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Mani Pulite, parla Di Pietro: 'Volevo arrestare Andreotti, Craxi era solo uno dei tanti'


Di Salvatore Santoru

Durante una recente intervista su l'Espresso(1), l'ex pm e politico Antonio Di Pietro ha detto la sua sulla stagione di Mani Pulite e sulla fine dell'era craxiana.

Entrando nello specifico, Di Pietro ha raccontato alla giornalista Susanna Turco che Bettino Craxi non era il principale indiziato ma '"uno dei tanti". 

Inoltre, come riporta Fanpage(2), nella stessa intervista il politico ha sostenuto che il suo obiettivo era quello di arrestare Giuli Andreotti.

Tuttavia, stando sempre alle parole dell'ex magistrato, ciò non fu possibile a causa delle pressioni di alcuni giudici.

Durante l'intervista della Turco, Di Pietro ha anche detto che mirava ad indagare "sull'ambiente malavitoso che girava intorno ad Andreotti", perché "Craxi era l'emergente, quello che faceva parte della Milano da bere".


NOTE E PER APPROFONDIRE:


(1) http://espresso.repubblica.it/plus/articoli/2020/01/17/news/antonio-di-pietro-bettino-craxi-giulio-andreotti-1.343057


(2) https://www.fanpage.it/politica/mani-pulite-di-pietro-rivela-avrei-arrestato-andreotti-se-gardini-non-si-fosse-ammazzato/


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FOTO: https://www.fanpage.it

Aggressione ai due cronisti dell’Espresso, denunciati due estremisti di destra


LA STAMPA

Due militanti di estrema destra sono stati denunciati per l’aggressione subita da due cronisti de l’Espresso durante la commemorazione delle morti di Acca Larentia, ieri a Roma. È quanto si apprende dalla questura di Roma, secondo la quale i due denunciati sono Giuliano Castellino e Vincenzo Vito Antonio Nardulli per i fatti avvenuti ieri durante una cerimonia organizzata da Forza Nuova e Avanguardia Nazionale presso il mausoleo dei martiri fascisti del cimitero del Verano.

La questura comunica di aver accertato le responsabilità di Castellino e Nardelli, i quali nella mattinata sono stati sottoposti a perquisizione domiciliare e denunciati all’autorità giudiziaria per i reati di minaccia, lesioni personali e violenza privata, mentre proseguono le indagini per identificare altri partecipanti all’aggressione. Castellino, inoltre, è stato denunciato per la violazione della sorveglianza speciale della polizia alla quale è attualmente sottoposto.

Sulla vicenda la procura di Roma ha aperto un fascicolo e le indagini vengono coordinate dal procuratore aggiunto Francesco Caporale. Durante la manifestazione di ieri al Cimitero Monumentale del Verano, il personale della Digos e del Commissariato San Lorenzo ha notato otto persone, tra le quali Castellino e Nardulli, che discutevano animatamente con Federico Marconi e Paolo Marchetti poiché stavano riprendendo le fasi della cerimonia. I due cronisti hanno dichiarato in un primo momento di non aver subito aggressioni, ma in serata hanno denunciato quanto avvenuto e uno dei due è stato refertato con tre giorni di prognosi per alcune contusioni.

