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Traffico di migranti via mare, sette arresti in Puglia

Traffico di migranti via mare, sette arresti in Puglia

http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/traffico-migranti-via-mare-sette-arresti-in-puglia-00001/

(askanews) - Sotto il coordinamento della Procura di Lecce, i finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, dello Scico di Roma e della Sezione Operativa Navale di Otranto, hanno arrestato 7 persone accusate di essere parte di un gruppo criminale trans-nazionale responsabile di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina via mare.

ECCO COME GLI USA VEDEVANO TARANTO NEL 1977, SECONDO UN CABLOGRAMMA DI WIKILEAKS

Taranto anni '70

Fonte: Wikileaks
Confidenziale
1. Il consulente governativo ha recentemente fatto un viaggio in Puglia, una regione nell’estremo sudest dello stivale italico. Un resoconto generale sulla Puglia sarà fatto in seguito. Il presente cablogramma si limita a descrivere la situazione di Taranto.


Wikileaks su Taranto


2. Sintesi: Taranto è una nuova città dell’acciaio nel vecchio meridione d’Italia. E’ considerata un banco di prova in Italia per l’industria di base ad alta intensità di capitale come mezzo per stimolare lo sviluppo economico nel Sud Italia. La maggior parte degli osservatori ritiene che l’esperimento non abbia avuto successo.
Taranto è afflitta da diversi problemi: è una città dove è presente un unico gruppo industriale, senza un’adeguata pianificazione locale e nazionale, con un’amministrazione locale inefficiente e una classe politica scadente e spesso corrotta. A questi motivi di sofferenza si aggiunge la prospettiva di una crescente disoccupazione a causa della fine del boom edilizio locale e della sovrapproduzione mondiale dell’acciaio.
Fine della sintesi.

3. Taranto riveste un interesse particolare come banco di prova per l’utilità dell’industrializzazione come soluzione ai difficili problemi dello sviluppo economico del Sud Italia.
A prima vista, Taranto rappresenta un paradosso. È una piccola città (250.000 abitanti), ha il più grande e più moderno stabilimento siderurgico d’Italia, il più alto reddito pro capite del Sud (e sostanzialmente più alto della media nazionale) e, fino a tempi recentissimi, poca disoccupazione e nessuna violenza urbana. Nonostante questi importanti vantaggi, Taranto appare povera e dimessa e sono quasi tangibili un’atmosfera di crisi e un generale umore di insoddisfazione. Le recriminazioni volano in ogni direzione mentre i tarantini fanno fatica a comprendere perché le loro (esagerate) aspettative di prosperità e occupazione stabile a tempo pieno (in seguito alla costruzione di un moderno impianto siderurgico) rimangono insoddisfatte e perché la loro città appare sempre più caotica e meno efficiente col passare dei mesi.
4. L’acciaio: Lo stabilimento siderurgico, ITALSIDER (di proprietà dello Stato), domina la città. Fu iniziato nel 1960 ed è oggi uno dei più moderni ed efficienti al mondo, con una capacità di produzione di 10, 5 milioni di tonnellate all’anno. Impiega 21.000 persone (per il 97 per cento da Taranto e provincia), e il suo indotto ne impiega altre 10.000. Italsider, insieme al suo indotto, ha un libro paga corrente di 170 milioni di dollari all’anno e, inoltre, spende 265 milioni di dollari all’anno per l’approvvigionamento di forniture e servizi in Italia, 200 milioni dei quali sono spesi nella sola Puglia. Questa iniezione di ricchezza e occupazione ha praticamente raddoppiato la popolazione di Taranto (da 130.000 nel 1960 a 250.000 nel 1976), ha incrementato di 7 volte e mezza il reddito medio pro capite durante lo stesso periodo, e fino a poco fa, aveva praticamente eliminato la grave piaga della disoccupazione. Questi indiscutibili benefici sono stati accompagnati, tuttavia, dalla distruzione quasi completa dell’agricoltura tradizionale della provincia circostante, dal costo della vita forse più alto di tutto il meridione, e da un’espansione urbana brutta e caotica. Inoltre, l’atteso sviluppo generale di un gran numero di piccole e medie imprese non si è verificato. Oggi, lo spettro della disoccupazione risultante dalla sovrapproduzione mondiale di acciaio ha stimolato un nuovo dibattito su ciò che non ha funzionato in questa città che ruota intorno ad una sola fabbrica.

