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C’era una volta Mafia capitale: concessi i domiciliari a Buzzi, effetto della Cassazione


Di Sara Menafra

Salvatore Buzzi esce dal carcere e va ai domiciliari. A dare la notizia il suo avvocato, Alessandro Diddi: «Dopo cinque anni di custodia cautelare si è restituita la giusta dimensione a un trattamento che mai ha riguardato un imputato di corruzione. Adesso possiamo guardare con serenità all’ultimo tratto di questa vicenda».

Buzzi era considerato il leader, insieme a Massimo Carminati, dell’organizzazione denominata – secondo l’impianto accusatorio – Mafia capitale. Ex detenuto e leader delle cooperative sociali, secondo le sentenze ha certamente organizzato un sistema corruttivo che ha inquinato la pubblica amministrazione capitolina almeno dall’epoca di Gianni Alemanno sindaco.

Secondo la procura di Roma, la sua organizzazione era anche una vera e propria associazione mafiosa che intimoriva i politici romani e le aziende che provavano a fare concorrenza. Questa lettura, però, è stata definitivamente smentita dalla sentenza della corte di Cassazione che ha dato ragione ai giudici di primo grado, pure convinti di essere di fronte ad un grosso caso di corruzione ma non di mafia.

Dopo la decisione dei giudici supremi, una nuova sentenza di appello dovrà rideterminare la pena. Nel frattempo, però, i termini per la custodia cautelare nei confronti di Buzzi sono stati considerati ampiamente scaduti.


Salvatore Buzzi ha ammesso i reati di corruzione, e «questa sua condotta costituisce segno della cesura con il passato deviante foriero di pericolosità sociale». Lo scrive nella motivazione di cinque pagine la terza corte d’appello di Roma. Inoltre, anche le cooperative sociali, da tempo sotto sequestro e a lui una volta riconducibili, «sono state sottratte a qualunque sua disponibilità».


«L’associazione per delinquere di cui avrebbe fatto parte assieme all’ex esponente dei Nar Massimo Carminati è cessata il 2 dicembre 2014, quando furono eseguiti gli arresti, e quindi sono trascorsi ben cinque ani dalla data in cui è cessato il vincolo associativo. Tutto ciò, per la terza corte d’appello di Roma che ha concesso oggi gli arresti domiciliari al ‘ras’ delle cooperative, non può non comportare un giudizio di attenuazione delle esigenze cautelari nei confronti di Buzzi i cui termini di custodia massimi scadranno il prossimo 16 gennaio 2020, scadenza che induce logicamente a ritenere che la misura restrittiva abbia già concretamente garantito tutte le esigenze cautelari ravvisate in questi anni. Il suo protrarsi finirebbe per integrare una punizione ulteriore».

FONTE: https://www.open.online/2019/12/19/cera-una-volta-mafia-capitale-concessi-i-domiciliari-a-buzzieffetto-della-cassazione/

Mafia capitale esiste, in appello riconosciuta l’aggravante mafiosa. Ma pena scontata a Buzzi e Carminati

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Di Giuseppe Pipitone e Giovanna Trinchella
Era corruzione sì, ma era anche mafia. Mafia capitale. I giudici di appello “smentiscono” quelli di primo grado sul “mondo di mezzo” che voleva prendersi Roma con la forza e con le tangenti. All’ombra del Colosseo, quindi, c’era un’organizzazione criminale che si muoveva come un clan affiliato alla ‘ndrangheta e una famiglia di Cosa nostra. Lo sostengono i magistrati della III corte d’Assise d’appello di Roma che hanno riconosciuto l’aggravante mafiosa per 17 imputati di quell’inchiesta che squassò la capitale il 2 dicembre del 2014: 37 le persone arrestate da parte degli uomini del Ros. Un gruppo di personaggi con un passato in Romanzo criminale e un presente nei palazzi che contano, capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali con una filosofia ben precisa. “È la teoria del mondo di mezzo compà.Ci stanno, come si dice, i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano… come è possibile… che ne so… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi”, teorizzava Massimo Carminati.

