Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Imu. Mostra tutti i post

'Patrimoniale e aumento di Iva e IMU potrebbero distruggere l'economia italiana', ecco perché

Risultati immagini per valutazione delle banche: analisi e prassi operativa
Di Salvatore Santoru
Recentemente il Fondo Monetario Internazionale ha sostenuto che il governo italiano dovrebbe aumentare l'Iva, fare la patrimoniale(1) e non toccare la legge Fornero(2).Tali misure richieste dalla nota organizzazione potrebbero essere controproducenti per l'Italia, come si legge in un articolo di 'Investire Oggi'(3).
Andando maggiormente nello specifico, il fatto è che l’Italia ha già un’elevata pressione fiscale sul lavoro e i profitti, così come sui consumi e i patrimoni immobiliari e finanziari.
 Stando sempre a quanto riportato nel già citato articolo, c'è da dire che alzare le imposte indirette non costituirebbe una soluzione positiva per l’Italia, che risulta avere già una delle aliquote IVA più alte al mondo, nonché una tassazione sugli immobili superiore alla media OCSE del 50%.
Inoltre, c'è da ricordare che le ricette del Fondo Monetario furono applicate tra l'ultimo periodo del 2011 e il 2013 dal governo Monti e in seguito da quello Letta e in quel periodo la stessa Italia entrò in profonda recessione.
NOTE:

Tasse dicembre 2015, scatta l’ora delle imposte sulla casa: quando pagare Tasi, Imu e altre scadenze fiscali



Di Ubaldo Cricchi
Non si fa in tempo a superare i pagamenti di novembre che bisogna già pensare allescadenze fiscali delle tasse di dicembre 2015: l’ultimo mese dell’anno è ormai tradizionalmente legato al versamento delle tasse sulla casa; il 16 dicembre infatti i contribuenti dovranno versare Tasi e Imu e, in molti Comuni, anche la Tari.

Tasse dicembre 2015: il 16 scadono i termini per le imposte sulla casa

In linea teorica questa dovrebbe essere l’ultima volta che si paga la tassa sulla prima casa (a meno che non s verifichi l’eventualità di una mini Tasi per i Comuni che hanno deliberato le aliquote in ritardo): se non ci saranno modifiche alla legge di Stabilità, infatti, la Tasi verrà cancellata. Ma rimanendo a quest’anno, vediamo quali sono le scadenze delle tasse di dicembre 2015.






Il 16 dicembre sarà il gran giorno delle tasse sulla casa. Ormai la coppia di date 16 giugno/16 dicembre è diventata un binomia ben impresso nelle menti dei contribuenti italiani, che si sono abituati a dover versare in questi giorni le due rate di Tasi e Imu. La Tasi deve essere pagata sia dal proprietario che dal detentore dell’immobile, in parti che sono state stabilite dalle amministrazioni comunali di riferimento; l’Imu invece deve essere pagata da chiunque possiede un immobile, un terreno o un’area edificabile. L’imposta Municipale Unica deve essere pagata sulla prima casa solo se questa è iscritta al catasto nelle categoria A1, A8 e A9.

Non solo Tasi e Imu: occhio a Tari, Iva e Irpef

Il giorno per il pagamento della Tari, ovvero la tassa sui rifiuti, viene deciso autonomamente dai vari Comuni. In molti casi anche questo pagamento però va a finire tra le scadenze fiscali di dicembre, visto che molte amministrazioni hanno voluto far coincidere il termine della Tari con quello delle tasse sulla casa. In ogni modo il contribuente deve controllare bene quali sono le scadenze previste dal suo Comune.
Sempre il 16 dicembre dovranno essere effettuati i versamenti dell’Iva e dell’Irpef. Per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto, dovranno fare il pagamento coloro che liquidano l’importo mensilmente: il pagamento va fatto tramite modello F24, inserendo il codice tributo 6001. Per quanto riguarda l’Irpef invece, entro il 16 i sostituti d’imposta devono fare il pagamento delle ritenute alla fonte a titolo di acconto su queste tipologie di reddito:
  • reddito da lavoro dipendente o assimilati corrisposti nel mese precedente;
  • reddito da lavoro autonomo corrisposto nel mese precedente;
  • provvigioni corrisposte nel mese precedente per rapporti di agenzia, mediazione, rappresentanza o commissione.

Le scadenze fiscali del 28 dicembre 2015

Per chiudere il mese e l’anno in bellezza, le ultime scadenze fiscale di dicembre 2015 sono fissate per il 28. Entro quella data gi operatori intracomunitari dovranno presentare gli elenchi Intrastat sulle cessioni, gli acquisti e le prestazioni di servizi intracomunitari relativi al mese di ottobre; sempre entro il 28 dicembre le imprese e i professionisti con il regime Iva ordinario (quindi la scadenza non vale per chi ha scelto il regime forfettario e per i contribuenti minimi) devono versare l’acconto Iva attraverso il modello F24.

