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NIGERIA, strage di Boko Haram fa 12 morti al mercato

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Di Salvatore Santoru

Nuova strage terroristica fatta dai miliziani di Boko Haram.
Secondo quanto riporta il Giornale(1) un commando del gruppo islamista radicale ha commesso una strage in un mercato del villaggio di Biu, uccidendo almeno dodici persone.

NOTA:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/mondo/nigeria-nuova-strage-boko-haram-12-morti-mercato-1469914.html

Nigeria, kamikaze si fa esplodere in moschea: almeno 50 morti. Sospetti su Boko Haram

Risultati immagini per Nigeria, kamikaze

https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/21/nigeria-kamikaze-si-fa-esplodere-in-moschea-almeno-20-morti-sospetti-su-boko-haram/3991311/

Un giovane kamikaze si è fatto esplodere in una moschea nella città di Mubi, nello stato di Adamawa nel nord della Nigeria uccidendo almeno 50 persone. Lo riferisce la polizia locale. Il giovane, 17 anni, ha azionato la cintura esplosiva che aveva addosso mentre arrivavano i fedeli per le preghiere del mattino mescolandosi alla folla. Sebbene per il momento non ci sia alcuna rivendicazione dell’attacco, i sospetti cadono sul gruppo estremista islamico Boko Haram. “Stiamo ancora accertando il numero delle persone rimaste ferite nell’esplosione perché si trovano ricoverate in vari ospedali del paese”, ha detto Othman Abubakar, portavoce della polizia. Si tratta dell’attentato con più vittime dallo scorso dicembre, quando due bambine kamikaze si erano fatte esplodere in un mercato causando 56 morti.

Lo stato di Adamawa confina a nord con quello del Borno, la patria del gruppo terroristico sunnita. La città di Mubi è stata sotto il controllo del gruppo terroristico fino al 2014 e non subiva attentati dalla sua liberazione. Durante la sua occupazione, i terroristi avevano rinominato la città Madinatul Islam, città dell’Islam. Negli ultimi sei anni, Boko Haram ha ucciso più di 20.000 persone e causato oltre 2 milioni di sfollati, secondo le stime fornite da Amnesty International e l’Onu.

Nigeria, le 82 liceali liberate da Boko Haram arrivate ad Abuja

(askanews) - Sono arrivate ad Abuja, dove sarenno ricevute dal presidente nigeriano Muhammadu Buhari le 82 liceali rapite più di tre anni fa e liberate ieri sera da Boko Haram.
"Queste 82 figlie di Chibok sono adesso ad Abuja", ha dichiarato Femi Adesina, portavoce della presidente su Twitter, precisando che le ragazze sono state condotte alla residenza presidenziale.
Le ragazze fanno parte di un gruppo di 276 giovani liceali che vennero rapite dal gruppo jihadista nel 2014, un sequestro di massa che aveva suscitato un'ondata di indignazione internazionale alla quale hanno aderito anche numerose celebrità mondiali grazie all'hashtag #bringbackourgirls. Dopo il rapimento 57 giovani riuscirono a fuggire da sole dai loro sequestratori. A ottobre 2016, un primo gruppo di 21 ragazze venne rilasciato, alcune delle quali con bambini nati durante il periodo trascorso in ostaggio.
Le 82 ragazze liberate ieri sera sono state scambiate con dei membri di Boko Haram detenuti, ha spiegato la presidenza. (fonte afp)

Nigeria, Boko Haram rilascia 82 studentesse rapite nel 2014

Risultati immagini per chibok girls
Sono state rilasciate dal gruppo terroristico islamico Boko Haram, 82 ragazze nigeriane rapite oltre tre anni fa a Chibok, mentre erano a scuola. A confermarlo è lo stesso ufficio del presidente. «Dopo lunghe trattative – si sottolinea in una nota diffusa via Facebook – le ragazze sono state rilasciate in cambio di alcuni detenuti sospettati di essere legati al gruppo Boko Haram. Le ragazze, attese ad Abuja, saranno ricevute dal presidente Muhammadu Buhari». Le ragazze si trovavano nella cittadina di Banki, alla frontiera fra la Nigeria e il Camerun, uno dei luoghi dove opera il gruppo islamista legato all’Isis. 

