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Movimento Cinque Stelle: un gigante con i piedi d’argilla


Di Mirta Quagliaroli *

La forte ascesa del M5S che lo ha portato al governo nel 2018 sostenuta dalla voglia di cambiamento pare essere già da tempo scemata nei sondaggi. Mentre il M5S sviluppava idee e modi idealizzati di intendere la politica e la società, le aspettative e le speranze che erano state riposte dai sostenitori grillini si infrangevano inevitabilmente contro la complessità dei fatti nella gestione della res pubblica. Succede sempre ai movimenti nati dalla protesta e dai comitati di cittadini nei territori sulle tematiche più disparate (dall’ambiente ai viccini, al 5G ecc..). Le proteste aggregano e portano consensi ai moviemnti che poi trasformatisi in forme partitiche perdono forza a causa della complessità del governare. 
La vera sfida, nel mondo globale dove tutto è interconnesso e le variabili sono di notevole quantità, è governare la complessità dei sistemi, aggravata dalla macchina amministrativa lenta e farragginosa.  Una formazione politica quindi deve procedere a una necessaria mediazione tra interessi contrapposti e trasformarla in un vantaggio per la collettività. Questa complessità ha reso necessario per il M5S rivedere e aggiustare i proclami elettorali ingenerando negli elettori una sensazione di sconfitta, di aspettative deluse e di distanza fatta di incomprensioni che originano dalla sua nascita:  protesta contro il sistema (i Vaffa-day ne sono una espressione).
Tra tutte le difficoltà di un movimento che ha voluto da sempre essere innovativo e rivoluzionario una in particolare nell’esperienza di chi scrive è la fuga dei cervelli (che è essa stessa causa ed effetto) e delle competenze soprattutto nei territori rispetto all’impegno politico.
Fin dall’inizio è stato lo slogan “uno vale uno” a convincere, coinvolgere e attirare nei meet up tante persone deluse deal’inconsistenza e staticità della classe politica. Pur nella consapevolezza che ci fossero delle valide ragioni nelle proteste contro il sistema politico e nella necessità di un cambiamento di paradigma, l’illusione che tutti potessero essere in grado di “fare politica”, come se per occuparsi della gestione della cosa pubblica bastasse avere buona volontà, niente altro che quello, oltre all’onestà, non ha apportato un innovativo modello di gestione della forma “partito politico”.
Accade così che nei territori non sia mai stata prevista nessuna forma di organizzazione nè di gerarchia legittimata dai sostenitori nei meet-up che sono sempre stati il luogo di discussione di tematiche locali. Basta questo a far comprendere il caos che il M5S si ritrova nei territori per mancanza di una struttura adeguata ad accogliere, integrare e formare le persone che potrebbero essere destinate a formare la classe politica locale. Ciò non accade, infatti, i cittadini destinati ad entrare nelle liste elettorali (anche nazionali) del M5S si selezionano attraverso candidature libere sul portale on line del M5S.
Accade così che nei territori ci siano più gruppi in competizione tra loro, ma anche all’interno dei gruppi ci siano spesso posizioni così distanti che sono causa di perenni conflitti e diatribe il più delle volte pubbliche. I fatti sul territorio nazionale sono stranoti, l’ultimo in ordine di tempo è la sfiducia alla sindaca imolese, e non sono certo edificanti.
Il fatto che nel M5S ci sia così tanta conflittualità anche sulle tematiche locali oltre che nazionali è da ricercare nella difficoltà di proporsi con un modello identitario e di visione che sia definibile e accettato dai suoi sostenitori e non interpretabile. In pratica nella vaghezza della proposta propagandistica c’è sempre stato ampio spazio di interpretazione senza che nessun dibattito pubblico abbia mai cercato di definirne i confini. La rappresentazione esemplare di tale dicotomia proviene da due grillini storici della prima ora, ora espulsi, divenuti sindaci di Imola e Parma. 
Capiamo meglio oggi che essi ovviamente provengono da aree politiche e ideologiche diverse, uno dalla sinistra e l’altra dalla destra, ciò nonostante entrambi convinti di aver sostenuto il progetto politico e la visione del M5S in aderenza alla loro area ideologica di riferimento. La stessa cosa potremmo notarla per quanto concerne le tematiche nazionali come ad esempio, libertà vaccinale, uscita dall’euro, TAV, ecc.
Considerando che la comunicazione  politica per essere efficace e ottenere consenso deve puntare ad un messaggio rassicurante che indichi soluzioni semplicistiche che per ovvie ragione non contemplano la complessità dei fenomeni e delle variabili, non dobbiamo stupirci dell’enorme successo del M5S e dell’ottima strategia comunicativa per un movimento nuovo senza storia. I problemi arrivano quando si governa, allorchè le soluzioni che si prospettano, obiettivamente e concretamente parlando, non sono quasi mai semplicistiche e rassicuranti nell’immediato ma si propongono di esserlo in prospettiva solo se tra tutti i soggetti coinvolti nella complessità dei problemi si riesce a mediare un accordo che accontenti e scontenti tutte le parti coinvolte.
Questa ambiguità si è riversata sui territori diventati nel tempo sempre più litigiosi. Se poi ci aggiungiamo le umane virtù, quali: gelosie, invidie e arrivismo, si comprende che la situazione sia sempre più ingestibile nel totale disinteresse dei “vertici” che si sono arresi accettando l’ineluttabilità dei conflitti financo ad arrivare al divieto di formare le liste per le elezioni amministrative.
Anche in riferimento all’esperienza di chi scrive e all’attività nei territori si può senza ombra di dubbio sostenere che i facilitatori di recente istituzione, nati proprio a tale scopo, per ora non si sono dimostrati  in grado di pacificare i territori, risultati totalmente inconsistenti.
Cosa serve allora?
Serve una struttura gerarchica elettiva, serve sapere chi ha la responsabilità di decidere sui territori, un soggetto che sia in grado di ascoltare tutti in un confronto costruttivo e abbia l’autorità per tirare le fila e decidere sapendo che deve accontentare e scontentare tutte le parti se necessario.
Non ha alcun senso la critica alla struttura partito solo perché le personalità al loro interno hanno avuto comportamenti umani: corruzione, collusione, ecc. Non è lo strumento il responsabile, ma il cattivo utilizzo dello strumento. È stata sicuramente una bella illusione momentanea quella di concepire la democrazia in forma diretta, ma che si è subito scontrata con la difficoltà di governare le proposte e la gestione del radicamento nel territorio di un movimento politico innestato in una forma repubblicana che è quella della “democrazia rappresentativa”. Il corpo intermedio, partito o movimento come lo si vuole chiamare, necessità di una struttura che possa portare – e produrre – le istanze dal territorio alla rappresentanza presente nelle istituzioni. Purtroppo, tutte le diatribe e gli scandali interni al movimento hanno dato prova eloquente di questo, e cioè che una struttura con solo la testa e i piedi è estremamente fragile. Come più volte ha evidenziato il politologo Aldo Giannuli.
Per questo ora più che mai serve un congresso (o assemblea costituente, che dire si voglia) dove il confronto deve definire i confini dei programmi e dei progetti politici consentendo un dibattito che non può essere sostituito da una votazione che si impone su ogni tematica a suon di maggioranze di voti on line. Serve che ci sia dibattito e condivisione e comprensione che in politica  e in democrazia necessita di tempo dedicato e attenzione perchè tutti si sia consapevoli e ci si impegni insieme per un progetto politico alla fine condiviso.
Solo così si potrà declinare anche nei territori la sensazione di essere partecipi davvero che è la causa del mancato radicamento territoriale del M5S. Senza radicamento territoriale non si ottiene consenso e non si attua nessuna strategia e progetto politica, come un gigante dai piedi d’argilla.
* Attivista ed ex consigliere comunale grillina

Di Maio ha annunciato le dimissioni da capo politico


Di Salvatore Santoru

Luigi Di Maio ha annunciato le dimissioni da capo del Movimento 5 Stelle.
L'annuncio, riporta il Fatto Quotidiano(1), arriverà alle 17 del 22 gennaio 2020.
Di Maio, segnala sempre il Fatto Quotidiano, aveva già annunciato la sua decisione ai ministri e ai viceministri pentastellati.

 Il discorso di Di Maio si terràsarà al Tempio di Adriano a Roma.

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/22/di-maio-annuncia-ai-ministri-m5s-le-dimissioni-da-capo-politico-alle-17-il-discorso-pubblico-crimi-reggente-come-previsto-dallo-statuto/5681587/

Governo, il commissario Ue Oettinger: “Se cambiano i toni da Roma, fare tutto il possibile per facilitare il lavoro del nuovo esecutivo”


Il commissario europeo al bilancio uscente Günther Oettinger, tedesco e membro del partito di Angela Merkel, saluta con favore l’accordo per un nuovo governo tra M5s e Pd e lancia un appello alla prossima Commissione che si insedierà a Bruxelles: “Se cambiano i toni da Roma, fare tutto il possibile per facilitare il lavoro del nuovo esecutivo italiano”. Il politico della Cdu ne ha parlato all’emittente tedesca Swr, durante la trasmissione Swr Talk of the Day, specificando che i temi su cui intervenire riguardano migranti e la prossima manovra. E tracciando comunque un paletto chiaro: “Ci sarà più spazio per una politica sociale, anche se i socialdemocratici sanno bene che il debito illimitato nell’Eurozona è un danno per tutti“.
Il nuovo incarico conferito a Giuseppe Conte è “uno sviluppo positivo“, ha detto Oettinger. Ora ci si aspetta dall’Italia “un governo che non lavori contro l’Europa” ma “per risolvere i problemi insieme all’Europa”. In questo senso, il commissario uscente auspica un nuovo dialogo “costruttivo”, che riguardi anche il tema dei migranti. “Da europei – ha affermato – dobbiamo riconoscere i compiti svolti dall’Italia per la sua posizione geografica e dobbiamo aiutarla“. Oettinger si riferisce soprattutto a un nuovo meccanismo di redistribuzione dopo i salvataggi in mare, “a cui partecipi anche l’Italia”. “Così la politica di Salvini non avrà più posto nel nuovo governo”, ha aggiunto il commissario uscente, che ha definito il leader della Lega “un populista che fa politica in costume da bagno“.

Dal punto di vista dei vincoli di bilancio, Oettinger spiega che il suo ottimismo per un nuovo esecutivo è dovuto soprattutto al fatto che eventuali elezioni si sarebbe tenute mentre l’Italia avrebbe dovuto scrivere “una manovra difficile ma importante” anche per la futura stabilità “dell’eurozona e della stessa Germania“. Per questo tra Bruxelles e Roma potrebbe nascere un dialogo per affrontare “i problemi dell’Italia e i compiti dell’Ue”, è l’aspettativa di Oettinger.
La replica di Salvini – “Questo governo nasce a Bruxelles per far fuori quel rompipalle di Salvini. E queste parole sono disgustosamente chiare”, ha replicato Salvini durante una diretta Facebook. “Oggi guarda caso – ha aggiunto – parla l’ex commissario tedesco Oettinger e dice che Bruxelles è pronta a fare qualsiasi cosa per far nascere questo governo e ricompensarlo. Quelli che ci hanno sempre richiamato all’ordine sulla legge Fornero e quant’altro”.

DEF, DELRIO(PD): 'Salvini vuole distruggere l'Europa dall'interno, solo i 5 Stelle non lo capiscono'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio ha parlato del Def durante la presentazione del libro La Lega di Salvini di Gianluca Passarelli e Dario Tuorto a Bologna.
Come riporta il Fatto Quotidiano(1), secondo il politico dem Salvini vorrebbe utilizzare il provvedimento per il suo disegno di distruzione dell'Europa.

Inoltre, secondo Delrio solo i 5 Stelle non avrebbero capito tale intenzione.

NOTA:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/09/28/def-delrio-pd-salvini-ha-un-disegno-lucido-e-preciso-distruggere-leuropa-solo-i-5-stelle-non-lo-hanno-capito/4656636

AUTOSTRADE, 'spaccatura' all'interno del governo: 5 Stelle spingono per nazionalizzare, Giorgetti contro la gestione statale

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Di Salvatore Santoru

'Piccola spaccatura' all'interno del governo sul caso Autostrade.
Come riporta la Stampa(1), il sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri Giancarlo Giorgetti si è detto alquanto critico nei confronti di una possibile gestione statale.

In tal modo lo stesso Giorgetti ha fatto intendere di non condividere la proposta di nazionalizzazione fatta dai 5 Stelle.
Più specificatamente, il sottosegretario ha affermato tali dichiarazioni durante il Meeting di Rimini.

Andando maggiormente nello specifico, Giorgetti ha sostenuto di non essere "persuaso che la gestione dello Stato sia di maggiore efficienza" e che "occorre agire in modo razionale e con rigore".

NOTA:

(1) http://www.lastampa.it/2018/08/21/italia/autostrade-il-governo-si-spacca-giorgetti-no-alla-gestione-statale-EWFQ3blCgWR7BKoCH28DWO/pagina.html

REDDITO DI CITTADINANZA: ecco com'é realmente la proposta dei 5 Stelle

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Di Salvatore Santoru

Negli ultimi tempi si è parlato molto della proposta grillina del reddito di cittadinanza(1), e in diversi casi è stata fatta anche molta disinformazione.
Ma che cos'è realmente questo reddito di cittadinanza a 5 Stelle?
Di seguito, verrà fornita una 'breve' spiegazione sul suo reale funzionamento.

La differenza tra il reddito di cittadinanza e il mero assistenzialismo

Quando si parla di 'reddito di cittadinanza' spesso si pensa a una misura di totale e mero assistenzialismo statale. Se bisogna dire che non raramente proposte simili hanno uno scopo chiaramente 'assistenzialistico', si deve riconoscere che nel caso specifico non è propriamente così.





Difatti, il reddito di cittadinanza proposto dai 5 Stelle somiglia fortemente ad un'indennità di disoccupazione, piuttosto che alla legge attualmente vigente in Alaska o altre leggi che contemplino un 'reddito di cittadinanza' di tenuta 'universale'.
Il fatto è che la proposta pentastellata non vale certamente per tutti e si basa su determinati requisiti(2).

I requisiti per ottenere il reddito di cittadinanza

Come già affermato, la proposta dei 5 Stelle non ha assolutamente 'valore universale' e prevede dei precisi requisiti.
Essi vanno dalla condizione di totale disoccupazione alla dimostrazione di avere un reddito o una pensione al di sotto della soglia di povertà.

Inoltre, bisogna sottolineare che il reddito di cittadinanza ha un valore temporaneo e chi ne beneficia
deve iscriversi necessariamente a un
centro per l'impiego e deve frequentare
dei corsi di formazione e di riqualificazione.

NOTE:


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MOVIMENTO 5 STELLE: i vertici vogliono ritirare la candidatura di Vitiello per il suo passato nella Massoneria

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Di Salvatore Santoru

I vertici dei 5 stelle vogliono ritirare la candidatura di Catello Vitiello.
Il motivo è il fatto che lo stesso Vitiello, candidato alla Camera dei Deputati e avvocato di professione, era iscritto in una loggia massonica, chiamata 'La Sfinge'.

Tale passato massonico è stato considerato incompatibile con il ruolo politico e lo stesso Vitiello ha sostenuto che non ritirerà la candidatura.

PER APPROFONDIRE,
http://it.blastingnews.com/politica/2018/02/movimento-5-stelle-un-candidato-faceva-parte-della-massoneria-002360071.html .

Berlusconi, un’ora di show dalla D’Urso: “M5s è una setta. Peggio dei post comunisti del 94”

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Ventitré anni dopo dalla prima discesa in campo, Silvio Berlusconi si dice convinto che ci sia ancora una volta “bisogno” di lui, questa volta per arginare un nuovo “pericolo”, quello di M5S: “Più che un partito, sono una setta e sono peggio dei post comunisti del ’94”, dice il Cavaliere ospite di Barbara D’Urso.
Quasi un’ora di intervista nel salotto di Domenica Live, dove l’ex premier spara a zero soprattutto sul Movimento guidato da “un vecchio comico” che se andasse al governo sommergerebbe gli italiani di tasse, insiste.
La sinistra, è la convinzione di Berlusconi, si è messa fuori gioco da sola a causa dei “dissidi interni” e quindi il vero nemico alle prossime elezioni sono i pentastellati, amici dei “peggiori magistrati militanti” che con loro “finirebbero al governo”. Da qui, l’appello “choc”, per stessa ammissione del Cav: “In questa situazione non andare a votare – afferma – sarebbe come suicidarsi”.
Non che non sia comprensibile, aggiunge, il “disgusto” che provano gli italiani nei confronti della politica ma è arrivato il momento secondo il leader di Forza Italia di superare qualsiasi resistenza ad andare a votare per mettere ko Beppe Grillo e i suoi, animati da “invidia e odio” verso i ricchi: sono una “formazione populista, ribellista, pauperista” e che per di più cambia sempre idea.
Ma gli avversari politici non sono i soli con i quali Berlusconi se la prende. Secondo il Cav, la vicenda Milan rappresenta un nuovo capitolo della battaglia portata avanti negli anni dai suoi detrattori anche nel mondo dell’informazione: “Tutte le volte che ci sono campagne elettorali e che si profila una mia vittoria, se ne inventano di tutti i colori; questa volta se ne sono inventata una che è stata prontamente smentita dalla procura: il fatto che si sia profittato della vendita del Milan per portare in Italia capitali che erano fuori dal paese non solo non è corrispondente al vero, ma farlo sarebbe da persone senza intelligenza” visto il clamore mediatico e la difficoltà dell’operazione.
Berlusconi comunque non si dà certo per vinto e dal salotto televisivo di Canale 5 (dove duetta con Barbara D’Urso e le fa promettere di chiedere a tutti gli invitati ‘cosa hanno fatto nella vita prima di candidarsi’) rilancia anche le priorità del programma del centrodestra, dall’aumento delle pensioni minime a 1000 euro, da estendere anche alle “mamme”, alla stretta sulle politiche sui migranti.
L’Italia è meno sicura secondo il Cav e questo lo si deve al fatto che ci sono “476mila immigrati che per mangiare devono delinquere”. Un fronte, quest’ultimo, sul quale si registra sintonia con gli alleati della Lega, con i quali invece manca ancora l’intesa sull’aliquota della flat tax che Salvini vuole inferiore al 20% e che invece per il Cav potrebbe essere anche al 23%.
Le coperture – assicura però – ci sono: “40 miliardi possono arrivare dalla lotta all’evasione e all’elusione”. Programmi sì, nomi no. Berlusconi infatti nell’intervista glissa sul nodo della candidatura alla presidenza della Regione Lazio dove, per il momento, continua a resistere il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. 

#ELEZIONI2018, Renzi contro i 5 Stelle: 'L'avversario del PD è l'incompetenza'

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Di Salvatore Santoru

Al Lingotto di Torino, in occasione della seconda giornata di lavori dell'assemblea nazionale degli amministratori locali Pd, Matteo Renzi ha criticato i 5 Stelle in occasione delle prossime elezioni politiche del 2018.

Come riporta l'ANSA(1), Renzi ha sostenuto che "Non puoi gridare onestà e alla prova dei fatti dimostrarsi incapace di risolvere i problemi", e che "Benedetto Croce diceva che governo onesto è quello capace. E allora l'incompetenza è il nostro avversario alle elezioni politiche 2018".

NOTA:

(1) http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2018/01/12/pd-al-via-assemblea-amministratori-locali-dem-a-torino-atteso-gentiloni-diretta_c669ee9f-d907-4c96-a00f-dc27345778a5.html

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