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Non ingrassa a causa di una malattia, sconfigge il bullismo col sorriso



http://www.notizie.it/non-ingrassa-a-causa-di-una-malattia-sconfigge-il-bullismo-col-sorriso-477556/

Lizzie Velasquez, probabilmente la ragazza più magra del mondo senza essere anoressica. E’ affetta da una rarissima malattia congenita che le impedisce di accumulare grasso, così il suo peso non supera mai i 29 chili.




Uno dei problemi della sua “disabilità” è stato fin dall’infanzia il bullismo, cosa che inizialmente la feriva molto, ora invece i commenti dei bulli non hanno presa su di lei, anzi la stimolano a continuare. Pochi giorni fa è uscito “A Brave Heart: The Lizzie Velasquez Story”, un documentario nel quale Lizzie racconta la sua esperienza e la sua lotta contro il bullismo, una persecuzione che l’ha tormentata sempre, prima a scuola poi sul web dove è stata definita la donna più brutta del mondo.
Questo fastidio si è poi trasformato in forza e l’ha motivata al punto di cercare di capire le cause comportamentali dei bulli, identificandole in problemi non risolti dell’infanzia e nella necessità di essere considerati e si è dichiarata disponibile ad ascoltarli ed aiutarli ad affrontare le loro difficoltà.

FOTO:http://ve.emedemujer.com

«Abortisci o ti licenzio» dal datore di lavoro: ecco come ha reagito una 22enne incinta

Teri Cumlin (Mirror)

http://www.ilmattino.it/primopiano/esteri/laquoabortisci_o_ti_licenzioraquo_dal_datore_di_lavoro_ecco_come_ha_reagito_una_22enne_incinta/notizie/1428459.shtml

Licenziata perché incinta. Teri Cumlin, operatrice britannica in un'associazione caritatevole, ha portato alla ribalta la sua vicenda giudiziaria.
Il manager della società di raccolta fondi per beneficenza in cui lavorava, le aveva chiesto di abortire al fine di mantenere il suo posto; in caso contrario, cosa che è poi avvenuta, sarebbe stata licenziata. "Se vuole fare carriera deve interrompere la gravidanza", le era stato detto. "Sono scoppiata a piangere e gli ho detto che avevo già subito un aborto in precedenza", racconta.

La 22enne ha rifiutato e si è vista licenziare due mesi prima del parto, ma ha portato il capo in tribunale. Teri ha vinto la causa e ha diritto a 12mila sterline di risarcimento per licenziamento ingiustificato e per discriminazione.

Michelle Obama:"anch'io negli anni ho subito discriminazioni razziali, bisogna reagire nel modo giusto e non arrendersi"


Di Rossana Spartà 

 Subire il razzismo non deve limitare ambizioni e progetti dell’individuo. Questo è il pensiero che la first lady Michelle Obama ha voluto trasmettere ai ragazzi della Tuskegee University in Alabama, università ad alta frequenza di studenti di colore.
Il razzismo non deve portare alla autocommiserazione, non deve essere una scusa sufficiente per non riuscire nella vita.
La stessa Michelle ha raccontato di aver subito, in prima persona, quello che è ancora oggi il male del mondo, l’avversità verso il colore diverso della pelle. Ma lei ha saputo reagire nel modo giusto: ha fatto in modo che le discriminazioni non avessero la meglio sulle sue ambizioni e sui suoi progetti.
La first lady, la prima afroamericana della storia, ha raccontato che nel corso degli anni in molti hanno usato parole non sempre adeguate per descriverla, ma si trattava di chiacchiere che non sono riuscite ne a cambiarla e tantomeno a fermarla.
Con riferimento ai recenti incidenti di Ferguson e Baltimora, Michelle ha spiegato ai ragazzi che la strada da percorrere non è certamente facile, soprattutto per gente “come voi e come me. Ci saranno momenti in cui sentirai che la gente fa attenzione quando gli passi vicino o vede solo una parte di chi sei veramente».
Ha ricordato i momenti in cui, quando camminava per strada qualcuno mostrava timore verso di lei o di quando si recava con suo marito ai grandi magazzini e venivano tenuti d’occhio dagli addetti alla sicurezza, aggiungendo che tutto ciò però non è mai diventata scusa valida per gettare la spugna e rinunciare o perdere la speranza. “Siamo in grado di affrontare questi problemi insieme, insieme possiamo superare qualsiasi cosa».
Prima di lasciare i ragazzi della Tuskegee University ha parlato del suo ruolo di mamma sottolineando di amare le sue figlie più di qualsiasi cosa al mondo, più della vita stessa. 