Il metodo Boffo contro Grillo


Di Lameduck
http://ilblogdilameduck.blogspot.it/

La dimostrazione che ormai PD e PDL utilizzano gli stessi metodi per la bastonatura squadrista a mezzo stampa degli avversari – il metodo Boffo, o casa di Montecarlo o “calzini azzurri” – è in questo articolo de l’Espresso intitolato, come un pornazzo autoprodotto: Grillo, l’autista e la cognata”.
Ci si sono messi addirittura in tre per tirar fuori un’articolessa fatta giuridicamente di niente ma contenente sufficienti messaggi subliminali da far già gridare sui social network e sui blog al “vedi, sono come gli altri”. Riferendosi a quelli del Movimento 5 Stelle, ovvio.
Non si è ancora insediato il nuovo parlamento, non hanno ancora detto beo, né avuto modo di fare alcunché di giusto o di sbagliato ma intanto è stata istituita la Precrimine. “Beppe Grillo, ti dichiaro in arresto per la futura corruzione, pardon scouting, del tuo deputato Pinco Pallino e per la futura inadeguatezza dei tuoi eletti”.
Detto che L’Espresso non lo riconosco più da quella rivista militante e progressista che era negli anni settanta-ottanta e che certi toni, certe impostazioni e infine quest’ultima propensione all’attenzionamento degli avversari dei suoi politici di riferimento con metodi da Lavitola in missione a Santa Lucia, vale la pena soffermarsi sui dettagli di questo piccolo pezzo di propaganda ad usum piddini.
In soldoni, è proprio il caso di dire, l’articolo vorrebbe ricostruire le attività imprenditoriali in Costa Rica dell’autista di Grillo, tale Walter Vezzoli, definito come molto vicino al leader del M5S, per suggerire ai suoi piccoli lettori che dietro a tanti buoni propositi di bontà ed ecologia ci sarebbe un bel po’ di denaro accumulato da far fruttare in altro modo. Come se gli altri partiti, soprattutto quelli dai quali proviene la predica, si dedicassero solo alla cura dei lebbrosi e alla lavanda dei piedi dei derelitti, ça va sans dire.
Tornando in argomento. Visto il suo interesse ai fini dello studio dei metodi della propaganda, vi citerò alcuni estratti dall’articolo, con commento mio e sottolineando le parole chiave, quelle che servono allo scopo ultimo di accendere i ventilatori davanti al letame.
“Tredici società aperte in Costa Rica, per compiere operazioni immobiliari, investimenti, costruzioni, incluso il progetto per un resort di lusso.
Quattro di queste società risultano immatricolate con la formula della “sociedad anonima”, uno schermo giuridico che consente di proteggere l’identità degli azionisti.”
Qui già Carlo Gubitosa ha commentato che 
società anonima non è sinonimo di onorata società, ergo qualcosa di losco ma è la denominazione di una delle tante possibili forme giuridiche delle società. Inoltre, come prosegue l’articolo:
Dalle carte che “l’Espresso” ha potuto consultare emerge però che tra gli amministratori compare, insieme a Vezzoli, Nadereh Tadjik, ovvero la cognata di Grillo, la sorella di sua moglie Parvin, di origini iraniane.”
Le carte. Sperando che non siano false. Messe lì da qualche 
Scaramella o Lavitola della situazione. Proseguiamo. La cognata. Qui i cagnolini salivano perché è suonato il campanellino e davanti agli occhi è comparsa l’immagine olografica di Tulliani, della casa di Montecarlo e di Fini. Il fatal cognato, come si potrebbe dire. La riproposizione di uno schema di successo, visto l’unhappy end di Gianfranco. Chissà mai che non funzioni anche con Grillo?
Le origini iraniane. Beh, qui è un gol a porta vuota. L’Iran è pura black list, lo spauracchio dell’impero e anche il Corriere ha 
pucciato a lungo il biscotto l’altro giorno sul suocero iraniano, scomparso di recente.
“Nella Armonia Parvin sa – stesso nome della signora Grillo – la presidente Nadereh Tadijk e il secretario Vezzoli sono affiancati da un terzo amministratore, un italiano residente in Costa Rica che si chiama Enrico Cungi. Cungi nel 1996 venne coinvolto in un’indagine per narcotraffico. Arrestato in Costa Rica e poi estradato in Italia ha passato tre mesi nel carcere di Rebibbia, ma non risultano condanne a suo carico.”
Non ci sarebbe nemmeno bisogno di proseguire nella lettura del pezzo. Quel “narcotraffico” è capace di cancellare tutto il resto – compresa l’ammissione dell’assenza di condanne della persona citata – e di imprimersi nelle testoline dei piddini come un marchio di fuoco. E’ la lettera scarlatta.
A che cosa serve questa costellazione di società, dotate per altro di capitali sociali minimi, non più di 10 mila dollari ciascuna?
Difficile dare una risposta precisa, visto che l’oggetto sociale indicato nelle carte appare ampio. Ad aumentare la difficoltà c’è poi il fatto che il livello di trasparenza delle informazioni societarie in Costa Rica è tra i più bassi al mondo. Non per niente il Paese del Centroamerica è inserito nella black list dei paradisi fiscali dal Tesoro italiano.”
Black list. Una parola che è in grado di pietrificare all’istante i commercialisti. Provate a portar loro una fattura, regolarissima, ma proveniente da un vostro fornitore di San Marino. “Ma sei matta?! San Marino è nella black list!” Qui parliamo addirittura di un paradiso fiscale, pensate alle associazioni che nascono nei cervellini omologati: evasione, esportazione illegale di capitali, riciclaggio, denaro sporco. Se queste parole si uniscono al narcotraffico di prima, i cervellini smettono perfino di pensare alle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia, all’affare Monte Paschi e si concentrano solo sul nuovo target. Mission accomplished.
Finora solo insinuazioni e sospetti, tutto qui, quindi? Qualcosa però l’Espresso ha trovato, nelle famose carte che ha visionato, che vi credevate.
“Almeno una delle società targate Vezzoli-Tadijk ha però in cantiere un progetto ben preciso. Ecofeudo, infatti, è il nome di un resort extra lusso da 30 ettari da costruire sulle colline della baia Papagayo. A giudicare dalle foto pubblicate Ecofeudo non sarà un villaggio popolare.
La zona è considerata una delle più promettenti per chi vuole investire nel turismo. Nel resort le ville saranno di alto livello: «potranno avere una superficie fino a 750 metri quadri coperti su un’area propria di 5000 metri quadri». “
Siete delusi, vero? Eravate convinti che, dopo la lavanda dei piedi ai lebbrosi, queste madriterese scese in politica avrebbero fondato società per la costruzione di alloggi popolari per gli esodati e i terremotati, affidandosi alle cooperative amiche. Invece no, sono degli sporchi capitalisti che vi hanno costretti con l’inganno e gli incantesimi di 
Casaleggio a scippare il voto al centrosinistra, facendo piangere la Bindi e spezzando il cuoricione a Bersani.
Che vi devo dire, questo è il livello del dibattito politico. Basso, come direbbe il compianto Professor Pazzaglia. Cosa vogliono dimostrare queste “inchieste”, quella dell’Espresso ripresa per altro anche in pompa magna dal TG La7 di Mentana? Niente, vogliono semplicemente cercare di appiattire il M5S sugli altri partiti politici, suggerendo che sono tutti uguali, che il popolo non è in grado di fare scelte perché si affida a dei trafficoni, ecc. E solo perché gli italiani si sono permessi di votarlo. Alla fine, non è il M5S che è colpito – chi se ne frega, dopo tutto – è il concetto di scelta democratica, di sovranità del popolo.
Mi dispiace ma sono metodi da P5, da mestatori di professione e non importa che prendano di mira Grillo o Fini o chiunque altro. Questi mezzucci dimostrano solo lo scadimento della competizione politica e dovrebbero preoccupare i piddini, visto che sono la prova che l’identificazione con l’aggressore è ormai quasi completata.
Bisogna andare a fondo, indagare in questi fatti del Costa Rica”, gridano già. Ecco, l’esca ha già fatto abboccare il pesce.
Solo dei fenomenali ingenui possono pensare che un qualsiasi movimento politico sia formato solo da cloni della vergine Maria. Si può solo sperare che dei nuovi del mestiere ci mettano un po’ di più del solito a farsi corrompere e che in mezzo a loro ci siano parecchie persone oneste, che esistono ancora, per fortuna.
Chiudo ricordando che ieri si è ucciso David Rossi, responsabile della comunicazione di Monte Paschi. Ancora il caso MPS, che è un enorme fuoco che cova sotto la cenere. La notizia è già scesa a fondo pagina e noi di cosa stiamo parlando? Del resort di lusso nel Costa Rica.
Capito?

Titolo originale:"Ad usum piddini"

Gelli: dalle SS alla massoneria, passando per il Pci

Di Stelvio Dal Piaz
Occorre una precisazione: gli organi di informazione e i cosiddetti politici ormai “devitalizzati”, insistono nell’affermare che il governo Monti è un esecutivo tecnico di alto profilo in cui non sono presenti i partiti. Non è vero! I partiti “Corriere della Sera” e il gruppo “La Repubblica” e “L’Espresso” sono abbondantemente rappresentati. E’ una storia vecchia che parte da lontano.
A volte queste due “bande” si combattono e a volte si accordano, a seconda che i loro padrini trovino convenienza a tutela dei loro esclusivi interessi.
Nel merito voglio ricordare un episodio emblematico di questa situazione. Siamo nel periodo in cui era scoppiato l’affare Gelli P2. Sul “Secolo d’Italia” del 30 maggio 1981 il compianto deputato Beppe Niccolai pubblicava, fra l’altro, quanto segue: “Dunque, prima puntualizzazione. E’ grazie a queste benemerenze resistenziali che Licio Gelli diventa il Grande Maestro che può avvicinare e plagiare Presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari, generali, banchieri, giornalisti, dirigenti d’azienda, cioè tutto il vertice che conta dell’Italia uscita dal 25 aprile 1945. “L’unità”, come suo costume, si comporta da mascalzone. Dice le cose che le fanno comodo. Tace sul resto.
Non accorgendosi che anche il comunista di base è in possesso di un cervello funzionante. Un cervello perfettamente in grado di chiedere: ma se Licio Gelli apparteneva alle SS, come ha fatto a circolare indisturbato fin dall’ottobre 1944 in Pistoia, senza fare un giorno di carcere ? Perché lo hanno protetto i comunisti. Quindi seconda puntualizzazione: a rimettere in circolazione Licio Gelli, dopo il 1944, è lo stesso Pci. Terza puntualizzazione: nella guerra fra bande che travaglia (e insanguina) l’Italia, la magistratura ha la sua vistosissima parte, Scalfari (Eugenio NdR) e la sua banda, all’attacco di Gelli e del “Corriere della Sera” è evidente, non ha alcun intento moralizzatore. E’ della stessa pasta dei suo dirimpettai. Morde per motivi di bottega, o meglio di banda. E i morsi e le azzannate che può dare derivano dalle informazioni che certi magistrati, al servizio del Pci, gli forniscono puntualmente. Già Ugo Intini, su ‘L’Avanti” del 17aprile 1980, ha descritto lucidamente il partito di Eugenio Scalfari. State a sentire. Non si può, in modo apparentemente inspiegabile, ora tentare di soffocare gli scandali reali, e ora attizzare quelli inventati.
Non si può ora manovrare nelle cucine del sottogoverno e del potere economico, ora pretendere di rappresentare la coscienza critica della sinistra. Non si può essere parte del potere politico e nello stesso tempo rivendicare l’autorevolezza che spetta agli organi superpartes specialmente quando nel gioco politico si entra come espressione di un complesso intrico di interessi finanziari. Sottolineiamo la posizione equivoca di chi pretende di essere, a seconda della convenienza, ora protagonista politico e ora commentatore indipendente, di chi vuole ora distribuire colpi bassi in nome di gruppi di potere, ora nascondendosi dietro lo scudo della dignità culturale e dei diritti dell’informazione”.
Continuava Niccolai: “Esatto, Se c’è la banda “Corriere della Sera - Calvi - Gelli”, c’è pure la banda “Caracciolo, La Repubblica, Scalfari” che non disdegnò, in tempi lontani, difendere Michele Sindona. Sono due bande. Accampate sul suolo d’Italia. La lotta vede, via via, la supremazia dell’una o dell’altra: il Pci. è parte ed è banda al tempo stesso. Come del resto la Dc che, nel marasma soprattutto morale in cui si trova, è interessata ad alzare polveroni, Più sono fitti meglio è. E’ un comportamento suicida. Perché, alla fine, è la banda più organizzata che rischia di prevalere: il Pci. Aveva ragione Aldo Moro: ‘Mi volete morto. Ebbene sarà la vostra fine’. Le bande avevano il loro saggio moderatore. Con lui vivo l’equilibrio veniva mantenuto. Tutto si imputridiva, ma i giochi non precipitavano. Ora è diverso. La macchina, senza più controllo, macina e stritola... L’Italia, prima di tutto”.
Come potete osservare ci sono dentro tutti; nella parte dei “moralizzatori” è lo spaccato dell’Italia del dopoguerra che si perpetua ancora oggi. E ancora oggi riscopriamo la regia dei due “partiti-banda” - solidali in questa circostanza - a tutela degli interessi dei loro padrini.

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