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Martina Nalesso, polemiche per il crocifisso durante il TG2. L'anno scorso l'aveva indossato al TG1


Di Salvatore Santoru

Polemiche per via del rosario indossato dalla conduttrice del TG2 Marina Nalesso durante la conduzione del telegiornale. Più specificatamente, alcuni opinionisti hanno criticato la scelta della conduttrice sostenendo che si tratterebbe di un 'gesto inopportuno', mentre altri l'hanno sostenuta affermando che si tratta di libertà d'espressione e di orgoglio d'appartenenza identitaria.

Già nel 2018, quando era al TG1, la Nalesso si era presentata con un crocifisso al collo e ciò aveva destato polemiche. 

PER APPROFONDIRE- https://it.blastingnews.com/tv-gossip/2019/06/conduce-il-tg2-con-il-crocifisso-al-collo-polemiche-su-marina-nalesso-002934353.html

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FOTO- https://www.fanpage.it

Lega, proposta di legge per introdurre il crocifisso obbligatorio in tutti i luoghi pubblici. Porti compresi

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Crocifissi obbligatori nelle scuole, nelle università, nelle aule di giustizia, negli aeroporti, nelle stazioni. E anche nei porti. A rilanciare il tema in una proposta di legge è stata la Lega di Matteo Salvini. Pena prevista dai 500 ai 1000 euro per chi sgarra. E l’obbligo di esporre la croce cristiana “in luogo elevato e ben visibile”.
La proposta di legge è stata presentata il 26 marzo alla Camera, a pochi giorni dall’insediamento del nuovo parlamento, e vede come prima firmataria Barbara Saltamartini, seguita da Massimiliano FedrigaGiuseppina Castiello, Paolo Grimoldi e Guido Guidesi. Le “Disposizioni concernenti l’esposizione del Crocifisso nelle scuole e negli uffici delle pubbliche amministrazioni” prevedono dopo l’entrata in vigore che “chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende”, sia “punito con l’ammenda da 500 a 1.000 euro“, come si legge all’art. 4.
Nelle quattro pagine a firma leghista si propone l’esposizione del crocifisso “nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado e delle università e accademie del sistema pubblico integrato d’istruzione, negli uffici delle pubbliche amministrazioni“, “negli uffici degli enti locali territoriali, nelle aule nelle quali sono convocati i consigli regionali, provinciali, comunali, circoscrizionali e delle comunità montane, nei seggi elettorali, negli stabilimenti di detenzione e pena, negli uffici giudiziari e nei reparti delle aziende sanitarie e ospedaliere, nelle stazioni e nelle autostazioni, nei porti e negli aeroporti, nelle sedi diplomatiche e consolari italiane e negli uffici pubblici italiani all’estero”.
Più che una battaglia, una vera ossessione. La proposta, che porta il numero 387 ed è disponibile sul sito di Montecitorio, ricalca quella presentata sempre dalla dal Carroccio già nella scorsa legislatura. “Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità – si legge nella motivazione che accompagna il testo della proposta di legge – significa svuotare di significato i princìpi su cui si fonda la nostra società”. E ancora: “Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese”. In Emilia Romagna un consigliere di Fratelli d’Italia proponeva il crocifisso negli edifici della Regione o multa da 1200 euro”. Mentre a Padova nel 2014 il sindaco leghista suggeriva “un bel crocifisso obbligatorio regalato dal Comune”.
La proposta non è passata inosservata sui social network. Anche “nei porti chiusi” chiede sibillino un utente. “A quando i roghi delle streghe?”, ironizza un altro cinguettio. Qualcuno, più cattivo:”Un modo esemplare per rappresentare il calvario dell’istruzione pubblica“. E proprio una docente spiega: “La laicità è un principio supremo dello Stato e la Scuola pubblica deve esserne il presidio fondamentale”. Non poteva mancare il profilo (fake, ovviamente…) di @Dio: “Salvini vuole rimettere il crocifisso nelle scuole, uffici, università, carceri, consolati e porti: il 24 di luglio. Ma ‘sti milanesi imbruttiti non vanno mai in ferie? Giovanotto, la produzione al momento è ferma. Se a settembre hai ancora problemi di arredamento, richiamami”.

È giusto imporre il crocifisso nelle scuole? Secondo l'arcivescovo cattolico Reinhard Marx no

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Di Alessio Mannino
Quante volte abbiamo dovuto subire la polemica sul crocifisso nelle aule scolastiche e nei luoghi pubblici in Italia? Un’infinità. E’ una diatriba tutta simbolica e tutta italiana che gli opposti estremismi, cattolico e laico, ci infliggono da quando è nata la Repubblica. Nella cui Costituzione, va ricordato, sono stati recepiti quei Patti Lateranensi di mussoliniana memoria che poi, nel 1984, Craxi, aggiornò ai tempi.
Ma in altre nazioni europee, i pastori del gregge di Santa Romana Chiesa non ne hanno mai fatto un motivo dirimente di scontro politico-religioso. Prendiamo la Germania, in cui i cattolici convivono coi protestanti. Là il presidente della Conferenza Episcopale tedesca, Reinhard Marx, in un’intervista alla Süddeutsche Zeitung ha attaccato il presidente del Land della Baviera, il cristiano-sociale Markus Söder, che la settimana scorsa ha varato una direttiva che impone di appendere il crocifisso in ogni locale pubblico: «chi lo vede solo come un simbolo culturale – ha dichiarato il prelato – non ne ha compreso il significato. La croce viene espropriata in nome dello Stato».
Parole chiarissime. Ma se non fossero abbastanza chiare, proviamo a tradurle: la Croce, immagine iconica del Cristianesimo, non è solo e non è tanto l’emblema di una civiltà storicamente sviluppatasi sotto la sua ombra, perché ciò sarebbe riduttivo e svilente rispetto al suo significato più autentico e profondo, che è di più e al tempo stesso di meno.
Di più, poichè a chi lo guarda con gli occhi della fede parla della fede in un Dio che si sarebbe fatto uomo prendendo su di sé la sofferenza di tutti gli altri uomini. Non certo, quindi, una generica trasfigurazione del sentimento sacro così come si è sedimentato nei secoli in Europa, ma l’adesione ad un mistero e ad una buona novella che è, o meglio dovrebbe essere, interiore, personale, spirituale, e non semplicemente esteriore, sociale, civile.
Ma, messo a confronto con la concezione che ne fa una bandiera, il crocifisso significa anche di meno, nel senso che si rivolge a chi, la suddetta fede, la possiede e la coltiva davvero, e non indiscriminatamente a chiunque abiti in un certo punto cristianizzato della Terra.
Non può essere, in ogni caso, il marchio, l’allegoria, la metafora visiva di uno Stato. Perché altrimenti, sembra dire Marx, si finirebbe col confondere paganamente Cesare e Dio, tornando al cesaropapismo che ha caratterizzato nel male i rapporti fra potere temporale e potere ecclesiale per tanto, troppo tempo.
Fonte e articolo completo: http://www.lintellettualedissidente.it/cartucce/reinhard-marx-crocifisso-scuola/

Titolo articolo originale: "È giusto imporre il crocifisso nelle scuole?"

Inghilterra: a Burnley decisa rimozione del crocifisso dal cimitero per non offendere i non cristiani


Di Giuseppe De Lorenzo

Un cimitero a Burnley, in Inghilterra, ha deciso di rimuovere il crocifisso dal suo forno crematorio per non offendere chi non vi si riconosce.
Il responsabile del cimitero si è giustificato dicendo che ormai il 40% delle funzioni è riservato a persone non cristiane o comunque non credenti. Per questo, dopo aver disposto la ristrutturazione della grande croce che sovrastava l'altarino del forno, ha deciso di non rimetterlo al suo posto. 






La parete rimarrà vuota tutto il tempo: se i cristiani lo vorranno esposto, dovranno richiederlo. I cristiani non sono più padroni in casa loro. Secondo gli accordi - ha detto il vescovo anglicano di Burnley Philip North al Telegraph - "la procedura standard è che la croce venga esposta tutto il giorno a meno che non sia esplicitamente richiesto di essere rimossa".

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