Ex terrorista di estrema destra con i Nar, noto per i suoi rapporti con la Banda della Magliana, il Cecato era tornato sulle prime magine di tutti i giornali alla fine del 2014, quando era finito in cima alla lista delle persone arrestate su richiesta della  procura di Roma guidata dal Giuseppe Pignatone, già al vertice degli uffici inquirenti a Palermo e Reggio Calabria. Oggi Carminati incassa una condanna per mafia ma anche uno sconto di pena: per lui la condanna è scesa da 20 anni a 14 anni e sei mesi. Per Salvatore Buzzi, l’ex ras delle cooperative rosse, la condanna passa da 19 anni a 18 e 4 mesi. Gli imputati hanno assistito alla lettura della sentenza in video conferenza dalle carceri di Opera, a Milano, e Tolmezzo, in provincia di Udine, dove sono detenuti. Dalla lettura del dispositivo si comprende che la riduzione della pena è arrivata dall’esclusione del riconoscimento della continuazione interna per gli episodi di corruzione. 
Per i giudici di primo si trattava di “due diversi gruppi criminali”
In primo grado era andata molto diversamente. “Due diversi gruppi criminali“, uno che faceva capo a Buzzi e un altro a Carminati, ma nessuna mafia, avevano sostenuto le toghe dell’Assise. Una forma di criminalità organizzata né “autonoma” né “derivata” perché di fatto, secondo i giudici, era assente quella violenza, quella intimidazione che caratterizza le organizzazioni criminali punite con l’articolo 416 bis. E né la corruzione, per quanto pervasiva, sistematica e capace di arrivare fino al cuore della politica, poteva essere considerata alla stregua della forza intimidatrice tipica delle mafie. La prima e legittima conseguenza era stata nella modifica dello status di detenuto di Carminati: all’ex Nar, infatti era stato revocato il 41 bis. Ora bisognerà capire se il carcere duro per il Cecato sarà ripristinato visto che è stato riconosciuti colpevole di associazione a delinquere di stampo mafioso, insieme a Buzzi e altri 16 imputati tra cui l’ex consigliere di Forza Italia, Luca Gramazio (8 anni e 8 mesi)Franco Panzironi (8 anni e 7 mesi), ex numero uno di AmaCarlo Pucci (7 anni e 8 mesi), ex manager di Ente Eur, Franco Fabrizio Testa (9 anni e 4 mesi) collaboratore di Buzzi.
La procura di Roma: “Era una questione di diritto”
La sentenza dei giudici di primo grado era stata appellata dalla procura di Roma , che aveva seguito il solco tracciato da alcune sentenze della Cassazione emesse per altri processi. La Suprema corte, per esempio il 10 novembre 2017, aveva annullato con rinvio un’assoluzione dal reato di 416 bis e citato nelle motivazioni proprio il processo Mafia capitale. Gli ermellini avevano proseguito la strada di annullamento di condanne che escludono l’accusa di mafia per le nuove forme di criminalità ritenute “a bassa potenzialità intimidatrice”. Il 26 ottobre 2017, invece, la VI sezione aveva riaperto il processo per mafia al clan Fasciani di Ostia. Del resto sempre la Suprema corte aveva confermato in sede di indagini preliminari le ordinanze di custodia cautelare per alcuni indagati proprio con l’aggravante mafiosa. “Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate. Lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La Corte d’appello ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che   evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata”, commenta il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani. 
Tescaroli: "Riconosciuto il nostro lavoro e l'impianto delle accuse"
 
Le altre condanne e le assoluzioniPer Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Valter Veltroni che ha patteggiato la pena, la pena è stata rideterminata in 5 anni e 2 mesi e l’interdizione non sarà più perpetua, ma per cinque anni. A Claudio Turellafunzionario del servizio giardini del Comune, la pena è stata fissata a sei anni. I magistrati hanno inflitto 3 anni e 8 mesi a Emanuela Bugitti, 9 anni e 4 mesi a Claudio Caldarelli, 10 anni e 4 mesi a Matteo Calvio, 3 anni a Mario Cola, 4 anni e 6 mesi a Sandro Coltellacci, 4 anni e 6 mesi a Mirko Coratti (l’ex presidente Pd dell’Assemblea capitolina), 2 anni a Giovanni De Carlo, 6 anni e 3 mesi a Paolo Di Ninno, 2 anni e 1 mese ad Antonio Esposito, 4 anni a Franco Figurelli, 4 anni e 10 mesi ad Agostino Gaglianone, 6 anni e 6 mesi ad Alessanra Garrone, 4 anni e 10 mesi a Carlo Maria Guarany, 4 anni e 8 mesi a Cristiano Guarnera, 5 anni e 4 mesi a Giovanni Lacopo, 8 anni a Roberto Lacopo, 3 anni e Guido Magrini, 3 anni e 11 mesi a Michele Nacamulli, 3 anni e 2 mesi Pierpaolo Pedetti, 4 anni a Mario Schina, 2 anni e 3 mesi ad Angelo Scozzafava, 2 anni e 6 mesi per Giordano Tredicine, 9 mesi, per Tiziano Zuccolo, recovate le statuizioni civili per Regione e Libera per Andrea Tassone. Assolti Stefano Bravo, Pierina Chiarvalle, Giuseppe Ietto, Sergio Menichelli e Pulcini Daniele per non aver commesso il fatto, Nadia Cerrito invece perché il fatto non sussiste. Quest’ultima era la segretaria di Buzzi e aveva ricostruito con gli inquirenti la distribuzione delle tangenti in quanto custode del libro mastro delle bustarelle. 
Diddi: "Buzzi condannato dalla stampa, giudici poco illuminati e condizionati"
 
I difensori all’attacco: “Atto grave, da oggi molto pericoloso vivere in Italia”
La difesa, che aveva quasi esultato per il verdetto di primo grado, oggi non incassa. Anzi rilascia commenti affilati. “Quanto accaduto è grave, è un atto assolutamente stigmatizzabile l’aver riconosciuto in questa roba la mafia. Credo che per molti cittadini da oggi sia molto pericoloso vivere in Italia: è una bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese“, dice Alessandro Diddi, legale di  Buzzi. “Questa sentenza rappresenta per me una sorpresa, perché già non condividevo la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto due associazioni distinte. L’insussistenza dell’accusa mafiosa mi sembrava inattaccabile: mi sbagliavo. Questo collegio ha invece riconosciuto l’esistenza della mafia. E se persino questo collegio, che è uno dei migliori della corte d’appello, ha riconosciuto l’aggravante mafiosa di questa, o io non capisco più nulla di diritto, ci può stare, oppure è successo qualcosa di stravagante che ha influito sulla sentenza. In questo Paese la magistratura mette bocca su tutto e si arroga il compito di moralizzare la società”, dice invece Giosuè Naso, avvocato di Carminati. 
Mafia capitale, Naso contro i pm: "Mettono bocca su tutto, moralizzano la società con le sentenze"
 
Requisitoria del Pg: “Aggravante mafiosa c’è”
La Procura generale di Roma con il sostituto procuratore generale Antonio Sensale aveva chiesto non solo il riconoscimento del 416 bis, ma pene molto più alte: rispettivamente 26 anni e mezzo e 25 anni e nove mesi di carcere per Carminati e Buzzi, perché ritenuti i governanti di quel meccanismio che ha tenuto sotto scacco per anni ampi segmenti dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica romanae politici di tutti gli schieramenti. Partendo da lontano, dal basso, dalla strada fino al mondo di sopra. Il gruppo criminale sarebbe cresciuto ampliando il proprio raggio d’azione dalle semplici estorsioni al controllo di attività economiche, infiltrandosi in appalti e commesse pubbliche. Dopo il 2011 e l’incontro con Salvatore Buzzi, l’associazione sarebbe ulteriormente cresciuta, arrivando a condizionare la politica e la pubblica amministrazione, senza però mai abbandonare le attività originarie della violenza, dell’estorsione e dell’usura. Proprio da quelle, sostiene l’accusa, avrebbe tratto forza la nuova mafia, proprio come quelle tradizionali. Una ricostruzione che non era stata riconosciuta dai giudici di primo grado, secondo i quali senza violenza e intimidazione non c’è mafia. E invece da oggi non è così.

Mafia Capitale, chiesti 28 anni per l’ex Nar Massimo Carminati. Lui esulta in aula

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Mafia Capitale, la procura di Roma chiede 28 anni per Carminati


Di Grazia Longo

Una batosta la richiesta di condanna, da parte della procura di Roma, per gli imputati eccellenti di Mafia Capitale. La pena più alta è stata chiesta per l’ex Nar Massimo Carminati: 28 anni. «Un delinquente abituale» l’ha definito il pm Luca Tescaroli (lui in collegamento video ha alzato le braccia in segno di esultanza), che ha poi avanzato la richiesta di 26 anni e 3 mesi per il ras delle cooperative Salvatore Buzzi, 25 anni e 10 mesi per il braccio destro di Carminati, Riccardo Brugia, 21 anni per l’ex amministratore delegato di Ama Franco Panzironi e 19 anni e 6 mesi per l’ex consigliere prima comunale e poi regionale Luca Gramazio. Le accuse a vario titolo vanno da corruzione, turbativa d’asta, estorsione tutte aggravate dall’associazione di stampo mafiosa. 

