Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta Prodi. Mostra tutti i post

Mattia Santori, ideatore delle sardine bolognesi, scrive per Energia fondata da Alberto Clò e Romano Prodi



Mattia Santori, il fondatore delle sardine bolognesi che hanno lanciato il guanto di sfida a Matteo Salvini in vista delle elezioni regionali in Emilia-Romagna, scrive per Energia. Si tratta di una rivista trimestrale di divulgazione scientifica curata dalla società di ricerca Rie-Ricerche Industriali ed Energetiche, fondato dall’ex ministro Alberto Clò e dall’ex premier Romano Prodi. Lo riporta il quotidiano la Verità.
È sufficiente farsi un giro sul sito della rivista Energia per trovare il nome di Mattia Santori nella redazione. Attenzione: è una rivista che per direttore l’ex ministro Alberto Clò, l’uomo che, nel 1978, ospitò la famigerata seduta spiritica del “piattino” per ritrovare Aldo Moro, rapito dalle Br. Quella sera nella residenza di campagna di Clò, c’era anche Romano Prodi. L’ex premier è cofondatore, con Clò, di cui risulta garante insieme a Sabino Cassese, ex giudice costituzionale.

----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Romano Prodi: “Auguro a Conte di durare più dei miei governi. Pd-M5s? Proposta faticosa ma interessante.


Governo Pd-M5s? Una faticosa e interessante proposta”. Romano Prodi, intervistato da Lucia Annunziata sul palco della Festa dell’Unità di Ravenna, manda il suo augurio all’esecutivo che si sta formando e dice di sperare che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, possa guidare una lunga legislatura: “Auguro a Conte di durare più dei miei governi”, ha detto. Poi parla di personalità, auspica un ministero per l’immigrazione e boccia la flat tax: “Una porcheria”.
Chiamato a commentare la recente esperienza di governo gialloverde, il co-fondatore del Partito Democratico parla di “matrimonio un po’ tribolato, è durato 14 mesi ed è finito male”. La discussione si sposta presto, però, sulle prospettive per il nuovo esecutivo e quando gli viene chiesta un’opinione su Conte risponde: “Vediamo, sta facendo un esercizio complicato. È interessante, troppo presto per vederne le conseguenze ma molto interessante da osservare. Mi auguro che il governo in via di costruzione possa durare a lungo e completare la legislatura. Mi auguro che l’alleanza che stanno costruendo duri di più di quella precedente. Costruire, anche faticosamente, prendendosi il tempo necessario per approfondire, ma facendo un’alleanza che abbia un programma comune e duri tutta la legislatura”. E sulla sua lunga assenza dalle Feste dell’Unità: “Erano 11 anni che non venivo. L’ho preparata undici anni, ci ho preso giusto”.

Nuova Via della Seta, Prodi farà parte del consiglio dei saggi e Diliberto sarà preside a Wuhan


Di Salvatore Santoru

Recentemente il presidente cinese Xi Jinping ha dichiarato, nell'ambito del secondo Forum sulla Via della Seta a Pechino, la necessità di costruire 'un'economia aperta' contro il protezionismo. Durante la conferenza, riporta Affari Italiani, è stato deciso di dare avvio ad un Advisory Council formato da personalità e politici di fama e spessore internazionale.

Tra di essi c'è Romano Prodi mentre un altro italiano, Oliviero Diliberto, sarà preside dell'istituto italo-cinese a Wuhan.

Romano Prodi, due rom sospettate per il furto nella casa di Bologna

Risultati immagini per PRODI CASA ROM
Identificate due donne nomadi sospettate come autrici del furto nella casa di Bologna di Romano Prodi, in via Gerusalemme, la sera del 20 aprile. Lo scrive il Resto del Carlino e la notizia trova conferme in ambienti investigativi. Le due, senza fissa dimora e riconosciute dalle immagini delle telecamere, sarebbero entrate nel palazzo approfittando dell’uscita di un altro condomino e poi nell’appartamento forzando la porta, chiusa senza mandate, con una lastra di plastica. Quindi hanno rubato medaglie e altri oggetti di valore per circa 30mila euro, “i ricordi di una vita” come aveva detto l’ex premier i giorni successivi. Le indagini sono della Polizia.
Secondo quanto si apprende le due nomadi sono sospettate anche di altri furti in zone centrali della città, tra cui quello a casa del playmaker della Virtus Basket Oliver Lafayette, a metà aprile. E’ confermato dunque che nei confronti del Professore non si è trattato di un’azione mirata, ma di un furto comune.