Le ragazze costrette da Boko Haram a convertirsi all’Islam

L’operazione è stata definita un grosso successo per le autorità della Nigeria, che hanno collaborato con la Svizzera, la Croce Rossa e altre organizzazioni non governative per portarla a termine.  Non si sa quante persone siano state rilasciate dalle autorità nigeriane in cambio della liberazione delle ragazze. Così come non si sa quante giovani sono ancora in mano ai miliziani, all’inizio ne erano state rapite 276 e nel corso di questi tre anni alcune sono scappate e altre sono state già liberate, le ultime 21 lo scorso ottobre. Le ragazze erano quasi tutte cristiane e dopo il sequestro molte sono state costrette a convertirsi all’Islam date in spose ai combattenti del gruppo jihadista.

NIGERIA: L'ESERCITO GOVERNATIVO ESPUGNA L'ULTIMA ROCCAFORTE DI BOKO HARAM

Cade l'ultima roccaforte di Boko Haram in Nigeria

Di Salvatore Santoru

L'esercito governativo nigeriano ha respinto(1) i miliziani islamisti radicali di Boko Haram dall'ultima roccaforte del gruppo, situata nella foresta di Zambia.
Cme riferito da "The Post Internazionale"(2) la notizia è stata resa nota dal presidente nigeriano Muhammadu Bihari in una dichiarazione ufficiale el 24 dicembre 2016.

NOTE:

(1)http://www.bbc.com/news/world-africa-38427462

(2)http://www.tpi.it/mondo/nigeria/esercito-respinge-ribelli-book-haram-nigeria

FOTO:Un ragazzo saluta un gruppo di militari a Maiduguri, nel Borno nord orientale. Credit: Reuters
via "The Post Internazionale".

Nigeria:bombe in moschea e in ristorante, almeno 44 morti.Si sospetta azione di Boko Haram

Bombe in Nigeria, almeno 44 morti

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/bombe-in-nigeria-almeno-44-morti_2120749-201502a.shtml

Due bombe, esplose in una moschea e in un ristoranted'élite frequentato da musulmani hanno ucciso 44 persone nella città nigeriana di Jos: almeno 67 i feriti. Secondo i testimoni, l'esplosione alla moschea Yantaya si è verificata mentre il predicatore invitava a una coesistenza pacifica. Gli attacchi non sono stati rivendicati, sospetti sui ribelli islamici di Boko Haram. Domenica una donna kamikaze si era fatta esplodere in una chiesa

Nigeria:miliziani di Boko Haram attaccano citta' di Maiduguri, 11 morti

Nigeria Boko Haram attaccano citta  di Maiduguri  11 morti

http://www.agi.it/estero/notizie/nigeria_boko_haram_attaccano_citta_di_maiduguri_11_morti-201505301453-ipp-rt10096

I miliziani di Boko Haram hanno lanciato una nuova offensiva nei dintorni della citta' di Maiduguri, capitale dello Stato del Borno, in Nigeria, e negli scontri sono morte almeno 11 persone. Lo hanno riferito i residenti e fonti della sicurezza.
  L'attacco arriva all'indomani del giuramento del nuovo presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, che ha promesso un giro di vite contro i guerriglieri islamisti e spostato il centro di comando per le operazioni militari dalla capitale Abuja proprio a Maiduguri.
  Nella notte si sono uditi colpi di armi di grosso calibro nella parte sudoccidentale della citta'; secondo una fonte militare gli scontri sono avvenuti nei pressi dell'insediamento di Mule, a circa 10 chilometri dalla capitale del Borno.
  "Un razzo lanciato da Boko Haram ha colpito un'abitazione nei pressi dell'area di Bulumkutu...e ha ucciso cinque persone.
  I nostri ragazzi hanno inoltre raccolto sei corpi in differenti zone", ha spiegato un membro della milizia locale, Mohammed Bunu. Venerdi' due bombe esplose a Tashan Alade, sempre nello Stato del Borno, avevano provocato sette morti.
  Non e' la prima volta che Boko Haram cerca di conquistare Maiduguri; citta' - peraltro - dove il gruppo jihadista e' stato fondato nel 2002 da Ustaz Mohammed Yusuf.

