Breaking News

3/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta aerei militari. Mostra tutti i post

La Germania dice no agli F-35: spazio alle altre opzioni per la Luftwaffe


Di Davide Bartoccini

Dopo molte indiscrezioni che lo avevano dato come favorito, il ministero della Difesa tedesco ha definitivamente scartato l’opzione F-35 come possibile successore per il Panavia Tornado. I cacciabombardieri che dovranno essere radiati per obsolescenza entro il 2025 verranno rimpiazzati da una combinazione di F/A -18 Super Hornet e EA-18 Growler, o da una versione aggiornata dell’Eurofighter Typhoon. L‘opzione Typhoon, già nei programmi dell’alleato britannico, sarebbe la favorita sul piano interno, poiché l’azienda tedesca Airbus compartecipa nel programma Eurofighter per il 33%.
Gli 84 cacciabombardieri, dei quali 56 nella versione Ids – perattacco al suolo– e 28 nella versione Ecr – per la soppressione di difese radar/elettroniche – valgono un contratto da 15 miliardi di euro dei quali potrebbe beneficiare anche l’italiana Leonardo (ex-Finmeccanica) che detiene 36% del programma EFA e potrebbe offrire alla Luftwaffe una nuova versione aggiornata del multiruolo con ala freccia de alette canard, nota come Tr.4 . Il nuovo Typhoon verrebbe modificato per sopperire ad ogni necessità, quali l’attacco al suolo, la guerra elettronica, l’impiego di missili anti-nave, ma anche, e sopratutto, lo strike nucleare che la Germania ha sempre potuto garantire tra le sue capacità tattiche propio grazie al Tornado: che poteva impiegare il munizionamento nucleare B-61.
Berlino, che ha detto no alla Lockheed Martin e alla Boeing (rifiutando l’opzione F-15 Advanced Eagle), potrebbe tuttavia affidare la commessa agli americana acquistando un pacchetto di cacciabombardieri F/A-18 e caccia per guerra elettronica E/A-18; poiché l’Eurofighter ad ora non ha tra le sue certificazioni né quella di poter condurre uno strike con munizioni nucleari, né le capacita di soppressione di difese radar/elettroniche o di svolgere altri compiti nell’ambito della guerra elettronica.
Dall’altro canto, un’implementazione del progetto Eurofigher, il favorito dei tedeschi, garantirebbe sia l’occupazione locale, sia sovranità industriale che la Germania intenderebbe mantenere. Inoltre sarebbe una giustificazione valida da avanzare nei confronti di Parigi, come fa notare giustamente notare la rivista specializzata RID, che allude al progetto congiunto del nuovo caccia europeo FCAS. Progetto già minacciato dalla differenza di vedute tra l’Eliseo e la Bundestag. La decisione definitiva su quale sarà il jet destinato a salvare la Luftwaffe dalla sua condizione disastrosa verrà presa entro la fine di quest’anno. Non sarà un caccia di 5ª generazione dunque a servire Berlino, ma un caccia certificato per l’impiego di munizioni nucleari B61-12 possibilmente “Made in Germany”.

La Cina ha svelato il nuovo bombardiere strategico stealth?

Cina H20
Di Paolo Mauri
In un video promozionale apparso nei giorni scorsi dove, con una ricostruzione al computer, vengono mostrati i velivoli di punta della Plaaf, negli ultimi secondi si può notare quello che, secondo gli analisti, potrebbe essere il concept del nuovo bombardiere strategico stealth cinese: l’H-20
Il video, comparso su Defense Online e distribuito dalla Avic (Aviation Industry Corporation of China) e dalla Xac (Xi’an Aircraft Corporation) mostra, negli ultimi secondi, una ricostruzione grafica in 3D dove si nota la sagoma di quella che sembra essere un’ala volante ricoperta da un telo in una suggestiva ripresa con una luce di sfondo, sulla falsa riga del video promozionale della Northrop-Grumman rilasciato in occasione dell’annuncio del nuovo bombardiere B-21 “Raider”
Il nuovo bombardiere H-20 dovrà andare a sostituire la linea da bombardamento composta dai vecchi bombardieri Xi’an H-6K, copia ed evoluzione cinese dei sovietici Tupolev Tu-16 “Badger”. 

Il cambio di postura strategica cinese

La Cina intende dotarsi di un nuovo velivolo da bombardamento a lungo raggio con capacità multiruolo che sia in grado di raggiungere quella che viene detta la “seconda catena di isole”, ovvero quello spazio di mare compreso dalle Curili a nord, da Guam e dalle Marianne a est, e dalle isole Caroline e dall’Indonesia a sud. Questo in accordo con la politica cinese di espandere il proprio raggio d’azione ben oltre le proprie acque contigue – come il Mar Cinese Orientale ed il Mar del Giappone – ovvero effettuando un salto che la proietti in ambito globale. In questo senso la Cina nell’ultima decade ha compiuto sforzi enormi, e proditori, imponendo la propria presenza in settori come il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano che un tempo erano di appannaggio degli Stati Uniti dei loro alleati.
Non è infatti un mistero che la Cina stia pesantemente armando le isole – tra cui alcune costruite artificialmente – nell’arcipelago delle Spratly costituendo così un avamposto militare che proietti di migliaia di miglia la propria capacità militare ed in grado di fornire copertura alla flotta di sommergibili lanciamissili balistici, permettendole nel contempo di avere un “occhio” avanzato per la raccolta di informazioni nel campo Istar (Intelligence Surveillance Target Acquisition and Recon), che potrebbe, ad esempio, servire per l’acquisizione di bersagli per i missili balistici antinave come i DF-21D.  