DIMISSIONI BERLUSCONI, LA 'RIVELAZIONE DI PRODI': 'Gli hanno fatto pagare la questione della Libia'

Risultati immagini per dimissioni berlusconi prodi

Di Salvatore Santoru
Secondo Romano Prodi le dimissioni di Silvio Berlusconi sono state frutto anche della sua posizione scomoda sulla Libia e le scuse scelte di politica internazionale.
Come riportato in uno stralcio del libro Il Cigno nero e il Cavaliere bianco dell'ex direttore del Sole 24 ore Roberto Napoletano, pubblicato sul Giornale(1) e ripreso su 'Libero'(2), Prodi ha scritto :  "Sono di ritorno dagli Emirati, sentirmi salutare all'aeroporto dall'ambasciatore arabo con un bel bunga bunga non mi ha fatto piacere. C'è qualcosa, però, che non mi quadra in questo indignarsi collettivo, c'è qualcosa che va oltre il colore e il gossip".


Inoltre, Prodi disse: "La mia sensazione è che questa volta i mercati vogliano far pagare a Berlusconi anche la posizione italiana a favore di Putin, di Gheddafi e della stabilità iraniana", e che "Si tratta di una scelta di campo giusta per tutelare l'interesse nazionale e io la condivido, ma ha scatenato le mire francesi sulla Libia, l'interesse tedesco per la partnership con i russi che ci danneggia, l'insofferenza americana per un' alleanza storica che reputano tradita. Purtroppo è un dato di fatto che, alla fine, l' errore della guerra della Libia lo paghiamo noi... "
NOTE:

Walter Veltroni celebra Romano Prodi alla festa del Pd

Risultati immagini per prodi veltroni
Un grande applauso dal teatro Eliseo di Roma, dove è in corso la festa per i dieci anni del Pd, quando il primo segretario Walter Veltroni ha ringraziato nel suo intervento Romano Prodi. Qualcuno dalla platea grida anche: "Perchè non c'è".
Veltroni comincia il suo intervento così: "Il Pd nacque con 10 anni di ritardo doveva essere il consolidamento dell'Ulivo, il governo Prodi del '96 fu il migliore della storia repubblica in primo luogo per l'autorevolezza di chi lo presiedeva: Romano Prodi. Ma l'esperienza finì uccisa da due mali storici della sinistra, il massimalismo e le divisioni".
"Il riformismo - continua Veltroni - può essere maggioranza in questo Paese. il Pd nacque per raccontare una nuova storia al Paese: finalmente ci si unisce e non ci si tirano i piatti alla prima occasione".
L'ex segretario parla poi delle alleanze: "Il puro anti berlusconismo è stato mallevatore del più puro berlusconismo. L'Italia esca dalla paradossale morsa tra schieramento 'anti' o inciucio. Spero che il Pd faccia le alleanze. Lo dico chiaramente".
Sulla scissione, Veltroni afferma: "L'elettore di sinistra aspetta questa notizia: un giorno, anche solo 24 ore, senza una scissione o una divisione, che rendono più deboli noi e più forti gli altri".

Prodi dice che si può ancora approvare lo Ius soli

Risultati immagini per prodi ius soli
“Credo che una volta sgombrato il campo con la Finanziaria sia possibile approvare la legge sullo ius soli”, “è ancora possibile farcela”. Lo ha detto l’ex premier Romano Prodi intervistato a Circo Massimo su Radio Capital. Ma per portare a casa il risultato “serve davvero un lungo lavoro pedagogico” e spiegare che la legge “non c’entra niente con gli sbarchi di oggi” e “non è altamente permissiva”.
Vep/Int9

Prodi: auspico una legge elettorale per un governo stabile

Risultati immagini per prodi
All’Italia serve una legge elettorale che possa garantire un “governo stabile”. È l’auspicio dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, per il quale si andrà al voto “al momento previsto” perché allora c’è un “paese stabile”.
“L’Italia è un Paese stabile – ha detto Prodi nel corso di un incontro con Matteo Renzi, organizzato alla Johns Hopkins a Bologna -. Penso che andrà alle elezioni al momento previsto. Il problema è se prima di quel momento si possa fare una legge elettorale che sia stabile”.
“La legge elettorale – ha aggiunto il professore – non è fatta per fare la fotografia, ma per dare un governo stabile. Mi auguro che venga fatta” perché “con una legge elettorale proporzionale e con molti partiti il problema si apre dopo” le elezioni.