Non solo contro l'omofobia, se serve una legge che sia contro tutte le discriminazioni e a favore di tutti gli individui vittime di violenza o pregiudizi


Di Eugenia Roccella

Una violenza intollerabile, inumana, quella subita dal quattordicenne di Napoli a cui hanno sparato nell’intestino aria compressa. Una violenza che però è stata subito, da tutti, rubricata come atto di bullismo, ignorando gli evidenti e gravissimi elementi di discriminazione.
“Sei troppo grasso”: è questo la causa scatenante del gesto, questa la motivazione che rendeva ammissibile quello che i genitori dell’aggressore si ostinano a definire uno scherzo finito male. Un ragazzo timido, sovrappeso, e quindi fragile, identificabile come vittima predestinata.
I casi di bullismo e brutalità gratuita, sempre più frequenti, confermano come quella educativa sia la prima, vera emergenza del nostro paese. Ma se vogliamo proteggere le persone più indifese, più esposte alla sopraffazione e alla cattiveria gratuita, dobbiamo farlo attraverso una legge che punisca tutte le forme di violenza per motivi discriminatori; è quello che avevamo proposto quando si è discussa e votata alla Camera la proposta Scalfarotto sull’omofobia.
Se la legge fosse in vigore, per i seviziatori di Vincenzo l’aggravante non scatterebbe: non è omosessuale, è semplicemente “troppo grasso”, come altri sono deboli, anziani, disabili, o anche soltanto isolati, timidi, remissivi, privi di fiducia in se stessi. E’ a rischio chiunque non corrisponda, per le ragioni più diverse, ai modelli di normalità che ci vengono offerti. Quale legge proteggerà contro i reati motivati da odio e discriminazione queste persone?

Le nuove discriminazioni "invisibili" e socialmente accettate



Fonte:http://www.cosenascoste.com/forum/topic/9524-la-nuova-frontiera-della-discriminazione/

Ormai i tempi del razzismo verso persone appartenenti ad altre razze o con caratteristiche fisiche differenti (e quindi immediatamente palesi) pare sulla via del tramonto: il perbenismo e l'ipocrisia impongono il comportarsi bene verso coloro i quali, se criticati, possono tranquillamente diventare vittime perchè "sono piccoli e neri" attirando su di sè simpatie, appoggio e sostegno facendo passare in secondo piano le reali motivazioni. Se ad esempio un tuo compagno di classe con la pelle scura o straniero ti tratta male, la difesa va ponderata perchè, essendo fatto così, il rischio di attirarsi antipatie, ed essere accusati di razzismo con tutte le conseguenze (arrivando anche alla "giusta" emarginazione) è davvero molto alto. Cosa fare allora per sfogare gli ormoni, la noia, ottenendo se non l'appoggio, almeno l'indifferenza del proprio gruppo di coetanei e magari tentare di fare colpo su chi si ama? Semplice, è sufficiente prendere di mira l'introverso, il secchione, il timido e lo sfigato di turno! Tanto, qualsiasi azione che reprima tali comportamenti sarà sicuramente tardiva, poco efficace, fatta comunque senza troppa convinzione (forse perchè quegli stessi adulti sono stati a loro volta ragazzi e non ci trovano nulla di strano a comportarsi in quel modo?! Chissà!), dato che è quello il comportamento della massa e si sa, la massa sono "tanti"... Il "così fan tutti" riesce ancora a giustificare le peggiori nefandezze, i peggiori istinti e se non siamo protetti da una diversità "esteriore" che rende tali azioni troppo schifose e le punizioni veloci ed efficaci, siamo praticamente condannati a subire prendendo addirittura qualsiasi colpa, dato che la massa tenderà comunque a giustificare il comportamento di chi danneggia uno diverso dentro, mentre se il danneggiato è uno diverso fuori, allora tenderà a condannarlo. 
Ultimamente mi sembra che in televisione sia stata lanciata una propria campagna contro i diversi dentro, facendoli passare male e giustificando qualsiasi comportamento discriminatorio che subiscono. Ultimi in ordine di tempo: il Silvano di Camera Cafè, tipico ragioniere fantozziano, sempre vittima di scherzi pesanti, di maldicenze; ed i reality show (che riescono tranquillamente a fare 5 milioni di spettatori, soprattutto giovani) a cominciare dalla "pupa e secchione" e nel "gf 7", il personaggio nerd Massimo Brozzi (detto Orsacchio). Qual'è il messaggio che lancia la tv? Sicuramente un messaggio negativo verso tali persone, diverse dalla massa, introverse, timide, con scarso successo verso le donne... La simpatia che riscuotono nei confronti del pubblico è riassumibile nella frase "poverino, mi fa pena". Ma in cosa consiste questo messaggio? Più o meno suona così: se sei solitario, introverso, secchione, nerd, ti ritroverai emarginato, vittima di scherzi (anche pesanti) e le donne non ti degneranno neppure; se invece vuoi avere successo in amore, essere pieno di amici e divertirti, allora sii estroverso, sveglio, uguale alla massa perchè sennò sei uno sfigato (ehm... pardon, l'ultima cosa non la dovevo dire dato che tutti dicono di non essere come la massa... a parole però!). L'ignoranza delle ragazze nel reality "La pupa e il secchione" suona come un "se vuoi conquistare belle ragazze non devi essere colto". Molti potranno replicare che la televisione non rappresenta il mondo reale; tuttavia, dato che molti bambini, ragazzi e più in generale, i giovani, passano molto tempo davanti alla tv traendo da essa i modelli e i comportamenti (a causa anche di genitori spesso assenti), è evidente come questa possa comunque dare una buona approssimazione di come il futuro potrà essere. 

NBA:Batum si scusa per frasi razziste rivolte indirettamente al giocatore spagnolo Marc Gasol :"non perdiamo contro gli spagnoli"



Di Salvatore Santoru

Il cestista Nicolas Batum(Portland Trail Blazers) si è scusato e ha affermato di essere stato frainteso, per essere stato l'artefice di un motto considerato di stampo xenofobo e razzista, scritto in un cartello usato dalla squadra come "frase motivazionale"(1).
"Non perdiamo contro gli spagnoli" ha detto Batum riferendosi all'unico giocatore di origine spagnola presente nella squadra Marc Gasol, del Memphis Grizzlies, che in seguito ha guidato la sua squadra al successo(2) .
Il cestista afroamericano Damian Lillard ha difeso Batum sostenendo che questa questione doveva rimanere all'interno della squadra, e che non ha nessuna accezione xenofoba e razzista.
Dal canto suo, Gasol ha sostenuto di non preoccuparsene, sperando che i media non ne facciano chissà che questione. Inoltre, ha detto:"per quanto ne so, nessuno di voi è spagnolo. Quindi spero nessuno si senta offeso da queste parole."(3)

Comunque sia, pur non trattandosi assolutamente di fatti gravi, bisogna pur sempre tenere presente che nello sport, così come in altri ambiti della società, i pregiudizi razziali e xenofobi, sono pur sempre dietro l'angolo, anche se si presentano dietro innocue affermazioni rivolte a uno dei pochi giocatori "diversi", sia per nazionalità che per colore della pelle.

Note:
(1)http://www.sportando.com/it/usa/nba/158948/non-perdiamo-contro-gli-spagnoli-la-scritta-nello-spogliatoio-blazers.html
(2)http://www.oregonlive.com/sports/oregonian/john_canzano/index.ssf/2015/04/canzano_defensive_effort_of_da.html
(3)http://www.basketnet.it/it/batum-si-scusa-per-le-velate-accuse-di-razzismo/268331

Foto:http://www.si.com

Francia: arriva “Patries”, il primo film sul razzismo antibianco nelle banlieu, prodotto da Cheyenne Carron



Di Adriano Scianca

Il razzismo antibianco delle periferie francesi sbarca anche al cinema. È infatti in arrivo sui grandi schermi transalpini Patries, della regista Cheyenne Carron.
La pellicola parla della storia di Sébastien, un ragazzo francese che con la sua famiglia va ad abitare nella banlieue parigina. Qui fa subito amicizia con Pierre, un giovane camerunense in cerca della sua identità, ma deve scontare anche l’ostilità di un gruppo di ragazzi di origine africana.
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Carron è del resto una regista da sempre interessata ai temi delle origini, delle appartenenze, delle identità, anche in virtù della sua storia familiare: di origine kabila, a tre mesi viene sottratta ai genitori naturali per una storia di maltrattamenti e affidata ai Carron, una famiglia di cattolici umanisti di sinistra. Nella Pasqua del 2014 si è fatta battezzare ed è diventata Cheyenne-Marie.
Il suo precedente film, L’Apôtre (L’Apostolo), ha fatto discutere per il fatto di rappresentare la conversione al cattolicesimo di un giovane musulmano, fra la costernazione della sua famiglia e della sua comunità (dopo gli attentati di Charlie Hebdo il ministero degli Interni ha fatto sì che alcune proiezioni della pellicola saltassero per pericolo di attentati).
Ora arriva il tema forte del razzismo antibianco, una realtà che i media francesi negano con forza, ormai oltre ogni plausibilità. “Io non sono né bianca né nera – ha detto in un’intervista la regista – ma marrone chiara. Non ho mai sofferto del razzismo da parte dei bianchi o dei neri. Dai tempi della mia adolescenza ho avuto occasione di frequentare ragazzi e ragazze venuti da tutti gli ambienti e da tutte le origini etniche. Ho osservato le manifestazioni del razzismo in tutte le sue forme. Oggi credo di avere abbastanza distanza da questo soggetto per potermene 
interessare in quanto cineasta. Ho constatato che molti magnifici film sono stati fatti per denunciare il razzismo contro i neri, penso a Imitation of Life12 years a slave, o Dear white people, ma non ho mai visto dei film sul razzismo antibianco. Allora ho avuto voglia di correggere questo dato”.

24 tremende e offensive pubblicità del passato che oggi verrebbero censurate

Fonte:http://ilperditempoblog.blogspot.fr/

In aggiunta al loro essere pesantemente discriminatorie, le pubblicità del passato erano anche piene di menzogne. Un fatto interessante è che la prima pubblicità americana ad utilizzare un messaggio sessuale fu creata da una donna per promuovere un sapone. Che vi piaccia o no, si tratta di un pezzo di storia che tutti dovrebbero conoscere.

1) Più una moglie lavora duro più sembra carina!

  

2) Perché tua madre non ti lava col sapone fairy?


  

3) Se tuo marito se ne accorge...


  

4) Gocce per il mal di denti alla cocaina


  

5) Usa "Chlorinol" per essere come il negro bianco


  

6) La maggior parte dei dottori fumano le Camel - 1


  

7) La maggior parte dei dottori fumano le Camel - 2

  

8) Soffiale sul viso e ti seguirà ovunque


   

9) Lo Chef fa tutto tranne cucinare. È per questo che ci sono le donne

   

10) Babbo Fumante

    

11) Buon Natale a tutti i fumatori

     

12) Gli uomini chiedono se sei carina, non se sei intelligente

     

13) Mostrale che è un mondo di uomini

      

14) Maiale Prodigio

       

15) Tienila al suo posto

       

16) L'innocenza è più sexy di ciò che credete



17) È bello avere una donna in giro per casa




18) Inizia presto. Raditi!




19) Gli uomini sono meglio delle donne!



20) Non preoccuparti cara, non hai bruciato la birra



21) Perché abbiamo i clienti più giovani




22) È sempre illegale uccidere una donna?



23) Qualcosa che potete fare con le mani che non vi farà diventare ciechi



24) Più ci giochi e più diventa duro



Tanzania: 200 arresti per fermare il genocidio degli albini nel paese



Di Salvatore Santoru

L'albinismo è un'anomalia genetica che si manifesta nella consistente,totale o parziale, deficienza di pigmentazione melaninica nella pelle.
Esso è diffuso in tutto il mondo, ma in Africa la condizione di chi ne ha affetto è particolarmente dura, in quanto gli albini presentano tutte le caratteristiche etniche degli altri africani, ma per via della mancanza di melanina hanno la "pelle bianca", e per questo sono considerati "impuri", vengono rifiutati da parte della società africana e sono oggetto di quotidiana violenza.
Sopratutto in Tanzania, in Burundi e in Malawi vi è una fortissima "caccia all'albino", e a legittimazione dei numerosi atti di violenza e dell'odio che viene proiettato su queste persone, si sono usate le più svariate forme di superstizione, le pratiche della magia nera e dei riti vodoo, ma basta anche la pura ignoranza e la tendenza a cercare un "capro espiatorio" a cui addossare tutti i mali del paese e la tendenza a discriminare il più debole, come motivazione per scatenare l'isteria collettiva anti-albini.
Molto spesso gli albini, specie se bambini, oltre a pestaggi, abusi e violenze di ogni tipo, sono anche vittime di sacrifici e "omicidi rituali", in quanto diversi "medici tradizionali" e "stregoni" ritengono che eseguendo dei rituali con parti dei loro corpi, si ottenga ricchezza e potere, e diversi di essi sono disposti a pagare fino a 75mila dollari per una serie completa di parti del corpo di queste persone .
Recentemente il presidente della Tanzania, Jakaya Kikwete,ha deciso di mettere basta all'ondata di violenza e discriminazione verso la minoranza albina, definendo la politica di genocidio come un "male senza fine" che danneggia l'immagine del paese, ha vietato le pratiche di magia nera che vengono usate per le violenze e gli omicidi degli albini, e ha fatto arrestare più di 225 persone coinvolte nella propagazione o nelle pratiche di discriminazione e violenza verso gli albini.

Com’è difficile essere un asiatico in America. La storia di Eddie Huang



Di Giulia Pompili

E’ facile identificarsi in un gruppo in America, dice Eddie Huang. Se sei nero, ti identifichi con i neri, se sei bianco, ti identifichi con i bianchi. Ma com’è essere asiatico? E’ come essere Eddie Huang, ovvero l’americano asiatico più famoso d’America, almeno in questo momento. La sua non è la classica storia di un riscatto sociale, del bambino che smette di essere soltanto il figlio di due immigrati taiwanesi diventato improvvisamente uno degli chef più famosi di New York. Il suo successo non è solamente la rivincita dello studente vittima di un bullismo feroce, “evidente, palese e violento”, come scrive il New York Times. Eddie Huang è diventato oggi il simbolo di una generazione di cittadini americani che faticano a integrarsi e ad avere il loro spazio nel sogno americano. Gli asiatici d’America, che non hanno mai avuto il loro Martin Luther King.
Huang è nato a Washington trentatré anni fa. Sua madre aveva studiato nelle migliori scuole di Taipei, ed era emigrata in America con i genitori a diciassette anni – verso la fine degli anni Settanta avviene il primo vero flusso migratorio da Taiwan verso gli Stati Uniti: Washington infatti tutelava il piccolo stato sovrano dell’Asia dell’est mentre la Cina vietava ai suoi cittadini di trasferirsi Oltreoceano. Il giovane Eddie cresce in un quartiere bene di Orlando, in Florida. Ma non conosce l’integrazione. Cresce immerso nella cultura americana, soprattutto quella afroamericana, si interessa alla musica hip-hop (gli piacciono 2Pac, Dr. Dre), parla come parlano i ragazzi di strada. Ma è incazzato con la gente che continua a chiamarlo solo un “chink”. Ed è un insulto razziale che dice molto, chink, perché tecnicamente è l’abbreviazione di cinese ma è la parola dispregiativa con cui l’americano medio chiama gli “yellowface”, gli asiatici, come a dire: cinesi, taiwanesi, giapponesi e coreani sono tutti uguali. Privi d’identità, appunto. 



Articolo completo:http://www.ilfoglio.it/articoli/v/125700/rubriche/com-difficile-essere-un-asiatico-in-america-la-storia-di-eddie-huang.htm

Sanremo, Siani e il bambino sovrappeso fanno (giustamente) notizia. Ma sui "nani" chi si indigna?

Di Marco Guerra
L’esibizione al Festival di Sanremo del comico campano Alessandro Siani resterà nella storia della tv per la battuta di cattivo gusto al bambino in sovrappeso seduto in prima fila: “Ce la fai ad entrare nella poltrona?”.
L’attore per farsi perdonare ha incontrato il bambino ed ha annunciato che devolverà il cachet della serata agli ospedali pediatrici Santo Bono e Gaslini. L’indignazione si era appena placata ignorando la battuta sull’altezza Brunetta, sempre di Siani, che ha parlato di un’auto blu con un seggiolino, destinato non ad un bambino ma al parlamentare.
Ma Brunetta su Twitter aveva replicato a Siani: “La battuta su di me è penosa. Ma mi indigna molto di più quella schifosa fatta contro un bambino, ridicolizzato con violenza. Siani razzista”.
Dare del razzista al comico è sicuramente fuori luogo e non c’entra proprio nulla, ma resta il fatto che per il bambino si sono sollevati gli utenti di tutti i social, accusando il comico di scarsa sensibilità e poco tatto. La stessa levata di scudi non si osserva mai quando nel mirino della satira entra l’ex ministro della Funzione Pubblica, o meglio ancora una assai spesso oltraggiata: i nani.
Insomma siamo alle solite, chi ha deciso che si può irridere chi è affetto da nanismo – per la precisione acondroplasia – ma non bisogna urtare la sensibilità delle persone in sovrappeso?
Per non parlare poi delle categorie tabù: immigrati, omosessuali, ebrei e mussulmani.
Il manuale del politicamente corretto ha fatto diverse evoluzioni nell’arco di tre decadi. Basta osservare la parabola del termine ‘negro’, al quale si è iniziato a preferire la parola ‘nero’ sul finire degli anni ’80, per poi passare a ‘di colore’ e infine approdare  ad ‘afro-americano’ o ‘afro-europeo’. Sembra invece che ci siano altre categorie che non meritano tale evoluzione lessicale.
E poi per la satira tutto è consentito. Lo stesso direttore generale della Rai Gubitosi ha detto: “Non credo che Siani volesse offendere nessuno. Impariamo a rilassarci e apprezzare la satira”. Eppure non sono così sicuro che avrebbe usato le stesse parole per commentare una battuta di cattivo gusto su un transessuale.
Ce lo sapremo ridire stasera dopo l’esibizione di Conchita Wurst sul palco dell’Ariston.
Qualcuno potrebbe obiettare che non si prendono in giro chi ha sofferto di discriminazione, ma forse questi non sanno – o fanno finta di non sapere – cosa passa durante la sua infanzia un uomo affetto da nanismo.

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