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C’era una volta Mafia capitale: concessi i domiciliari a Buzzi, effetto della Cassazione


Di Sara Menafra

Salvatore Buzzi esce dal carcere e va ai domiciliari. A dare la notizia il suo avvocato, Alessandro Diddi: «Dopo cinque anni di custodia cautelare si è restituita la giusta dimensione a un trattamento che mai ha riguardato un imputato di corruzione. Adesso possiamo guardare con serenità all’ultimo tratto di questa vicenda».

Buzzi era considerato il leader, insieme a Massimo Carminati, dell’organizzazione denominata – secondo l’impianto accusatorio – Mafia capitale. Ex detenuto e leader delle cooperative sociali, secondo le sentenze ha certamente organizzato un sistema corruttivo che ha inquinato la pubblica amministrazione capitolina almeno dall’epoca di Gianni Alemanno sindaco.

Secondo la procura di Roma, la sua organizzazione era anche una vera e propria associazione mafiosa che intimoriva i politici romani e le aziende che provavano a fare concorrenza. Questa lettura, però, è stata definitivamente smentita dalla sentenza della corte di Cassazione che ha dato ragione ai giudici di primo grado, pure convinti di essere di fronte ad un grosso caso di corruzione ma non di mafia.

Dopo la decisione dei giudici supremi, una nuova sentenza di appello dovrà rideterminare la pena. Nel frattempo, però, i termini per la custodia cautelare nei confronti di Buzzi sono stati considerati ampiamente scaduti.


Salvatore Buzzi ha ammesso i reati di corruzione, e «questa sua condotta costituisce segno della cesura con il passato deviante foriero di pericolosità sociale». Lo scrive nella motivazione di cinque pagine la terza corte d’appello di Roma. Inoltre, anche le cooperative sociali, da tempo sotto sequestro e a lui una volta riconducibili, «sono state sottratte a qualunque sua disponibilità».


«L’associazione per delinquere di cui avrebbe fatto parte assieme all’ex esponente dei Nar Massimo Carminati è cessata il 2 dicembre 2014, quando furono eseguiti gli arresti, e quindi sono trascorsi ben cinque ani dalla data in cui è cessato il vincolo associativo. Tutto ciò, per la terza corte d’appello di Roma che ha concesso oggi gli arresti domiciliari al ‘ras’ delle cooperative, non può non comportare un giudizio di attenuazione delle esigenze cautelari nei confronti di Buzzi i cui termini di custodia massimi scadranno il prossimo 16 gennaio 2020, scadenza che induce logicamente a ritenere che la misura restrittiva abbia già concretamente garantito tutte le esigenze cautelari ravvisate in questi anni. Il suo protrarsi finirebbe per integrare una punizione ulteriore».

FONTE: https://www.open.online/2019/12/19/cera-una-volta-mafia-capitale-concessi-i-domiciliari-a-buzzieffetto-della-cassazione/

Mafia capitale esiste, in appello riconosciuta l’aggravante mafiosa. Ma pena scontata a Buzzi e Carminati

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Di Giuseppe Pipitone e Giovanna Trinchella
Era corruzione sì, ma era anche mafia. Mafia capitale. I giudici di appello “smentiscono” quelli di primo grado sul “mondo di mezzo” che voleva prendersi Roma con la forza e con le tangenti. All’ombra del Colosseo, quindi, c’era un’organizzazione criminale che si muoveva come un clan affiliato alla ‘ndrangheta e una famiglia di Cosa nostra. Lo sostengono i magistrati della III corte d’Assise d’appello di Roma che hanno riconosciuto l’aggravante mafiosa per 17 imputati di quell’inchiesta che squassò la capitale il 2 dicembre del 2014: 37 le persone arrestate da parte degli uomini del Ros. Un gruppo di personaggi con un passato in Romanzo criminale e un presente nei palazzi che contano, capace di infiltrarsi e fare business nella gestione dei centri accoglienza per immigrati e dei campi nomadi, di finanziare cene e campagne elettorali con una filosofia ben precisa. “È la teoria del mondo di mezzo compà.Ci stanno, come si dice, i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo. E allora vuol dire che ci sta un mondo… un mondo in mezzo in cui tutti si incontrano… come è possibile… che ne so… che un domani io posso stare a cena con Berlusconi”, teorizzava Massimo Carminati.