PRODI: 'NON CAPISCO PERCHE' SI DEVE DISTINGUERE TRA PROFUGHI E MIGRANTI ECONOMICI,L'IMMIGRAZIONE VA GUIDATA E REGOLAMENTATA'

Risultati immagini per il Fatto Quotidiano

Di Salvatore Santoru

Nel corso di un intervento alla Conferenza interparlamentare dei Paesi G7/G20 Romano Prodi ha detto la sua sulla tematica dell'attuale immigrazione che imperversa in Europa(1).
Prodi ha sostenuto che “Non capisco perché si debba distinguere tra rifugiati e migranti economici. Se uno muore di fame, non dovrebbe migrare?”.
Inoltre,l'ex presidente del Consiglio italiano ha sostenuto che "Le migrazioni vanno guidate e regolamentate", e che "Dalla seconda guerra mondiale e fino al 1980 in Europa non arrivava alcun migrante. Dal 1980 in poi i migranti verso l’Europa sono 1,5 milioni ogni anno e i numeri stanno aumentando. D’altronde l’età media in Italia è 46 anni e presto arriveremo a 50 anni. In Africa ci sono Paesi in cui l’età media è 17-18 anni".

NOTE:

(1)http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/04/migranti-prodi-se-un-uomo-muore-di-fame-perche-non-dovrebbe-partire-anche-lui-e-rifugiato/3563460/

Ue, Prodi appoggia la Merkel: "Trump e Le Pen sono una minaccia"

Risultati immagini per romano prodi

Di Sergio Rame
"Siamo di fronte ad un doppio attacco coordinato: dall'estero e dall'interno - spiega l'ex premier in una intervista a Repubblica - Trump e Le Pen sono i due volti dello stesso pericolo". Un colpo basso nel tentativo di difendere quella sua Unione europea che non solo ha fallito ma ha addirittura messo in ginocchio l'economia della maggior parte degli Stati membri.
Secondo la Merkel i leader europei potrebbero impegnarsi su un'Europa "a differenti velocità" già quando si incontreranno a Roma il prossimo 25 marzo per le celebrazioni del 60° anniversario del Trattato di Roma. Nell'intervista a Repubblica Prodi ha espresso il suo sostegno all'iniziativa della cancelliera tedesca per "formalizzare un'Europa a due velocità""Sono due anni che lo ripeto, in mancanza di una condivisa politica europea, è l'unica strada percorribile - ha spiegato il Professore - la mossa della cancelliera è benvenuta anche perchè mi sembra che finalmente dia una prima risposta a Trump e a Le Pen""Finalmente - ha aggiunto l'ex presidente della Commissione europea - la Germania sembra cominciare ad assumersi quel ruolo di leadership che non aveva mai voluto esercitare, va bene così".

PRODI CONTRO LE SANZIONI ALLA RUSSIA: 'BISOGNA TOGLIERLE IMMEDIATAMENTE'


Risultati immagini per PRODI RUSSIA

Di Salvatore Santoru

Romano Prodi ha recentemente sostenuto la fine delle sanzioni europee contro la Russia.
Come riportato dal "Fatto Quotidiano"(1), Prodi ha sostenuto che“Occorre togliere immediatamente le sanzioni alla Russia(…) Giochiamo d’anticipo, senza lasciare agli Stati Uniti un ruolo privilegiato nel rapporto con la Russia”.

NOTE:

(1)http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/01/23/ue-prodi-togliere-subito-sanzioni-alla-russia-per-prendere-in-contropiede-trump-berlino-forse-vuole-uscire-dalleuro/3334141/

REFERENDUM,PRODI: 'SENTO DI DOVERE RENDERE PUBBLICO IL MIO SI'

Risultati immagini per PRODI REFERENDUM

Di Salvatore Santoru

Romandi Prodi ha dichiarato il suo sostegno per il Sì in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.
Come riportato da "Republlica", Prodi ha sostenuto che "Anche se le riforme proposte non hanno certo la profondità e la chiarezza necessarie, tuttavia per la mia storia personale e le possibili conseguenze sull'esterno, sento di dovere rendere pubblico il mio sì, nella speranza che questo giovi al rafforzamento della nostre regole democratiche soprattutto attraverso la riforma della legge elettorale".