I requisiti del nuovo bombardiere

Per venire incontro a questo cambio di postura la Plaaf ha emanato le specifiche per un nuovo bombardiere strategico che, secondo quanto riportano i medi specializzati cinesi come China Military, dovrà soddisfare le seguenti caratteristiche:
  • Buone caratteristiche stealth date dalla configurazione ad ala volante come i bombardieri americani B-2 “Spirit” ed il nuovo progetto russo “Pak-Da”.
  • Lungo raggio d’azione. Il nuovo bombardiere H-20 dovrà avere capacità intercontinentale (10 mila km) con un raggio di combattimento di 5 mila.
  • Carico bellico adeguato. Per diminuire i costi di R&D (Research & Development) il nuovo bombardiere dovrà avere una capacità di 10 tonnellate, inferiore pertanto a quella del B-2 (23 tonn) ma superiore a quella del H-6
  • Capacità nucleare. L’H-20 dovrà avere la possibilità di effettuare attacchi nucleari pur mantenendo la sua capacità di bombardamento convenzionale
  • Capacità Ecm avanzata. Il bombardiere dovrà essere in grado non solo di eludere gli strumenti di guerra elettronica avversari ma anche di metterli attivamente fuori combattimento disturbando e distruggendo gli asset avversari con radar, apparati a microonde ad alta potenza, laser ed altre piattaforme elettroniche. 

Quello che sappiamo del nuovo bombardiere

Che la Cina stesse progettando un bombardiere di nuova generazione è noto sin dai primi anni 2000 ma i veri progressi certificati si sono potuti evincere nel momento in cui, nel 2010, è stato svelato il caccia stealth J-20 e secondariamente quando, nel 2012, è stato reso noto lo Y-20, nuovo velivolo da trasporto strategico. Questo ha permesso di appurare le reali capacità cinesi nel campo delle costruzioni aeronautiche di grandi dimensioni e con capacità stealth. 
Quello che possiamo dire sul nuovo bombardiere H-20 è, oltre alla già citata configurazione ad ala volante, che sarà dotato di stiva interna capace di accogliere munizionamento convenzionale e nucleare a caduta ma anche missili da crociera ipersonici e antinave, rendendo così effettiva la sua capacità di attacco multiruolo. Sarà orientativamente propulso da 4 turbofan Ws-10 nella loro versione senza postbruciatore (per criteri di riduzione della segnatura Ir). Si prevede, come risulta dalle specifiche, che sarà fornito di sistemi di disturbo avanzato e di armi laser in grado di mettere fuori combattimento radar nemici e di colpire i missili avversari diretti verso il velivolo. Fonti di intelligence riferiscono che la costruzione del primo prototipo potrebbe essere cominciata nel 2015 ed aver effettuato il roll out a metà del 2017, ma altre fonti ritengono che questo possa avvenire nel 2020. 
La tecnologia ad ala volante non è infatti sconosciuta per la Cina che ha in servizio il drone Avic 601-S “Sharp Sword”, un piccolo Uav con l’apertura alare di 2,2 metri e lungo 2,15 che però ha sicuramente fornito dati preziosi sulle caratteristiche del volo con questa particolare configurazione.
L’entrata in servizio dell’H-20 porterà quindi la Cina a compiere quel necessario salto in avanti per dotarsi di una Forza Aerea moderna e adeguata ai nuovi obiettivi strategici che si è prefissata. Sino ad oggi, infatti, la Plaaf aveva come punto debole proprio questa particolare tipologia di velivolo dato che lo Xi’an H-6K non può essere considerato un bombardiere strategico se rapportato alle costruzioni americane come il B-2 B-52H e B-1B o russe come il Tu-160 ed il Tu-95MS.  

Il super drone militare europeo e la difesa aerea dell’Unione europea

Future_European_UCAV_MALE_at_Paris_Air_Show_2013_2

Di Davide Bartoccini

In un quadro geopolitico che vede l’Europa unita nello sviluppo congiunto di una propria Difesa, l’European Medium-Altitude Long-Endurance Remotely Piloted Aircraft (MALE RPAS – velivolo a pilotaggio remoto per operazioni a quote intermedie e a lungo raggio) riassume l’intenzione degli stati dell’Unione di consolidare quella partnership militare e industriale che già venne espressa nel ciaccia europeo Efa. Presentato al salone aeronautica di Berlino svoltasi presso l’aeroporto di Schönefeld, il drone sarà sviluppato da Francia, Germania, Italia e Spagna, come frutto della collaborazione industriale tra le aziende aeronautiche Dassault, Leonardo e Airbus. 