Ex terrorista di estrema destra con i Nar, noto per i suoi rapporti con la Banda della Magliana, il Cecato era tornato sulle prime magine di tutti i giornali alla fine del 2014, quando era finito in cima alla lista delle persone arrestate su richiesta della  procura di Roma guidata dal Giuseppe Pignatone, già al vertice degli uffici inquirenti a Palermo e Reggio Calabria. Oggi Carminati incassa una condanna per mafia ma anche uno sconto di pena: per lui la condanna è scesa da 20 anni a 14 anni e sei mesi. Per Salvatore Buzzi, l’ex ras delle cooperative rosse, la condanna passa da 19 anni a 18 e 4 mesi. Gli imputati hanno assistito alla lettura della sentenza in video conferenza dalle carceri di Opera, a Milano, e Tolmezzo, in provincia di Udine, dove sono detenuti. Dalla lettura del dispositivo si comprende che la riduzione della pena è arrivata dall’esclusione del riconoscimento della continuazione interna per gli episodi di corruzione. 
Per i giudici di primo si trattava di “due diversi gruppi criminali”
In primo grado era andata molto diversamente. “Due diversi gruppi criminali“, uno che faceva capo a Buzzi e un altro a Carminati, ma nessuna mafia, avevano sostenuto le toghe dell’Assise. Una forma di criminalità organizzata né “autonoma” né “derivata” perché di fatto, secondo i giudici, era assente quella violenza, quella intimidazione che caratterizza le organizzazioni criminali punite con l’articolo 416 bis. E né la corruzione, per quanto pervasiva, sistematica e capace di arrivare fino al cuore della politica, poteva essere considerata alla stregua della forza intimidatrice tipica delle mafie. La prima e legittima conseguenza era stata nella modifica dello status di detenuto di Carminati: all’ex Nar, infatti era stato revocato il 41 bis. Ora bisognerà capire se il carcere duro per il Cecato sarà ripristinato visto che è stato riconosciuti colpevole di associazione a delinquere di stampo mafioso, insieme a Buzzi e altri 16 imputati tra cui l’ex consigliere di Forza Italia, Luca Gramazio (8 anni e 8 mesi)Franco Panzironi (8 anni e 7 mesi), ex numero uno di AmaCarlo Pucci (7 anni e 8 mesi), ex manager di Ente Eur, Franco Fabrizio Testa (9 anni e 4 mesi) collaboratore di Buzzi.
La procura di Roma: “Era una questione di diritto”
La sentenza dei giudici di primo grado era stata appellata dalla procura di Roma , che aveva seguito il solco tracciato da alcune sentenze della Cassazione emesse per altri processi. La Suprema corte, per esempio il 10 novembre 2017, aveva annullato con rinvio un’assoluzione dal reato di 416 bis e citato nelle motivazioni proprio il processo Mafia capitale. Gli ermellini avevano proseguito la strada di annullamento di condanne che escludono l’accusa di mafia per le nuove forme di criminalità ritenute “a bassa potenzialità intimidatrice”. Il 26 ottobre 2017, invece, la VI sezione aveva riaperto il processo per mafia al clan Fasciani di Ostia. Del resto sempre la Suprema corte aveva confermato in sede di indagini preliminari le ordinanze di custodia cautelare per alcuni indagati proprio con l’aggravante mafiosa. “Abbiamo sempre detto che le sentenze vanno rispettate. Lo abbiamo fatto in primo grado e lo faremo anche adesso. La Corte d’appello ha deciso che l’associazione criminale che avevamo portato in giudizio era di stampo mafioso e utilizzava il metodo mafioso. Era una questione di diritto che   evidentemente i giudici hanno ritenuto fondata”, commenta il procuratore aggiunto Giuseppe Cascini. In aula erano presenti anche il pm Luca Tescaroli e i procuratori generali Antonio Sensale e Pietro Catalani. 
Tescaroli: "Riconosciuto il nostro lavoro e l'impianto delle accuse"
 
Le altre condanne e le assoluzioniPer Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Valter Veltroni che ha patteggiato la pena, la pena è stata rideterminata in 5 anni e 2 mesi e l’interdizione non sarà più perpetua, ma per cinque anni. A Claudio Turellafunzionario del servizio giardini del Comune, la pena è stata fissata a sei anni. I magistrati hanno inflitto 3 anni e 8 mesi a Emanuela Bugitti, 9 anni e 4 mesi a Claudio Caldarelli, 10 anni e 4 mesi a Matteo Calvio, 3 anni a Mario Cola, 4 anni e 6 mesi a Sandro Coltellacci, 4 anni e 6 mesi a Mirko Coratti (l’ex presidente Pd dell’Assemblea capitolina), 2 anni a Giovanni De Carlo, 6 anni e 3 mesi a Paolo Di Ninno, 2 anni e 1 mese ad Antonio Esposito, 4 anni a Franco Figurelli, 4 anni e 10 mesi ad Agostino Gaglianone, 6 anni e 6 mesi ad Alessanra Garrone, 4 anni e 10 mesi a Carlo Maria Guarany, 4 anni e 8 mesi a Cristiano Guarnera, 5 anni e 4 mesi a Giovanni Lacopo, 8 anni a Roberto Lacopo, 3 anni e Guido Magrini, 3 anni e 11 mesi a Michele Nacamulli, 3 anni e 2 mesi Pierpaolo Pedetti, 4 anni a Mario Schina, 2 anni e 3 mesi ad Angelo Scozzafava, 2 anni e 6 mesi per Giordano Tredicine, 9 mesi, per Tiziano Zuccolo, recovate le statuizioni civili per Regione e Libera per Andrea Tassone. Assolti Stefano Bravo, Pierina Chiarvalle, Giuseppe Ietto, Sergio Menichelli e Pulcini Daniele per non aver commesso il fatto, Nadia Cerrito invece perché il fatto non sussiste. Quest’ultima era la segretaria di Buzzi e aveva ricostruito con gli inquirenti la distribuzione delle tangenti in quanto custode del libro mastro delle bustarelle. 
Diddi: "Buzzi condannato dalla stampa, giudici poco illuminati e condizionati"
 
I difensori all’attacco: “Atto grave, da oggi molto pericoloso vivere in Italia”
La difesa, che aveva quasi esultato per il verdetto di primo grado, oggi non incassa. Anzi rilascia commenti affilati. “Quanto accaduto è grave, è un atto assolutamente stigmatizzabile l’aver riconosciuto in questa roba la mafia. Credo che per molti cittadini da oggi sia molto pericoloso vivere in Italia: è una bruttissima pagina per la giustizia del nostro Paese“, dice Alessandro Diddi, legale di  Buzzi. “Questa sentenza rappresenta per me una sorpresa, perché già non condividevo la sentenza di primo grado che aveva riconosciuto due associazioni distinte. L’insussistenza dell’accusa mafiosa mi sembrava inattaccabile: mi sbagliavo. Questo collegio ha invece riconosciuto l’esistenza della mafia. E se persino questo collegio, che è uno dei migliori della corte d’appello, ha riconosciuto l’aggravante mafiosa di questa, o io non capisco più nulla di diritto, ci può stare, oppure è successo qualcosa di stravagante che ha influito sulla sentenza. In questo Paese la magistratura mette bocca su tutto e si arroga il compito di moralizzare la società”, dice invece Giosuè Naso, avvocato di Carminati. 
Mafia capitale, Naso contro i pm: "Mettono bocca su tutto, moralizzano la società con le sentenze"
 
Requisitoria del Pg: “Aggravante mafiosa c’è”
La Procura generale di Roma con il sostituto procuratore generale Antonio Sensale aveva chiesto non solo il riconoscimento del 416 bis, ma pene molto più alte: rispettivamente 26 anni e mezzo e 25 anni e nove mesi di carcere per Carminati e Buzzi, perché ritenuti i governanti di quel meccanismio che ha tenuto sotto scacco per anni ampi segmenti dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica romanae politici di tutti gli schieramenti. Partendo da lontano, dal basso, dalla strada fino al mondo di sopra. Il gruppo criminale sarebbe cresciuto ampliando il proprio raggio d’azione dalle semplici estorsioni al controllo di attività economiche, infiltrandosi in appalti e commesse pubbliche. Dopo il 2011 e l’incontro con Salvatore Buzzi, l’associazione sarebbe ulteriormente cresciuta, arrivando a condizionare la politica e la pubblica amministrazione, senza però mai abbandonare le attività originarie della violenza, dell’estorsione e dell’usura. Proprio da quelle, sostiene l’accusa, avrebbe tratto forza la nuova mafia, proprio come quelle tradizionali. Una ricostruzione che non era stata riconosciuta dai giudici di primo grado, secondo i quali senza violenza e intimidazione non c’è mafia. E invece da oggi non è così.

ROMA: campi Rom in mano alle coop, arrestato fondatore di Ermes.Riceveva più soldi di Buzzi

Campi Rom in mano alle coop, arrestato fondatore di Ermes: riceveva più soldi di Buzzi

Di Enrico Tata
http://roma.fanpage.it/

Salvo Di Maggio, presidente del Consorzio Alberto Bastiani, di cui fanno parte anche Cooperativa Ermes e Comunità Capodarco, si occupa di Rom e nomadi a Roma da circa 25 anni. Da questa mattina è indagato per un giro di mazzette  che sarebbero state pagate da alcuni imprenditori ai funzionari di Roma per agevolare appalti per la gestione dei campi rom. Il consorzio di Di Maggio nella Capitale è una delle coop che riceve più finanziamenti per quanto riguarda la gestione dei campi nomadi. Molti di più di quanti ne prendeva la cooperativa 28 giugno di Salvatore Buzzi, a processo dopo la maxi inchiesta su Mafia Capitale. Stando ai dati riportati in un dossier dell'associazione 21 Luglio, solo nel 2013 le coop Ermes e il Consorzio Bastiani hanno ricevuto tra i 500mila e un milione di euro di finanziamenti per i loro servizi all'interno dei campi rom. La cooperativa di Buzzi, sempre secondo il rapporto, ne avrebbe presi tra i 100mila e i 250mila. La cooperativa Ermes riceveva soldi per la scolarizzazione dei giovani abitanti dei campi rom, mentre il consorzio Bastiani riceveva finanziamenti dal Comune per la gestione ordinaria e la bonifica dei campi.

Nel 2013 il dipartimento Politiche Sociali della giunta Marino ha affidato al Consorzio Bastiani la bonifica del campo rom di via di Salone per affidamento diretto e quindi senza alcun bando di gara. Questo nonostante gli importi superassero i limiti imposti dalla legge, ha detto nel 2015 in un'interrogazione parlamentare del senatore Andrea Augello al ministro Angelino Alfano. Il 23 maggio 2014 il Comune provvedeva a liquidare un importo di 161.635 euro "per l'intervento urgente di bonifica presso il villaggio Rom di via di Salone, in favore del Consorzio di cooperative sociali Alberto Bastiani Onlus". L'affidamento diretto risale al 19 Dicembre 2013, che va a sommarsi a un altro precedente del 10 dicembre di 97.814 euro. Totale, oltre 260 mila.

Bastiani, Capodarco ed Ermes: da vent'anni operano nel sociale a Roma
Il Consorzio Bastiani, si legge sul sito, nasce nell’ottobre del 2001 dall’esperienza della Comunità Capodarco di Roma, per promuovere l’inserimento lavorativo delle persone in situazione di disagio. Il Consorzio promuove le cooperative nate dal Movimento di Capodarco di Roma ed è impegnato nella diffusione della Cooperazione sociale nel tessuto locale. Come detto, ne fanno parte la cooperativa Ermes e la Comunità Capodarco di Roma.

Presidente attuale di Capodarco è Augusto Battaglia, esponente del Partito democratico, Ds prima, ed ex assessore regionale alla Sanità. Recentemente la cooperativa Ermes, insieme ad altre, aveva protestato contro un bado del commissario Tronca sulla sulla gestione dei  campi rom a Roma: 5 milioni di euro per manutenzione e servizio di vigilanza. Niente più servizi sociali, come la scolarizzazione di cui prima si occupavano queste cooperative. Il bando veniva definito "un ritorno all’era Alemanno, a un sistema inefficace e fallimentare sul fronte della sicurezza e del controllo a discapito dell’integrazione sociale. Così gli operatori sociali si trasformano in vigilantes dei campi rom”.

FONTE: http://roma.fanpage.it/campi-rom-in-mano-alle-coop-arrestato-fondatore-di-ermes-riceveva-piu-soldi-di-buzzi/

Mafia Capitale, prima sentenza: "Certa la presenza mafiosa"



Di Gabriele Bertocchi

Nella sentenza del 3 novembre che ha visto la condanna a 5 anni e quattro mesi di carcereEmilio Gammuto, ex collaboratore di Salvatore Buzzi, imputato di corruzione con l'aggravante di aver favorito l'associazione mafiosa, la giudice Anna Criscuolo ha depositato ieri le motiviazioni del giudizio.
La Criscuolo scrive: "Può ritenersi accertata la presenza nella capitale di un’associazione che presenta caratteri e indicatori di mafiosità (segretezza del vincolo, struttura gerarchica, assoluto rispetto del vincolo gerarchico, metodo mafioso utilizzato per l’acquisizione del controllo delle imprese, di interi settori economici e di appalti pubblici, il diffuso clima di omertà che ne deriva) che ha in Carminati il suo vertice». Un personaggio che ha «impresso» al gruppo «la cifra criminale e il metodo operativo, ne ha deciso la struttura, la collocazione, la direzione e gli ambiti di operatività"
È solo il primo stralcio del processo su quello che viene definito "Mondo di mezzo". Nella giornata di ieri sono state depositate le motivazioni della condanna. L'aggravante dell'accusa è stata confermata , e il giudice per la prima volta ha verifcato l'esistenza dell’associazione mafiosa. Nella sentenza infatti si legge che le "mafie silenti" esistono da molto tempo e "occorre sganciarsi dalla visione tradizionale della mafia storica, quella “che fa i morti”, spara e insanguina le strade per incutere timore e garantirsi omertà al fine di acquisire predominio territoriale o incontrastata posizione dominante in attività illecite o in interi settori dell’economia o nel settore degli appalti pubblici".

Mafia Capitale, sequestrati beni per 16 milioni a Buzzi



Di Luca Romano

Maxi sequestro di beni ritenuti riconducibili a Salvatore Buzzi, il "ras delle cooperative" arrestato nell’inchiesta su Mafia Capitale.
Il valore dei beni è di circa 16 milioni di euro. L’operazione, spiegano gli uomini della Guardia di finanza, è "in diretta prosecuzione delle attività di accertamento svolte dal Ros dei carabinieri" sull’impero delle cooperative sociali guidato appunto da Buzzi e sui rapporti con la pubblica amministrazione, in particolare con il Campidoglio.
Il nuovo provvedimento di sequestro riguarda le quote societarie, il capitale sociale e l’intero patrimonio aziendale, comprese le disponibilità finanziarie, della Sarim Immobiliare Srl, con sede a Roma, attiva nel settore della "locazione immobiliare di beni propri". La società, spiega una nota della Guardia di Finanza, legalmente rappresentata e partecipata (quota del 6%) da Emanuela Bugitti - anch’essa già colpita da ordinanza di custodia cautelare in data 2 dicembre 2014 e 4 giugno 2015 - nonché dallo stesso Salvatore Buzzi (quota del 6%) e da Carlo Maria Guarany (quota 1%) - risulta controllata dalle note cooperative "29 Giugno Coop. sociale onlus", per il 48%, e "Formula Sociale a r.l. Onlus", per il 4%, entrambe già cadute in sequestro il dicembre scorso.
Il patrimonio detenuto dalla Sarim si sostanzia in disponibilità finanziarie, partecipazioni societarie e, soprattutto, in una unità immobilitare di ben 2.750 mq, ubicata a Roma, utilizzata dalle cooperative di Buzzi quale casa di accoglienza, dedicata a categorie protette (donne, minori, rifugiati e richiedenti asilo).
Il valore dei beni oggi cautelati ammonta a circa 16 milioni di euro, portando il sequestro totale dei beni cautelati nell’ambito dell’Operazione "Mondo di Mezzo" ad oltre 360 milioni di euro. "Prosegue ininterrottamente - sottolinea la nota delle Fiamme gialle - da parte del Tribunale di Roma e della Guardia di Finanza, il recupero di spazi di legalità economica".
In carcere dal 3 dicembre 2014, Buzzi è stato arrestato insieme a Massimo Carminati, considerato il capo dell'organizzazione, e ad altri presunti componenti del sodalizio criminale. Secondo gli inquirenti avrebbe usato la cooperativa "29 giugno" per distrarre ingenti quantità di denaro a beneficio suo e dei suoi sodali.

Mafia Capitale, Salvatore Buzzi agganciò anche la segretaria di Ignazio Marino

La rete di contatti di Salvatore Buzzi, presidente della cooperativa "29 giugno" e in carcere per gli scandali di "Mafia Capitale", poteva contare su una fitta rete di contatti. Contatti che arrivano, come riporta un articolo del Corriere della sera, fino al caposegreteria del sindaco Ignazio Marino, Silvia Decina.
Nel settembre del 2014 "il gruppo è interessato al progetto per l’apertura di un punto vendita 'Leroy Merlin' da costruire su un terreno del Campidoglio a fronte di un finanziamento privato di 10 milioni di euro da destinare a Roma Capitale per il sociale e per ampliare il campo nomadi confinante, 'La Barbuta'". Sono le intercettazioni a svelare le "manovre" di Buzzi e dei suoi soci. Il leader delle cooperative contatta sia Antonio Lucarelli, capo della segreteria del Campidoglio, sia Lionello Cosentino, all’epoca segretario del Pd romano. Il 22 settembre Buzzi viene chiamato dalla segretaria del sindaco Marino, Silvia Decina.
Decina: «Senti ti volevo dire che Lionello mi ha dato tutta la documentazione per Ignazio».
Buzzi: «Sì».
Decina: «Sulla questione Leroy Merlin. Adesso Ignazio l’ha vista e sta facendo convocare una riunione di staff... te lo volevo dire intanto».
Buzzi: «Ti ringrazio molto, gli è piaciuta al sindaco?».
Decina: «Molto, moltissimo, appunto proprio tanto tanto».
Buzzi: «E infatti ho pensato, invece di darlo all’assessore, ho fatto: guarda ne parlo a lui».
Decina: «Però ha chiesto che la seguissimo noi qui direttamente dal gabinetto perché se inizia a passare per tutti gli assessorati non ne usciamo vivi... Ha preferito la prendessimo in carico qui così almeno velocizziamo il tutto».
Analizzando versamenti e trasferimenti di denaro, gli investigatori ricostruiscono contatti e favori. Tra i file di Buzzi compaiono "sottoscrizioni elettorali" per Erica Battaglia, anche lei del Pd, figlia del sindacalista Augusto, assessore alla Sanità del Lazio nella giunta di Piero Marrazzo. Versamenti per Daniele Ozzimo, Valentino Mancinelli, un altro dem, eletto presidente del municipio di Roma Nord (XIII) e Sabrina Alfonsi, attuale presidente del centro storico. Sandra Cardillo, collaboratrice di fiducia di Luca Odevaine, viene assunta in Campidoglio nel 2014. Qui svolge mansioni istituzionali, fuori dispone il trasferimento di denaro sui conti esteri di Odevaine "occupandosi in prima persona delle verifiche e disposizioni inerenti alla gestione dei fondi illeciti".
Sulla telefonata Buzzi-Decina, è arrivata una nota dell'ufficio stampa del Campidoglio. "La telefonata risulta del tutto estranea all'inchiesta della procura della repubblica poiché non figura come prova a carico dell'arrestato in quanto giudicata penalmente irrilevante".
Per quanto invece riguarda il merito della vicenda, ha ricostruito il Campidoglio, "nel settembre 2014 la dottoressa decina chiama salvatore Buzzi a proposito di un'iniziativa imprenditoriale di interesse della multinazionale Leroy Merlin, finalizzata all'espansione commerciale della propria attività attraverso l'apertura di un nuovo punto vendita nella zona della barbuta, periferia sud di roma nota sino ad oggi solo per l'insediamento di un campo nomadi. Dalla trascrizione del colloquio emerge con tutta evidenza che il colloquio avviene per dare riscontro al Buzzi della presentazione del progetto, che Decina e Buzzi non si conoscono tant'è che è necessaria una preliminare presentazione e che la dott.Ssa Decina si limiti a comunicare l'interesse dell'amministrazione a verificare la preventiva fattibilità della proposta".
Secondo il campidoglio "quello che i quotidiani non scrivono è che la proposta, a seguito dell'istruttoria compiuta dagli uffici competenti di roma capitale, fu giudicata non realizzabile in quanto non compatibile con gli strumenti urbanistici attualmente vigenti.

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