Tasse prima casa, l’83% dei proprietari sono pensionati e operai

TASSE IMU 4

In Italia l’82,6% dei proprietari di prima casa sono realtà dove il capofamiglia è un pensionato, un operaio, un impiegato o un disoccupato. Il dato emerge da una elaborazione effettuata dall’ufficio studi della Cgia su dati riferiti all’indagine sui bilanci di oltre 8 mila famiglie realizzata ogni 2 anni dalla Banca d’Italia. L’altro 17,4%, invece, è costituito da famiglie di dirigenti, imprenditori e lavoratori autonomi. Fatto 100 il totale dei proprietari di prima casa presenti in Italia, i pensionati sono pari al 43,7%, gli impiegati al 17,9%, gli operai al 17,4% e i disoccupati al 3,6%. Le altre famiglie, invece, comprendono il lavoro autonomo e i dirigenti (6,2% ciascuna) e gli imprenditori/liberi professionisti al 5%. Secondo la Cgil, “dato che chi risiede in un immobile di lusso continuerà a pagare l’Imu anche nel 2016, per capire quali tipologie familiari per condizione professionale saranno maggiormente interessate l’anno prossimo dall’abolizione della Tasi sulla prima casa è necessario valutare l’incidenza del titolo di godimento dell’abitazione di residenza sul totale delle famiglie con le stesse caratteristiche. 

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.radioradio.it/tasse-prima-casa-l83-dei-proprietari-sono-pensionati-e-operai/

FONTE ORIGINALE:http://www.askanews.it/top-10/tasse-prima-casa-l-83-dei-proprietari-sono-pensionati-e-operai_711640421.htm

IMU E TASI ABOLITE: SGRAVI FISCALI 2016, ECCO PER CHI

Abolite Imu e Tasi, ecco per chi

Di ILARIO PANICO

Provvedimento di abolizione dell'IMU e della Tasi: in Consiglio dei Ministri è stata approvata la Legge di Stabilità 2016 contenente il decreto. Come prima cosa va detto che è un decreto limitato solamente alla prima casa, quindi per i possessori di due o più immobili non sono previsti ulteriori sgravi. 



Renzi assicura che non ci saranno problemi di introiti per i comuni che dal canto loro sono già sul piede di guerra. Ecco i dettagli della manovra di abolizione Tasi ed Imu ed alcuni sgravi fiscali concessi alle imprese per favorire la ripresa della produzione.

Abolizione Imu, il decreto

Il decreto sull'abolizione dell'Imu prevede lo sgravo solamente per la cosiddetta 'Imu agricola' la tassa dovuta all'erario riguardante gli appezzamenti terreni. La questione è da sempre al centro delle discussioni, perché la manovra precedente prevedeva che anche per i terreni incolti spettava versare l'odiata imposta. Con l'abolizione per tutto il 2016 si risolve almeno momentaneamente una questione spinosa, destinata ad incidere seppur in piccola percentuale sulla produzione interna del paese che lentamente risale, secondo il premier.

La Tasi abolita a tutti e la questione imprese

Sempre in ambito prima casa, la Tasi ha subito l'abolizione per tutto il 2016 grazie a parte dei 5 miliardi stanziati nella Legge di Stabilità 2016 che è stata approvata il 15 ottobre in Consiglio dei Ministri. La parte restante del denaro servirà a garantire anche alle imprese sgravi fiscali sugli imbullonati, inclusi nell'esenzione della tassa. 
La decontribuzione delle assunzioni fa parte della legge e secondo il Governo dovrebbe favorire l'assunzione dei giovani dato che la proroga prevede un tetto massimo di 4000 euro per tutta la durata del 2016. Taglio dell'IRES che attualmente pesa il 27%, verrà progressivamente ridotta e riportata al 24% entro la fine del 2017.

Così gli istituti religiosi evadono IMU e TARI a Roma




Di Alessandro D'Amato
Un rapporto del Dipartimento Risorse Economiche del Comune di Roma raccontato da Claudio Marincola sul Messaggero di oggi ci spiega il tumultuoso rapporto con le tasse degli istituti religiosi romani: Orsoline, Mantellate, Carmelitane, il Sacro Cuore di Gesù, le Ancelle di Maria Immacolata, i Frati trappisti delle Tre Fontane. Tutti istituti a cui il Campidoglio imputa il mancato pagamento di ICI, IMU, TASI e TARi e anche il pagamento per l’occupazione di suolo pubblico. 





Sotto la lente finiscono 229 strutture riferibili a istituti religiosi che hanno smesso o non hanno mai cominciato a pagare i tributi comunali affidandosi agli avvocati in alcuni casi per far valere le loro ragioni.

COSÌ GLI ISTITUTI RELIGIOSI EVADONO IMU E TARI A ROMA
Si tratta in alcuni casi di alberghi le cui stanze costano 200 euro a notte. Come i Cappuccini di via Veneto o le Carmelitane con il loro istituto con vista sulla basilica. Sessanta alberghi, 112 musei, scuole o chiese, 31 ristoranti: racconta il Messaggero che alcuni sono accusati di essere evasori totali, non hanno codice fiscale né partita Iva e sono ignoti al fisco benché pubblicizzati persino sui siti del Comune. Per un’evasione totale che dovrebbe ammontare intorno ai 19 milioni di euro. E che ha termini di paragone impressionante: a fronte di un previsto recupero di 1,5 milioni di euro pronosticato dal governo Monti in occasione dell’intervento legislativo imposto da Bruxelles come recupero dell’ICI non versata, sono entrati poco più di novemila euro. Un elenco lunghissimo, che va dalla Casa dell’Aviatore all’Associazione Farnese, dalla Casa di Santa Brigida alla Cattedrale del Santo Cuore di Maria e Gesù, dalla Compagnia di Nostra Signora al Monastero russo Uspenskji, dalle Suore missionarie Pallottine alla Casa d’Accoglienza Trinità dei Monti.Dice il Comune che ben 93, cioè il 38 per cento, non ha mai pagato l’Imu, mentre altri 59, ossia il 24 per cento la versano a intermittenza. Pagano regolarmente l’Imu soltanto 94. Meno di quattro su dieci. Così anche per la Tasi. Un terzo (80 su 246) non l’ha mai pagata. Nel caso della Tari, la tassa sui rifiuti, siamo invece al delirio totale. Perché delle 299 (o 297) strutture censite dal sito, soltanto 208 esistono nella banca dati della Tari, con una proprietà riferibile a 187 soggetti di cui, afferma il rapporto «purtroppo 30 privi di codice fiscale o partita Iva». Le altre 91 risultano del tutto sconosciute al fisco comunale. In questa infografica del Corriere della Sera si riepiloga la situazione delle strutture legate alla Chiesa e del pagamento delle tasse:
imu tasi chiesa roma
La Chiesa e l’IMU e la TASI non pagate a Roma (Corriere della Sera, 14 agosto 2015)
.
LE ANCELLE DI CRISTO E ALTRE STORIE
Che questo sia un problema economico (oltre che politico) enorme, in una città dove si contano pure quattromila alberghetti abusivi, è noto da tempo. Ai tempi del sindaco Walter Veltroni si stimava per la sola Ici un’evasione di 25 milioni l’anno. Ma lo scenario di guerra è sterminato. La battaglia infuria da oltre dieci anni. Afferma il Comune che fin dal 2004 sono state emesse ingiunzioni di pagamento per complessivi 19,1 milioni a carico di 133 dei 246 soggetti proprietari delle «Case per ferie». Solo 32 hanno accettato di pagare, mentre 101 hanno avviato un contenzioso. Per cifre anche più che rilevanti. Qualche caso? Le Piccole Ancelle del Cristo Re che offrono sul web «72 camere fra singole, doppie e triple a pochi passi dalla Basilica di San Pietro, con servizi privati, tv color e wifi… e ottimo ristorante» sono in causa per 320 mila euro. Alla Congregazione delle Mantellate Serve di Maria sono riusciti a far pagare finora 281 mila euro ma c’è ancora in ballo una pendenza di un milione 163 mila euro. Con le Suore Oblate del Bambino Gesù c’è un contenzioso si 694 mila euro: finora ne hanno pagati 9.176.

FONTE:http://www.nextquotidiano.it/cosi-gli-istituti-religiosi-evadono-imu-e-tari-a-roma/

Imu, la tassa più odiata dagli Italiani



Di Andrea Spiri

"Volendo aggredire l'ideologia del tassa e spendi, Renzi sembra deciso a una definitiva resa dei conti con quella parte della sinistra che lo odia e vorrebbe sbarazzarsi di lui". Bastano queste parole di Angelo Panebianco, recentemente affidate alle colonne del Corriere della Sera, per comprendere quanto la "battaglia delle tasse" finirà per avere ripercussioni sul futuro politico della sinistra italiana.







A noi, però, interessa guardare al futuro del Paese e dunque, lasciando da parte la tentazione di addentrarci nei meandri del Congresso permanente di largo del Nazareno, ciò che conta rilevare è il dato di fondo che il politologo bolognese non manca di evidenziare. Sul tema della riduzione del carico fiscale, si gioca una partita decisiva tra la visione orientata al dinamismo sociale, che trae linfa dallo sviluppo economico, e l'immobilismo derivante da quell'eterna propensione di anteporre alle ragioni della crescita lo slogan della redistribuzione del reddito, ostinandosi a credere che questo sia possibile in assenza di produzione della ricchezza. O forse, sarebbe più corretto dire, continuando a ritenere plausibile e privo di conseguenze per il futuro che ciò possa avvenire mantenendo le tasse alte ed elevati i livelli della spesa pubblica.