Nigeria: incinte 214 delle 687 donne e ragazze rapite da Boko Haram e recentemente liberate dai militari



Ben 214 delle 687 donne e ragazze rapite dal Boko Haram e liberate dalla controffensiva dell’esercito sono risultate essere incinte.
Ne ha dato notizia il direttore esecutivo dell’Unfpa (Fondo Onu per la popolazione) Babatunde Osotimehin, il quale ha aggiunto che “Non c’è dubbio che queste donne e i loro bambini abbiano subito così tanto da quando sono stati sequestrati o rapiti, per cui ci vorrà molto impegno per offrire loro il sostegno psico-sociale di cui hanno bisogno per un reinserimento nella loro vita precedente”. Osotimehin ha anche precisato che “Da quando abbiamo compreso che la portata della sfida è enorme e che non ci sono risorse umane sufficienti per farvi fronte, abbiamo chiesto assistenza alla comunità internazionale sul fronte delle risorse umane per collaborare al processo di guarigione di queste donne”.
Fin dall’inizio del conflitto islamista-secessionista del 2009, i jihadisti del Boko Haram sono entrati nei villaggi degli stati nord-orientali del Borno, Yobe e Adamawa distruggendo villaggi, trucidando persone (anche 300 in una sola occasione) e rapendo donne e ragazze, alcune delle quali hanno poi resistito aprendo il fuoco contro i militari intervenuti per liberarle. Ammonta a 15mila il bilancio complessivo della furia jihadista del Boko Haram, gruppo che si è riconosciuto nell’Isis, ma che ora sta retrocedendo grazie all’azione congiunta delle forze di Nigeria, Camerun, Benin, Ciad e Niger.
“L’Unfpa – ha continuato Osotimehin – sta “sostenendo tutte le donne con diversi livelli di cura”. Per quanto riguarda i bambini, Osotimehin ha fatto notare che “alcuni di quelli che sono stati liberati con le donne sono nati nella foresta e non sono mai usciti all’aperto prima della loro liberazione da parte dell’esercito”.

Fonte:http://www.notiziegeopolitiche.net/?p=52463

Foto:http://www.ansa.it

Nigeria: liberate duecento ragazze rapite da Boko Haram

BOKO HARAM

L’esercito nigeriano ha annunciato di aver liberato duecento ragazze e novantatré donne adulte sequestrate dal gruppo terroristico di Boko haram. Non è ancora confermato se le studentesse di Chibok, rapite più di un anno fa, si trovino nel gruppo. Nell’operazione l’esercito ha distrutto tre accampamenti dei jihadisti nella foresta di Sambisa, a sud di Maiduguri, la capitale dello stato di Borno.

Fonte:http://www.internazionale.it/notizie/2015/04/28/in-nigeria-liberate-duecento-ragazze-rapite-da-boko-haram

Foto:http://www.huffingtonpost.it

A chi fa comodo l'ascesa di Boko Haram ?