È la prima volta che si chiede la condanna per associazione mafiosa in un contesto di corruzione di colletti bianchi, nulla a che vedere con il cliché classico della mafia «coppola e lupara». 

Mafia Capitale non è finita: 44 nuovi arresti. Sullo sfondo il business dei migranti



Di Guido Ruotolo

Nuovo terremoto politico giudiziario nella capitale. Una ventina di arresti in carcere e 25 ai domiciliari tra consiglieri regionali, consiglieri comunali e funzionari pubblici. E ci sono anche 21 indagati. Sono accusati di associazione mafiosa e corruzione aggravata. 
Il blitz è stato eseguito dai carabinieri del Ros ed è scattato all’alba. È la seconda puntata di Roma Mafia Capitale, un gruppo di politici a libro paga di un’associazione mafiosa guidata da Massimo Carminati che si occupava di usura, appalti pubblici soprattutto nei settori della raccolta dei rifiuti e dell’accoglienza dei rifugiati. Fra gli arresti Luca Gramazio, ex capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale di Forza Italia e alcuni consiglieri comunali del Pd. Tra i 44 destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip ci sono anche l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti, l’ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo, i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari e l’ex presidente del X Municipio (Ostia) Andrea Tassone.  

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.lastampa.it/2015/06/04/italia/cronache/mafia-capitale-non-finita-nuovi-arresti-sullo-sfondo-il-business-dei-migranti-F3SR8PzFnb5o0RYWBd4yXP/pagina.html

Mafia Capitale: giudizio immediato per Carminati e altri 33



http://www.agi.it/cronaca/notizie/mafia_capitale_giudizio_immediato_per_carminati_e_altri_33-201506011259-cro-rt10205

Processo in vista per l'ex terrorista dei Nar Massimo Carminati e altre 33 persone, coinvolte nella indagine denominata 'Mafia capitale'. I pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo, Luca Tescaroli e i procuratore aggiunto Michele Prestipino hanno chiesto e ottenuto dal gip il giudizio immediato, rito che consente alla Procura di approdare subito in un'aula di tribunale saltando la fase dell'udienza preliminare. Il processo avra' inizio il prossimo 5 novembre davanti ai giudici della decima sezione penale. Oltre a Carminati, ritenuto uno dei capi dell'associazione di stampo mafioso che faceva affari con imprenditori collusi ed esponenti politici, il giudizio immediato chiama in causa anche Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa '29 giugno' e l'ex amministratore delegato di Ama, Franco Panzironi.

Riflessioni sullo scandalo "Mafia capitale"



Di Salvatore Santoru

Nei vari talk show politici in questi giorni si sta parlando molto del "recente" scandalo che ha colpito Roma, e che ha visto coinvolti diversi personaggi legati alla mafia, al terrorismo degli anni 70 e a diverse fazioni politiche.

Nello scandalo sono stati coinvolti personaggi legati alla 'ndrangheta, al terrorismo di estrema destra e sinistra, alle coop rosse, al mondo del calcio e dello spettacolo e legati sia ad ambienti di destra che di sinistra.

Le figure più rilevanti sono quelle di Massimo Carminati, un passato nei NAR e nella Banda della Magliana, e Salvatore Buzzi, già graziato da Scalfaro nel 94 per omicidio colposo, e noto per essere il fondatore e gestore della nota Cooperativa 29 Giugno.

Tale vicenda dimostra come non mai che il livello di corruzione e malaffare serpeggia come non mai nei vertici e non della politica "che conta", e ovviamente la sua trasversalità.

Difatti, nonostante c'è chi punta il dito a destra o a sinistra, in tale vicenda, così come in tante altre, si è avuta la dimostrazione che quando si tratta di denaro sporco destra o sinistra contano assai poco, tanto che un criminale legato ad ambienti eversivi del panorama "neofascista" e un' "antifascista" legato ad ambienti di sinistra radicale e non, si trovavano "casualmente" a braccetto nel fare affari illeciti.

La vicenda rappresenta solo la punta dell'iceberg di una politica, e di una società sempre di più colpite da un sistema fondato sulla corruzione e l'affarismo, che si dovrebbe al più presto eliminare al più presto, se si vuole rinnovare la società e la politica del paese.

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