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Vibo Valentia, fermato il presunto killer di Soumaila Sacko



Di Emanuela Carucci

Si chiama Antonio Pontoriero l'uomo di 43 anni fermato per l'omicidio di Soumaila Sacko, il migrante di origine maliana ucciso a San Ferdinando, in provincia di Vibo Valentia, la notte tra sabato e domenica scorsi. Pontoriero è un imprenditore agricolo.
L'indagato, secondo quanto ricostruito dai militari, è il nipote di un ex socio di minoranza della fabbrica dismessa, in contrada Calimera, dove è avvenuto il delitto. Lo stabile è sottoposto a sequestro giudiziario dal 2011 nell'ambito di un'inchiesta 'Poison' della Procura di Vibo Valentia sullo smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi.
Difeso dall'avvocato Franco Muzzopappa, all'uomo è stata sequestrata la Fiat Panda bianca descritta dai due cittadini del Mali che erano in compagnia di Soumaila nel momento in cui è stato aperto il fuoco. I vestiti del 43enne sono invece stati sottoposti all'esame stub (le analisi eseguite della polizia giudiziaria) per accertare la presenza di residui da sparo.
Ricordiamo che Sacko è stato ucciso mentre con due connazionali cercava di prendere dall'ex acciaieria sotto sequestro alcune lamiere che gli sarebbero servite per costruire la sua baracca nella tendopoli di San Ferdinando. Il fermo è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia di Tropea.
Intanto oggi è prevista l'autopsia sulla salma di Sacko Soumaila. L'incarico per l'esame autoptico è stato affidato al medico legale Katiuscia Bisogni.

Giuseppe Conte rompe il silenzio del Governo su Soumaila Sacko: "Vicenda inquietante, la politica se ne faccia carico"

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Si attendeva una parola di solidarietà e alla fine, dopo alcuni giorni, è arrivata. Un passaggio dell'intervento di Giuseppe Conte ha riguardato la brutale e insensata uccisione di Soumaila Sacko, migrante e sindacalista dei braccianti, avvenuta sabato sera a San Calogero, in Calabria.
"Non siamo affatto insensibili. Una riflessione merita la vicenda tragica e inquietante occorsa qualche giorno fa. Sacko Soumayla è stato ucciso con un colpo di fucile. Era uno tra i mille braccianti con regolare permesso di soggiorno che ogni giorno nel nostro Paese si recano al lavoro in condizioni che si collocano sotto la soglia di dignità. A loro e ai loro familiari dobbiamo tutti un commosso pensiero" ha detto il premier, salutato da un lungo applauso dell'Aula del Senato. "Ma questo non basta, la politica deve farsi carico del dramma di queste persone e garantire percorsi di legalità, che costituiscono la stella polare del nostro programma di governo".
Nessuna parola invece finora da Matteo Salvini - che si è limitato a polemizzare con Il Giornale in un tweet - nessuna parola da Luigi Di Maio. Decisioni criticate dalle opposizioni di centrosinistra. "Salvini loda Minniti sugli accordi disumani in Libia, mentre non trova parole per Soumaila Sacko, lavoratore e sindacalista maliano di 29 anni ucciso nelle campagne calabresi senza motivi chiari. Non avevo dubbi" aveva scritto su Facebook il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, chiamando poi in causa anche Luigi Di Maio in un post su Huffpost. "Sono passati due giorni dalla tragica morte di Soumaila Sacko. Ancora nessuno del Governo ha preso parola. Solo indifferenza - aveva detto Maurizio Martina, segretario reggente del Pd - A questo punto spero che questa mattina il Presidente Conte metta fine a questo vergognoso silenzio. In Italia ci sono ancora razzisti da sconfiggere e nuovi schiavismi da combattere senza sosta. Altro che 'fine della pacchia'. Qui la prima cosa da fare e' sconfiggere l'indifferenza delle istituzioni".

Era un sindacalista delle Usb e non un ladro il migrante ucciso nel Vibonese

Sacko Soumaila


Si chiamava Sacko Soumaila, aveva 29 anni, era regolare in Italia (come gli altri due uomini insieme a lui) ed era originario del Mali. Era un sindacalista delle Unioni sindacali di base (Usb) ed era sempre n prima linea per difendere i diritti dei lavoratori immigrati di Gioia Tauro, sfruttati e costretti a vivere nelle baraccopoli tenute su da pezzi di lamiere.

Ed era proprio la lamiera quella che Soumali stava andando a prendere, non rubare, perché quella zona è una discarica a cielo aperto dove i rifiuti sono abbandonati senza nessuna proprietà.

L'uomo che, secondo le testimonianze dei due sopravvissuti, è arrivato in una macchina e ha sparato loro contro con un fucile, non aveva alcun diritto di proprietà su quelle lamiere che servivano ai tre uomini per rinforzare le baracche.

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