Di Mostafa El Ayoubi
Boko haram, ovvero “Movimento di gente della sunna per la predicazione e il jihad”, ha di recente dichiarato lealtà all’Isis. Boko haram fu fondato da Mohamed Yusuf nella città di Maiduguri, nel nordest della Nigeria, un anno dopo la tragedia dell’11 settembre 2001. Come per l’Isis, la sua missione dichiarata è quella di imporre alla popolazione sotto 
il suo controllo una visione rigorista dell’islam, seguendo la tradizione salafita in vigore nei paesi arabi del Golfo.
La rapida espansione del fenomeno Boko haram è stata in parte favorita dalla lotta interna per il potere tra i potenti politici del sud e quelli del nord. Nel 2006, quando Boko haram era ancora in una fase organizzativa di reclutamento e indottrinamento dei giovani diseredati del nord (a maggioranza islamica musulmana), Olusegun Obasanjo, allora capo di stato, originario del sud (a maggioranza cristiana), fece di tutto per impedire al suo vice, Atiku Abubakar (del nord) di diventare presidente. L’élite politica del nord ha ritenuto che i sudisti, di cui fa parte l’uscente presidente Jonathan Goodluck, abbiano violato un tacito accordo storico che prevede un’alternanza tra sudisti e nordisti alla presidenza della repubblica e ha quindi strumentalizzato il fattore confessionale, favorendo così gli estremisti di Boko haram.
Ma la recente alleanza tra Boko haram e Isis porta a interrogarsi sul ruolo geopolitico che stanno giocando alcuni paesi del Golfo nella crisi in Nigeria. I regimi monarchici come il Qatar e l’Arabia Saudita sono noti per il loro sostegno ideologico e finanziario ai jihadisti attivi oggi nella destabilizzazione di paesi arabi come Iraq, Siria, Libia, Libano, ecc.
Le petromonarchie arabe guardano con estrema attenzione alla Nigeria, perché la sua stabilità politica e sociale e la sua emancipazione economica costituiscono per loro un grosso problema. La Nigeria è il più importante produttore di petrolio in Africa, il 6° a livello mondiale; fa parte dell’Opec che i sauditi controllano in modo sistematico. L’Arabia Saudita, primo produttore mondiale, gioca da sempre un ruolo determinante nel mercato del petrolio. Quindi una Nigeria politicamente e socialmente instabile ed economicamente debole fa comodo agli sceicchi di Ryad. E Boko haram è funzionale alla loro strategia geopolitica.
Tuttavia, il ruolo di paesi come il Qatar e l’Arabia Saudita resta subordinato ai calcoli geopolitici – ben più importanti – delle grandi potenze occidentali: Usa e i suoi alleati europei. La manovra di Ryad di qualche mese fa, di aumentare la sua produzione di greggio per farne crollare il prezzo, è farina del sacco di Washington che spera con questo tipo di operazione di colpire l’economia russa (e anche quella di altri paesi nemici, come l’Iran e il Venezuela), che in parte si basa sugli introiti degli idrocarburi.
Il terrorismo jihadista oggi è un’efficace arma di destabilizzazione sociale, politica ed economica per mettere in ginocchio un paese. Ha funzionato bene in Iraq, in Libia e in Siria; perché non usarlo allora in Nigeria, che oggi rischia di sfuggire al controllo geopolitico delle grandi potenze occidentali, avvicinandosi di più alla Cina?
Dopo decenni di sfruttamento dei pozzi di petrolio da parte delle grandi multinazionali americane, inglesi e francesi, nel 2006 il governo nigeriano ha deciso di aprirsi a Pechino, stipulando una collaborazione con la China National Offshore Oil Corporation (Cnool). Ha inoltre ottenuto un prestito di un miliardo di dollari per rinnovare le ferrovie.
Nel 2008, Cnool inizia le sue attività produttive in Nigeria, e contemporaneamente gli Usa mettono in piedi Africom. Lo scopo “dichiarato” è quello di combattere il terrorismo. Ma il motivo vero è quello di mantenere un ferreo controllo geostrategico sull’Africa ed evitare che essa sviluppi rapporti con colossi emergenti come la Cina.
Con la scusa di combattere Boko haram – che qualche "malalingua", basandosi su file wikileaks, considera una creazione della Cia, come al-Qaida – gli Usa lavorano per l’insediamento permanente di Africom e l’incremento delle proprie basi militari in Africa. E la Nigeria, la più grande potenza demografica ed economica dell’Africa, non è compatibile con i progetti di Washington. Quindi deve essere destabilizzata e divisa!