NOTE:

(1)http://www.repubblica.it/speciali/politica/referendum-costituzionale2016/2016/11/30/news/prodi_vota_si_-153166010/

Romano Prodi: «L’Unione Europea non è più quella di una volta»

Risultati immagini per PRODI UE

Di Alexander Damiano Ricci

 È un Romano Prodi nostalgico quello intervistato a Bologna da Politico.eu, il sito che segue le vicende europee in maniera costante con lo stile del fratello americano (di cui è una derivazione).
Durante il colloquio svoltosi presso gli uffici della Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli, Prodi ha parlato del ruolo della Commissione europea nell’assetto istituzionale comunitario, ma non solo.
Interrogato sul funzionamento dell’Europa di oggi, ha ammesso che l’Ue è passata dall’essere «un’unione di minoranze a una coalizione di Stati». Prodi ha poi denunciato l’importanza crescente che ha assunto il Consiglio rispetto alla Commissione. Secondo l’ex Primo ministro, la conseguenza è che alcuni Paesi hanno assunto un ruolo prominente rispetto ad altri: la Francia e l’Italia hanno perso di rilevanza in confronto al Regno Unito e alla Germania. Fino al giorno in cui la Gran Bretagna non si è auto-esclusa dal governo dell’Unione.
La conseguenza? Oggi, secondo Prodi, è la Germania a dettare legge in Europa. Tanto che: «La soluzione alla crisi greca non è stata delineata lungo l’asse Bruxelles-Atene, bensì lungo quello Berlino-Atene».
Prodi, ha anche parlato anche di Cina. Le riposte ai tentativi di investimento del gigante asiatico nel nostro Continente sono sempre rilegati all’improvvisazione. Al contrario, il Paese orientale ha sviluppato una chiara strategia che definisce quali attori possono investire in quali settori dell’economia.
Infine, una stoccata sul referendum. Sebbene l’ex Primo ministro non si sbilanci sul voto, ai microfoni di Politico, ammette che «i referendum sono soltanto di rado incentrati sul contenuto del quesito che viene posto ai cittadini».
Leggi anche:

PRODI BOCCIA L'UE SUI MIGRANTI E RIABILITA GHEDDAFI

Di Gabriele Bertocchi
L'Unione Europea, di fronte al problema e alla sfida dell'immigrazione, "deve avere una politica unica : l'immigrazione c'era anche prima delle guerre, ma era in qualche modo guidata, un fenomeno gestito , adesso con le guerre di Siria e Libia ha creato paura, è diventata una tragedia": lo ha detto l'ex premier Romano Prodi a margine della visita alMeeting di Rimini. Non solo: "L'Europa sul tema immigrazione grande parte del futuro se lè già giocato".
"Quando penso che la guerra di Libia sta durando più della seconda guerra mondiale , ci rendiamo conto dei ritardi che abbiamo - ha fatto notare l'ex premier - mentre su un problema così concentrato un'Europa unita avrebbe potuto costruire qualcosa di nuovo. Oggi - ha ribadito - penso a questo" . "Sulla Siria, la Germania è riuscita in qualche modo a gestirla - ha spiegato ancora il presidente della Commissione Europea - l'Europa ha abbandonato noi Italia: adesso - ha concluso Prodi - c'è un'unica via di transito non regolata e noi abbiamo questa enorme responsabilità umana , perchè è il nostro prossimo, ma è un peso molto difficile da portare sulle spalle"

"Quando c'era Gheddafi, c'era uno Stato"

Sembra addirittura rimpiangere il governo del Rais Gheddafi: "Quante volte Gheddafi ha minacciato di mandare i barconi? - ha ricordato Prodi - Tantissime volte, ma non lo ha mai fatto perchè c'era uno Stato, si discuteva, si gestiva il problema. Oggi dobbiamo fare questa pace e cominciare a gestirla e poi c'è il problema di investire in Africa, investire non dare aiuti ma coinvolgere l'Africa in un cammino economico". Secondo Prodi, "l'immigrazione è sempre stata parte del mondo, lo è ancora. Oggi c'è in più una immigrazione incontrollata. Abbiamo avuto due guerre, Siria e Libia e la gente ha paura: c'è immigrazione - ha concluso - e c'è paura insieme".

Prodi: Putin determinante per il rapporto con la Siria


http://www.askanews.it/minaccia-isis/prodi-putin-e-determinante-per-il-rapporto-con-la-siria_711667470.htm

"Il ruolo di Putin è del tutto determinante perchè è il ponte e l'arbitro del rapporto con Assad e con il governo siriano. Difficilmente si può fare qualsiasi cosa in Siria senza un rapporto stretto con Putin". Lo ha detto Romano Prodi a Skytg24.
"Questo è particolare perchè Putin in questo momento è al comando di un paese fortemente indebolito ma è decisamente determinante", conclude l'ex premier.

FOTO:http://www.ilsussidiario.net

Mali; Romano Prodi, ex inviato speciale Onu in Sahel: "Metà del Paese è fuori controllo. Attentati sono legati fra loro"

ROMANO PRODI
In Mali "metà del paese non è sotto controllo, quindi per me non è una sorpresa quello che è avvenuto". Lo afferma a Sky Tg24 Romano Prodi, ex presidente fdel Consiglio e della Commissione Ue, ma anche ex inviato speciale Onu in Sahel, commenta l'assalto all'Hotel Radisson di Bamako. Nel paese, aggiunge, "abbiamo le zone di Timbuctù. la zona di Gao, la zona di Kidal soprattutto, in cui l'esercito francese ha preso il controllo delle città, ma tutto attorno è in mano a nessuno, in mano alle bande armate. Il fatto di aver fatto una sortita in città non era difficile, data la situazione esistente, che da un paio d'anni è in stallo, una situazione di sospensione di tutto".
Secondo Romano Prodi, "l'errore della guerra di Libia è all'origine" di questa escalation di terrorismo, "anche l'attacco da nord nel Mali è arrivato quando si è dissolto l'esercito libico, avevano solo armi e hanno vuotato gli arsenali di Gheddafi e si sono sparse armi ovunque".
C'è un legame fra gli attacchi di Parigi e quelli in Mali. "I vari gruppi terroristici sono legati fra loro, non è possibile che queste cose avvengano senza che ci sia, non dico una regia unica, ma dei collegamenti organici fra le diverse fazioni". Prodi racconta che "quando andai in Egitto a parlare con l'allora presidente Morsi, che era contro l'intervento francese, mi spiegò che la sua preoccupazione era che i terroristi del Sahel si unissero con quelli del Sinai, vedeva già in quel momento un legame. Non consideriamo questi episodi come interamente staccati tra di loro. Può darsi che ognuno abbia preso l'iniziativa, ma c'è certamente un coro che li guida".
Per quanto riguarda le iniziative nel contrasto al terrorismo, Prodi indica due strade: una intelligence comune europea e un maggior coinvolgimento di Vladimir Putin. Sul primo fronte dice che "è inconcepibile" la resistenza francese, "una cosa che ritenevo indispensabile era proprio un cammino verso l'intelligence comune europea, mi sorprende abbastanza che la Francia dica no perché uno dei problemi è la mancanza di coordinamento tra paesi per cui c'è una struttura a Bruxelles e la polizia francese non ne sa nulla. Se è così andiamo nella direzione opposta". Sul secondo fronte, Prodi afferma che "il ruolo di Putin è del tutto determinante perché è il ponte e l'arbitro del rapporto con Assad e con il governo siriano. Difficilmente si può fare qualsiasi cosa in Siria senza un rapporto stretto con Putin".

Quirinale: chi ha vinto, chi ha perso


 

Di Aldo Giannuli

Finalmente un segnale di novità, una ventata di aria fresca: Giorgio Napolitano! Con 740 voti il peggior Presidente della storia repubblicana è stato rieletto (unico, per ora) al Quirinale. Va bene, cerchiamo di vedere chi ha vinto. Ovviamente ha vinto Napolitano, ma non tanto per il fatto di essere rieletto, cosa che, onestamente, non pare avesse cercato, quanto per la piena affermazione della sua linea politica: governissimo di durata (con ogni probabilità presieduto da Amato), sterilizzazione del Pd ed isolamento del M5s e Sel. E’ quello che aveva tentato di fare con l’operazione “saggi”, poi finita nel ridicolo con Crozza, ma che ora tornano a galla. Magari vedremo anche la nomina di Berlusconi a senatore a vita…

Vince ovviamente Berlusconi, che ha completato il recupero stoppando l’odiato Prodi ed eleggendo un Presidente con cui può convivere. Ma soprattutto, ottenendo quel governo di “larghe intese” premessa alla soluzione dei suoi guai giudiziari. Per ora vince, ma corre un rischio: se le elezioni si allontanano troppo, perde il momento favorevole. Inoltre, se si imbraga con un governo tassaiolo come quello di Monti la cosa non gli porta bene e, già alle europee fra un anno, corre il rischio di un capitombolo. Deve gestire la cosa con molta accortezza perché poi l’ennesima rimonta non sarebbe facile.

Vince Vendola che, a buon diritto può presentarsi come quello che non ha tradito le aspettative degli elettori del centro sinistra ed ha coraggiosamente rotto con il Pd, passando subito all’opposizione dell’inciucio. Inoltre, a quanto pare, mette definitivamente da parte le voglie di entrare nel Pd e si candida al ruolo di Tsipras o di Lafontaine italiano.

Spero ce la faccia e non si faccia fregare dalle solite esitazioni dell’ultimo momento. Ho spesso criticato Nichi (e chi mi legge lo sa), ma questa volta devo dire che si è comportato con grande linearità ed ha fatto quello che poteva e che doveva.

