Michael Baden, patologo forense di fama mondiale: “Epstein non si è impiccato, riaprite le indagini”


Di Roberto Vivaldelli

Immaginate una cella isolata in un carcere federale, un miliardario accusato di crimini orribili, e una morte che solleva più domande che risposte. Non è il plot di un thriller hollywoodiano, ma la realtà di Jeffrey Epstein, il finanziere pedofilo morto nel 2019 mentre attendeva il processo per traffico sessuale. Oggi, una voce autorevole dal passato riemerge per scuotere le certezze ufficiali: il dottor Michael Baden, patologo forense di fama internazionale, presente all’autopsia, insiste per una riapertura delle indagini. In un’intervista esclusiva al Telegraph, Baden esprime forti dubbi profondi sulla versione ufficiale del suicidio del finanziere-pedofilo. Dubbi che, peraltro, aveva già sollevato all’epoca e che ora torna a ribadire con forza.

Baden era presente al momento dell’autopsia

Baden, ingaggiato dalla famiglia di Epstein come osservatore indipendente, non ha condotto l’esame post-mortem ma era lì, fianco a fianco con il medico legale di New York. «Al momento dell’autopsia, concordammo che servivano più informazioni per determinare causa e modalità della morte”, ha rivelato al Telegraph. Il referto iniziale? «Pending», ovvero in sospeso, con caselle per suicidio e omicidio lasciate vuote. Ma solo cinque giorni dopo, la capo medico legale Barbara Sampson – assente dall’esame – ha capovolto tutto: morte per impiccagione, modalità suicidio. Baden la definisce una decisione “superseded”, ovvero sovrascritta, senza ulteriori indagini. «Non ho visto prove di studi supplementari», ha aggiunto, sottolineando come in casi sospetti ci vogliano settimane o mesi per una conclusione definitiva.

“Tre fratture anomale”

Qui entra in scena l’evidenza fisica, che Baden paragona a un puzzle incompleto. Il referto descrive tre fratture al collo: una all’osso ioide sinistro e due alla cartilagine tiroidea. «In 50 anni di revisioni di morti in carcere, non ho mai visto tre fratture in un suicidio per impiccagione», ha dichiarato Baden al Telegraph. «Anche una sola frattura richiede indagini per omicidio; due o tre, assolutamente».

Testi medici, secondo lui, non riportano tali lesioni in suicidi simili. Sampson ribatte che fratture simili accadono in entrambi i casi, ma Baden insiste: «I reperti sono più coerenti con una compressione da strangolamento omicida che con un’impiccagione suicidaria». E il solco del laccio? Non circonferenziale, con abrasioni irregolari e emorragie che puntano a una pressione esterna, non a un semplice cappio.

E il nodo? Un lenzuolo arancione trovato sulla scena che non corrisponde alle ferite, come notato da Baden: «Non era liscio come il lenzuolo; i marchi sul collo richiedevano un materiale diverso». Peggio ancora, la gestione della scena: corpo spostato prematuramente all’infermeria, tempo di morte «perso», e guardie confuse su come Epstein fosse stato trovato. «Hanno mosso il corpo, un errore grave che ha perso prove cruciali», ha detto Baden al Telegraph. Una scena del crimini inquinata, forse volontariamente? Il sospetto è legittimo.

Baden, 91 anni, non è nuovo ai casi eclatanti: ha testimoniato per O.J. Simpson (poi ritrattando), indagato sugli assassinii di Kennedy e Martin Luther King, e esaminato George Floyd, contestando rapporti ufficiali. Le sue conclusioni su Epstein? «La morte fu probabilmente causata da pressione di strangolamento piuttosto che impiccagione». Fbi e Dipartimento di Giustizia insistono sul suicidio, ma Baden ribatte: «Con tutte le informazioni disponibili ora, è necessaria un’ulteriore indagine».

Il giallo della morte

Come abbiamo sottolineato su InsideOver, dopo la morte di Epstein sono emerse numerose criticità. Come tutte le prigioni federali, scriveva al tempo il New York Times, il Metropolitan Correctional Center di Lower Manhattan ha un programma di prevenzione dei suicidi pensato per i detenuti che rischiano di togliersi la vita.

Dopo l’apparente tentativo di tre settimane prima, Epstein, 66 anni, fu messo sotto stretta sorveglianza e riceveva valutazioni psichiatriche quotidiane. Ma solo sei giorni dopo, il 29 luglio, quella misura è stata tolta: non era più necessario, almeno secondo la direzione del carcere. Dodici giorni dopo, è stato trovato senza vita per un apparente suicidio. Le guardie che facevano il loro giro mattutino hanno trovato il suo corpo alle 6:30 del mattino. Tutto molto strano considerato il fatto che, poche settimane prima di morire, come riportato dal Daily Mail, Epstein aveva confidato alle guardie del carcere che qualcuno voleva ucciderlo. Solo negligenza? O c’è dell’altro?

A tingere il tutto di nuovi misteri è la pubblicazione di nuovo filmato proveniente dalle telecamere di sorveglianza. Come riporta Cbs News, di recente, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (Doj) ha diffuso documenti che indicano che gli investigatori hanno notato una “forma di colore arancione” che si muoveva su una scala verso il livello isolato e chiuso dove si trovava la cella di Epstein, intorno alle 22:39 del 9 agosto 2019. Con tutti questi elementi che gettano ombre sulla versione ufficiale, riaprire le indagini, come suggerisce Baden, sarebbe d’obbligo. Ma le autorità americane non sembrano aprire a quest’ipotesi.

FONTE: https://it.insideover.com/media-e-potere/michael-baden-patologo-forense-di-fama-mondiale-epstein-non-si-e-impiccato-riaprite-le-indagini.html

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