Africa: ecco i gruppi armati che stanno sconvolgendo il continente

Boko Haram
Un muro della città di Damasak disegnato dal gruppo Boko Haram 
Di Federico Ciapparoni
1. Stato Islamico (IS)
Il gruppo islamista, nato in Siria e Iraq e guidato dal leader Abu Bakr al-Baghdadi, è stato uno degli ultimi gruppi jihadisti ad approdare sul suolo africano. La sua pericolosità, nota ormai al mondo intero, adesso minaccia anche il Continente Nero, usato (come rivelato dai militanti stessi) come crocevia per l’Europa. Così, se la Libia sembra essere la base africana del califfato, anche Egitto, Algeria, Tunisia e Marocco sono a rischio per la presenza di cellule jihadiste sul suolo nazionale. Secondo osservatori e analisti, proprio da questi paesi, l’ottobre scorso, sono partiti più di 5 mila “foreign fighters”, pronti ad unirsi alla causa del califfato, proclamato inizialmente in Siria e Iraq e poi diffusosi nelle vicine regioni mediorientali. L’attentato dello scorso marzo al Museo del Bardo di Tunisi, in cui hanno perso la vita 25 persone, è l’esempio più lampante della vicinanza e della pericolosità delle minacce dell’IS all’Europa.
2. Al Shabaab
Il gruppo insurrezionalista islamico somalo, fautore della strage che ha colpito il campus universitario keniota di Garissa giovedì 3 aprile, è attualmente uno dei gruppi armati jihadisti più pericolosi dell’Africa. La sua vicinanza con Al Qaida, sancita nel 2012 grazie ad un video dello stesso leader islamico al-Zawahiri, lo cataloga di diritto tra le minacce più grandi del mondo arabo. La sua base è, ovviamente la Somalia, dove negli ultimi anni si è reso particolarmente attivo nel tentativo di rovesciare il governo, attaccando tutti quei paesi che sono intervenuti militarmente per appoggiare il governo centrale. Come evidenziano le ultime notizie di cronaca, nel mirino di questo gruppo militare c’è il Kenya, già attaccato nel 2013 con un assalto a un centro commerciale di Nairobi. Le sue forze armate contano circa 8 mila uomini.
3. AQMI (al-Qaeda nel Maghreb Islamico)
Questo gruppo jihadista, noto anche con il nome di Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, nasce negli anni ’90 in Algeria, durante la guerra civile, con l’intento di rovesciare il governo e istituire un primo modello di Stato Islamico. La sua affiliazione, nel 2005, con al-Qaida ne sancisce forza e pericolosità, come testimoniato dal ruolo fondamentale ricoperto dal gruppo in occasione della guerra civile Maliana, che ha portato alla dichiarazione di indipendenza della parte nord del paese, abitata dai tuareg. L’Aqmi, oggi, è tornato ad essere molto attivo in Algeria, dove da mesi cerca di far cadere il governo centrale per instaurare un Regno Islamico dell’Africa Settentrionale. La sua pericolosità è stata accertata con la dichiarazione, da parte dei suoi leader, di voler attaccare obiettivi europei e americani. Il gruppo, seppur indebolito dall’attacco francese del 2013 in Mali, ha tanto seguito soprattutto in Algeria, dove risiedono la stragrande maggioranza dei suoi combattenti attivi, e nel Sahel, la fascia di terra che si estende tra il deserto del Sahara a nord e la savana del Sudan a sud.
4. Boko Haram
Boko Haram è un’organizzazione jihadista nigeriana, nota anche come Gruppo della Gente della Sunna per la propaganda religiosa e il Jihad, molto attivo in Africa. Fondata nei primi anni 2000 a Maiduguri, nel nord della Nigeria, da Ustaz Mohammed Yusuf, con il tempo il gruppo si è fatto conoscere anche inCamerun, in Niger e in Ciad per la sua violenta campagna militare e terroristica. Il fondamentalismo attivo di cui si fa promotore ha l’obiettivo di rovesciare il governo centrale nigeriano, presieduto da Abuja, al fine di creare uno Stato Islamico. Pretesa, questa, che ha avvicinato pericolosamente il gruppo all’IS, con il quale sembra abbia stipulato un’alleanza nei primi mesi del 2015. Il nuovo presidente della Nigeria, Muhammadi Buhari, ex generale dell’esercito, ha giurato, nel marzo dello scorso anno, di dedicare ogni sua attenzione e sforzo alla distruzione di questa pericolosa organizzazione. Boko Haram è dotato di una delle forze militari più numerose del continente: si parla di circa 10 mila uomini armati a disposizione del nuovo leader Abubakar Shekau, succeduto al fondatore Ustaz Mohammed Yusuf.
5. Consiglio della Shura dei Rivoluzionari di Bengasi
Si tratta di una coalizione militare con sede a Benghazi, in Libia, formata da forze armate islamiste e jihadiste come Ansar al-Sharia, Libya Shield 1 e altri gruppi. Nata nel giugno del 2014, questa organizzazione militare ha ricoperto un ruolo fondamentale nella seconda guerra civile libica, al punto da essere stata introdotta dall’IntelCenter (una società privata statunitense che offre i propri servizi e dati alle agenzie di intelligence) tra i 10 gruppi militari più pericolosi del mondo. La sua fondazione è avvenuta per far fronte a due avvenimenti importanti: l’avvio dell’Operation Dignity dell’ex colonnelloKhalifa Haftar e la sconfitta dei candidati islamisti alle elezioni della camera bassa del parlamento libico.
6. MUJAO
Noto anche come Movimento per l’Unicità e il Jihad in Africa Occidentale, il Mujao è un gruppo militare islamista nato nel 2011 con l’intento di portare la Jihad nell’Africa Nord-Occidentale. Diverse sono state le azioni militari che lo hanno portato a conoscenza dei servizi di intelligence internazionali, come ad esempio il coinvolgimento in prima persona nella Guerra in Mali nel 2012 al fianco del Movimento nazionale dell’Azawad e di Ansar Dine o l’aggressione in Niger di un convoglio dell’ONU lo scorso 3 ottobre, in cui persero la vita nove Caschi Blu.
7. Ansar Dine
Il gruppo fondamentalista islamico Ansar Dine ha base nell’Africa Nord Occidentale ed è una delle organizzazioni che ha preso parte, con il Mujao, nella guerra in Mali. Nonostante il suo nome sia lo stesso di un movimento legalizzato nel 1992, guidato dal predicatore Cherif Ousmane Haidara, vicepresidente dell’Alto Consiglio islamico del Mali, le sue intenzioni sono tutt’altro che pacifiche: Ansar Dine, infatti, si batte da anni per l’instaurazione della Sharia nel Mali e le voci su una sua presunta alleanza con l’AQMI lo rendono uno dei gruppi militari più pericolosi dell’Africa del Nord.

Nigeria:nuova strage di Boko Haram, 50 morti

Nigeria, jihadisti di Boko Haram si vestono da predicatori per fare strage

Di Salvatore Santoru

Nel villaggio di Kwajaffa, nel settore meridionale dello Stato del Borno, un gruppo di uomini armati, travestiti da predicatori per ingannare gli abitanti, hanno ucciso una cinquantina di persone.
Secondo i media, si tratterebbe di miliziani legati al gruppo terroristico "Boko Haram".

Per approfondire:http://www.corriere.it/esteri/15_aprile_06/nigeria-miliziani-boko-haram-fanno-strage-vestiti-predicatori-50-morti-d623cba0-dc95-11e4-83c6-bcc83638beb8.shtml

http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/nigeria-jihadisti-di-boko-haram-si-vestono-da-predicatori-per-fare-strage_2104579-201502a.shtml

http://www.ilgiornale.it/news/mondo/orrore-islamista-nigeria-radunano-i-fedeli-e-sparano-1113573.html

Al Shabaab, Boko Haram, Aqmi. Radiografia dell' islamismo radicale che si sta estendendo sull'Africa


Di Umberto De Giovannangeli
Al Shabaab, Boko Haram, Aqmi. Le innumerevoli stragi in Nigeria, ora il sanguinoso attacco all’Università di Garissa, in Kenya. Nero Islam. Nero come le bandiere dell’Isis e di al Qaeda che sventolano sulle città conquistate. Nero come il petrolio che arricchisce le casse dello Stato islamico e della nebulosa jihadista. Nero, come il Continente su cui i “combattenti di Allah” stanno estendendo il loro controllo: dalla Libia alla Nigeria, dalla Somalia al Mali, dal Chad al Sudan, dal Kenya alla Repubblica Centroafricana, dal Maghreb al Sahel all’immensa area sub sahariana.
Le forze in campo sono possenti, bene addestrate, meglio ancora armate, ferocemente indottrinate: Boko Haram, al-Shabaab, al Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi), Ansar Al Sharia, Isis. Attentati e rapimenti di occidentali sono all'ordine del giorno per procurarsi denaro e oliare gli ingranaggi della causa jihadista.
In Somalia, il terrore si chiama al-Shabaab (letteralmente: la Gioventù). È un gruppo insurrezionale islamista che si è sviluppato in seguito alla sconfitta dell'Unione delle Corti Islamiche da parte del Governo Federale di Transizione (GFT) e dei suoi principali sostenitori, i militari dell'Etiopia durante la guerra in Somalia. Il gruppo opera con attentati e rapimenti anche in altri Paesi, come, per l’appunto, il Kenya e l'Uganda. Larga parte dei suoi finanziamenti provengono dai pirati somali.
Il leader degli al-Shabaab è Ahmed Omar Abu Ubeyda, dopo che il suo predecessore - Moktar Ali Zubeyr, anche noto come Ahmed Godane - è stato ucciso nel settembre dello scorso anno in un raid americano. Nel febbraio 2012 Godane aveva rilasciato un video nel quale "prometteva di obbedire" al leader di al-Qaeda Ayman al-Zawahiri.
Oltre all’applicazione della sharia, un altro obiettivo chiave della missione degli al-Shabaab è l’espulsione dalla Somalia dei soldati stranieri, in primis quelli etiopi e kenioti.
"Al-Shabaab - rimarca Nicola Pedde, Direttore dell'Institute of Global Studies (IGS) di Roma e della rivista Geopolitics of the Middle East - ha dovuto necessariamente mutare strategia a fronte del consolidamento delle forze governative e del rinnovato attivismo della comunità internazionale. Tale mutamento è dovuto transitare attraverso una pluralità di differenti azioni. La prima, e più urgente, è stata quella di una ricollocazione territoriale che le consentisse di fare soldi e che è stata parzialmente conseguita concentrando le proprie forze nella riconquista di una fascia di terreno costiero, base indispensabile per avviare e gestire traffici di varia natura e dove poter esercitare qualche forma di controllo – sebbene limitata – sulla lucrosa distribuzione degli aiuti umanitari".
