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Clan Spada, sentenza del maxi processo per mafia: ergastolo per Carmine, Ottavio e Roberto Spada


Di Natascia Grbic

Condanna all'ergastolo per Carmine, Romolo e Roberto Spada. Per i giudici il clan Spada costituisce "un'associazione per delinquere di stampo mafioso". Così hanno deciso, dopo 10 ore di camera di consiglio, i giudici della corte d'assise di Roma. Ad attendere la decisione, nell'aula bunker di Rebibbia, c'era anche la sindaca di Roma, Virginia Raggi.

L'accusa, nella figura dei pm Ilaria Calò e Mario Palazzi, aveva chiesto tre ergastoli: uno per Carmine Spada, detto Romoletto, uno dei capi del clan, uno per Ottavio Spada e un'altro per Roberto Spada, quest'ultimo già condannato per la testata al giornalista Rai Daniele Piervincenzi in primo grado e in appello. Associazione a delinquere di stampo mafioso l'accusa: per altri poi, si aggiungono altri capi d'accusa che vanno dall'estorsione all'usura fino all'omicidio. Il maxiprocesso è iniziato dopo il blitz dello scorso 25 gennaio, l'operazione ‘Eclissi' che ha portato in carcere ventiquattro degli appartenenti al clan di Ostia. Oltre ai tre ergastoli, sono stati chiesti sedici anni per Ottavio Spada, detto Maciste, otto anni per Nando ‘Focanera' De Silvio e otto anni per Rubert Alvez del Puerto, anche lui coinvolto nell'aggressione al giornalista Rai. È la prima volta che al clan Spada viene contestato l'articolo 416bis del Codice penale. E la pena richiesta non è affatto leggera: sono 224 gli anni di carcere chiesti in totale per i ventiquattro imputati.

Sentenza maxiprocesso clan Spada, la sindaca Raggi in aula

Tra i presenti dell'aula bunker di Rebibbia anche la sindaca di Roma Virginia Raggi, che aveva annunciato la sua presenza già nei giorni scorsi. Il clan, molto attivo sul litorale laziale, soprattutto nella zona di Ostia, è stato decimato dagli arresti avvenuti negli ultimi mesi. L'operazione più grossa, quella del 25 gennaio, ha portato in carcere i capi, tagliando le gambe a quella che i pm – insieme a polizia, carabinieri, guardia costiera e Dda definiscono un'associazione di stampo mafioso. "Qualunque sia il responso continueremo la nostra lotta quotidiana contro i clan che hanno spadroneggiato su Ostia – aveva dichiarato Massimiliano Vender, presidente dell'Associazione Antimafia No – Adesso che, gli abitanti del litorale, stanno rialzando la testa e chiedono a gran voce quella legalità che gli era stata rubata. Abbiamo iniziato una guerra a un sistema mafioso, e non abbiamo intenzione di tornare indietro".

L'operazione ‘Eclissi' che ha portato agli arresti degli Spada

Era il 25 gennaio 2019 – appena qualche mese fa – quando Ostia si è svegliata con le sirene dell'Antimafia sul proprio litorale. Ventiquattro persone arrestate, il clan decimato già dai fermi dei mesi precedenti ancora una volta ridotto all'osso. Questa volta però, all'Idra è stata tagliata la testa: perché in carcere sono finiti anche i capi degli Spada, per i quali è stato chiesto le carcere. Al centro dell'ordinanza eseguita dalle forze dell'ordine, gli omicidi di due boss che comandavano il territorio da prima degli Spada: Giovanni Galleoni e Francesco Antonini. Per i pm i mandanti sono Carmine e Roberto Spada.


FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://roma.fanpage.it/clan-spada-sentenza-del-maxi-processo-per-mafia-ergastolo-per-carmine-ottavio-e-roberto-spada/

Rebibbia, la detenuta che ha ucciso i figli: “Adesso sono liberi”. Bonafede sospende vertici sezione femminile

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“Adesso i miei figli sono liberi, gli ho dato la libertà”. Ha parlato così al suo avvocato Sebesta, detenuta a Rebibbia per traffico di sostanze stupefacenti, che martedì ha ucciso sua figlia e ferito gravemente l’altro gettandoli dalle scale. La bimba più piccola, Faith nata a Monaco di Baviera il 7 marzo scorso, è morta sul colpo, mentre per il fratellino Divine, nato sempre a Monaco il 2 febbraio del 2017, i medici dell’ospedale Bambino Gesù hanno sperato fino all’ultimo, fino a dover constatare la “morte cerebrale” del piccolo. Intanto, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha sospeso i vertici della sezione femminiledel carcere romano. Il provvedimento riguarda la direttrice, la sua vice e il vicecomandante del reparto di polizia penitenziaria.
Nella serata di mercoledì, i medici hanno ufficializzato ciò che ormai sembrava inevitabile, viste le gravissime condizioni del bambino inizialmente sopravvissuto al trauma: “Morte cerebrale”. Anche per questo, i medici avevano iniziato già nella mattinata a cercare il padre, un uomo di nazionalità nigeriana, per sbloccare la procedura di espianto degli organi. Nel comunicato diffuso in mattinata dal Bambin Gesù si leggeva che “le condizioni del bimbo sono purtroppo gravissime. Le ultime indagini necessarie per la valutazione del quadro clinico hanno confermato la condizione di coma areflessico con elettroencefalogramma isoelettrico. Prosegue supporto rianimatorio avanzato“. Una situazione così grave da apparire ormai irreversibile.

REBIBBIA, il presidente della consulta penitenziaria sulla detenuta che ha scaraventato i figli dalle scale: 'Madri e figli non devono stare nelle carceri'

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Di Salvatore Santoru

Sulla vicenda della detenuta 30enne che ha lanciato i figli(uccidendo il neonato) dalle scale del carcere di Rebibbia è intervenuta anche la consulta penitenziaria.
Più precisamente, riporta Repubblica(1), il presidente della consulta Lillo De Mauro ha sostenuto che le madri e i bambini non devono stare in carcere.

De Lillo ha anche affermato che ciò lo stabilisce la legge 62 del 2011.

NOTA:

(1) https://video.repubblica.it/edizione/roma/detenuta-getta-i-figli-dalle-scale-a-rebibbia-consulta-penitenziaria-madri-e-figli-non-devono-vivere-in-carcere/314602/315231

REBIBBIA, L'OPERATRICE SULLA DETENUTA CHE HA 'SCARAVENTATO I FIGLI'(UCCIDENDO IL NEONATO): 'Non aveva dato segni di squilibrio e non era seguita da nessun psichiatra'

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Di Salvatore Santoru

Recentemente una detenuta 30enne tedesca di origine georgiana ha lanciato i suoi due figli dalle scale del carcere di Rebibbia, uccidendo il neonato di soli quattro mesi.
La giovane si trovava da pochissimo tempo nel carcere e secondo quanto sostenuto da un'operatrice, come riportato su 'Aska News'(1), non avrebbe mai dato segni di squilibrio.

Inoltre, l'operatrice ha affermato che sembrava tutto tranquillo e che la giovane carcerata non era seguita da nessun psichiatra.
La stessa operatrice ha ricordato che nella sezione femminile del carcere vi sono diversi psicologi ed operatori 'ed è tutto controllato'.

NOTE:

(1) https://www.informazioneconsapevole.com/2018/09/rebibbia-detennuta-30enne-di-origine.html

(2) http://www.askanews.it/cronaca/2018/09/18/detenuta-rebibbia-operatrice-carcere-era-tutto-tranquillo-pn_20180918_00278/

REBIBBIA: detenuta 30enne tedesca di origine georgiana lancia i figli dalle scale, il neonato muore

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Di Salvatore Santoru

Una detenuta di origine georgiana con cittadinanza tedesca ha tentato di uccidere i suoi due figli a Rebibbia(1).
La giovane donna ha lanciato dalle scale i due piccoli, uccidendo il neonato di quattro mesi.

L'altro figlio della ragazza carcerata, di due anni, ha un grave trauma celebrale ed è stato sottoposto a supporto rianimatorio.

NOTA:

(1) http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lazio/roma-detenuta-di-rebibbia-tenta-di-uccidere-i-due-figli-uno-e-morto_3163955-201802a.shtml

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