Tra gli argomenti che in queste settimane hanno monopolizzato l'attenzione dei cittadini-contribuenti, ha inevitabilmente trovato spazio l'annuncio-promessa del primo ministro di abolire le imposte sulla prima casa. E anche qui, tra Comuni preoccupati di perdere il gettito Imu-Tasi, proprietari di immobili speranzosi e sinistra dem sul piede di guerra perché avrebbe preferito che l'attenzione venisse spostata in primo luogo sulle tasse sul lavoro, il dibattito si è fatto assai animato. Come se non bastasse, giusto ieri il Corriere della Sera (ovvero lo stesso giornale che poche ore prima aveva ospitato l'editoriale di Panebianco sulla necessità di un'inversione di tendenza in ambito fiscale) ha dedicato all'argomento un'approfondita analisi.

Le conclusioni cui è giunto il quotidiano di via Solferino evidenziano che a beneficiare dell'abolizione delle imposte sulla prima casa sarebbero le fasce più ricche della popolazione, a tutto svantaggio dei cittadini meno abbienti e di coloro che non vivono nella casa di proprietà, che si troverebbero costretti, questi ultimi, a compensare lo sgravio alla fiscalità generale e a rimpinguare le casse dei Comuni. Dal momento che il principio della progressività è criterio fondante del sistema tributario italiano ("Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva", recita l'articolo 53 della nostra Costituzione), affrontare il discorso in questi termini è a nostro avviso fuorviante. Proprio alla luce della progressività dell'imposizione fiscale, infatti, è ovvio che, quando si elimina una tassa, il cittadino che paga di più risparmia in proporzione maggiore rispetto al cittadino che paga di meno.

Come pure del tutto astratta si rivela la versione dell'Europa, che lamenta troppo poche imposte sugli immobili in Italia prescindendo nelle sue argomentazioni dalla realtà, ovvero da un approfondito esame del tessuto sociale e del nostro risparmio nazionale.

Quella sulla casa è la tassa più odiata dagli italiani, lo rivela puntualmente ogni indagine statistica. In Italia, casa vuol dire famiglia, vuol dire investimento, vuol dire coronare un sogno dopo una vita di sacrifici e duro lavoro. Detassare la prima abitazione (secondo il censimento Istat 2013, il 72,1% degli italiani vive in case di proprietà) significa favorire la ripresa degli investimenti nel settore immobiliare (oggi fermo su livelli deprimenti) e dunque stimolare fiducia, ricominciare a spendere, creare le condizioni perché l'attitudine ai consumi si rimetta in moto.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.loccidentale.it/node/137977

Il 16 giugno «tax day» con Tasi e Imu: la guida. Ecco le aliquote e le detrazioni nei capoluoghi