L’obiettivo politico primario dell’al-Shabaab è quello di colpire le autorità centrali di governo e le Forze militari straniere di sostegno e assistenza, cercando di dimostrarne la debolezza e la vulnerabilità agli occhi della popolazione. Le operazioni sul terreno vengono pianificate e parzialmente condotte da Amnyat, la struttura di intelligence e operazioni occulte dei miliziani, delle cui capacità e organizzazione non si conosce granché. Le sono comunque attribuite straordinarie capacità d’infiltrazione nell’apparato governativo e nella sicurezza. La sua forza è stimata in settemila-novemila uomini, con un netto calo rispetto ai 14.426 guerriglieri stimati nel maggio del 2011.
Il calo di miliziani è dovuto sia a scontri interni tra leader somali e la leadership centrale di al-Qaeda, sia all'azione del governo di transizione che dal 2012, grazie al sostegno della comunità internazionale, è riuscito ad agire con forza contro gli estremisti islamici. Al-Shabaab già in passato ha lanciato attacchi a Garissa e in altre parti del Kenya per rappresaglia contro la partecipazione delle truppe keniote al contingente dell'Unione Africana che combatte i miliziani islamici in Somalia. Il principale e più sanguinoso attacco è stato quello nel centro commerciale di Nairobidel settembre del 2013 in cui rimasero uccise 67 persone.
Nonostante le forti perdite, umane, territoriali ed economiche, al-Shabaab è ben lungi dall’essere neutralizzato. I comandanti hanno avuto l’abilità di ripensare la loro strategia, tornando ad essere una forza asimmetrica. I miliziani hanno infatti abbandonato l’utilizzo di brigate numericamente consistenti (circa 200 unità ciascuna) e si sono riorganizzati in piccole squadre (10-15 componenti ciascuna) facenti capo a un comandante con vasta esperienza di guerriglia. Nelle fila di al-Shabaab militano anche miliziani stranieri, provenienti soprattutto da Yemen, Sudan, Costa Swahili, Afghanistan, Arabia Saudita, Pakistan e Bangladesh.
Stando agli analisti, l'obiettivo di arruolare militanti esteri si rintraccerebbe in un bisogno di estendere la propria propaganda integralista su scala internazionale: si spiega così anche il lancio dell'emittente televisiva “Al Kataib” e la realizzazione di un profilo Twitter nel 2011.
“L’avvicinamento di al- Shabaab ad al- Qaeda - sottolinea un documentato report del Centro Studi Internazionali - è stato causato dalla progressiva perdita di sostegno popolare da parte del movimento e dalla scissione del gruppo “pan-somalista” di Hassan Dahir Aweys, personalità più “moderata” e maggiormente sensibile al richiamo dell’affiliazione clanica. Il reclutamento di combattenti non somali o di somali residenti all’estero, dunque estranei alle tradizionali vicende claniche, nonché più vulnerabili alla propaganda e alla narrativa jihadista, è funzionale a sopperire a tale perdita di appeal locale e a superare gli ostacoli imposti dai legami clanici, più influenti in Somalia che all’estero. La progressiva trasformazione di al- Shabaab in un "franchising" di al-Qaeda potrebbe avere un impatto sensibile sugli scenari somalo, africano orientale e globale, in particolare su quei Paesi con una forte presenza di immigrati somali. Dunque, nel prossimo futuro è lecito aspettarsi un aumento delle azioni ostili non solo verso Somalia e Kenya, ma anche contro Uganda, Etiopia e Tanzania, tutti Paesi che collaborano attivamente nella lotta al terrorismo e dove sono forti le partnership e gli interessi occidentali”.
Al Shabaab - spiega Shukri Said , scrittrice e giornalista somala, fondatrice dell’associazione Migrare - articola in varie brigate specializzate. Una si occupa del terrorismo e in molti ritengono che lo sganciamento delle milizie dalle battaglie di Mogadiscio ne svilupperà ancora di più l'attività con un forte incremento degli attentati "mordi e fuggi" per mantenere la promessa dei danni indimenticabili proferita dal portavoce Ali Mohamud Rage. Un'altra si occupa delle infiltrazioni per raccogliere informazioni. Alcuni suoi membri si tagliano i capelli come ragazzi giovani e moderni e vestono Baggy seguendo la moda. Altri allungano le barbe e recano pesanti rosari. Ogni gruppo di camuffati è composto di 40 o 50 membri agli ordini di un solo capo, ma nelle città operano sempre una pluralità di gruppi con lo stesso compito in ossequio al principio che, se uno fallisce, l'altro può raggiungere lo scopo e, comunque, la convergenza di più gruppi permette di incrociare i risultati dello spionaggio provenienti da diverse fonti di informazione.
