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Xylella: secondo l'ex ministro dell'agricoltura Adriana Poli Bortone le scie chimiche sarebbero la causa



http://www.quotidianodipuglia.it/regione/poli_bortone_amp_laquo_e_se_fossero_le_scie_chimiche_a_causare_la_xylella_amp_raquo/notizie/1798652.shtml

“Gli Usa confessano di usare scie chimiche sul territorio italiano. Se la notizia fosse confermata avremmo tutto il diritto di chiedere se la diffusione della xylella sul territorio pugliese e salentino in particolare non sia attribuibile anche a questo fenomeno".

A parlare è Adriana Poli Bortone, già sindaco di Lecce che esprime il proprio pensiero in una nota, attribuendo all'Europa la volontà di distruggere, nel tempo, la coltivazione del tabacco, poi della vita e ora dell'ulivo.

"Europa che, guarda caso - scrive Poli Bortone - proprio in coincidenza con la sciagura xylella concede alla Tunisia l'importazione di quantità esponenziali di olio, il Ministero dell'Agricoltura italiano fa un bel piano di eradicazione degli alberi (per fortuna bloccato dalla procura di Lecce), i terreni "infetti" vengono dichiarati inedificabili per 15 anni , i referendum sulle trivellazioni vengono pressoché eliminati".

"È fantapolitica pensare - conclude Poli Bortone - che il nostro territorio, per volontà di poteri forti sia destinato non più al turismo ed alla agricoltura identitaria, ma alla trivellazione "legalizzata"? Sarà fantapolitica, ma mi incomincia a sorgere il dubbio che xylella faccia rima con trivella".

FOTO:http://www.nextquotidiano.it

Xylella, c’è la cura alternativa e sembra che sia un successo, che aspetta l'UE a cambiare strategia?

ulivo
Di Antonia Battaglia
La lotta per gli ulivi del Salento non si arresta, non si ferma neanche dopo la deludente visita del Commissario Europeo Andriukaitis del luglio, durante la quale il governo ha portato avanti la linea della necessità dei tagli e della richiesta d’indennizzi. Per ricordarlo in modo succinto, parliamo dell’”epidemia” di Xylella fastidiosa nel Salento, batterio che causerebbe il disseccamento rapido degli ulivi (CoDiRo) e ne decreterebbe la morte.



Sono stati diversi i colpi di scena che in questi mesi hanno caratterizzato la questione: da una certa titubanza dell’Efsa (organo comunitario preposto alla sicurezza alimentare) riguardo il reale ruolo giocato dalle concause, alle indagini in corso da parte della magistratura leccese su eventuali profili penali, alla mancanza di dati ancora certi circa l’effettiva presenza del batterio sulle piante, sia quelle già tagliate che quelle destinate ad esserlo secondo l’ultima decisione comunitaria di maggio 2015.
Peacelink ha scritto qualche giorno fa alle istituzioni europee per sottolineare l’importanza che possono rivestire i risultati della ricerca sperimentale, sugli ulivi del Salento affetti da CoDiRo, condotta dal dottor Marco Scortichini, direttore del Centro di Ricerche per la Frutticoltura di Caserta. Peacelink ha anche chiesto alla Commissione di studiare i dati relativi a questa sperimentazione e ha invitato l’Europa a modificare la strategia di eradicazione che che sta alla base dell’ultima decisione comunitaria.
Scortichini ha detto di aver sottoposto gli ulivi ad una  «endoterapia», per verificare se le piante potessero accogliere il farmaco, un biostimolante con brevetto intellettuale internazionale. Dopo tale verifica, si è proceduto quindi a una nebulizzazione del prodotto, che non avrebbe effetti tossici sulle piante e che è stato già utilizzato in Italia con efficacia su noccioli, kiwi e ulivi con altra patologia. Bene, dopo un’estate torrida, gli alberi di ulivo trattati con il metodo in oggetto hanno reagito positivamente, e non hanno presentato ulteriori sintomi di disseccamento, che invece colpiscono tuttora le piante non trattate.
Perché la Commissione europea tarda ad accettare l’evidenza che non solo la Xylella non sarebbe scientificamente accertata su tutte le piante affette da disseccamento ma soprattutto che una cura esiste, a quanto pare, e che essa potrebbe essere condotta su larga scala?
Perché non concentrare tutti gli sforzi sulla ricerca?
Gli alberi che sono stati trattati dal dottor Scortichini nei tre comuni del leccese sono ben centodieci: sono guariti tutti!
Perché quindi tagliare e rifiutare di prendere in considerazione la cura?
Non farebbe parte degli obblighi delle autorità europee l’acquisizione con effetto immediato dei risultati della ricerca e l’invio di propri esperti a studiarne dettagli e fasi di svolgimento? Come la Commissione sa, la strategia di eradicazione è fallita, crediamo pertanto che sia arrivato il momento che si abbandoni l’incertezza con la quale si è gestita la questione e che si adotti una strategia innovativa, accompagnando e supportando le autorità regionali che già sono al lavoro sulla questione sperimentazione.

Xylella, la malattia che spaventa l’Europa



da Flickr, di florixc


Per adesso si è arrivati a quota 3.103, ma le cifre, con ogni probabilità, cresceranno ancora. È il numero degli olivi da abbattere per fermare la propagazione del batterio della Xylella in Puglia, almeno secondo quanto vorrebbe il nuovo piano del commissario straordinario per l’emergenza Giuseppe Silletti, presentato il 30 settembre 2015. Il batterio continua ad avanzare, il numero dei focolai aumenta (uno dei più recenti è a Cellino San Marco) e le soluzioni che si affacciano appaiono drastiche. Tagliare, senza pietà. «Non costringeteci a ricorrere a strumenti militarizzati» ha avvertito Silletti, rivolgendosi ai coltivatori pugliesi, del tutto contrari alla decisione. Pugno duro contro il batterio. E non solo.




La Xylella, o meglio la sua variante “pugliese”, è un problema serio. Colpisce la pianta, ne provoca il disseccamento e, in poco tempo, la morte. Un guaio. Migliaia di alberi di olivo dovranno essere abbattuti per cercare di salvaguardare l’area, con conseguenti ricadute sulla produzione di olio. Lo dimostrano i dati in picchiata dell’anno trascorso (in Italia il volume prodotto, complici le avversità climatiche, è sceso del 40%), che ha richiesto un aumento delle importazioni straniere. L’economia della regione, insomma, è messa a dura prova, sia dal batterio che dai tagli disposti dalle istituzioni. Ne verrà infine danneggiato – è inevitabile –anche il paesaggio, caratterizzato dalla presenza degli olivi secolari.
Le zone “infette”, al momento, riguardano la provincia di Lecce, in particolare una fascia di 20 chilometri a nord, verso Brindisi (altro centro dove sono sorti nuovi focolai). Qui il piano Silletti ha deciso di intervenire con decisione. Si dovranno abbattere, a centinaia, le piante colpite. E gli agricoltori non ci stanno, anche se – stavolta – sono previsti risarcimenti fino a 140 euro per albero. Il problema (o meglio: uno dei problemi), è che «non c’è nulla che garantisca l’efficacia dei tagli come rimedio», spiega Antonia Battaglia, giornalista e attivista di Peacelink. Vista la rapidità di diffusione del germe, si dovrebbe intervenire anche sulla vegetazione intorno agli alberi colpiti, e abbattere altri olivi (sani), solo perché sono vicini a quello malato. Ma ormai, viste le dimensioni raggiunte dal fenomeno, non sembra possibile.
«Non costringeteci a ricorrere a strumenti militarizzati» ha avvertito Silletti, rivolgendosi ai coltivatori pugliesi, del tutto contrari alla decisione. Pugno duro contro il batterio. E non solo



In più, non è da poco il fatto che «non ci sono ancora test di patogenicità in grado di dimostrare che i casi di disseccamento riscontrati siano davvero causati dalla Xylella» e «non da altri fattori», come, ad esempio, alcuni tipi di funghi, «come sembra invece dimostrare una ricerca dell’Università di Foggia». Per le istituzioni, però, le rilevazioni condotte finora, anche dal Cnr di Bari sono più che sufficienti, e non si deve perdere altro tempo.
Non contribuisce a rasserenare il clima anche il fatto che le richieste di ulteriori ricerche, o la proposta di nuovi tipi di cure, «come quella del professor Marco Scortichini, che è riuscito a curare alcune piante e a farle guarire», non vengano considerate né da Bruxelles né dal Ministero. «Ma la risposta migliore dovrebbe essere la scienza, cioè un modo per curare gli olivi», spiega Battaglia. Insomma, il timore è che il danno dei tagli non sarà, comunque, la soluzione. Alcuni si spingono oltre, e ipotizzano scenari da complotto internazionale.

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