Di Paolo Baroni

Il conto alla rovescia è partito: entro il 16 giugno oltre venti milioni di famiglie italiane proprietarie di prima casa devono versare al Fisco la prima rata della Tasi, la tassa comunale sui servizi indivisibili, e la prima rata dell’Imu che interessa i proprietari di 70mila abitazioni di lusso ma soprattutto circa 25 milioni di proprietari di immobili diversi dalle abitazioni. In tutto nelle casse dei comuni e dello Stato entreranno circa 12 miliardi di euro: 9,7 di Imu e 2,3 di Tasi. Per evitare pasticci basta eseguire un semplice controllo, e poi procedere al conteggio ed al pagamento con poche operazioni. Come prima cosa occorre verificare sul sito del proprio comune o su quello delle Finanze se per il 2015 sono state modificate le aliquote, se sono cambiate le detrazioni o ne sono state introdotte delle nuove. Quindi si può decidere se fare un primo versamento in base ai valori 2014 e poi conguagliare a dicembre, oppure se effettuarlo con quelli nuovi, soprattutto se più convenienti. LE ALIQUOTE E LE DETRAZIONI DELLE CITTA’ CAPOLUOGO (FONTE: UIL) IL MOTORE DI RICERCA DEL MINISTERO QUANTO SI PAGA Secondo le stime della Uil il costo medio complessivo della Tasi, calcolato sull’insieme dei comuni italiani, è pari a 180 euro, di cui 90 da pagare entro il 16. Conto che sale a 230 euro di media nelle città capoluogo dove si toccano però anche punte di 403 euro. Secondo la Cgia di Mestre l’acconto medio nei capoluoghi sarà di circa 115 euro. LE ALIQUOTE In un terzo dei capoluoghi l’aliquota è al 3,3 per mille, la media è invece pari al 2,65, mentre quella complessiva nazionale si attesta all’1.95 per mille. Rispetto all’anno scorso quest’anno non si verificherà il caos legato ai conteggi, perché il primo versamento va comunque fatto tenendo presenti le aliquote decise nel 2014. E quindi, se non ci sono state variazioni del proprio patrimonio immobiliare in seguito a compravendite, eredità ecc., gli importi non cambiano. LE DELIBERE DEI COMUNI Resta ovviamente aperta la possibilità di pagare di meno qualora il proprio comune avendo già deliberato le aliquote e le detrazione per il 2015 abbia previsto condizioni di miglior favore. Allo stato attuale solamente un migliaio circa di amministrazioni comunali, pari al 15% del totale, ha provveduto ad deliberare nuove aliquote e le detrazioni Tasi per l’anno in corso. In particolare hanno già deliberato le nuove aliquote per il 2015 i seguenti comuni capoluogo: Ancona, Aosta, Arezzo, Asti, Bologna, Brescia, Cagliari, Enna, Firenze, La Spezia, Livorno, Lodi, Lucca, Mantova, Modena, Padova, Pesaro, Pordenone, Potenza, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Sassari, Siena, Sondrio, Treviso, Verona, Vibo Valentia. COME SI CALCOLA LA TASSA SUI SERVIZI La base imponibile è la stessa dell’Imu. Si parte dunque dalla rendita catastale, la si rivaluta del 5 per cento e si moltiplica il risultato per il coefficiente che varia in base al tipo di immobile (160 per le abitazioni). Su questo valore si applica l’aliquota comunale, con le eventuali detrazioni. Anche per il 2015, la Tasi sulla prima casa prevede un’aliquota base dell’1 per mille. Tuttavia, i Sindaci possono azzerarla o aumentarla fino a un livello massimo del 3,3 per mille. Sugli altri immobili – seconde case, uffici, negozi, botteghe, capannoni, etc. – si pagano sia l’Imu sia la Tasi, con un’aliquota complessiva che al massimo può arrivare all’11,4 per mille. CHI PAGA ANCORA L’IMU Le oltre 70.000 case accatastate nelle categorie di pregio (A1 dimore signorili; A8 ville e A9 castelli), insomma i cosiddetti immobili di lusso, continueranno a pagare l’Imu sulla prima casa, a cui si aggiunge la Tasi. La somma delle aliquote massime Tasi + Imu non può superare il 6 per mille. Questi immobili beneficiano della sola detrazione di 200 euro. Le prime case, come è noto, sono invece normalmente esentate dall’Imu e pagano solo la Tasi. Sulla base di specifiche delibere comunali possono essere esentati da questa imposta le case degli anziani ricoverati in case di cura e quelle date in comodato gratuito a figli o genitori con Isee non superiore a 15mial euro. IMMOBILI IN AFFITTO Anche in questo caso si corrisponderà sia l’Imu sia la Tasi con il limite massimo dell’11,4 per mille. L’Imu verrà pagata interamente dal proprietario, mentre la Tasi peserà anche sulle spalle dell’inquilino che dovrà versarne una quota compresa tra il 10 e il 30%, a seconda di quanto disposto nella delibera del rispettivo comune. IMU TERRENI AGRICOLI Entro il 16 giugno occorre pagare anche la prima rata dell’Imu sui terreni agricoli. In base alle modifiche entrate in vigore lo scorso marzo è prevista l’esenzione competa solo per i terreni che si trovano nei comuni classificati come totalmente montani sulla base dell’elenco dei comuni italiani stilato dall’Istat. Per i terreni di collina sono previste esenzioni solo a favore dei proprietari che hanno la qualifica di coltivatori diretti o imprenditori agricoli. Negli altri casi invece valgono le regole già previste in passato. Chi nel passaggio tra le vecchie e le nuove norme ha perso l’esenzione beneficia invece di un speciale detrazione pari a 200 euro. COME SI PAGANO IMU E TASI Il versamento dell’Imu si effettua come sempre in due rate, che scadono martedì 16 giugno e mercoledì 16 dicembre. Il versamento della prima rata, pari al 50% dell’importo dovuto, va eseguito sulla base delle aliquote e delle detrazioni valide per il 2014. Il versamento della rata a saldo dell’imposta dovuta per l’intero anno va eseguita a conguaglio, sulla base delle delibere comunali pubblicate sul sito www.finanze.it alla data del 28 ottobre 2015. A questo scopo il singolo comune deve effettuare l’invio delle delibere entro il 21 ottobre. In caso di mancata pubblicazione entro il 28 ottobre, la legge dispone che vengano applicate le aliquote e le detrazioni valide per il 2014. Nel caso sia già disponibile la delibera valida per il 2015 il contribuente può anche pagare entro il 16 giugno l’imposta in un’unica soluzione. Per la Tasi valgono le stesse regole e le stesse scadenze dell’Imu. IL GIALLO DEI BOLLETTINI PRECOMPILATI La legge di stabilità per il 2014 (legge n. 147 del 2013) allo scopo di assicurare la massima semplificazione degli adempimenti aveva disposto che i vari enti inviassero a domicilio dei contribuenti i bollettini Tasi già precompilati. In realtà poi, l’obbligo è stato trasformato in possibilità, e solo su richiesta dei singoli cittadini. Per cui la norma è rimasta nella sostanza inapplicata. COME SI EFFETTUANO I VERSAMENTI Con due distinti decreti sono stati approvati a suo tempo i bollettini di conto corrente postale per il pagamento dell’Imu (decreto 23 novembre 2012) e della Tasi (decreto 23 maggio 2014), entrambi comprensivi di istruzioni e modelli per i bollettini precompilati. Per effettuare i versamenti di Imu e Tasi, oltre al bollettino postale, si può però anche utilizzare il modello F24 pagando così anche per via telematica attraverso la propria banca. Quest’ultima soluzione, tra l’altro, consente anche di compensare gli importi dovuti con altri crediti d’imposta. IL VERSAMENTO MINIMO In linea di massima Imu e Tasi non sono dovute quando l’importo annuo non supera i 12 euro complessivi. I comuni hanno però la possibilità di fissare soglie differenti per cui è sempre bene verificare cosa è stato previsto dalle singole delibere. Per quanto concerne la Tasi, poi, va considerato che questa imposta riguarda l’immobile nel suo complesso a prescindere dal numero degli inquilini. Quindi, a prescindere dal numero degli occupanti, per verificare il rispetto della soglia minima di versamento occorre considerare l’imposta complessivamente dovuta.