5. E’ cosa comune, oggi, tra i cittadini residenti, attribuire la colpa di tutte le loro sofferenze all’Italsider, benché l’avessero accolta a braccia aperte e con aspettative irrealistiche nel 1960. Gli indici sono anche puntati contro i politici e il governo (locale e nazionale). In tutte le accuse sembra esserci un fondo di verità. Italsider è rimasta troppo a lungo distaccata dai problemi della città. Le autorità cittadine hanno fatto poco per controllare o coordinare l’inevitabile crescita e, in buona sostanza, hanno lasciato che i problemi relativi al traffico, alle abitazioni, e simili, si risolvessero da soli. Per esempio, il traffico nell’ora di punta (30.000 persone) verso Italsider doveva attraversare un ponte girevole intasato ad una sola corsia. Per porvi rimedio, la città cominciò a discutere della costruzione di un ulteriore ponte nel 1960; 17 anni più tardi il nuovo ponte fu finalmente aperto al traffico.
6. Anche il governo nazionale avrebbe potuto fare meglio. La holding statale IRI decise di costruire uno stabilimento siderurgico a Taranto in parte perché la città possedeva un sito idoneo, ma anche per alleviare l’allora grave situazione di disoccupazione (e massiccia immigrazione) e per stimolare lo sviluppo economico in quest’area depressa del Sud. La creazione di Italsider produsse una città ruotante attorno ad una sola industria. Il governo non intraprese l'ulteriore passo di cercare di stimolare una crescita più equilibrata tramite industrie secondarie che potevano essere trainate dalla “locomotiva” Italsider. L’agricoltura fu trascurata quasi fino al punto della distruzione. L’area cantieristica dell’IRI fu ridotta a semplice manutenzione delle navi. Mentre le autostrade e superstrade furono sostanzialmente migliorate, l’aeroporto fu chiuso perché non sicuro, mentre le linee ferroviarie e il porto vennero trascurati. Per esempio, l’unico ammodernamento della ferrovia a binario unico che va da Taranto a Bari, costruita nel 1865, è consistito nell’installazione di luci di segnalazione elettriche. Nonostante queste condizioni, il traffico si è più che quadruplicato dalla II Guerra Mondiale. Il porto (tranne le banchine costruite da Italsider stessa) è rimasto allo stesso modo antiquato.
7. in breve, ci sono stati molti errori e molte opportunità mancate. Non c’è dubbio che si poteva fare meglio, ma QUANTO meglio è l’oggetto dell’accesso dibattito. La maggior parte dei pianificatori concorderebbe sul fatto che il Sud necessita maggiormente di industrie più piccole, meno sofisticate e a più alta intensità di manodopera se si tratta di ridurre il suo secolare surplus di manodopera e raggiungere una solida base di crescita e sviluppo economico.

Traduzione di Antonella Recchia per PeaceLink

ARTICOLO COMPLETO SU http://www.peacelink.it/ecologia/a/43363.html

PUGLIA: MIGRANTI CRISTIANI COSTRETTI A NASCONDERSI PER PREGARE A CAUSA DELLA PAURA DELLE RITORSIONI DEGLI ISLAMISTI NEI CAMPI DI POMODORO



Di Luca Romano

La storia che emerge dalle bidonville dei lavoratori stagionali nei campi di pomodoro in Puglia fa riflettere. Protagonisti della vicenda circa 300 immigrati africani di fede cristiana. "Abbiamo paura, sì. Da due anni la domenica preghiamo tra di noi senza farci vedere", raccontano in un'inchiesta de L'Espresso ancticipata da Repubblica,. Una situazione paradossale che a quanto pare va avanti da tempo. Un nigeriano che ha rimediato una croce con dei legnetti racconta: "L'abbiamo fatta con i resti della baracca della fedele che ogni domenica ospitava la messa. La baracca l'hanno bruciata una notte di due anni fa. Poi qualcuno ci ha fatto capire che, se non volevamo altri incendi, non dovevamo pregare davanti ai musulmani. Anzi non dovevamo proprio farci vedere. Noi siamo una minoranza. Trecento contro duemila, troppo pochi. Così per paura abbiamo dovuto rinunciare alla messa. Solo a Pasqua abbiamo chiesto che venisse un prete. Almeno a Pasqua. Per il resto, preghiamo di nascosto. Loro hanno 3 moschee qui. Ma nessuna baracca può essere usata come chiesa". Ma chi perseguita questi crisiani che vogliono pregare? A quanto pare sarebbero alcune "spie di caporali" di fede musulmana. "Africani anche loro, che per ora non hanno dichiarato la loro vicinanza a Boko Haram o Isis". "Oggi ci dicono che non vogliono vedere croci o immagini di Gesù. Papa Francesco dovrebbe venire qui e scoprire con quanta fatica viviamo".

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.ilgiornale.it/news/cronache/cristiani-perseguitati-puglia-ci-nascondiamo-pregare-1297821.html

L'ultimo investimento di Briatore: vacanze extra lusso in Puglia

Di Emanuela Carucci
Flavio Briatore punta sul Salento le sue carte e decide di investire nelle spiagge leccesi.
Inaugura così, per l’estate 2016, un nuovo Twiga Beach, a Otranto (località Cerra), nel "Tacco d'Italia".
La struttura sarà simile alle altre di Briatore (ce n’è già una a Marina di Pietrasanta in provincia di Lucca, uno a Montecarlo e un altro in Kenya) avrà tende bianche da quattro metri per quattro e musica lounge in sottofondo. Ma non si tratta solo di uno stabilimento balneare. Infatti, dopo le giornate al mare si potrà andare a ballare fino a tarda notte prenotando un tavolo vicino alla consolle del dj (per un costo fino a dieci mila euro a tavolo).



In un’intervista ad un quotidiano pugliese, il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, ha dichiarato di aver “approvato in consiglio l’accesso al mare dello stabilimento – aggiungendo – tutto questo lo si fa per migliorare i servizi e la qualità dell’offerta turistica”.
Come noto ai più, i “Twiga beach” sono il raduno estivo dei più paparazzati: dai calciatori di serie A, alle veline, dagli attori alle soubrette. Tra fisici mozzafiato e costumi all’ultimo grido, Otranto, quindi, dalla prossima estate si colora di turismo extra lusso. Le attrattive Billionaire più le cime di rape.
Briatore, però, non è da solo in questa sua nuova avventura pugliese ci sono il figlio di Roberto De Santis, l’imprenditore salentino notoriamente vicino a Massimo D’Alema e Gabriele Sticchi.
Inoltre, secondo notizie di stampa, nei “Twiga Beach ogni sei tende c’è un cameriere per soddisfare le richieste del cliente tutto il giorno. Si mangia sotto la tenda come se si stesse al ristorante, regolarmente apparecchiato, una sorta di ristorante sulla spiaggia, rispettando, ovviamente, le regole. Ai clienti, quando arrivano, è consegnato un set di asciugamani rinnovabile tutti i giorni e sotto ogni tenda c’è una sedia da regista, due sdraio, due lettini e due brandine”.
Spiaggia mozzafiato, mare blu e trattamento extralusso. La Puglia del "Twiga beach" promette scintille e paparazzate per un'estate caldissima. Briatore cala l'asso, non resta che attendere l'arrivo dei vip.

Xylella: secondo l'ex ministro dell'agricoltura Adriana Poli Bortone le scie chimiche sarebbero la causa



http://www.quotidianodipuglia.it/regione/poli_bortone_amp_laquo_e_se_fossero_le_scie_chimiche_a_causare_la_xylella_amp_raquo/notizie/1798652.shtml

“Gli Usa confessano di usare scie chimiche sul territorio italiano. Se la notizia fosse confermata avremmo tutto il diritto di chiedere se la diffusione della xylella sul territorio pugliese e salentino in particolare non sia attribuibile anche a questo fenomeno".

A parlare è Adriana Poli Bortone, già sindaco di Lecce che esprime il proprio pensiero in una nota, attribuendo all'Europa la volontà di distruggere, nel tempo, la coltivazione del tabacco, poi della vita e ora dell'ulivo.

"Europa che, guarda caso - scrive Poli Bortone - proprio in coincidenza con la sciagura xylella concede alla Tunisia l'importazione di quantità esponenziali di olio, il Ministero dell'Agricoltura italiano fa un bel piano di eradicazione degli alberi (per fortuna bloccato dalla procura di Lecce), i terreni "infetti" vengono dichiarati inedificabili per 15 anni , i referendum sulle trivellazioni vengono pressoché eliminati".

"È fantapolitica pensare - conclude Poli Bortone - che il nostro territorio, per volontà di poteri forti sia destinato non più al turismo ed alla agricoltura identitaria, ma alla trivellazione "legalizzata"? Sarà fantapolitica, ma mi incomincia a sorgere il dubbio che xylella faccia rima con trivella".

FOTO:http://www.nextquotidiano.it

Puglia, un prof denigra un ragazzo "colpevole" di essere troppo gentile e "effemminato" secondo lui



http://gayburg.blogspot.it/2015/10/puglia-un-prof-denigra-un-ragazzo.html

La denuncia arriva da Il Grande Colibrì, il blog che ha raccolto la denuncia di un professore gay disgustato dall'atteggiamento omofobo di un collega..
I fatto sarebbero avvenuti lo scorso anno all'interno di una classe tutta al maschile di un istituto scolastico in Puglia. Quella caratteristica avrebbe spinto un insegnate a far continuo uso di riferimenti alla sessualità e alla prevalenza della forza mascolina, sino al punto da aggrapparsi ai modi «troppo gentili» di uno studente per continue denigrazioni (come l'uso di riferimenti al femminile).





 Il ragazzo avrebbe poi raccontato che «anche chi non si permette di dirmi niente in altri momenti, in quelle situazioni si scaglia contro di me, cambia espressione, sembra invogliato dall'autorizzazione del nostro insegnante. Tutto questo mi fa ancora più male!».

Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso ci mostra tutta la crudeltà di cui l'ignoranza è capace. È il professore che ha ascoltato il racconto ragazzo ad affermare:

La ricostruzione è confusa, mi dice che aveva necessità di uscire perché aveva mal di stomaco, ma all'improvviso il docente gli chiede se abbia il ciclo. Mentre tutti ridono, qualcuno gli butta addosso un pacco di fazzoletti, gridando: «Voi non uscite mai senza questi!». Inizia a piangere, lui lo invita a non fare la femminuccia e a stare allo scherzo: tra uomini si fa così. Matteo piange e mi racconta che è talmente forte lo spasmo che ha nel versare le lacrime che a poco a poco i suoi compagni smettono di ridere e piomba il silenzio. Il prof riprende a far lezione e lui resta solo a calmarsi. Mi scrive che il tempo si è fermato in quell'istante: doveva andare lontano da quel posto e da quella classe.

Il professore non ha mancato di sottolineare come la vittima abbia espressamente chiesto di non far sapere la cosa in giro. Dinnanzi alle perplessità del docente, gli avrebbe spiegato che a casa non avrebbe avuto alcun conforto dinnanzi a quanto avvenuto. Viene inoltre sottolineato come «in tutta la nostra conversazione mai sono state proferite le parole "gay" o "omosessuale", ma so per certo di continui epiteti dialettali a lui rivolti. Non è ancora pronto nemmeno per se stesso e questo lo rende fragile due volte, esposto ad una doppia sofferenza».

A quel punto il professore ha affrontato il collega, chiedendo conto del suo comportamento. Racconta:

Alla domanda solleva le spalle e afferma: «Oggi vi riempite la bocca con questa parola. È sufficiente ricordare quali sono i ruoli che competono a uomo e donna per farvi sparare queste boiate». Mi sono promesso di non fare commenti e di mantenermi terzo, ma incalzo: «Non mi hai risposto, però». «Gli ho semplicemente detto di non continuare ad essere così donnicciola e di rendersi conto che un domani avrebbe dovuto fare l'uomo» replica, serenamente. Mi guarda e aggiunge: «Tutto qui».
«Ma ti rendi conto che questa frase, detta davanti alla classe, lo ha inevitabilmente messo in difficoltà?» gli chiedo. Lui si innervosisce e mi ricorda che la normalità è altra ed avere parrocchiani comuni al di qua e al di là della cattedra non rende l'anormalità assimilabile alla vita quotidiana. Lo vedo, è contento. Sa di poter colpire me così.

Quando gli è stato chiesto se avesse tollerato un simile comportamento nei confronti di suo figlio, il professore avrebbe tranquillamente fatto trasparire come l'intero comportamento fosse edttato dal solo pregiudizio. «Mi rammenta che il figlio è fidanzato, però aggiunge che un figlio è sempre tale, ma non sa che reazione potrebbe avere. I pantaloni a casa sua non li portano in due: questo gli è stato trasmesso e questo ha insegnato».

Scoperta in Puglia la farina più antica del mondo

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Ha 32mila anni, è di avena ed è stata macinata dall’homo sapiens nella grotta di Paglicci, a Rignano Garganico, in provincia di Foggia.
La scoperta della farina più antica del mondo in Puglia si deve ad un gruppo di ricercatori dell’università di Firenze. Lo studio, pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, dimostra che le tecniche per preparare la farina dai cereali sono molto più antiche di quanto immaginato.





 I ricercatori hanno esaminato i residui vegetali rimasti intrappolati nei solchi di una macina nella grotta di Paglicci a Rignano Garganico. Sulla superficie della macina sono stati trovati granuli di amido di avena, molto probabilmente avena barbata ed è al momento la prima testimonianza dell’uso di questa pianta.
Il particolare stato di conservazione dei granuli fa pensare che i chicchi siano stati sottoposti a un trattamento a caldo prima di essere macinati.
I ricercatori toscani ritengono che la lavorazione dei chicchi avvenisse a più stadi dopo la raccolta: il trattamento termico e la macinazione, rilevati in questo studio, e poi, presumibilmente, la successiva aggiunta di acqua e la cottura. Un tipo di procedimento ancora in uso in Asia.

Il candidato pugliese di centrosinistra Emiliano apre a Salvini sulla questione migranti:"non devono essere trattati meglio degli italiani"


Di Davide Lessi

«Mi divide tutto da Matteo Salvini, ma devo riconoscere che egli coglie un aspetto cruciale quando dice che gli immigrati non devono essere trattati meglio degli italiani. Trovo che sia ingiusto, e perfino incostituzionale, immaginare di riservare agli immigrati un trattamento superiore rispetto a quello garantito ai cittadini italiani». A dirlo è Michele Emiliano, l’ex sindaco di Bari ora candidato governatore del centrosinistra in Puglia.  

Un’uscita che non è piaciuta a molti. Subito su Twitter è montata la polemica e a Emiliano è stato chiesto un chiarimento. «Di che “trattamento superiore” godrebbero i migranti?», incalza un utente sul social network. Un altro incalza: «Lo sai che quelle sugli immigrati negli hotel 5 stelle sono bufale? Rincorri i voti di Salvini?». Il governatore ha provato a esplicitare il suo pensiero rispondendo con qualche tweet: «Ho enunciato un principio che va sempre rispettato: l’eguaglianza tra cittadini e migranti».  


Claudio Riccio, candidato alle scorse europee con L’Altra Europa con Tsipras, non basta la spiegazione fornita dall’ex sindaco. «Emiliano ha completamente eluso le domande e non ha spiegato perché i migranti godrebbero di favori rispetto agli italiani», spiega l’attivista di ACT! Agire, Costruire, Trasformare. E aggiunge: «Quando si parla del fenomeno migratorio in un momento in cui ci sono tanti politici pronti a soffiare sulla rabbia delle persone bisogna fare attenzione. Non si può accodarsi a quel coro che parla di “italiani svantaggiati” rispetto ai migranti».  

Riccio ci tiene a precisare che pur vivendo a Bari «non è parte in causa della campagna elettorale» per le regionali e «quindi la polemica con Emiliano non è strumentale». E contattato telefonicamente spiega: «Non si può usare strumentalmente un tema come quello dell’immigrazione in questo modo. Sia chiaro: io non dico che gli italiani vivono in condizioni ottimali. Non a caso faccio parte di una rete di attivisti che si occupa anche di precariato». Ma aggiunge: «Il problema è creare questa contrapposizione tra “noi” e “loro” magari per racimolare qualche voto in più». E conclude con una provocazione: «Il bello è che a Bari anche il santo, San Nicola, è nero. Ma, visto l’andazzo, se dovesse arrivare oggi in città rinchiuderebbero anche lui in un centro di identificazione ed espulsione». 

Foggia: ascensori rotti, uffici Comune ‘vietati’ ai disabili


Di Nico Baratta

Disabili impossibilitati a raggiungere gli uffici comunali per ascensori rotti dove il pubblico deve, e non dovrebbe, aiutare i cittadini, si registra l’inefficienza. A Foggia stamani si è registrata e vissuta l’ennesima inefficienza dei servizi di supporto messi a disposizione del pubblico. A rendere più eclatante l’inefficienza è che il servizio è uno di quelli che viene in aiuto, spesso l’unico, alle persone diversamente abili. A tal merito ci è stata inviata in redazione le rimostranze del Segretario provinciale della UIL FPL della Polizia Locale di Foggia, il dott. Stefano Berardino, il quale lamenta disservizi in strutture pubbliche, spesso in seno al Comune.
«Al Comando di Polizia Municipale di Foggia, anche questa mattina, 30 aprile 2015, l’ascensore era rotto, registrando gravi disagi per le persone diversamente abili. Difatti, quando un utente costretto a camminare su delle stampelle si è recato presso il Comando di Via Manfredi con l’intenzione di raggiungere un ufficio situato al terzo piano della caserma, ha trovato l’ascensore fermo. Con ciò non è stato possibile perché da più di un mese l’ascensore è fuori servizio.
L’ufficiale di servizio, evidentemente imbarazzato per la situazione, ha disposto immediatamente che personale di quell’ufficio scendesse giù a piano terra e, così, il cittadino disabile ha potuto fare la sua denuncia al piantone. Nella circostanza, ad avere parte attiva perché in servizio, l’istruttoreStefano Berardino, Segretario provinciale della UIL FPL della Polizia Locale, ha subito risollevato il caso ad dirigente, ricevendo rassicurazioni circa un imminente ripristino dell’ascensore.
Ribadisco, che è da oltre un mese che questo guasto è stato segnalato all’ufficio competente, ma pare che intoppi di natura burocratica impediscano la riparazione immediata dell’ascensore. La stessa situazione, purtroppo, sta succedendo presso il palazzo del Comune di Via Gramsci, dove due ascensori su tre sono rotti con i comprensibili disagi».

Cerignola:durante cena elettorale scoppia rissa tra candidato sindaco e un collaboratore



Di Chiara Sarra

È diventato virale in rete un video nel quale il candidato sindaco di Cerignola, Gerardo Bevilacqua, sferra un sonoro ceffone ad un giovane al termine di una cena elettorale in un ristorante.
Bevilacqua, non contento dello schiaffo dato, molla al giovane un calcio, afferra una sedia che scaglia prima e lancia dopo contro il malcapitato che cerca inutilmente di evitare i colpi. Sullo sfondo si sentono voci di alcuni presenti che incitano l’aggressore dicendo in dialetto: "Dalle, dalle". Dalle immagini pubblicate sembra che nessuno intervenga per fermare Bevilacqua, candidato nella lista civica Voci Nuove.
Tutta colpa degli errori del giovane che "ha sbagliato nei miei confronti e di tutta la gente che ieri sera è venuta al ristorante", ha spiegato all'Ansa Bevilacqua, "Io ho incaricato lui dell’organizzazione della serata con un menù da 15 euro a persona. I soldi se li è messi in tasca lui e la gente non ha mangiato niente: ha aspettato che arrivasse la cena, invece c’era un piccolo buffet e solo alcuni hanno mangiato su circa 200 persone presenti". Bevilacqua aggiunge che la vittima dell’aggressione è una persona di sua fiducia e che la sala ricevimenti in cui si è svolto il banchetto è estranea ai fatti. "Purtroppo ho perso la pazienza ed è successo tutto ciò. Chiedo doppiamente scusa a tutti. Comunque, chi era lì mi ha dato ragione".

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/politica/candidato-sindaco-picchia-collaboratore-1122903.html

Foto:http://www.statoquotidiano.it/30/04/2015/cerignola-candidato-sindaco-prende-aiutante-a-sediate-video/328733/

Brindisi:malato di cancro licenziato per "troppe assenze"

 © ANSA

Di Salvatore Santoru

A Brindisi il 46enne Vincenzo Giunta, di mestiere guardia giurata, è stato licenziato per "eccesso di assenze", che ha dovuto fare per la malattia che lo affligge, un tumore al cervello per cui ha già subito tre interventi.

I sindacati Cisl e Cgil hanno prontamente condannato tale decisione, e Michela Almiento della Cgil di Brindisi ha affermato che "quando si tratta di patologie così serie è incredibile che si debba giungere alla denuncia pubblica".

"Non siete rappresentativi". La separazione tra politica e problemi reali

Pompei crolla.
L'Abruzzo è sott'acqua e una donna è morta in un sottopassaggio.
Nei giorni passati era la Sardegna ad essere sommersa, per le pioggie eccezionali (che capitano ogni anno) e per il cemento che imbriglia fiumi e toglie all'acqua lo spazio per defluire.
In Puglia un treno è deragliato: acqua e fango (sempre per le pioggie eccezionali) hanno tolto terreno sotto i binari. In Calabria è morto un pescatore, travolto da un'onda. E non c'è solo acqua e fango a sommergere il nostro paese, devastato dall'incuria e dalla cura del cemento.
Tra le fiamme nel laboratorio tessile di Prato, il lager dei tempi moderni, sono morte sette persone. 
Come a Taranto, saranno protocollate come effetti collaterali di un modello di sviluppo che non deve rispettare le leggi. E l'uomo.

Ecco, ieri queste notizie di cronaca si contrapponevano ad una politica dove si registravano i battibecchi Alfano vs Renzi, i rumors per un rinvio della Consulta sul Porcellum (sappiamo solo rinviare, per non disturbare il governo delle larghe intese), l'ennesima visione di Letta su una uscita dalla crisi ormai a portata di mano, il balletto ridicolo sull'Imu, il pregiudicato che non se ne vuole andar via e il suo zoccolo duro di elettori...
La separazione tra palazzo e paese. Paese che non vuole più sentir parlare di luce in fondo al tunnel.
Forse a chi governa questa separazione tra politica e problemi reali sta pure bene: se anche meno gente va a votare perché disgustata da quello che vede in TV, va bene.
I loro voti, Letta, Alfano, Berlusconi, li prenderanno sempre.

Ecco, allora proporrei anche io una modifica costituzionale: sotto il 50% di affluenza, le elezioni si invalidano.
Che fine ha fatto la proposta di legge presentata in Senato da Grasso contro la corruzione e l'autoriciclaggio? Quando si metterà mano alla ex Cirielli, l'ammazza processi?
Quando si riuscirà a riformare l'attuale legge elettorale? Quando cercherete di tagliare veramente i costi della politica (anche in modo retroattivo, come ha fatto la Fornero con le pensioni)?

Non siete rappresentativi.

Diceva Cederna: l’Ilva di Taranto è “barbarica industrializzazione”

Foto d’epoca dell’Ilva di Taranto, a quel tempo ancora Italsider
 Di Alessandro Marzo Magno
È il 1965. Il presidente Giuseppe Saragat inaugura l’Ilva (allora Italsider) di Taranto e i giornali glorificano la fine degli oliveti e l’arrivo della grande fabbrica. Il tono sembra quello del Ventennio. È Antonio Cederna, fondatore di Italia Nostra, a definire invece quello tarantino un «processo barbarico di industrializzazione». E scrive: l’Italsider «tende a imporre il proprio interesse aziendale, considerando la città e i suoi duecentomila abitanti come un semplice serbatoio di mano d’opera». 

«Io sono qui, anche oggi, per solennizzare l’entrata in funzione di un grande stabilimento industriale, questa volta rappresentato dal complesso degli impianti del IV centro siderurgico dell’Italsider. E anche in questa occasione voglio recare agli italiani del Mezzogiorno l’assicurazione che lo Stato ha preso effettivamente e seriamente coscienza della realtà meridionale e si adopera per mutarla». Così parlò Giuseppe Saragat, presidente della Repubblica italiana, il 10 aprile 1965, giorno dell’inaugurazione ufficiale del Centro siderurgico Iri “Salvino Sernesi” di Taranto, poi diventato Ilva dopo la privatizzazione.
L’impianto funzionava a pieno regime da ormai quattro mesi. La prima pietra era stata posata il 9 luglio 1960, il primo reparto a entrare in attività nel 1961 era quello che produceva tubi, il primo altoforno ha cominciato a funzionare il 21 ottobre 1964, il secondo il 29 gennaio 1965. Qualche tempo dopo arriva Saragat a solennizzare il tutto. La Stampa dell’11 aprile 1965, domenica delle Palme, mette l’articolo sull’evento a pagina 5. Strana scelta, perché è la pagina degli spettacoli e il titolo a cinque colonne «Saragat in visita ufficiale a Taranto inaugura il centro siderurgico Italisider» è accanto ai programmi tv (programma nazionale e secondo programma, ultimo spettacolo alle 22, poi tutti a nanna) e sopra «La Zelmira di Rossini a Napoli torna in scena dopo 130 anni».
L’articolo, siglato g. fr., è una cronaca della visita presidenziale, un “c’era questo c’era quello”, scritto da un giornalista che con ogni probabilità aveva imparato il mestiere qualche decennio prima, visto lo stile littorio della scrittura: «Saragat è giunto – in treno presidenziale – alle 9,40. Una folla numerosissima – nella quale risaltavano per numero e calore di applausi i lavoratori e i giovani delle scuole – ha festosamente accolto il Capo dello Stato accompagnandolo lungo il percorso con le sue cordiali dimostrazioni».
Scrive il giornalista della Stampa:
«Il IV centro siderurgico Italsider – quarto in ordine di tempo perché viene dopo quelli di Cornigliano, Piombino e Bagnoli – sorge a occidente della città, dove fino a pochi anni fa era uno sterminato oliveto e si estende su un’area di sei milioni di metri quadrati, superiore a quella dell’intera Taranto che pure è una città con più di duecentomila abitanti. Sono previsti investimenti per 350 miliardi. La capacità produttiva è di due milioni e mezzo di tonnellate d’acciaio all’anno, due milioni di tonnellate di ghisa, e infine lamiere a caldo, lamierini, nastri metallici e tubi saldati per un totale complessivo superiore ai due milioni di tonnellate. La decisione di costruire una grande acciaieria a Taranto fu presa dal governo e dall’Iri attorno al 1959. L’acciaio è l’elemento base di ogni economia moderna, l’Italia ne produceva molto meno di quanto ne avesse bisogno (nel 1955, 5 milioni e 400 mila tonnellate); il resto veniva importato. Una grande acciaieria era dunque indispensabile ed era anche indispensabile che sorgesse in riva al mare, con un porto a disposizione, perché il materiale ferroso acquistato all’estero – l’Italia ne produce poco – potesse passare direttamente dalle navi all’acciaieria senza le lungaggini di costosi trasporti ferroviari che avrebbero causato perdita di tempo e notevole aumento di costi».
Notare che l’ingloriosa fine dello «sterminato oliveto» non sembra commuovere nessuno. Cosa volete che sia del miserabile olio d’oliva in confronto al lucido acciaio! Nell’impianto lavorano 4.500 operai, scelti su 12.000 candidati, ridotti a 9.000 dopo una prima scrematura. Si sottolinea che i dipendenti sono stati assunti da «psicologi e specialisti» e che «nella quasi totalità parteciparono poi a meticolosi e aggiornatissimi corsi di addestramento. Alcuni destinati ad incarichi particolarmente delicati, furono inviati per qualche mese in Germania o negli Stati Uniti». Mamma azienda pensa a tutto ed è buona per definizione.
Ben diverso il tono adottato sette anni dopo da Antonio Cederna nel Corriere della sera. Il fondatore di Italia Nostra scrive due lunghi e indignati articoli di fronte all’ormai avviato raddoppio degli impianti. In assenza di un piano regolatore e comportandosi come un rullo compressore, l’Italsider decide di andare avanti a ogni costo. Il 13 aprile 1972, un articolo a pagina tre (allora si trattava della Terza pagina, una delle collocazioni più prestigiose nel giornale) titola a sette colonne: «Taranto in balia dell’Italsider». Cederna definisce Taranto «una città disastrata, una Manhattan del sottosviluppo e dell’abuso edilizio». Scrive: l’Italsider «tende a imporre il proprio interesse aziendale, considerando la città e i suoi duecentomila abitanti come un semplice serbatoio di mano d’opera, trascurando ogni altra esigenza dello sviluppo civile e del progresso sociale». Osserva: «un’industria a partecipazione statale impone le proprie scelte particolari alla comunità. Mille camion al giorno scaricano a mare il materiale sbancato a monte e i velenosi residui degli altiforni: un’enorme distesa di mare è già colmata e i lavori procedono senza tregua».  Sottolinea: il consiglio comunale vota contro l’ampliamento, ma l’Italsider esercita pressioni attraverso Roma e «nell’agosto 1971 il sindaco democristiano di Taranto, nonostante il parere contrario della commissione edilizia, firma le licenze». Le aree sarebbero state destinate a zona agricola, ancora una volta l’agricoltura, simbolo dell’arretratezza, è sacrificata all’industria, simbolo del progresso.
L’articolo successivo è intitolato: «Taranto strangolata dal boom». Cederna ha parole durissime, definisce quello tarantino un «processo barbarico di industrializzazione». Mette ben in rilievo che «un’impresa industriale a partecipazione statale, con un investimento di quasi duemila miliardi, non ha ancora pensato alle elementari opere di difesa contro l’inquinamento e non ha nemmeno piantato un albero a difesa dei poveri abitanti dei quartieri popolari sottovento». Si tratta del quartiere Tamburi tornato al centro delle cronache in questi giorni per l’alta incidenza di tumori.
Il fatto che i duemila miliardi di lire impegnati dallo stato italiano per costruire la futura Ilva siano soldi pubblici non ha minimamente indotto i vertici dell’Italsider a investire qualcosa sulla città, che anzi, diventa sempre più invivibile. «Quartieri popolari spietatamente affumicati dall’industria, il centro storico in vergognose condizioni di abbandono, il borgo otto-novecentesco soprelevato da quattro a nove piani, un traffico più paralizzato che a Roma, carenza dei servizi essenziali (doppi e tripli turni nella scuole elementari, le medie per due terzi in locali di fortuna), la totale mancanza di verde pubblico (metri quadrati 0,4 per abitante), il Mar Piccolo inquinato (più vittime per tifo che in ogni altra parte d’Italia). Taranto moderna si presenta come la smentita di ogni decenza urbanistica». Spiega Antonio Rizzo, presidente tarantino di Italia Nostra: «Dodici anni fa addosso a una città dalle strutture fragilissime fu gettato un colosso industriale che sta per raggiungere la statura di duemila miliardi e sedicimila dipendenti, senza la minima preoccupazione di inserire l’operazione in un piano di armonico sviluppo della comunità». Rizzo rilascia queste dichiarazioni esattamente quarant’anni fa: quello di Taranto, come si vede, è un male antico.
Fonte: http://www.linkiesta.it/ilva-taranto-storia

Ilva di Taranto, dove si protesta per il diritto a morire di lavoro

Ci sono vicende che meglio di altre riescono a rappresentare un momento storico ed una situazione sociale, incarnandone tutte le contraddizioni.
Quanto sta accadendo in questi giorni all'Ilva di Taranto é un teatro degli orrori in grado di aprire uno spaccato quanto mai esaustivo sul cortocircuito logico costituito dal mondo della crescita che posto nell'impossibilità di crescere ancora indefinitamente, decide di mangiare i propri figli degeneri, felici di assurgere allo stato di pasto, purchè il sacrificio serva a far brillare un attimo di più la stella morta del progresso.
Ma veniamo alla vicenda in sé, l'Ilva da quando esiste é sempre stata una fabbrica di morte, dispensatrice di veleni di ogni tipo, barattati al mercato delle "opportunità" con posti di lavoro ben retribuiti.
Alla luce di recenti analisi, diventate di pubblico dominio é pero emerso che i cittadini di Taranto (anche quelli che all'Ilva non hanno mai lavorato) pisciano piombo e pure un pò di cromo, tutte sostanze altamente cancerogene al di là di ogni ragionevole dubbio.


Posta di fronte a dati così allarmanti, la magistratura non ha potuto fare altro che ventilare il sequestro dello stabilimento, che sta trovando una prima esecuzione proprio in queste ore.
Gli operai, sotto la bandiera dei sindacati di Fim, Fiom e Uilm hanno indetto uno sciopero immediato, sono scesi in presidio di fronte all'impianto ed hanno occupato la statale per difendere il proprio posto di lavoro, acquistato fin dall'inizio al caro prezzo di un tumore.

Quali sono i diritti ed i doveri, in una società che ha ormai perso ogni coordinata, dove l'uomo é stato educato ad amare il denaro più della vita stessa, fino al punto da considerare etico sacrificare la propria famiglia dentro ad un reparto di oncologia, pur di riuscire a mantenerla "dignitosamente"?

Occorre privilegiare i diritti dei cittadini di Taranto che pur non lavorando all'Ilva pisciano piombo e sono a grave rischio di contrarre una qualche forma tumorale?
Oppurre sarebbe preferibile anteporre i diritti dei lavoratori dell'Ilva, che pisciano piombo in maniera ben più copiosa degli altri, ma sono disposti a fregarsene, purchè alla fine mese continui ad arrivare uno stipendio?

In uno stato serio e in un mondo che non girasse all'incontrario, l'Ilva sicuramente non esisterebbe più da tempo, ma in compenso sarebbe esistito un governo a farsi carico di coniugare l'esigenza occupazionale con quella di mantenere in vita i cittadini.

Nel mondo che gira all'incontrario invece, chi tenta di tutelare la salute della popolazione diventa un nemico, chi accumula profitti miliardari facendo ammalare la gente un benefattore ed i sindacati chiamano i lavoratori in piazza e li portano ad occupare le strade, solamente quando si tratta di difendere gli interessi del "padrone", scientemente dissimulati dietro ai salari barattati con il tumore.
E si celebra la lotta di casse, da morto.


A BRINDISI IL FUMO DELLE PSYOPS

Da Comidad
L'attentato di Brindisi sembra avviarsi verso l'archivio dei misteri italiani. Sono troppe le lacune e le contraddizioni della versione ufficiale, mentre ogni pista avanzata dagli inquirenti già appare come un depistaggio. Le autorità prospettano per il momento una soluzione alla norvegese, con un "pazzo isolato" da usare come unico colpevole, ma anche questa "soluzione" del caso potrebbe dissolversi per strada. I "pazzi isolati" potrebbero persino diventare in futuro un soggetto stabile e costante dello scenario ufficiale.
Ciò che invece emerge distintamente è la consueta spettacolarizzazione dell'ideologia dell'antiterrorismo, con l'immagine di una convivenza civile minacciata dai violenti. Una delle formule più in voga è che il "disagio sociale può favorire l'insorgenza del terrorismo". Il messaggio immancabile è quindi che il terrorismo sarebbe l'arma dei poveri e dei deboli, mentre i ricchi queste cose non le farebbero mai. Con questo semplice suggerimento subliminale, ogni opposizione sociale viene implicitamente sottoposta alla mannaia del sospetto ed alla forca caudina della discolpa. Per ogni attentato il potere può quindi presentarsi a riscuotere un profitto politico, che consiste non solo nella criminalizzazione del dissenso, ma soprattutto nell'assunto che il dissenso non esiste: contro il potere c'è solo il nonsenso.
Se si tiene conto di questa rappresentazione politico-mediatica, l'attentato di Brindisi potrebbe essere considerato come una PSYOP, cioè una operazione di guerra psicologica. Questa è la pagina Web dell'USACAPOC, cioè della sezione specializzata in guerra psicologica delle forze armate statunitensi, la quale così accoglie il visitatore: "Benvenuti alla pagina Web ufficiale della US Army Affari Civili & Psychological Operations Command (Airborne). Il nostro comando si compone di oltre 40 unità di riservisti in 30 stati e Puerto Rico. Con sede a Fort Bragg, NC, USACAPOC(A) si sforza di sostenere gli obiettivi della nazione all'estero con la spada, l'azione e la parola." [1]
In questa pagina invece si illustrano diffusamente le operazioni di guerra psicologica, che: "... si basano sulla logica, paura, desiderio o altri fattori mentali per promuovere specifiche emozioni, atteggiamenti o comportamenti. L'obiettivo ultimo degli Stati Uniti nelle operazioni psicologiche e degli affari civili è quello di convincere i nemici, le nazioni neutrali, e amiche e le forze ad agire favorevolmente agli Stati Uniti e ai suoi alleati." [2]
Vediamo in cosa potrebbe consistere un esempio di questo sostegno della nazione all'estero con la spada, l'azione e la parola, il cui scopo è demoralizzare il nemico e conquistare il sostegno delle popolazioni "amiche", come l'Italia, alla tutela statunitense. L'attentato di Genova del 7 maggio scorso aveva avuto come bersaglio un vero potente, cioè il supermanager di Ansaldo Nucleare. Anche se si fosse trattato di un regolamento di conti tra poteri italiani o stranieri, non sarebbe comunque un messaggio "positivo" per le masse il fatto che persino un potente possa essere colpito.
Ecco che si è resa dapprima necessaria una rivendicazione fittizia, che desse all'attentato di Genova motivazioni puramente ludiche e futili, una sorta di edonismo armato. Non è neppure detto che il comunicato degli "informali" sia necessariamente un elaborato poliziesco, visto che risulta così pretenzioso - e, al tempo stesso, naif - che potrebbe trattarsi di uno tra i tanti prodotti di mitomani. L'operazione di guerra psicologica è quindi consistita nel riconoscere attendibilità ed attenzione mediatica ad un comunicato del genere.
Successivamente però si è andati ad un brusco rovesciamento dello scenario, presentando bersagli del terrorismo che avessero i tratti inequivocabili della gente comune. Dell'attentato di Brindisi si dice che sia stato confezionato con mezzi poveri, come bombole di gas. Ma è poi vero? Sembra infatti che in quest'occasione sia stato riciclato quanto era già accaduto a Castel Volturno, in provincia di Caserta, il 14 maggio scorso. Anche lì una bombola di gas ed una specie di timer accanto ad un istituto scolastico, anche se senza conseguenze. [3]
Sta di fatto che l'immagine "povera" dell'attentato di Brindisi è stata ufficializzata dagli inquirenti e dai media, con in più il dato di fatto che l'attentato stesso è stato indirizzato davvero contro un obiettivo particolarmente debole ed inerme. Insomma, ne viene fuori l'immagine di una caotica guerra dei poveri contro i poveri. Quale situazione potrebbe essere più convincente di questa per indurre la popolazione ad accettare la tutela armata di un Paese straniero, ed "amico", che si è assunto generosamente il ruolo di gendarme planetario?
Ci si è chiesti chi possa essere tanto pazzo o malvagio da commettere un attentato come quello di Brindisi. Ma forse è la domanda sbagliata. La vera domanda forse è un'altra: chi è che può vantare tanta impunità da potersi tranquillamente permettere un crimine di questa efferatezza?
Se si tiene conto di questa domanda, i possibili sospetti si riducono ad uno solo: la NATO.

[1] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.usacapoc.army.mil/&ei=q8S7T6TIMsTetAaHh8XaBw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CFwQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Dusacapoc%26hl%3Dit%26sa%3DG%26prmd%3Dimvns
[2] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.psywarrior.com/psyop.html&ei=_ci7T4CaNsTvsgbkmtzoBw&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=9&ved=0CJEBEO4BMAg&prev=/search%3Fq%3Dpsyop%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns
[3] http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=197417&sez=NAPOLI

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