"Secondo gli analisti occidentali – annota Matteo Guglielmo, analista di Limes e autore del saggio “Il conflitto in Somalia. Al-Shabaab tra radici locali e jihadismo globale” - il movimento avrebbe due anime: quella più legata alla rete di al Qaeda, che ha quindi interessi più internazionali o transnazionali (mujhiruun, gli esiliati), e quella più legata al territorio (al Ansar). Questa divisione, secondo alcuni, sarebbe una sorta di spaccatura insanabile. In realtà, credo che pur esistendo due anime, dobbiamo riferirci a esse non come a due componenti in lotta, ma come a due correnti che convivono all’interno dello stesso movimento con una loro dialettica. Dire che ci sarà una spaccatura all’interno di al -Shabaab, mi sembra esagerato”.
È stato inoltre accertato – osserva Matteo Guglielmo, analista dell’Istituto Affari Internazionali - che le risorse militari del movimento, più che dalla rete qaedista (che al pari degli americani continua a considerare il teatro somalo come strategicamente secondario), sono state fornite dall’Eritrea, un paese fortemente secolarizzato che ha appoggiato le Corti islamiche e alcuni membri di al-Shabaab in funzione meramente anti-etiopica. Il grosso degli aiuti economici al movimento non sembra infatti derivare da un attore statale in particolare, né tantomeno da importanti finanziatori del jihad globale, ma più che altro dalla diaspora somala, e spesso proprio dalle comunità residenti nei Paesi occidentali.
Un report pubblicato da Human Rights Watch ha descritto come rigidissima l’amministrazione della società da parte di al-Shabaab nei territori occupati. Il gruppo islamico proibisce ogni sorta di assembramento di persone (perfino in occasione dei matrimoni), l’utilizzo delle suonerie dei cellulari, la musica e i film occidentali, e l’uso del reggiseno, ritenuto una sconsiderata pratica occidentale. Le punizioni sono molto dure, e vanno dalla confisca dei beni alle amputazioni, passando per il taglio dei capelli e le frustate. Le donne sono obbligate a indossare l’abaya, un velo che copre l’intero corpo, e non possono viaggiare senza un accompagnatore di sesso maschile. Non possono prendere parte a nessuna attività legata al commercio.
Quanto ai nigeriani di Boko Haram, la loro espansione minaccia anche il Chad, il Niger e, soprattutto, il vicino governo del Camerun, dove la setta è presente nel Nord e dove da tempo sono in corso scontri con l'esercito. Oggi i miliziani di Boko Haram governano su un’enclave di circa 30 mila chilometri quadrati, equivalente più o meno al Belgio, che comprende territori degli Stati settentrionali di Adamawa, Yobe e Borno.
D’altro canto, l’appoggio del numero uno di al-Qaeda, Ayman al Zawahiri, non ha cambiato la strategia terroristica della setta nigeriana. Con oltre 10mila miliziani che nel tempo sono diventati più potenti e organizzati dell'esercito federale, che con poche munizioni, negli scontri diretti, è spesso costretto alla ritirata, l'obiettivo è e resta quello di una guerra intestina per trasformare il Nord in un Califfato trapiantato nel cuore dell'Africa.
Il rischio che il Califfato si consolidi nell’Africa settentrionale, è un’ipotesi inquietante quanto realistica, cosa che del resto è avvenuta già nel Kurdistan iracheno. Dietro a Boko Haram c'è anche la voglia di mettere le mani sul petrolio. Perché la Nigeria è il primo produttore di greggio al mondo, che fornisce il 20% del Pil, il 95% delle esportazioni e il 65% delle entrate governative. Una ricchezza naturale immensa che ha trasformato il paese nella prima economia africana. Oggi il Califfato di Abubakar Shekau, il leader di Boko Haram, si estende dai monti Mandara, al confine col Camerun, fino al Lago Ciad, a Nord, e al fiume Yedseram, a Ovest., un’area dove vivono oltre 2milioni di persone.
Titolo originale:"Al Shabaab, Boko Haram, Aqmi. Radiografia dell' Islam nero che si sta estendendo sull'Africa"