Spinto da un sistema propulsivo bi-turboelica che dovrebbe consentirgli una velocità di 200 kts (370 km/h) il drone – presentato in un modello a grandezza naturale – possiede un apertura alare di 26,6 metri e una lunghezza di 14. Secondo i primi progetti dovrebbe essere capace raggiungere un’altitudine operativa di 45.000 piedi, con peso massimo di 5.300 kg calcolando un carico utile di 1.400 kg che potrebbe comprendere armamenti convenzionali. Secondo quanto riportato dall’Organisation for Joint Armament Cooperation (Occar), il drone verrà impiegato in missioni di sorveglianza e difesa Istar (intelligence, sorveglianza, acquisizione obiettivi e ricognizione). Il suo sviluppo vero e proprio inizierà a partire dal 2019 con l’obiettivo di ottenere il primo drone ‘Male’ operativo del 2025.


“Ci attende ancora molto lavoro, ma questo modello a grandezza naturale rappresenta un primo traguardo di quello che l’Europa può raggiungere in un settore ad alta tecnologia se riesce ad unire la propria forza industriale e il proprio know-how”, ha dichiarato Dirk Hoke, Amministratore Delegato di Airbus Defence and Space che rappresenta Germani e Spagna nel progetto. “Il Male Rpas diverrà parte integrante della capacità dell’Europa di garantire la propria indipendenza in futuro. Il programma è pensato per soddisfare urgenti requisiti in termini di capacità da parte delle Forze Armate europee. Questa partnership innovativa attenua anche gli effetti generati dalle restrizioni di bilancio attraverso la combinazione efficace dei fondi per ricerca e sviluppo”, ha proseguito.
Come riporta Leonardo (ex Finmeccanica), il Male rappresenta solo un terzo dell’accordo che lega Parigi e Berlino invece, che hanno in programma lo sviluppo del Future Combat Air Systems(Fcas) – che prevede un complesso di aerei da caccia, droni da combattimento, sistemi missilistici e sciami di piccoli droni interconnessi con satelliti, network NATO e con i sistemi di difesa navali e terrestri degli alleati – e del Future Maritime Airborne Warfare Systems.
Entrambi i sistemi di difesa, aerea e marittima, puntano a garantire il controllo e la protezione degli spazi aerei europei e di quelli mari, nei quali si registrano ‘violazioni’ sempre più frequenti (da parte di bombardieri strategici e sottomarini russi). Questo rafforzamento dell’intesa tra Parigi e Berlino, con un ruolo importante giocato anche dall’Italia – che punta ad accaparrarsi il 25% della produzione industriale ed entrare del programma Fcas –  è una risposta importante all’uscita del Regno Unito dai Ventotto – da sempre maggiore potenza Nato presente in Europa. Sempre l’asse franco-tedesco aveva annunciato la scorsa estate, attraverso i leader Merkel e Macron, il progetto di un nuovo ‘caccia europeo’ con capacità stealth del quale però non si sono più ricevuti aggiornamenti. L’Europa sembra avere sempre più intenzione di trovare le proprie ‘armi’ per essere autonoma – all’occorrenza – e dimostrare di poter difendere efficacemente il proprio territorio senza ausilio di terzi. Staremo a vedere i prossimi sviluppi.

Aereo precipitato, nuovi dettagli: “Si tratta di un mezzo russo”

21371316_1790919164271305_8845170640784657219_n
Di Lorenzo Vita
L’incidente costato la vita al colonnello Schultz dell’aeronautica militare degli Stati Uniti ha attirato l’attenzione mediatica soprattutto a causa del segreto militare posto riguardo all’aereo su cui viaggiava il pilota statunitense. Le speculazioni a riguardo, dettate anche dal fatto che non lontano dall’incidente sorgesse la famigerata Area 51, si sono fermate su tre ipotesi principali, di cui una riguardava la possibilità che il colonnello stesse svolgendo servizio non su un aereo di fabbricazione del Pentagono, bensì su un aereo russo, probabilmente un Sukhoi Su-27, quello che in ambito Nato è denominato “Flanker”. L’ipotesi in questione non era mai stata scartata dai siti d’informazione militare americana che hanno trattato la vicenda, e adesso, dopo una settimana dalla triste morte del colonnello americano, sembra che questa possibilità sia molto meno remota di quanto potesse apparire in un primo momento.
In un articolo pubblicato questo lunedì dal sito AviationWeek.com, ben collegato a fonti dell’aeronautica militare di Washington, viene infatti data quasi per certa la possibilità che il colonnello Schultz sia morto pilotando un velivolo di fabbricazione straniera, probabilmente russa, in quanto al comando dell’unità dei servizi segreti dell’aeronautica americana nota come Red Hats, i “cappelli rossi”. “Data la posizione approssimativa fornita dalla Forza Aerea”, si legge nel sito statunitense, “sembra che l’incidente si sia verificato a metà strada tra il campo di Groom Lake e l’aeroporto di Tonopah Test Range, entrambi gestiti da Detachment 3, Air Force Test Center (AFTC)”.  Questo centro è quello responsabile della prova e della valutazione degli aerei classificati nonché dei velivoli stranieri che vengono acquisiti dal Pentagono e poi pilotati dai membri del gruppo speciale Red Hats per testare le abilità dei velivoli nemici e utilizzarli nelle esercitazioni con gli aerei delle forze armate statunitensi.
Le fonti citate dal sito AviationWeek indicano che Schultz fosse effettivamente il comandante della squadriglia dei Red Hats al momento della sua morte, unità che è stata chiusa nel 2004, in via ufficiale, ma che in sostanza continua a operare nell’ambito di varie unità di prova dell’aeronautica statunitense. Negli ultimi anni, i membri dei “cappelli rossi” hanno operato su diversi velivoli sviluppati in Russia, MiG-29 e Su-27P in via principale. E non a caso, uno di questi velivoli Su-27 è stato recentemente fotografato in volo nelle vicinanze del luogo in cui poi, a settembre, è avvenuto il doloroso incidente. Le foto del SU-27P sono apparse per la prima volta su TheAviationist.com il 6 gennaio 2017, e furono scattate dal fotografo amatoriale Phil Drake dal Tikaboo Peak nel pomeriggio dell’8 novembre del 2016. In queste foto, è chiaramente visibile un F-16 statunitense svolgere un’esercitazione di combattimento insieme a un Su-27P di fabbricazione russa, a dimostrazione che esiste la possibilità che il colonnello Schultz potesse effettivamente essere stato impegnato su uno di questi velivoli.

Quegli aerei della Russia finiti nelle mani del Pentagono

d

Di Lorenzo Vita

Quando l’Unione Sovietica è crollata, i nuovi Stati indipendenti nati dal suo collasso ereditarono enormi scorte di armamenti e mezzi che l’Armata Rossa aveva abbandonato con lo sfaldamento dell’Urss. Uno dei casi più interessanti ha coinvolto la forza aerea della piccola ex repubblica sovietica della Moldova. L’arsenale della nuova repubblica era infatti composto da 34 MiG-29 Fulcrum, otto elicotteri Mi-8 Hip e un paio di aeromobili di trasporto. Una flotta importante, se pensiamo che la popolazione della Moldova è praticamente paragonabile a quella del comune di Roma. La Moldova non poteva permettersi di mantenere la flotta aerea sia per l’inutilità da un punto di vista strategico e la mancanza di un sistema militare adeguato, sia perché in profonda recessione e dunque impossibilitata a far fronte ai costi di manutenzione e addestramento. In quegli stessi mesi, gli Stati Uniti iniziarono a interessarsi alla possibilità di acquisire questa flotta aerea per differenti ragioni.  La prima, è che il Pentagono temeva che la neonata repubblica dell’Est Europa vendesse i MiG-29 all’Iran, che da tempo cercava di incrementare la propria flotta di Fulcrum. La seconda ragione, è che Washington era preoccupata dal fatto che la Moldova potesse cedere la tecnologia dei dispositivi dell’Armata rossa ai rivali iraniani, soprattutto perché la flotta includeva 14 modelli di MiG-29C configurati per portare armi nucleari.

Fu così che qualche anno dopo, nel 1997, gli Stati Uniti decisero che era il momento di prendere possesso di questi mezzi e acquistarono 21 dei MiG-29, tra cui i famigerati modelli C, in cambio di 40 milioni di dollari di aiuti umanitari alla repubblica moldova nonché di una serie di attrezzature militari e automezzi. Il resto degli aerei, furono venduti dal governo di Chişinău ad Eritrea e Yemen. Grazie a questo acquisto, il Pentagono cercava di ottenere due risultati: assicurarsi che non finissero nelle mani di Teheran, e, in ultima analisi, avere l’opportunità di ispezionare uno dei più sofisticati aerei sovietici mai costruiti.

Il MiG-29 era un aereo estremamente manovrabile e letale rispetto a quelli utilizzati negli anni Novanta del secolo scorso. I suoi missili Archer AA-11 erano i più sofisticati a causa della loro capacità di bloccare i bersagli, e questo lo rendeva molto più pericoloso di qualsiasi altro aereo da guerra statunitense. Vantaggio che l’aviazione russa ha perso pochi anni più tardi, quando il Pentagono introdusse il missile AIM-9X nel 2003 e i nuovi sistemi montati sul casco dei piloti. Un miglioramento che molti hanno visto come una conseguenza delle analisi degli apparecchi russi acquisiti in quegli anni dalla Moldova, tanto che da parte di Washington la strategia di acquistare altri modelli aerei nelle ex repubbliche sovietiche o ex alleate di Mosca non si è fermato. A cavallo degli anni Novanta e Duemila, il Pentagono acquistò ulteriori aerei di origine russa dai governi di Bielorussia e Ucraina, versando nelle loro casse decine di milioni di dollari e sfruttando la debolezza diplomatica della Federazione Russa degli anni successivi al crollo dell’Urss.
Nel 2009, il Pentagono ha voluto ripetere la procedura, questa volta acquistando due jet russi Su-27 dall’Ucraina: modelli che rappresentavano già a quel tempo rivali veramente difficili per gli F-15. I modelli Sukhoi russi, infatti, avevano dimostrato di essere più efficaci dei loro concorrenti statunitensi in numerosi test messi in atto dal ministero della Difesa Usa, e così il Pentagono decise di comprarli da Kiev. Le notizie sull’accordo tra gli Stati Uniti e la Forza aerea dell’Ucraina sono apparse sul sito Internet di strategia Strategypage.com. Il sito ha detto che i Su-27 della Russia erano tecnicamente simili ai jet F-15, ma più economici e soprattutto in grado di mettere in serie difficoltà, ancora una volta, le forze aeree degli Stati Uniti, costringendo quindi gli ingeneri del Pentagono e delle aziende produttrici a modificare i propri mezzi per riuscire a diminuire il gap tecnologico e di costi rispetto a quello degli aerei da guerra di Mosca. E tali mezzi si sono rivelati così importanti nelle analisi e nei test dell’aviazione statunitense, che anche nel 2012 e nel 2014 sono stati documentati SU-27 nella base di Groom.

L’aereo russo abbattuto dalla Turchia


Turchia Siria Russia
 (Haberturk TV via AP)
Questa mattina un aereo militare russo è stato abbattuto dalla Turchia: secondo il governo perché era entrato nello spazio aereo turco, il ministero della Difesa della Russia dice invece che l’aereo stava ancora sorvolando la Siria e non era una minaccia per la Turchia. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che l’abbattimento è stato “una coltellata alla schiena dai complici dei terroristi”, facendo riferimento alle accuse rivolte alla Turchia di sostenere indirettamente lo Stato Islamico (ISIS) per via della sua lotta contro i curdi, che a loro volta combattono il gruppo estremista. Donald Tusk, il presidente del Consiglio europeo, ha definito la situazione “un momento pericoloso” nei rapporti tra i due paesi, invitando tutti alla calma.
La Russia è impegnata dal 30 settembre scorso in bombardamenti in Siria, un paese dove è in corso una guerra civile e che confina a nord con la Turchia. L’area dove l’aereo è stato abbattuto è anche una zona di intensi scontri tra le forze del presidente siriano Bashar al-Assad e i ribelli che lo combattono. La Turchia si oppone ad Assad e ha condannato l’intervento russo in suo sostegno.
All’inizio non era chiaro a quale nazione appartenesse l’aereo precipitato, più tardi sia il governo russo sia quello turco hanno confermato che si trattava di un bombardiere russo, un Su-24. Secondo il governo turco, che ha spiegato la sua versione in un comunicato stampa, l’aereo aveva sconfinato nella spazio aereo della Turchia e aveva ricevuto dieci avvertimenti in cinque minuti prima di essere abbattuto. La Turchia, segnala CNN Turk, ha pubblicato immagini radar che sembrano dimostrare che l’aereo militare russo avesse brevemente sorvolato la Turchia meridionale. In tarda mattina un funzionario del governo turco ha ribadito che, come prevedono le regole di ingaggio, l’aereo russo era stato avvertito più volte quando si trovava a 15 chilometri di distanza dal confine. Il bombardiere non aveva però tenuto conto delle segnalazioni proseguendo nella sua traiettoria: «Non è stata un’azione contro un paese specifico: i nostri F-16 hanno preso le misure necessarie per difendere il territorio turco».
Nelle sue prime dichiarazioni, il ministero russo della Difesa ha invece detto che l’aereo era nello spazio aereo siriano e dice di poterlo dimostrare con i dati trasmessi durante il volo: «Il Su-24 ha volato esclusivamente sul territorio della Siria, si trovava a 6 mila metri (…) le informazioni preliminari suggeriscono che sia stato abbattuto da fuoco di terra. Le circostanze sono oggetto di indagine».
I piloti si sono lanciati fuori dall’aereo e il fotogramma di un video di un’agenzia di stampa turca mostra i due uomini con il paracadute prima dello schianto. Le notizie sui piloti sono però piuttosto confuse: subito dopo l’abbattimento CNN Turk, citando fonti locali, aveva detto che uno dei due piloti era stato catturato dalle forze turkmene in Siria e che l’altro era ancora ricercato da due elicotteri russi che stavano sorvolando la zona ma a cui era stato impedito di atterrare. CNN Turkha poi scritto che il pilota catturato era morto. Circola un video che mostrerebbe il corpo del pilota tra i ribelli: l’agenzia di stampa AP diceche i ribelli hanno fatto sapere che il pilota del video è effettivamente morto, ma durante l’atterraggio. Il video non è ancora stato verificato: diversi analisti confermano però che l’uomo del video ha uniforme e attrezzature russe. Non ci sono notizie sull’altro pilota.
Il Guardian scrive che i funzionari della NATO sono in contatto con le autorità turche, ma non è chiaro se siano in contatto anche con Mosca. Oggi, alle 17:00 a Bruxelles, ci sarà una riunione straordinaria della NATO per discutere dell’abbattimento dell’aereo. Se la versione della Turchia venisse confermata, non si tratterebbe comunque della prima volta che la Russia invade lo spazio aereo turco. Il 5 ottobre scorso la NATO aveva confermato una violazione e aveva pubblicato un comunicato in cui si intimava alla Russia di non ripetere un’azione così pericolosa. Per il 25 novembre è in programma una visita del ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, in Turchia.
Le tensioni tra Turchia e Russia hanno una lunga storia. Nel 1877 venne combattuta la guerra russo-turca che nacque dalle proteste degli slavi cristiani dei territori dell’Impero ottomano in Europa. Quelle rivolte furono appoggiate dalla Russia degli zar che vide una possibilità di estendere la propria influenza fino al Mediterraneo. Più tardi, alla fine della Seconda guerra mondiale, anche Stalin rivendicò parti della Turchia orientale e nel 1992 la Russia intervenne nella guerra del Nagorno Karabakh, nel sud-ovest dell’Azerbaigian, combattuta tra la maggioranza etnica armena della zona, sostenuta dalla Repubblica Armena, e la Repubblica dell’Azerbaigian. Il coinvolgimento della Russia nella guerra in Siria ha aggravato la situazione, anche se i due paesi hanno firmato di recente una serie di accordi energetici e commerciali: la Russia è oggi il secondo partner commerciale della Turchia e il 60 per cento del gas naturale della Turchia proviene dalla Russia. Un esperto di sicurezza di Ankara intervistato dal Guardian ipotizza che una delle reazioni russe all’abbattimento potrebbe essere quella di tagliare le forniture.

Scoop Corriere della Sera: i tornado italiani bombarderanno l'ISIS in Iraq, ma non in Siria




Di Salvatore Santoru

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, dei tornado italiani della Coalizione anti Isis saranno impegnati in Iraq per bombardare i miliziani islamisti, ma non in Siria dove sono già impegnati i caccia francesi e russi.





Stando a quanto sintetizzato dell'articolo da Rai News, il governo iracheno ha chiesto espressamente all'Italia il suo intervento, mentre quello siriano si è rivolto esclusivamente alla Russia.

D'altronde, sempre secondo quanto riportato dall'articolo, lo stesso Matteo Renzi si era espresso contro un'eventuale intervento militare in Siria, affermando che non ci sarebbe stata "nessuna Libia bis" durante l'Assemblea generale dell'ONU.

PER APPROFONDIRE:
http://www.corriere.it/esteri/15_ottobre_05/italia-bombardera-l-isis-iraq-61fd0934-6ba2-11e5-9423-d78dd1862fd7.shtml
http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Iraq-tornado-italiani-bombarderanno-l-Isis-ma-non-la-Siria-rivelazione-del-Corriere-della-Sera-7f8aee48-06bd-4940-a5cf-f5874c09d333.html?refresh_ce

FOTO:Pnavia Tornado IDS, http://www.aereimilitari.org

Il caccia F35 vietato ai piloti magri, in quanto potrebbe crearli dei problemi

Di Claudio Cartaldo
Abbandonate l'idea del pilota magro che deve entrare nella cabina di pilotaggio. Aviatori magri non potranno portare a spasso gli F35 che a breve dovrebbero essere operativo.
Il seggiolino eiettabile, infatti, avrebbe dei problemi: per questo il Pentagono ha stabilito che gli ufficiali che saliranno sul caccia dovranno prima essere pesati. Se andranno oltre i 62 kg per loro niente decollo.






Non c'è pace per il gioiello della Lockeed Martin. I test infatti hanno messo in luce di nuovo dei limiti che potrebbero rivelarsi imbarazzanti per il caccia di ultima generazione. Quando il sedile viene espulso in caso di emergenza a bassa velocità e con piloti magri, il sistema di razzi che deve allontanare il seggiolino dal velivolo si inceppa. Insomma, se il pilota è troppo esile rischia grosso. E non è bello.
A confermarlo è il sito specializzato Defensenews. Ora i tecnici della Lockheed Martin e dell'azienda produttrice dei seggiolini stanno cercando di risolvere il problema. Anche se al momento solo uno dei piloti abilitati a portare nei cieli i prototitpi dell'F35 è stato bocciato. Questo non esclude però che tra gli Ufficiali dei paesi che lo hanno comprato ci siano persone "troppo magre".

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/cronache/caccia-f35-vietato-ai-piloti-magri-1178050.html

L'Italia vende al Kuwait 28 caccia Eurofighter

L'Italia vende al Kuwait 28 caccia Eurofighter
Il governo italiano ha raggiunto un accordo con il governo del Kuwait per la vendita di 28 jet Eurofighter. L'ammontare dell'intesa si aggira intorno agli 8 miliardi, un vero e proprio affarone che ha messo le ali alle azioni del gruppo Finmeccanica, leader nel campo delle alte tecnologie belliche, che in Borsa a Milano ha guadagnato il 5,2%, con le azioni che schizzano a 12,41 euro. A spingere il titolo, le indiscrezioni sul maxi-accordo, che sarà finalizzato nelle prossime settimane, diffuse dal sito della 'Rivista italiana della Difesa'. 





La commessa, affidata a Finmeccanica attraverso la capofila delle attività aeronautiche Alenia Aermacchi, potrebbe essere composta da 3-4 miliardi per i velivoli e da ulteriori 3-4 miliardi per la formazione dei piloti e dei tecnici, la logistica e i ricambi.
Finmeccanica partecipa al consorzio europeo Eurofighter (formato da Italia, Spagna, Gran Bretagna e Germania), con le aziende Alenia Aermacchi e Selex Es, con una quota del 36%. E' la prima volta che una commessa viene ottenuta grazie al lavoro del gruppo italiano e la quota di nuove commesse nel 2015 per Finmeccanica sale così a 12,5 miliardi. "Questo significa - si legge sul sito della 'Rivista italiana della Difesa' -  che i velivoli verranno prodotti in Italia, i piloti saranno formati da noi e le aziende italiane, di Finmeccanica ma non solo, si aggiudicheranno la fetta più grande della commessa".
A beneficiarne sarà soprattutto lo stabilimento Alenia di Caselle, a pochi chilometri da Torino, dove vengono eseguite lavorazioni importanti e diverse attività di manutenzione.
Seguita dall'amministratore delegato del gruppo, Mauro Moretti, e dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, la commessa rientra in un accordo quadro tra Italia e Kuwait. L'Italia si conferma come capofila del crescente processo di armamento delle petromonarchie del Golfo Persico, quelle che in questi anni hanno armato, fomentato e sostenuto l'espansione del jihadismo in tutto il Medio Oriente - compreso quello targato Al Qaeda e Stato Islamico - e che pochi giorni fa hanno inviato nello Yemen decine di migliaia di militari e mezzi militari con l'obiettivo di cancellare la resistenza dei ribelli sciiti Houthi e riportare al potere il governo fantoccio strumentale agli interessi dell'Arabia Saudita.

F-35: mentre nessuno guarda se ne comprano novanta

Di Alberto Palladino
Il governo ha confermato l’impegno italiano nell’acquisto dei novanta “super aerei” della statunitense Lockheed Martin. Con un tweet la ministra della difesa Roberta Pinotti ha dichiarato che “ Il programma prosegue secondo l’illustrazione data al Parlamento” e che il “numero di 90 è stato stabilito dal precedente Governo” con buona pace della tanto acclamata spending review militare che secondo Renzi avrebbe dovuto tagliare, se non abbattere, i costi per l’acquisto del discusso velivolo.
Era stata una mozione proprio del Pd a portare il premier, appena cinque mesi fa, a dichiarare che si sarebbe impegnato a: «riesaminare l’intero programma F-35 per chiarirne criticità e costi con l’obiettivo finale di dimezzare il budget». Si sarebbe dovuti passare, quindi, dai tredici miliardi iniziali a sei e mezzo con cui però si sarebbe potuto acquistare, oltre ai sei già in hangar, appena altri venti F-35.
Nessun ridimensionamento quindi, menchemai un taglio ai costi, l’Italia va avanti nel programma F-35 come disegnato dal governo Monti, lo conferma anche Joe Della Vedova, portavoce dell’ufficio del Pentagono responsabile del programma F-35 che afferma che «l’Italia rimane impegnata nel programma e ad acquistare, in tale quadro, 90 caccia F-35”.
Si va avanti sul tracciato originale anche perché in ballo c’è molto di più della semplice pole position nella difesa aerea, c’è quell’accordo con la Lockheed Martin che ha già costruito a Cameri vicino Novara il suo centro di manutenzione per tutti gli F-35 europei e l’Italia non può perdere i quasi diecimila posti di lavoro che questo polo garantirebbe. Tuttavia le ombre restano e sono molte ma dagli States arriva una gigantesca pacca sulle spalle a Renzi che, «nonostante le pressioni politiche» (del suo stesso partito anche n.d.r.), è riuscito ad acquistare, il «numero giusto» di F-35 per assicurare la «la difesa del paese».
Test Flight
Difesa che comunque era assicurata egregiamente dalle squadriglie di Tornado e di Eurofighter Typhoon, questo per buona parte “made in Italy” veramente, che però non piace a Washington che si raccomanda a finche «l’Italia rimpiazzi la sua obsoleta forza di cacciabombardieri» ovviamente con quelli a stelle e strisce.

"L'F-35 è un bidone", parola di esperto



Estratto di un'intervista a Pierre Sprey, ingegnere aeronautico e analista militare statunitense

D.: Lei ha definito l'F-35 "un bidone". 

R.: Assolutamente. E' un bidone. E' essenzialmente un pessimo aereo, perchè è un aereo costruito sulla base di un'idea stupida. Nel momento stesso in cui provi a progettare un aereo multi-missione hai già fallito. Nel momento in cui cerchi di costruire un aereo che faccia supporto ravvicinato, combattimenti aria-aria, bombardamenti di interdizione profonda, e che voglia compiere una lista quasi illimitata di compiti tecnologici, hai già fallito. Non otterrai mai un buon aereo, otterrai un catafalco tecnologico che porterà a un fallimento dietro l'altro. [...]

Per fare un esempio: i Marines ultimamente hanno sviluppato una passione insensata per gli aerei a decollo verticale, fin da quando hanno avuto gli Harrier inglesi. Questo rende l'aereo molto tozzo, perchè c'è bisogno di una ventola centrale che spinga l'aria verticalmente, per farlo decollare e atterrare in verticale. Ora che hai una sezione centrale così grossa, ti ritrovi con troppa resistenza aerodinamica. Hanno messo delle ali molto piccole, che aiutano il decollo verticale, ma che ti impediscono di manovrare in combattimento. Le ali servono a creare il supporto per poter virare. Niente ali, niente virate, e quindi l'aereo è immensamente difficile da manovrare, perchè deve reggere 400 Kg. di peso per ogni metro quadrato di ala.

D.: Quindi nel duello aereo ... 

R.: Nel duello aereo non ha speranze. Può star sicura che un MIG-21 progettato negli anni '50, oppure un Mirage francese farebbero fuori in modo impietoso un F-35. 

D.: Se l'F-35 non è un buon aereo da combattimento può servire da supporto aereo per le truppe? 

R.: Questo è l'aspetto più ridicolo di tutti, perchè per supportare le truppe devi poterti avvicinare molto, devi poter manovrare per riuscire a scoprire dei bersagli che sono molto ben cammuffati. Devi poter virare a velocità molto basse. Devi portare una grossa mitragliatrice, come ad esempio l'A-10, e devi poter rimanere nella vicinanza delle truppe per 4-6 ore. Devi poter gironzolare nella zona, in modo da dargli veramente una copertura per tutta la giornata, per quando ne hanno bisogno. Questo è disperatamente impossibile con l'F-35. 

D.: Perchè? 

R.: L'F-35 consuma decisamente troppo carburante, ti va bene se riesce a restare nella zona per un'ora, un'ora e mezza al massimo. La sua manovrabilità è ridicola, non è possibile scendere "fra i fili d'erba", come dicono i piloti, con questo aereo, e virare in tempo per vedere un carro armato. Tenga presente che un carro armato non è visibile da un quarto di miglio, o anche meno. Questo aereo, alla velocità a cui deve viaggiare, a causa delle ali molto piccole, si ricordi che non può manovrare, quindi non può volare lentamente nè dovrebbe farlo, in combattimento, perchè è così vulnerabile. 



D.: Ma allora a cosa serve? 

R.: Non serve a niente. E' un bidone. 

D.: E come bombardiere? 

R.: E' un pessimo bombardiere, pessimo. Inoltre, essendo uno stealth, è progettato per portare le bombe al suo interno. 

D.: Mi parli dell'aspetto stealth, quanto veramente "invisibile" è l'F-35? 

R.: Prima di tutto bisogna sapere che la tecnologia stealth è una fregatura, semplicemente non funziona. I radar costruiti nel 1942 potrebbero rilevare qualunque aereo stealth esistente oggi al mondo. I radar della "Battaglia di Inghilterra", non perchè avessero niente di speciale, ma perchè funzionavano sulle onde molto lunghe. Qualunque radar della "Battaglia di Inghilterra" sarebbe in grado di vedere l'F-35, l'F-22 e anche il [bombardiere] B-2. 

D.: Quindi lei mi dice che è un pessimo aereo, non è in grado di combattere altri aerei, non può proteggere le truppe a terra, è un pessimo bombardiere, e che nonostante quello che dice il costruttore, non è "invisibile". 

R.: Esatto, assolutamente esatto. 

D.: Quindi a cosa serve questo aereo? 

R.: Serve a far spendere soldi. Questo è il compito dell'aereo. Serve a fare in modo che il parlamento USA mandi dei soldi alla Lockheed. Questo è il vero compito di quell'aereo.

Traduzione e sottotitoli di luogocomune.net


Fonte:http://www.luogocomune.net/site/modules/news/article.php?storyid=4512

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *