Terra contro mare: l’Occidente e la sfida tra gli imperi nella visione di Virgilio Ilari

giu 10, 2021 0 comments


Di Lorenzo Giardinetti

Quando Serse, il Re dei re, decide di invadere la Grecia si trova davanti ad un primo ostacolo: attraversare con il suo immenso esercito l’Ellesponto -lo Stretto dei Dardanelli-.

Il sovrano persiano ordina la costruzione di un lungo ponte di barche, che viene spazzato via dalle onde, egli decide allora di punire il mare per l’insolenza verso il grande re di Persia e decreta una pena esemplare: l’Ellesponto dovrà essere fustigato.

A raccontarcelo è Erodoto nelle sue Ίστορίαι, dove viene narrato l’intero svolgimento delle guerre persiane.

Nell’opera emerge particolarmente la differenza di valori culturali che separa il mondo greco, riunito sotto l’egida dell’Impero Ateniese e la Persia: se i Greci infatti si battono da uomini liberi, per difendere la propria patria e le proprie istituzioni democratiche, l’esercito di Serse è composto da sudditi, obbligati ad seguire gli ordini e le manie di grandezza di un autarca.

Nulla di diverso in realtà dalla dialettica che oggi viene espressa fra il cosiddetto Occidente, in capo agli USA, “campione” della liberal-democrazia e dei diritti e le potenze orientali, Russia e Cina, descritte come post-democrazie autoritarie.

Nelle  Ίστορίαι possiamo trovare molti elementi che sembrano sussurrare alla nostra attualità, probabilmente perchè le contingenze geografiche spesso sono immutabili o perlomeno assimilabili e tendono a realizzare anche sistemi valoriali e istituzionali strettamente correlati.

La caratteristica principale che si presenta come costante nella Storia e che anche Erodoto ci presenta è l’antagonismo fra Imperi Marittimi e Imperi Continentali.

I primi, come Atene, costruiscono la propria supremazia sul controllo delle rotte commerciali e su una dominazione soft, segnata da alleanze e da punti di appoggio discontinui, atti a mantenere la supremazia navale.

I secondi invece necessitano di continuità territoriale e spesso hanno territori molto vasti e caratterizzati da una grande demografia, nonché da un altro numero di risorse interne ai propri confini.

Obbiettivo di entrambi è pero avere la possibilità di potersi muovere e commerciare liberamente da un capo all’altro dello spazio di momentanea maggiore centralità, arrivando spesso a contendersene i terminali geografici. Al centro del conflitto greco-persiano troviamo infatti il controllo delle poleis elleniche dell’Asia Minore, cadute sotto il dominio della Persia, ma reclamate e sobillate nelle rivolte dai greci.

Anche nell’atto stesso della fustigazione dell’Ellesponto, a volerne trarre un insegnamento geopolitico, emerge la ricerca di continuità territoriale da parte dell’impero continentale Persiano e la sua difficoltà nel rapportarsi al mare.

Sarà proprio sulle acque, d’altronde, nella battaglia di Salamina che i Greci invertiranno l’esito del conflitto, infliggendo una decisa sconfitta alla flotta persiana.

Senza volerlo Erodoto nella sua narrazione, nel manifestare la superiorità navale dei greci e nel sottolineare i costanti tentativi di Serse di modificare la geografia per non incorrere nell’ostacolo marittimo, anticipa le teorie alla base della geopolitica moderna.

Nel 1890 l’ammiraglio statunitense Alfred Thayer Mahan pubblica The Influence of Sea power upon History: 1660-1783, dove, partendo da un’attenta analisi storiografica, descrive la centralità del potere marittimo quale elemento fondante dell’egemonia globale dell’Impero Britannico.

Mahan legge quale principale costante storica la contrapposizione che si viene a creare fra Imperi del Mare e Imperi Continentali, osservando come i primi presentino maggiori punti di forza.