Ovviamente, vince Grillo, che dimostra che “Gargamella” non  esisteva. Grillo si riscatta da quell’esordio di legislatura nel quale non aveva dato il meglio si sé. La scelta di Rodotà è stata perfetta perché ha dimostrato che sa essere flessibile, scegliere un candidato non suo e “pescare” consensi anche in campo avverso. Insomma, non è stato Bersani a fare scouting in casa 5stelle, ma al contrario, è stato Grillo a fare scouting in casa Pd: tanto di cappello! Per la stessa ragione per cui lo ho aspramente criticato nella prima fase, oggi devo riconoscergli di essere stato abile. Alle europee potrebbe avere un nuovo forte successo, anche se resta il problema dei gruppi parlamentari che sono un disastro (soprattutto, cari amici, fatevi passare questa mania di espellervi a vicenda e, poi, Grillo, parlare in Tv non è come baciare in bocca un lebbroso, se ne convinca e si rilassi un po’).

Monti ha una piccola vittoria perché aveva lavorato al maxi inciucio, ma, nello stesso tempo, incassa una sconfitta perché in questo grande accordo lui, con il suo 9% miserello miserello, scompare.

Veniamo agli sconfitti: di Bersani, Prodi e Marini non è neppure il caso di dire. Ne esce male tutto il Pd che ormai è solo la sigla di Psico Dramma. Non esiste più come soggetto politico, probabilmente si scinderà e forse neppure in due soli pezzi, ha dissipato un consenso che non rivedrà mai più neppure con il cannocchiale, ha la base in rivolta ed ha perso ogni contatto con il paese. Ma quello che è più singolare è che perdono tutte le sue correnti (o meglio, le sue tribù).

Ovviamente ne esce disintegrato il gruppo bersaniano che perde il suo punto di riferimento e che non sa a che santo votarsi. Ma perde anche D'Alema: è riuscito ad ammazzare la candidatura di Prodi, ma si è suicidato, perché questa è la premessa del suo vero pensionamento (finalmente!). Non è riuscito ad andare al colle, non è più parlamentare, il suo gruppo è individuato come quello dei “traditori” ed è odiatissimo da tutti. Può darsi che Napolitano possa ripescarlo come ministro, ma ci credo poco e, comunque, non ha più un partito nel quale avere un peso e non ha prospettive future.

E perde anche Renzi, che alla fine si trova con un pugno di mosche in mano: la sua operazione Quirinale (qualunque fosse) è fallita, può darsi che diventi segretario del Pd ma eredita solo un rudere, è poco probabile che possa essere il candidato alla Presidenza del Consiglio e, se anche fosse, le possibilità di vittoria elettorale sono pari allo 0,001%. Ma, soprattutto, perde irrimediabilmente la sua immagine di giovane e frizzante innovatore, venendo fuori per quel che effettivamente è: un piccolo intrigante democristiano, carrierista e sleale. Non credo che incanti più nessuno, anche se un suo gruppo continuerà ad averlo. Può darsi che passi con Monti nel tentativo di fare una nuova Dc, ma, stanti così le cose, non credo che andrà molto oltre lo striminzito risultato di Sc.

Perde anche Veltroni che si è rivelato ininfluente in ogni momento dello scontro. Perdono gli ex Ppi che incassano lo schiaffone su Marini e sono ridotti ai margini come gruppo di vecchi notabili un po’ suonati.

Ma, soprattutto, ne escono male i rampanti “giovani turchi” che non sono riusciti a fare nessuna proposta e si sono accucciati ai piedi di Bersani sino alla sconfitta finale. Non sono stati capaci di lanciare un loro candidato, non sono stati capaci di sponsorizzare Rodotà, su cui avrebbero probabilmente perso, ma avrebbero comunque fatto una battaglia dignitosa e che gli avrebbe dato grande visibilità. Hanno perso il rapporto con Sel e si accingono al ruolo di “reggimoccoli” del governo dell’inciucio. E questi sarebbero i “nuovi leader” della sinistra? Giovanotti in carriera privi di talento, di attributi e di iniziativa. Polli di batteria allevati nelle tristissime stanze delle sedi di partito.

Moderati che non si spendono su nulla, incapaci di rischiare interessati solo ad accumulare posizioni che poi non sono capaci di spendere in nessun modo: “giovani tirchi” più che “giovani turchi”. Dimentichiamoli rapidamente.

Fonte:http://www.aldogiannuli.it/2013/04/quirinale-chi-ha-vinto-chi-ha-perso/

Lobby internazionali e interessi “locali”, i soliti noti dietro alla corsa per il Colle



Di Costanza Iotti

Poteri forti e poteri deboli dietro la corsa per il Quirinale. Già perché per ogni nome proposto c’è una storia. E una lobby che si muove a sostegno della candidatura alla massima carica dello Stato: finanza internazionale, politica, imprese, massoneria, clero, schieramenti di sinistra e di destra spostano le proprie pedine in Parlamento con l’obiettivo di avere i numeri per conquistare la poltrona del Presidente della Repubblica. Tutte le candidature hanno però in comune l’appartenenza ad un sistema politico-economico che da quarant’anni domina l’Italia.

PRODI E IL SOTTILE FILO DI GOLDMAN SACHS. Il Romano Prodi che piacerebbe al segretario Pd, Pierluigi Bersani e che ha dalla sua gli effetti benefici sul pil dei suoi brevi governi, porta con sé il sostegno indiretto dell’Unione europea. Come pure quello della finanza internazionale dal momento che l’ex presidente dell’Iri, che ha dato il via alla stagione delle privatizzazioni, è stato consulente della banca d’affari americana Goldman Sachs dal 1990 al 1993 e dopo il 1997. Negli anni Prodi ha costruito una solida amicizia con il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ex vicepresidente della stessa Goldman dopo che, nel 1991, era stato Direttore del Tesoro a Roma, prima di diventare presidente del Comitato privatizzazioni e, poi, numero uno di Bankitalia. E naturalmente con il premier uscente Mario Monti, anche lui ex consulente di Goldman tra il 2005 e il 2011. Un filo, quello della banca Usa, che chiama in causa anche il presidente di Impregilo, Claudio Costamagna, che è marito di quella Linda nella lista dei finanziatori dell’ultima campagna elettorale di Prodi e che in Goldman è entrato nel 1988 come responsabile dell’investment banking italiano per uscirne nel 2006 come presidente dello stesso settore per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. Si arriva così dritti all’affare del panfilo Britannia, sul quale il 2 giugno del 1992, all’ormeggio di Civitavecchia, si consumò la svendita del comparto produttivo italiano alla presenza di Draghi e con il sostegno, appunto, della finanza angloamericana. Una vicenda su cui si sprecarono fiumi d’inchiostro in interrogazioni parlamentari e che diede il là ai governi tecnici come quelli di Ciampi e Amato.

AMATO TRA LA FINANZA MITTELEUROPEA E SIENA. Proprio Giuliano Amato, detto Mr 31mila euro, che oggi lancia il prelievo di solidarietà sulle pensioni più alte, ma che gli italiani ricordano piuttosto per il prelievo forzoso del 1992 pari al 6 per mille dai conti correnti bancari giustificato da un “interesse di straordinario rilievo” in relazione a “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica”, è in corsa per il Colle. Forte anche lui di un appoggio della finanza che conta grazie ai legami con i cugini francesi e al lavoro da consulente svolto per conto di Deutsche Bank dal 2010 con l’obiettivo di supportare la banca tedesca in Europa, principalmente in Italia, fornendo “un focus sugli scenari politici e macro economici di rilievo, monitorando gli interventi governativi e normativi e sostenendo i clienti già esistenti e quelli potenziali”, come spiegò l’istituto all’epoca della nomina. Ma il dottor Sottile è più orientato alle trame nazionali: nominato deputato nel collegio di Grosseto e con un passato vicino a Bettino Craxi, Amato, secondo molti avrebbe aiutato Carlo De Benedetti a mettere le mani sulla rete telefonica ferroviaria, ma soprattutto è stato tra i padrini politici della nomina dell’ex numero uno del Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, alla guida della Fondazione prima e della banca poi. E da sempre è sostenuto dalla finanza rossa.

LE “MERCHANT BANK” DI D’ALEMA E LETTA. Come del resto lo stesso Massimo D’Alema, la cui esperienza da premier ben descrisse il giurista Guido Rossi sottolineando che “a palazzo Chigi c’è l’unica merchant bank dove non si parla inglese”. Erano i tempi in cui D’Alema, nel febbraio 1999, a Borsa aperta, dava la sua benedizione all’imminente scalata ostile di Roberto Colaninno a Telecom Italia. Un’operazione che il direttore generale del Tesoro, Mario Draghi, avrebbe potuto stoppare, ma viene bloccato da un ordine scritto D’Alema come ricorda il Corriere della Sera del 21 febbraio 2005. Poi sono arrivati i giorni della Unipol di Giovanni Consorte, cui D’Alema consiglia vivamente attenzione sulle comunicazioni. Quelli in cui la compagnia assicurativa rossa puntava alla Banca Nazionale del Lavoro resi celebri dalla telefonata in cui l’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino chiedeva a Consorte: “Abbiamo una banca?”.

La fotografia della Merchant bank di palazzo Chigi fu così felice che venne poi ripresa quando, nel 2005, premier Silvio Berlusconi, per gli affari bisogna passare per Gianni Letta, altro candidato al Colle e altro consulente di Goldman Sachs con compiti di “consulenza strategica per le opportunità di sviluppo degli affari, con focus particolare sull’Italia”, ma figlio del Polo delle Libertà. Oltre che, su nomina dell’emerito Benedetto XVI, Gentiluomo di Sua Santità. Nel 1984 il presidente Italstat Ettore Bernabei lo chiamò in causa a proposito dei fondi neri Iri davanti al giudice Gherardo Colombo. Poi a Milano nel ’93 confessò all’allora pm Antonio Di Pietro di aver versato una mazzetta di 70 milioni al segretario Psdi Antonio Cariglia nel 1989, reato poi coperto da amnistia. Di recente, poi, è stato tirato in ballo da Luigi Bisignani, il faccendiere al centro dello scandalo P4, con cui ammette di intrattenere ”rapporti di amicizia che io gestisco in modo istituzionale e corretto come ogni altro”. Un caso fortuito che nella stessa rete di amici ci fossero anche l’Opus Dei, l’Eni e i ministri, la Rai e i giornali, le Ferrovie e i Servizi segreti.

LE MANI DI MARINI NELLA CROSTATA. Insomma, meglio forse l’ipotesi lanciata da Marco Pannella dell’ex sindacalista Franco Marini, che, pur essendo uomo di sinistra, ha sempre mantenuto buoni rapporti con il Cavaliere. Punto di riferimento del Pd in Abruzzo, Marini ha dimostrato di avere le doti del pacificatore evitando una faida interna al partito sulla scia dello scandalo sulla sanità abruzzese con focus sull’ex governatore Ottaviano Del Turco. Sostenitore, nel 2006, dell’inutilità di una commissione d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova al grido di: “Vedrei bene che questo problema venisse chiuso. Le polemiche non fanno bene al Paese”, anche se di lui si ricordano fatti più antichi. Come l’inchiesta del 1995 sull’ipotesi di concussione per un episodio del 1992 legato alla Sme, che avrebbe visto l’allora ministro del Lavoro del governo Andreotti attivarsi per far ottenere alla finanziaria dell’Iri gli ammortizzatori sociali richiesti a patto che la Sme comprasse della pubblicità sul settimanale il Sabato vicino al “suo” Partito Popolare.

Lui si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma non è stato possibile verificarlo visto che l’inchiesta si è arenata sul nascere con il no della Camera all’autorizzazione a procedere. E’ invece del 1997 la partecipazione alla firma del cosiddetto patto della crostata tra D’Alema, Berlusconi e Fini in casa Letta. Mentre risale all’estate del 1998 la proposta che l’ex Presidente del Senato, all’epoca segretario dei Popolari, lanciò dal palco della Festa dell’Unità: “Penso che sia maturo un intervento specifico per la depenalizzazione del reato di finanziamento illecito ai partiti. Bisogna parlarne nelle prossime settimane e trovare una soluzione”, disse annunciando un’iniziativa ad hoc targata Ppi. La figura resta comunque fuori dai giochi della finanza, con l’appoggio della sinistra, ma anche quella del sindacato e potrebbe piacere anche ai moderati cattolici visti i trascorsi tra le fila della Democrazia Cristiana, delle Acli e di Azione Cattolica, prima di approdare alla Cisl. Ma che ha già raggiunto l’età di ottant’anni.

LE QUOTE ROSA ALLA FINESTRA. Magari come vorrebbe il leghista Roberto Maroni una donna: la pd Anna Finocchiaro, il cui marito è stato coinvolto in un’inchiesta per l’assegnazione di un appalto pubblico senza gara. O il ministro dell’interno uscente, Anna Maria Cancellieri, il cui figlio, Piergiorgio Peluso, ha guidato la Fondiaria Sai dei Ligresti intascando il compenso record, buonuscita inclusa, di 5,01 milioni di euro, prima di diventare direttore finanziario di Telecom Italia, società controllata dalle principali banche del Paese. O la superfavorita Emma Bonino, la cui nomina a Commissario Ue nel 1995 avvenne grazie al sostegno del primo governo Berlusconi e che ora trova il supporto, tra gli altri, dell’ex ministro Mara Carfagna. Anche lei bocconiana, ma laureata in lingue e non proprio allineata alle posizioni dei cattolici, sconta la posizione radicale in tema di amnistia.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/04/09/lobby-internazionali-e-interessi-locali-soliti-noti-dietro-alla-corsa-per-colle/555797/

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *