trump_in_vacanza_a_olbia_il_pesce_d_aprile_della_redazione_web_de-68-585442.html

PER APPROFONDIRE-ARTICOLO SU BLASTING NEWS
http://it.blastingnews.com/tv-gossip/2017/04/trump-trascorrera-le-vacanze-in-sardegna-001595701.html

AHMADINEJAD SCRIVE A TRUMP: 'MOLTO BENE LA CRITICA ALLA RECENTE POLITICA ESTERA USA,MA CAMBI SULLA QUESTIONE MIGRATORIA E RISPETTI MAGGIORMENTE LE DONNE'

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Di Salvatore Santoru

L'ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad ha recentemente scritto una lettera all'attuale presidente statunitense Donald J Trump.
Ahmadinejad ha ha espresso pareri positivi per la critica di Trump agli effetti della recente politica estera imperialista degli States, augurandosi che metta fine "agli interventi americani in Medio Oriente e all'arroganza dei suoi predecessori”, in quanto “l'ingerenza americana nel mondo ha portato instabilità, guerra, divisioni, morte e lo spostamento dei popoli”.
Nella stessa lettera, l'ex presidente iraniano ha anche rimproverato Trump per il controverso progetto di legge sull'immigrazione sostenendo che "nessuno può considerarsi il padrone e vedere gli altri come ospiti” e che negli USA si dovrebbe mostrare “rispetto per la diversità dei popoli e delle razze”.
Inoltre, Ahmadinejad ha consigliato a Trump di avere più rispetto per le donne sostenendo che "i grandi uomini della Storia hanno dato prova del più grande rispetto verso le donne”.

FONTI UTILIZZATE PER L'ARTICOLO:

http://www.askanews.it/esteri/2017/02/26/cosa-c%C3%A8-scritto-nella-lettera-che-ahmadinejad-ha-indirizzato-a-trump-top10_20170226_134332/

http://www.ilgiornaleditalia.org/news/esteri/885820/La-lettera-di-Ahmadinejad-a-Trump.html

TRUMP,IL NUOVO HITLER? ECCO PERCHE' QUESTA AFFERMAZIONE E' UNA CAGATA PAZZESCA !

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Di Salvatore Santoru

Sin dall'inizio della campagna presidenziale di Donald J Trump si è sostenuto che il neopresidente statunitense sarebbe un "vero fascista" o addirittura un vero e proprio "Hitler moderno".
Non sono stati pochi coloro che hanno dichiarato che la sua elezione rappresentasse un nuovo 1933 o che i suoi primi provvedimenti sarebbero di stampo "hitleriano", e non sono pochi coloro che vedono analogie tra la sua politica e personalità e quella hitleriana.
Ma, al di là del fatto che la sua elezione è stata completamente diversa da quella hitleriana e al di là del fatto che Hitler aveva un consenso quasi assoluto dal suo popolo ai tempi e di certo non autorizzava proteste di migliaia e migliaia di persone sostenendo che siano "parte della nostra democrazia", vediamo quante reali somiglianze possano esistere tra Hiter e il nazismo e Trump, concentrandoci sulla sua personalità e le sue opinioni ...
Ovviamente alcune questioni affrontate sono inconsistenti, ma vale la pena fare questo "confronto" almeno per curiosità.

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  • Per iniziare, è vero che Trump ha origini tedesche.Peccato che già questo aspetto non provi nulla, difatti Hitler è stato certamente il Fuhrer della Germania ma non era tedesco.Era austriaco.
  • Ovviamente Hitler odiava gli ebrei,mentre a una buona parte della comunità ebraica piace assai Trump e Trump è fortemente favorevole all'esistenza di Israele.Inoltre, la figlia Ivanka si è convertita da tempo all'ebraismo.
  • Hitler vedeva di buon occhio l'islamismo politico e tra le religioni monoteiste preferiva l'Islam, che apprezzava nel suo "spirito guerriero" da contrapporre all'ebraismo e alla "debolezza cristiana".Al contrario, Trump è fortemente antislamista e vede generalmente di buon occhio cristianesimo e ebraismo.
  • In politica estera Hitler era un'ardente interventista e il suo obiettivo era quello di espandere i confini della Germania nell'Est dell'Europa.Al contrario, Trump è isolazionista e sostiene una politica estera non interventista nonché,almeno così dice nei suoi discorsi, di collaborazione con gli altri paesi.
  • Hitler e i nazisti consideravano inferiori gli slavi.Trump si è pure sposato con una slava.
  • Hitler considerava la Russia una civiltà inferiore e da eliminare, Trump è stato accusato di essere troppo filo-russo.
  • Hitler utilizzò come leit motiv della sua politica il fatto che la Germania era stata maltrattata dal Trattato di Versailles e dalle potenze vincitrici della Prima Guerra Mondiale, Trump è a guida della più grande superpotenza mondiale.
  • Hitler detestava e voleva distruggere l'Occidente giudeocristiano e preferiva il concetto di 'Europa' a quello di 'Occidente',Trump viene percepito dai suoi supporter come colui che vuole difendere i 'valori occidentali',sia quelli di origine giudeocristiana/grecoromana che quelli più moderni di origine laica e illuminista.
  • Trump adora ovviamente la ricchezza,il lusso e il denaro.Hitler li odiava.
  • Trump è tendenzialmente critico dell'ambientalismo.Al contrario, il regime nazista si basava su una politica radicalmente ambientalista.
  • Trump è tendenzialmente critico dell'aborto.Hitler era a favore dell'aborto eugenetico, necessario ai fini della preservazione fisica e razziale del popolo tedesco.
  • Trump è considerato un sostenitore dello junk food.Hitler era fortemente salutista e il regime nazista considerava il cibo industriale e tendenzialmente "poco naturale" un grave pericolo per la salute fisica e razziale del popolo tedesco.
  • Caratterialmente, Trump e Hitler sono molto distanti
  • Trump è sfuggito ben cinque volte al servizio militare, Hitler si è arruolato volontario nella Prima Guerra Mondiale.
  • Trump è generalmente malvisto nell'ambiente militare statunitense, Hitler ebbe un notevole sostegno proprio dall'ambiente militare tedesco.
  • Hitler era favorevole alla costruzione di una potente élite che si distanziasse dal popolo, Trump sino ad ora è stato eccessivamente "antielitista" .

MUSLIMBAN, TRUMP AUTORIZZA L'ENTRATA DI 872 PROFUGHI

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Di Salvatore Santoru

La Casa Bianca ha comunicato di aver autorizzato l’ingresso negli Usa di 872 profughi nonostante l’ordine esecutivo,rinominato "Muslim Ban" che ha vietato per 120 giorni l’ingresso negli Usa a tutti i rifugiati e per 90 giorni ai cittadini di 7 Paesi in prevalenza musulmani. 
Come riportato dal Corriere della Sera(1) la notizia è stata resa nota dal responsabile dell’Ufficio Dogane e e Frontiera (Cbp) Kevin McAleenan.

NOTE:

(1)http://www.corriere.it/esteri/17_gennaio_31/muslim-ban-trump-fa-un-eccezione-apre-confini-872-profughi-f86c4b00-e7de-11e6-8168-2d40923ac04f.shtml

Il miracolo di Trump? Una protesta globale per una globalizzazione migliore

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Di Francesco Grillo
Trump è stato di parola. Aveva promesso un miracolo ed un miracolo sta compiendo in tempi talmente brevi da superare anche le sue stesse aspettative.
In una sola settimana, con i suoi “ordini presidenziali” ed, in particolar modo, con l’ultimo sul congelamento immediato degli ingressi negli Stati Uniti dei cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica, sta riuscendo nell’impresa di far nascere un movimento globale che va Mosul a New York, dalle organizzazioni non governative al governo inglese. Al punto che, persino, l’Europa sembra esserne vagamente risvegliata.
Un movimento globale che non si batte per la difesa di una globalizzazione dell’economia che non convince più, ma per una globalizzazione di diritti e valori che può essere il famoso antidoto al “populismo” che, da tempo, cercavamo. È un’ipotesi politica. Ma potenzialmente di forza uguale al nazionalismo che dilaga e di direzione contraria: un’idea che, se Trump insiste, potrebbe diventare la più grossa novità del 2017. E che non può non entrare di prepotenza nell’agenda politica italiana, a cominciare da quella di Matteo Renzi che appare intenzionato a misurarsi con la scommessa di dover vincere elezioni politiche difficilissime.
In effetti, dalla storia di queste settimane, emergono con grandissima chiarezza due messaggi assai forti. Quasi due pilastri sui quali è possibile costruire, forse, una proposta politica finalmente all’altezza dei nostri tempi.
Il primo messaggio è che l’ascesa “inconcepibile” di Trump, la stessa vittoria “inaudita” della Brexit, nonché il successo dei “populismi” (di destra, sinistra o ibridi come il M5S), sono tutti il frutto diretto dell’altrettanto fragoroso fallimento di qualsiasi tentativo da parte delle organizzazioni internazionali di governare la globalizzazione negli ultimi vent’anni. Globalizzazione che ha avuto meriti straordinari ma che, adesso, si sta fermando proprio per assenza di una leadership politica.
La sconfitta delle organizzazioni internazionali che in Europa viene vissuta, quasi esclusivamente, come crisi dell’Unione. In realtà molto più numerosi sono le istituzioni in crisi: Nazioni Unite, Fondo Monetario Internazionale, Nato. Non c’è più una guerra che riescano ad evitare o un conflitto che riescano a comporre; non una crisi finanziaria che riescono a prevedere o un Paese sull’orlo del precipizio da debito che riportano fuori dalla convalescenza. Ma è, soprattutto, sui fenomeni che segneranno il secolo ventunesimo che meglio si misura l’assenza di politica globale rispetto a processi fortemente globalizzati: non c’è nessuno che abbia anche solo cominciato a pensare di che tipo di regolazione possono aver bisogno le piattaforme digitali che della prossima rivoluzione industriale saranno le infrastrutture, come le strade e le ferrovie lo furono di quella dell’ottocento.

ECCO PERCHE' LA DECISIONE DI TRUMP DI VIETARE L'INGRESSO AI MIGRANTI DI 7 PAESI ISLAMICI E' UN FORTE ERRORE

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Di Salvatore Santoru

La controversa decisione dell'amministrazione Trump di vietare l'accesso ai migranti di 7 paesi costituisce un'errore,un forte errore.
Difatti non è bandendo completamente tutte le persone di un determinato paese "critico" che si combatte il terrorismo e l'estremismo, anche e sopratutto per via che questa decisione può creare problemi a una marea di persone oneste che con terrorismo ed estremismo non c'entrano niente.
Tuttavia bisogna anche tenere conto del fatto che perlomeno l'amministrazione Trump,nonostante questo grossolano errore, sembra intenzionata a fare realmente qualcosa contro il terrorismo e l'estremismo islamista, mentre sino ad ora si sono sentite tante parole e condanne ma ben pochi fatti.
Sperando che impari da questo errore si potrebbe anche sperare che l'amministrazione Trump faccia veramente qualcosa contro terrorismo e estremismo islamista.

NOTE:

(1)http://gds.it/2017/01/28/trump-stop-a-ingressi-da-7-paesi-musulmani-sospeso-per-120-giorni-il-programma-rifugiati_621860/

BERLINO,MANIFESTANTE ANTI TRUMP INTONA "ALLAH AKBHAR" IN MEZZO ALLA PIAZZA: VIDEO



Di Salvatore Santoru

Negli USA sta facendo parlare di sè nei vari blog della controinformazione e/o "informazione alternativa" un'episodio avvenuto durante la manifestazione contro l'insediamento di Donald Trump a Berlino.
Ad un certo punto,come ripreso nel video riportato sopra,si vede un gruppo di ragazze ,presumibilmente "femministe radicali", con gli slogan della potesta come "Pussy Grabs Back","Love Trumps Hate","End White Supremacy" e a un certo punto prende il microfono una ragazza che intona "Allah Akbhar".
Ovviamente non si sa bene qualche sia il contesto e probabilmente questo video sta venendo strumentalizzato dall'informazione alternativa di destra visto che potrebbe essere stato solamente un momento di intonazione di diversi canti religiosi, ma comunque risulta interessante e dovere d'informazione riportare tale fatto.

BERLINO,MANIFESTANTE ANTI TRUMP INTONA "ALLAH AKBHAR" IN MEZZO ALLA PIAZZA

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Di Salvatore Santoru

Negli USA sta facendo parlare di sè nei vari blog della controinformazione e/o "informazione alternativa",tra cui "Infowars" e "Truthfeed"(2), un'episodio avvenuto durante la manifestazione contro l'insediamento di Donald Trump a Berlino.
Ad un certo punto,come ripreso nel video riportato sopra,si vede un gruppo di ragazze ,presumibilmente "femministe radicali", con gli slogan della potesta come "Pussy Grabs Back","Love Trumps Hate","End White Supremacy" e a un certo punto prende il microfono una ragazza che intona "Allah Akbhar".
Ovviamente non si sa bene qualche sia il contesto e probabilmente questo video sta venendo strumentalizzato dall'informazione alternativa di destra visto che potrebbe essere stato solamente un momento di intonazione di diversi canti religiosi, ma comunque risulta interessante e dovere d'informazione riportare tale fatto.

Per chi ne sapesse di più sulla vicenda, condivida le sue info o faccia sapere la sua opinione nei commenti, ne sarei grato :).

NOTE:

(1)http://www.infowars.com/video-anti-trump-feminsts-chant-allahu-akbar-during-protest-in-germany/

(2)http://truthfeed.com/video-unbelievable-anti-trump-feminists-chant-allahu-akbar-during-protest-in-germany/48477/

Trump dice che il Messico deve trattarlo con rispetto

Trump dice che il Messico deve trattarlo con rispetto

http://www.askanews.it/top-10/trump-dice-che-il-messico-deve-trattarlo-con-rispetto_711992705.htm

 Donald Trump chiede al Messico di trattare gli Usa "con rispetto" altrimenti un incontro con il suo leader "sarebbe privo di frutti". Partecipando al ritiro dei repubblicani al Congresso a Philadelphia (Pennsylvania), il presidente americano ha insinuato che ha deciso "con" il presidente messicano Enrique Pena Nieto la cancellazione della visita di quest'ultimo in Usa. L'annuncio tuttavia è arrivato da Città del Messico.
L'appuntamento era previsto martedì prossimo; questa mattina Trump aveva minacciato di annullare l'incontro se il Messico non dava la sua disponibilità a pagare per il muro che lui vuole costruire. Pena Nieto tuttavia non ha intenzione di versare alcun peso, motivo per cui ha deciso di non vedere il nuovo leader Usa. A24/Spa/Int2

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