FONTE:http://www.lastampa.it/2015/06/09/economia/il-giugno-tax-day-con-tasi-e-imu-la-guida-ecco-le-aliquote-e-le-detrazioni-nei-capoluoghi-I84R7B57GGuIL0RJouG7iO/pagina.html

Cagliari:via Garibaldi, i commercianti al Comune: "Stop tasse per il 2015"

Via Garibaldi, i commercianti al Comune: "Stop tasse per il 2015"

Esenzione dal pagamento dell’Imu e della Tari per un anno. Lo chiedono i commercianti di via Garibaldi, a Cagliari, dopo i disagi subiti in questi mesi di lavori di restyling. “Sono ormai oltre otto mesi che conviviamo con il cantiere – spiega Paolo Angius, di Confesercenti – con una riduzione dei clienti e delle vendite del 50 per cento: vogliamo che il Comune ci venga incontro anche alla luce del dialogo instaurato a suo tempo con e improntato sulla reciproca collaborazione”.
L’appello arriva direttamente dai dirigenti della Confesercenti e del Consorzio Insieme, che, interpretando i disagi dei colleghi commercianti della via nell’attuale situazione di grandi difficoltà dovute ai lavori di rifacimento dei sottoservizi e ripavimentazione della strada, chiedono al sindaco “di essere esentati dal pagamento dell’Imu e della Tasi per l’anno 2015”. Angius punta il dito contro l’organizzazione dei lavori. “Avevamo chiesto un cantiere più ordinato – dice – con lotti di non più lunghi di trenta metri alla volta per limitare i disagi, ma non siamo stati ascoltati. In questi mesi hanno chiuso i battenti quasi 25 negozi, ora il Comune ci deve venire incontro per mitigare almeno in parte i danni subiti”.

In 3 anni le tasse sulla casa sono aumentate del 178%!



Tasse. Sempre tasse. Solo tasse. Per che cosa poi? Per avere il debito pubblico più alto d’Europa, i redditi da lavoro dipendente tra i più bassi del Vecchio continente, i servizi più scadenti ed inefficienti dei paesi industrializzati e la disoccupazione a livelli da record. I risparmi degli italiani sono stati tassati e chi possiede una casa, per non parlare della seconda, è letteralmente massacrato dal fisco! In soli tre anni le tasse sulla casa sono aumentate del 178%si è passati dai 9 miliardi di euro del 2011 ai 25 del 2014. Un duro colpo per le famiglie che fino a qualche tempo fa vedevano nel mattone un bene rifugio, una legnata dalla quale stenta a riprendersi il settore immobiliare, letteralmente tramortito dal peso del fisco. L'analisi di Confedilizia lascia poco spazio ai se e ai ma e fa scattare l'allarme per la crescita del Paese: "gravare gli immobili di un carico di tasse come quello abbattutosi in Italia negli ultimi anni produce conseguenze negative a catena con riflessi evidenti sulla crescita del Paese". E’ per tale ragione che l'associazione chiede al governo una riduzione della morsa fiscale sugli immobili. Confedilizia ha spiegato che il peso fiscale ha ridotto i vantaggi dell'investimento immobiliare avviando un effetto sfiducia causato dalle conseguenze psicologiche che si ripercuotono sul proprietario che, osservando i prezzi in costante calo delle compravendite, vede impoverirsi il proprio patrimonio. Subentra, quindi, la paura di spendere! Secondo i calcoli di Confedilizia, rispetto a una casa a Roma con rendita catastale di 1.000 euro data in affitto a canone libero, se nel 2011 si pagava un'Ici da 735 euro, nel 2014 si è passati a 1.889 euro (Imu più Tasi), con un aumento del 157%. L'aumento è del 291% se il canone è calmierato!

Fonte:http://freeskipper.blogspot.it/2015/04/in-3-anni-le-tasse-sulla-casa-sono.html

Sardegna, parla Cappellacci: "Zona franca e moneta locale"

ugo cappellacci

Intervista di Lorenzo Lamperti a Ugo Cappellacci

Di Lorenzo Lamberti
http://affaritaliani.libero.it

“I sardi ci devono credere, farò qualsiasi cosa è in mio potere per attuare la zona franca”. Ugo Cappellacci, presidente della Regione Sardegna, sceglie Affaritaliani.it per parlare del suo progetto: “Vogliamo diventare come Campione e Livigno. Solo così eviteremo lo spopolamento”. Le conseguenze? “Esenzione dai dazi doganali e da imposte come l’Iva”. Rischi di paradiso fiscale? “Questa è un’opportunità non un problema”. Poi svela gli altri suoi piani: “Battaglia contro il Patto di stabilità, restituzione dell’Imu e un’agenzia delle entrate sarda”. Con il rilancio di Sardex, la moneta complementare locale: “Non vogliamo più sottostare alla ghigliottina di Roma”.

Presidente Cappellacci, com’è nato il progetto di rendere la Sardegna zona franca?

Quello della zona franca è un tema antico. D’altra parte già lo Statuto Speciale della Regione Sardegna all’articolo 12 disciplina l’istituzione dei punti franchi. Il loro riconoscimento compenserebbe gli svantaggi naturali della Sardegna, primo fra tutti l’insularità. Con un approccio di tipo estensivo alla norma dei punti franchi noi crediamo di poter realizzare una zona franca integrale che comporti l’esenzione dai dazi doganali e da imposte quali l’Iva. Cose che già accade per altri territori italiani come Livigno e Campione. I presupposti ci sono.




Che cosa state facendo concretamente per il riconoscimento della zona franca?

Abbiamo chiesto all’Unione Europea di interessarsi al nostro caso. Proprio in questi giorni ci è arrivata la risposta della Commissione che ci dice che su questa partita sarà decisivo lo Stato italiano. Per questo ho scritto anche al presidente Mario Monti chiedendogli di dare la giusta attenzione al tema.

Monti le ha risposto?

Non ho avuto un riscontro di nessun tipo. A breve gli invierò un ulteriore sollecito.

Quali sono le prossime tappe?

Intanto bisogna chiarire un equivoco. Il 24 giugno 2013 è il termine nel quale entra in vigore il codice doganale europeo. Questo non significa che se non viene istituita la zona franca entro tale data non si possa farlo successivamente. Non esiste un percorso precostituito.

Ma le sembra che l’Europa sia ben disposta?

A livello europeo abbiamo ricevuto una risposta prettamente tecnica che non mi soddisfa per niente. Ho chiesto un incontro al commissario europeo competente, Semeta. Insisterò perché questo diventi un tema politico.

Quali sarebbero le conseguenze dell’entrata in vigore della zona franca?

Prima di tutto la possibilità per le imprese di poter operare in un regime franco doganale. Un aspetto che compenserebbe la nostra insularità, che impone alle imprese maggiori costi di trasporto e di energia. Le imprese sarde soffrono per una serie di divari che penalizzano il nostro sistema. Speravamo nella riforma in chiave federale dello Stato per avere una perequazione almeno in termini infrastrutturali. Una riforma che purtroppo non è arrivata. A questo punto lo strumento che ci è rimasto è quello dell’istituzione della zona franca.

In questo quadro che ruolo gioca la moneta sarda, la Sardex?

Sardex è una moneta complementare che opera in un circuito già testato. Avvierò un percorso per riconoscere ai giovani disoccupati un reddito di comunità di 500 euro al mese che sarà pagato appunto con la Sardex. I giovani disoccupati riceveranno una carta di credito e potranno accedere a servizi previsti sul circuito Sardex.

In questi giorni lei ha presentato la nuova giunta dopo il rimpasto e ha parlato di battaglia contro il Patto di stabilità. Ci spiega meglio?

Condividiamo le preoccupazioni manifestate dal collega del Veneto Zaia e invitiamo anche le altre Regioni, sia quelle speciali che le ordinarie, a fare come noi e ad adottare una legge regionale che alzi il livello del conflitto nei confronti di uno Stato ancora sordo alle istanze provenienti dai territori. Roma sta ingessando le amministrazioni pubbliche e non consente il pagamento alle imprese. Non possiamo più sottostare a questa ghigliottina.

Lei ha parlato anche di restituzione dell’Imu…

Restituiremo l’Imu attraverso un contributo alle famiglie più bisognose, cioè quelle che non hanno un reddito superiore a 20mila euro. Ma non è tutto: con l’agenzia delle entrate sarda diremo addio ai metodi di Equitalia.

Torniamo alla zona franca. La Sardegna non rischia di diventare un paradiso fiscale?

Al contrario, può diventare una straordinaria opportunità per noi ma anche per l’Europa. La Sardegna può diventare un ponte naturale tra l’Africa e il continente europeo. In una prospettiva futura la nostra economia può svolgere un ruolo di primo piano.

C’è chi sostiene che il progetto della zona franca sia motivato solo da motivi elettorali. Tra un anno in Sardegna si torna a votare per le regionali?

Qualunque iniziativa di tipo politico destinata a trovare soluzioni concrete e positive per il futuro dei cittadini comporta un ritorno in consensi elettorali. È un gioco naturale. Ma sarebbe il colmo se per evitare di raggiungere il consenso stessi fermo non facendo quello di cui la Sardegna ha bisogno.

La possibilità della zona franca ha scatenato molto interesse tra i cittadini sardi. Lei si sente di promettere che il progetto sarà davvero realizzato?

Non dipende solo da noi. Siamo consapevoli che si tratta di una battaglia dura e difficile ma ci stiamo mettendo tutta la determinazione necessaria e con una testardaggine tipicamente sarda siamo convinti di farcela.

Fonte:http://affaritaliani.libero.it/cronache/cappellacci-sardegna-zona-franca180313.html

Casa: lo Stato la tassa, le Banche le negano il mutuo!



E' sempre più difficile per gli italiani acquistare una casa. Vuoi per le retribuzioni da terzo mondo cui ci hanno relegati, vuoi perché le banche alle prese con i titoli tossici non concedono più mutui, ma si limitano solo ad incassare soldi dalla Bce e dal governo italiano e vuoi pure perchè l'Imu ha collassato il mercato! Nel 2012 i mutui concessi alle famiglie si sono dimezzati, e le compravendite sono diminuite del 23,9%, ovvero di 140mila unità. Questi i dati forniti dai costruttori dell'Ance. Dal 2007 - inizio crisi - ad oggi gli investimenti in nuove abitazioni si sono ridotti del 54,2%. E negli ultimi sei anni il numero delle compravendite si è ridotto del 48% passando da 870mila a circa 455mila transazioni. Intanto, indica ancora l’Ance, la liquidità per le imprese è ai minimi storici. Nel 2012 il calo dei prestiti alle imprese è stato del 9%, confermando un pesantissimo trend negativo in atto dal 2007. Lo Stato continua a non pagare. Il debito nei confronti delle imprese di costruzione è stimato intorno ai 19 miliardi. Le imprese non riescono più ad aspettare e chiudono in centinaia. "Bisogna assolutamente cambiare politica", avverte l’associazione dei costruttori: "Nella tempesta in cui siamo abbiamo spento il motore dell'edilizia, spero che non abbiamo anche buttato le chiavi. Le nostre aziende licenziano in tutta la filiera, siamo in una situazione difficilissima anche dal punto di vista sociale". "La casa, il più importante bene rifugio degli italiani, è diventato il bene più tassato. Con ben 9 voci di tassazione sul possesso degli immobili, ed un ammontare che arriva a oltre 44 mld di euro di cui ben 23 derivano dall'Imu". I costruttori dell'Ance, chiedono i "casa bond", obbligazioni emesse dalle banche per finanziare i mutui delle famiglie; poi un piano di edilizia sociale sostenibile, una Imu più equa: va resa progressiva e parametrata in base al reddito; e di eliminare l'Imu sull'invenduto. Trecentocinquantamila sono i posti di lavoro persi nel settore delle costruzioni da inizio crisi, 550mila con l'indotto. Ed un vero e proprio boom di fallimenti delle imprese edili, ormai vicino alla cifra record di 10mila, destinata ancora a crescere. E' l'allarme lanciato dai costruttori dell'Ance che avvertono: "Non c'é crescita senza costruzioni".

Fonte:http://freeskipper.blogspot.it/2013/02/casa-lo-stato-la-tassa-le-banche-le.html

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *