Di Giuseppe Gagliano
Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, è stato ucciso ieri in uno scontro con le forze di sicurezza messicane. Il blitz ha provocato scontri in diverse località del paese, con strade bloccate e incendi, ma si parla anche di scontri a fuoco con già 26 morti.
El Mencho ha costruito il Cartello Jalisco Nuova Generazione trasformando il narcotraffico da attività frammentata a organizzazione strutturata e disciplinata. Proveniente dal Messico rurale e con un passato negli Stati Uniti, ha sviluppato un modello criminale che unisce traffico di droga, controllo territoriale e potere economico. Il CJNG si è affermato rapidamente come una delle organizzazioni più potenti del Messico, funzionando come una vera impresa clandestina capace di investire, espandersi e consolidare il proprio potere attraverso estorsioni, contrabbando, riciclaggio e controllo dei corridoi logistici.Il denaro generato dal traffico di droga viene trasformato in potere stabile tramite attività di copertura, investimenti immobiliari e reti di complicità. In alcune aree il cartello ha assunto funzioni simili a quelle dello Stato, imponendo regole e controllando l’economia locale. La sua forza è stata anche la militarizzazione, con una struttura organizzata, reparti armati e capacità operative simili a quelle di una forza paramilitare. La violenza viene utilizzata come strumento strategico per intimidire rivali e istituzioni, creando un conflitto a bassa intensità in cui lo Stato rischia di apparire uno degli attori in campo.
Un fattore decisivo nella crescita dei cartelli moderni è stato il traffico di oppioidi sintetici, soprattutto il fentanyl, che ha reso il commercio più redditizio e facile da trasportare. Questa dinamica ha aumentato la pressione politica degli Stati Uniti sul Messico e ha alimentato una spirale di tensioni tra operazioni di sicurezza e reazioni violente delle organizzazioni criminali.
Il vero problema non è soltanto la figura del capo, ma la capacità del cartello di esercitare un potere parallelo dove lo Stato è debole o corrotto. In queste condizioni il CJNG diventa un attore che influenza sicurezza, economia locale, migrazioni e infrastrutture. La questione si muove quindi su tre livelli: interno, con lo Stato messicano impegnato a riaffermare la propria presenza sul territorio; bilaterale, con le pressioni degli Stati Uniti per contrastare il traffico di droga; globale, perché i profitti del narcotraffico entrano nei circuiti finanziari internazionali.
La scomparsa di El Mencho non significa la fine del cartello ma l’inizio di una fase instabile. Se la successione fosse rapida e riconosciuta l’organizzazione potrebbe continuare a operare con una leadership diversa. Se invece emergessero divisioni interne la violenza aumenterebbe, con fazioni e rivali pronti a competere per il controllo di rotte e territori.
Tra i possibili successori figurano Rubén Oseguera González, detto El Menchito, figlio del fondatore ma detenuto negli Stati Uniti, Audias Flores Silva, noto come El Jardinero e responsabile della sicurezza personale del leader, ed Erick Valencia Salazar, detto El 85, uno dei fondatori storici del cartello. Il potere reale dipende comunque dal controllo dei territori chiave e dei corridoi logistici.
Una fase di transizione favorirebbe soprattutto il cartello di Sinaloa, guidato da figure come Ismael Zambada García e dai figli di Joaquín Guzmán, che potrebbe tentare di riconquistare rotte e territori. Anche gruppi regionali più piccoli potrebbero approfittare della situazione per rafforzarsi localmente. Lo scenario più probabile non è il crollo del CJNG ma una redistribuzione del potere accompagnata da una nuova competizione violenta.
L’espansione del cartello è stata resa possibile anche da infiltrazioni nelle istituzioni locali e nelle forze di sicurezza. Diverse indagini hanno documentato casi di poliziotti e funzionari che fornivano informazioni o tolleravano le attività criminali. Episodi come l’abbattimento di un elicottero militare nel 2015 durante un’operazione per catturare El Mencho hanno mostrato la capacità del cartello di anticipare le mosse dello Stato grazie a informatori interni.
Sul piano finanziario il CJNG ha sviluppato reti di riciclaggio attraverso società di copertura, immobili e attività commerciali. Un ruolo centrale è stato svolto da Abigael González Valencia, leader della rete Los Cuinis, arrestato nel 2015. Le indagini statunitensi hanno individuato numerose aziende utilizzate per reinvestire i profitti del narcotraffico.
I legami del cartello non si fermano al Messico. Le indagini europee hanno evidenziato collaborazioni tra cartelli latinoamericani e organizzazioni criminali del continente. In Italia la distribuzione di droga verso l’Europa passa spesso attraverso reti controllate dalla ’ndrangheta, che gestisce importanti rotte marittime come quella del porto di Gioia Tauro.
Il CJNG dimostra come la forza di un cartello non dipenda solo dalla violenza ma dalla capacità di sfruttare le debolezze istituzionali e inserirsi nell’economia legale. Attraverso intimidazione, infiltrazione e una rete finanziaria globale, l’organizzazione ha costruito un sistema resiliente che convive con lo Stato e influenza dinamiche economiche e di sicurezza ben oltre i confini del Messico.
Una fase di transizione favorirebbe soprattutto il cartello di Sinaloa, guidato da figure come Ismael Zambada García e dai figli di Joaquín Guzmán, che potrebbe tentare di riconquistare rotte e territori. Anche gruppi regionali più piccoli potrebbero approfittare della situazione per rafforzarsi localmente. Lo scenario più probabile non è il crollo del CJNG ma una redistribuzione del potere accompagnata da una nuova competizione violenta.
L’espansione del cartello è stata resa possibile anche da infiltrazioni nelle istituzioni locali e nelle forze di sicurezza. Diverse indagini hanno documentato casi di poliziotti e funzionari che fornivano informazioni o tolleravano le attività criminali. Episodi come l’abbattimento di un elicottero militare nel 2015 durante un’operazione per catturare El Mencho hanno mostrato la capacità del cartello di anticipare le mosse dello Stato grazie a informatori interni.
Sul piano finanziario il CJNG ha sviluppato reti di riciclaggio attraverso società di copertura, immobili e attività commerciali. Un ruolo centrale è stato svolto da Abigael González Valencia, leader della rete Los Cuinis, arrestato nel 2015. Le indagini statunitensi hanno individuato numerose aziende utilizzate per reinvestire i profitti del narcotraffico.
I legami del cartello non si fermano al Messico. Le indagini europee hanno evidenziato collaborazioni tra cartelli latinoamericani e organizzazioni criminali del continente. In Italia la distribuzione di droga verso l’Europa passa spesso attraverso reti controllate dalla ’ndrangheta, che gestisce importanti rotte marittime come quella del porto di Gioia Tauro.
Il CJNG dimostra come la forza di un cartello non dipenda solo dalla violenza ma dalla capacità di sfruttare le debolezze istituzionali e inserirsi nell’economia legale. Attraverso intimidazione, infiltrazione e una rete finanziaria globale, l’organizzazione ha costruito un sistema resiliente che convive con lo Stato e influenza dinamiche economiche e di sicurezza ben oltre i confini del Messico.
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