Le contingenze geografiche nella sua analisi diventano quindi particolarmente influenti sui processi storico-politici, segnando le movenze degli attori nazionali sullo scacchiere globale.

Per Mahan infatti gli imperi marittimi, tendono a coalizzarsi contro quelli terrestri.

Per meglio comprendere cosa spinga a tale contrapposizione è utile abbinare il pensiero di un altro nume tutelare della moderna geopolitica: Halford Mackinder.

Nel 1904 alla Royal Geographical Society presenta il suo articolo “The Geographical Pivot of History”, dove viene espresso il concetto di Heartland (cuore della terra).

Tale area, fondamentale per la dominazione globale, viene identificata nei territori centrali della penisola eurasiatica, totalmente sotto il controllo dell’impero russo.

La lezione di Mackinder è lapalissiana “Chi controlla l’heartland controlla il mondo”, a patto però che disponga dei necessari sbocchi per esprimere il potenziale interno.

Attorno al cuore della terra troviamo infatti il cosiddetto Rimland, caratterizzato da paesi fondamentali, per il proprio sviluppo e la propria posizione, come terminali strategici.

Ciò che un impero marittimo, basato sulla discontinuità e sul controllo delle vie di comunicazione marittime, deve impedire , per mantenere la propria egemonia, è che una potenza continentale possa collegare l’heartland al rimland e quindi sostanzialmente avere libertà di movimento e di commercio, con soluzione di continuità territoriale, da un capo all’altro di quella che Mackinder chiama Isola Mondo, identificato come il continente eurasiatico.

Il potere marittimo diventa quindi la risposta, funzionale ed efficace come evidenziato da Mahan, al potere continentale.

É proprio internamente a questa contrapposizione che, secondo lo storico militare Virgilio Ilari, nasce il moderno Occidente.

Tutti i conflitti degli ultimi duecento anni sarebbero infatti da ascrivere ad un grande conflitto, a fasi alterne più o meno latente, fra l’Impero russo e l’Impero britannico – e successivamente americano-.

Il primo asse occidentale nasce infatti sulla alleanza, dopo secoli di ostilità, fra l’Inghilterra e la Francia, nella necessità di impedire alla Russia di trovare quella continuità territoriale fra i due capi dell’isola mondo tanto temuta.

L’attuale Occidente – nel quale gli americani hanno sostituito gli inglesi come egemoni- e le attuali dispute geopolitiche non sarebbero che il seguito di questo grande conflitto – che Ilari fa risalire precisamente al 1763, anno della fine della Guerra dei Sette Anni– del mondo anglosassone contro quello russo.

Fra un impero marittimo, discontinuo e quindi necessitato a presentarsi come liberale nell’ottica di costruire e mantenere alleanze e Imperi continentali (oggi Russia e Cina) a cui non occorre lo strumento liberal-democratico per mantenere il controllo di territori già sotto il loro controllo.

L’incubo peggiore per gli Stati Uniti oggi è infatti un possibile asse Berlino-Mosca-Pechino, ovvero il realizzarsi del collegamento dell’heartland ai due terminali opposti dell’isola mondo.

Nulla di diverso dalle paure britanniche di più di un secolo fa, basate esattamente sulla necessità di sventare un’asse russo-germanico che fosse capace di connettere il cuore dell’Impero Russo allo sviluppo tecnologico-militare della Germania.

Anche la Belt and Road Initiave (la “Nuova Via della Seta”) non è altro che il tentativo per mano di cinese di costruire quella continuità territoriale che dalle coste dell’Indo-Pacifico arrivi direttamente nel cuore della penisola europea: motivo principale per cui gli USA non possono permettere che il progetto abbia successo, tentando in qualsiasi modo di screditare e ostacolare l’iniziativa.

FONTE: http://osservatorioglobalizzazione.it/dossier/dibattito-sulloccidente/occidente-e-la-sfida-tra-gli-imperi-nella-visione-di-virgilio-ilari-automatica/

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