Breaking News

6/breakingnews/random
Visualizzazione post con etichetta fisco. Mostra tutti i post

Il governo vuole combattere l’evasione delle partite Iva, ma non tocca le multinazionali


                                                 LINKIESTA

La via dell'inferno fiscale italiano è lastricata di buone intenzioni. Si potrebbe riassumere così la polemica degli ultimi giorni sulla Manovra. Mancano i dettagli nero su bianco, ma già dal documento programmatico di bilancio, il governo ha fatto capire che aumenterà in modo indiretto le imposte ai lavoratori autonomi per recuperare un po' di gettito: 250 milioni il prossimo anno e 1,8 miliardi nel 2021. E lo farà in due modi. Primo, non manterrà la promessa di applicare dal 2020 il regime forfettario al 20% per i lavoratori autonomi che dichiarano tra i 65 mila e i 100 mila euro. Secondo: toglierà la possibilità di fare la detrazione automatica per chi dichiara tra i 30 mila e 60 mila euro. Tradotto: più obblighi e scartoffie per i liberi professionisti e freelance che per abbattere il proprio imponibile dovranno provare di aver sostenuto le spese necessarie a compiere il proprio lavoro. La buona intenzione era combattere l’elusione fiscale ed eliminare gli effetti distorsivi della legge voluta dal governo Lega-M5S che ha costretto il passaggio di molti lavoratori dipendenti alla partita Iva per risparmiare di più. La via dell'inferno sarà quella del fisco italiano sempre più complicato per i lavoratori autonomi che non guadagnano cifre da capogiro e lottano ogni giorno contro la burocrazia. «Sembra di essere tornati alle demonizzazioni dei piccoli commercianti. Si evidenziano i loro difetti per coprire quelli dei soggetti più grandi. Per fortuna che due azionisti del governo, Di Maio e Renzi hanno posto attenzione a questi temi» , spiega a Linkiesta Cesare Fumagalli, segretario generale di Confartigianato. «Confidiamo molto nel 27 ottobre e nel 26 di gennaio, cioè nelle elezioni in Umbria ed Emilia Romagna. Speriamo che il timore di perdere i voti li dissuada ad andare avanti su questo percorso».
Ecco Fumagalli, che cosa non le piace della manovra? 
Una legge di Bilancio che su 30 miliardi ne dedica 23 a evitare l'aumento automatico dell’Iva sembra un provvedimento da “pari e patta”. Non si può parlare di manovra espansiva, e invece questo Paese che cresce di uno zero virgola ne avrebbe tanto bisogno.
Eppure questo Governo è nato proprio per evitare l’aumento automatico dell’Iva. 
Guardi, quando c’era lo scorso Governo noi siamo stati gli unici a dire che le clausole di salvaguardia non devono essere un tabù. L’abbiamo detto sia al Viminale da Salvini che a Conte a Palazzo Chigi, perché se le risorse sono poche a disposizione non si possono mettere tutte su questo vincolo. Non abbiamo mai pensato a un aumento automatico selvaggio, quanto a un ritocco. E come vede questo Governo lo ha fatto parlando di rimodulazione. Ma il problema è un altro.
Quale?
Nel documento programmatico di bilancio c’è scritto che oltre 7 miliardi arriveranno come ricavo dalla lotta all’evasione fiscale. Una battaglia che noi di Confartigianato supportiamo come tutti gli altri. Però non con la versione intravista fino a qui e le parole d’ordine finora utilizzate. Speriamo di essere smentiti presto dal Governo, ma fin quando si darà la colpa solo all’idraulico, al parrucchiere, al commerciante e al ristoratore, non andremo da nessuna parte. E sto citando le categorie tirate fuori dai giornali nelle ultime settimane.
Secondo lei c’è un accanimento verso i commercianti? 
Come mai non si parla più di web tax? Perché non si denuncia l’esistenza scandalosa di alcuni paradisi fiscali all’interno dell’Unione europea. Sa qual è la massima ambizione di una piccola impresa o di una partita Iva? Avere il livello di tassazione dei giganti del Web. Se un artigiano potesse avere la pressione fiscale che hanno i vari Google, Facebook ed Apple farebbe festa per un mese.
Se n’è parlato poco, è vero, ma dal 1 gennaio sarà applicata un’aliquota del 3% sui ricavi oltre 750 milioni delle multinazionali digitali. 
Vedremo, perché servirebbe un accordo anche a livello europeo. Ma allora occupiamoci anche delle prime cento aziende italiane, già che ci siamo. Quante hanno la sede fiscale in Italia? Se l’artigiano avesse la pressione fiscale delle multinazionali italiane, magari non farebbe festa un mese, ma una settimana sì. Guardate che la lotta all’evasione è una cosa seria. E deve essere affrontata in tutti gli aspetti che la determinano. Se ci si limita solo alla questione del contante, la deducibilità delle spese ordinarie dell’idraulico non va bene. Il Governo nega di voler contrastare solo l’evasione da sottofatturazione, che è quella dei piccoli, ma in realtà gli strumenti previsti dal Nadef si concentra tutto lì.
Come la decisione del Governo di non applicare dal 2020 il regime forfettario al 20% per i lavoratori autonomi che dichiarano tra i 65 mila e i 100 mila euro?
Esatto. C’è stato uno scandaloso cambio di destinazione delle risorse. Perché il provvedimento del governo gialloverde prevedeva 2,1 miliardi nel triennio per ridurre il carico fiscale a un pezzo importante del sistema produttivo e dei servizi italiani: la fascia di imprese con ricavi tra 65mila e 100mila euro. Aver eliminato la sua applicazione è un errore strategico.
Perché? 
Perché se il nuovo Governo ci avesse detto che il problema era la tassa piatta lo avremmo capito. Però potevamo restare con le modalità di rimodulazione legate alle curve e agli scaglioni Irpef dedicate alla stessa platea. Invece l’hanno cambiata di colpo. I 2,1 miliardi dedicati ai titolari di partita Iva e piccola impresa con ricavi compresa in quella fascia sono spariti. E quei soldi sono stati usati per ridurre le imposte sui lavoratori dipendenti. Il cuneo fiscale per intenderci, quella parolina magica sotto cui nessuno va mai a vedere cosa c’è. Almeno si assumessero la responsabilità di dire che l’hanno tolto per darlo ad altri. Il problema è che è una guerra tra poveri e lascia fuori i grandi soggetti.

Anche l’idea di sanzionare i commercianti che non fanno pagare con il Pos è una guerra tra poveri? 
L’idea di una doppia tassa: 30 euro, aumentata del 4% del valore della transazione per la quale sia stata rifiutata l’accettazione del pagamento con mezzi elettronici è una leggerezza. Basta vedere l’opposto: come è stata gestita con successo la fatturazione obbligatoria universale. Con i precedenti governi, noi di Confartigianato avevamo ottenuto che almeno durante la prima applicazione nessuno fosse sanzionato. Sei milioni di persone che di colpo passano alla fatturazione obbligatoria è una roba che ci aspetteremmo di vedere in Giappone o Corea del Sud. Da noi è stato un successo e sa perché?
Ce lo dica. 
Perché abbiamo accompagnato i nostri associati nell’applicazione senza demonizzarli. E nessuno ha detto bah perché il processo è stato portato avanti senza isterismi. E ora oltre la fatturazione elettronica dal primo gennaio ci sarà anche la telematizzazione degli scontri e delle ricevute istantaneamente note al fisco. Quale diavolo può essere il passaggio ulteriore? Un finanziere per ogni azienda? Il gioco non vale la candela, i costi sarebbero più dei benefici. La lotta all'evasione sta prendendo una brutta piega. Sembra di essere tornati alle demonizzazioni che evidenziando alcuni coprono altri.
Però per bilanciare il Governo sta pensando di abbassare le commissioni per i commercianti che usano il Pos.
Purtroppo non riguarda tanto il Governo. Dietro l’applicazione delle commissioni sul Pos ci sono due tre grandi soggetti internazionali. E a dire il vero è l’aspetto che mi preoccupa di meno perché i veri nemici di queste multinazionali, sono già le nuove modalità di pagamento elettronico che soppianteranno le commissioni. Tra cinque anni le carte di credito saranno pezzi di antiquariato.
A proposito di antico, il Governo sta pensando di ripristinare il limite del contante da tremila a mille euro, come ai tempi del governo Monti. 
Mi affido alle parole di un insospettabile come Vincenzo Visco che ha detto: "Si può fare molto più evasione taroccando i bilanci che con l'uso del contante.
Ci sarà qualcosa che vi soddisfa della Manovra. 
Il pacchetto di industria 4.0 ci piace in generale, e ancora di più nell'ultima versione della scorsa legge di bilancio che ha introdotto anche delle graduazioni. Ovvero più piccola è l’impresa più usufruisce delle agevolazioni. È un principio sancito dall'Unione europea con lo small business act: gli interventi si riducono nell'intensità delle agevolazione al crescere della dimensione dei soggetti.
La scorsa settimana ha incontrato il ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli per chiedergli di cambiare gli ecobonus ed ecosisma. Cosa non vi convince?
Lo scorso Governo aveva previsto che ogni cittadino avesse la possibilità di adire alle agevolazioni eco bonus legato alla riduzione dei consumi energetici. Ma anziché dedursi in dieci anni lo sconto del 50% o dell’85% nel caso massimo del sisma bonus, qualcuno del Governo ha pensato di dare una potente spinta al mercato. E così hanno tolto la detrazione in dieci frazioni in dieci anni e al loro posto hanno dato al consumatore la possibilità di pagare direttamente la metà. Senza detrazioni o altro. Una ratio incomprensibile.

Facciamo un esempio per capire. 
Mettiamo che un cittadino paghi 100 per cambiare gli infissi. Prima si spendeva 100 e in 10 anni si detraeva il 10% ogni anno. Ora con l’ecobonus del governo il cittadino paga direttamente 50. Il paese dei balocchi per i consumatori ma anche per lo Stato visto che non aggrava nulla sul bilancio pubblico. Peccato che c’è un soggetto terzo che va a gambe all’aria: gli installatori che cambiano gli infissi che per legge possono dedurre in cinque anni rispetto a quello che devono versare. Ma un’azienda piccola di infissi già se ha due o tre clienti non ci sta con i conti. Mentre le grandi aziende con importanti partite fiscali possono aspettare tempo senza problemi prima di compensare. E a quel punto si prendono anche il mercato. Lo ha riconosciuto anche l’Autorità Garante della Concorrenza e Mercato.
Cosa vi ha detto il ministro Patuanelli? 
Che cercherà la quadra. Sarà difficile tutelare il bilancio dello Stato, i consumatori e gli installatori con il poco che c’è. L’ultima volta che qualcuno ha moltiplicato i pani e i pesci è successo a Cana qualche millennio fa.

Flat tax, Salvini: “Pronta proposta da 30 miliardi di euro. Governo? Nessun ultimatum a Di Maio, ma no polemiche”



A un giorno dai risultati delle elezioni con la Lega che ha sfondato quota 34% il vicepremier Matteo Salvini ritorna a rassicurare sulla tenuta del governo gialloverde ma comincia il pressing per imporre l’agenda politica del Carroccio. A partire dalla flat tax: “Trenta miliardi di euro, questa è la proposta documentata centesimo per centesimo che siamo pronti a portare in Consiglio dei ministri e in Parlamento studiata dagli economisti della Lega”, ha annunciato in diretta Facebook dal tetto del Viminale il ministro dell’Interno.
Di per sé la flat tax è nel contratto di governo e anche Luigi Di Maio, dopo l’analisi del voto, l’ha inserita tra le priorità dell’estate insieme al salario minimo. La novità sta nel costo stimato da Salvini per questa seconda fase – dopo quella riservata alle partite Iva – della ‘tassa piatta’ riservata a famiglie e imprese con redditi “almeno fino a 50mila euro“, ha spiegato. Infatti finora dalla Lega era sempre filtrata una cifra stimata intorno ai 15 miliardi di euro. L’aveva ribadita lo stesso Salvini in un’intervista al Sole 24 ore del marzo scorso, basandosi sulle stime della “fase due” elaborata da Armando Siri, guru della flat tax ora fuori dal governo dopo l’indagine per corruzione. Salvini si era anche scontrato con il Tesoro dopo che il ministro Giovanni Tria aveva posto il veto per costi troppo elevati: “Se vuoi la flat tax, devi aumentare l’Iva“. Costi che erano, stando alle parole del leader della Lega, sono raddoppiati rispetto a quanto annunciato fino a ieri.
No, nessun ultimatum“, risponde invece Salvini durante una intervista a Rtl 102.5 alla richiesta di commentare il titolo di Repubblica su “30 giorni a Di Maio”. Il leader della Lega poi aggiunge: “Lo stesso Di Maio ieri per il caso Mercatone uno incontrava sindacati e lavoratori. I ministri stanno lavorando ma se sui giornali tutti i giorni c’è Tizio dice, Caio risponde, ora basta, basta. Chiusa la campagna elettorale, chiuse le polemiche. Se si vuole andare avanti, è così che si deve fare, ma se da domani si ricomincia con i ritornelli, e allora no…”.
Nell’agenda del leghista, come già ribadito lunedì, “sicurezza e tasse: tutto il resto viene dopo”. Salvini ha annunciato la proposta sulla flat tax e ricordato che il decreto sicurezza “è pronto, era pronto già scorsa settimana”. Quanto alle tasse, “al Paese serve uno choc fiscale. Dobbiamo abbassare le tasse, non tutto a tutti, però l’obiettivo c’è nel contratto di governo, il 15%, serve una cura Trump, una cura Orban, uno choc fiscale positivo per far ripartire il Paese”. E poi “la proposta di Flat Tax sui redditi di impresa e sulle famiglie almeno fino a 50mila euro di redditi ‘costa’ circa trenta miliardi – ha detto Salvini – che è meno della metà di quello che sarebbe l’aumento del debito quest’anno“.

Abbassare le tasse? Macché, negli ultimi dieci anni i tributi sono cresciuti: superati i 500 miliardi

Non c’è governo negli ultimi anni che non abbia promesso di abbassare le tasse. Ma a giudicare dai numeri, nessuno c’è riuscito. Secondo i dati del Tesoro elaborati da AdnKronos nel 2018 i tributi pagati dagli italiani hanno superato i 500 miliardi di euro, 504 per la precisione. Rispetto a dieci anni prima significa 42,2 miliardi in più, il 9,1%.
Anche la variazione sui diversi tipi di tributi ci dice qualcosa sulle politiche fiscali adottate negli ultimi anni. Le imposte dirette, ovvero quelle che colpiscono la ricchezza, sono arrivate a quota 248,9 miliardi, con un incremento di 9,1 miliardi (3,8%). Le imposte indirette, invece, ovvero quelle che incidono sui consumi (per esempio l’Iva) sono arrivate a quota 253,6 miliardi, lievitando di 32 (+14,5%). Crollo verticale, invece, delle imposte in conto capitale, ovvero quelle che colpiscono saltuariamente il valore delle attività o del patrimonio netto, come quelle che si pagano per lasciti, donazioni, successione: da 12,3 miliardi siamo scesi a 1,5.
Anche il prelievo per assistenza e pensioni è cresciuto. I cosiddetti contributi sociali sono stati pari a 235 miliardi di euro, il 10,3% in più rispetto a dieci anni prima.
Tra tributi e contributi, infine, gli italiani lo scorso anno hanno pagato 739 miliardi di euro (+64,3 miliardi pari a un incremento del 9,5%). In questo modo le entrate complessive sono arrivate a quota 816,1 miliardi (+10,6%), ma lo sforzo compiuto dagli italiani non è bastato a coprire le spese che sono aumentate di 72,9 miliardi arrivando a 853,6 miliardi.

Reddito di cittadinanza, da oggi si può richiedere. Ecco cosa c'è da sapere


Di Salvatore Santoru

Il progetto del reddito di cittadinanza prende forma. Come riportato da diverse testate tra cui il Post, a partire da oggi mercoledì 6 marzo si può iniziare la richiesta. 
Come spiegato nello stesso articolo del Post, per fare la domanda del reddito bisogna compilare un modulo predisposto dall’INPS e disponibile dal 28 febbraio e da oggi presente online sul sito del governo, nei CAF o negli uffici postali dal quinto giorno di ciascun mese. 

Più specificatamente, sempre come riportato dallo stesso articolo, prima della domanda bisogna presentare la DSU(Dichiarazione Sostitutiva Unica) per l'ISEE presso l'INPS(o nei Caf o online).

Manovra è legge: condono, pensioni d’oro e web tax. Cosa cambia per gli italiani

La manovra è legge ma per quota 100 e reddito di cittadinanza c’è ancora da aspettare. I cavalli di battaglia rispettivamente di Lega e M5s sono previsti dalla legge di bilancio, ma saranno disciplinati nel dettaglio con un decreto successivo.

Il fondo per il reddito di cittadinanza è sceso dai 9 miliardi previsti a 7,1 miliardi nel 2019, 8,055 nel 2020 e 8,317 nel 2021, compresi i fondi del reddito di inclusione, che continua a essere garantito. Il sussidio dovrebbe partire da aprile.
Quanto alle pensioni, la Lega ha vinto la sua battaglia per quota 100, scatenando però le ire di una parte dei pensionati, che subiranno tagli alla rivalutazione. L’indicizzazione piena, infatti, ci sarà solo per le pensioni fino a 1.522 euro. Poi sono previste sei fasce di tagli fino a nove volte il minimo.
In attesa della definizione delle due misure simbolo, la manovra porta con sé altre novità per famiglie, imprese, pensionati e grandi città. Ecco le principali.

FAMIGLIE

FIGLI, CAMBIANO I CONGEDI PARENTALI: I giorni per i neopapà aumentano: 5 sono obbligatori e uno facoltativo (se compensato con uno della mamma). La vera novità però è proprio delle mamme: potranno rimanere al lavoro fino al nono mese, godendo di tutti e 5 i mesi di congedo dopo il parto. Dopo il terzo figlio alle famiglie numerose arriva in regalo un appezzamento di terreno.
BONUS NIDO E SCONTI PER SEGGIOLINI: Il bonus per gli asili passa da 1.000 a 1.500 euro. Viene stanziato 1 milione di euro per agevolazioni all’acquisto – obbligatorio – dei seggiolini antiabbandono sia nel 2019 che nel 2020.
RINNOVATI I BONUS MA ARRIVA TASSA AUTO: Ecobonus, sismabonus, bonus mobili e per i giardini sono tutti prorogati di un anno. C’è, anche se con risorse ridotte, il bonus cultura per i diciottenni. Dopo le polemiche arriva la tassa sulle auto di cilindrata medio-alta. La Panda è salva. Le auto a basse emissioni avranno incentivi fino a 6.000 euro.
PENSIONATI, PRO E CONTRO: In attesa di quota 100 le novità non mancano: la rivalutazione automatica degli assegni in base all’inflazione viene ‘raffreddata’, con 7 soglie. I tagli alle pensioni d’oro saranno dal 15 al 40% per gli assegni sopra i 500.000 euro. Per i pensionati stranieri o italiani che scelgono di venire a risiedere al Sud arriva infine una flat tax al 7%.

TASSE

TORNA LA WEB TAX: L’accordo con l’Europa per evitare la procedura di infrazione fa resuscitare la tassa del 3% sul digitale. Riguarderà le imprese con oltre 750 milioni di fatturato di cui 5,5 milioni almeno prodotti online. La web tax colpisce non solo colossi come Google e Amazon ma tutte le vendite online, la pubblicità, la trasmissione dati e le piattaforme digitali, quindi anche le imprese editoriali e alcune partecipate pubbliche. 
CONDONO VIA SALDO E STRALCIO: Non è la pace annunciata ma la Lega porta a casa la sanatoria sui debiti fiscali e contributivi per chi è in difficoltà economica (o in liquidazione) e ha un Isee sotto i 20.000 euro. Tre le aliquote con cui estinguere i debiti: 16%, 20% e 25%. La misura porta gettito nel 2019 e nel 2020 ma in 5 anni costa mezzo miliardo.
FLAT TAX PER GLI AUTONOMI, MA C’E’ UN BUCO: Si amplia alle partite Iva con ricavi fino a 65 mila euro la possibilità di aderire al regime forfettario del 15%. Dal 2020 forfait del 20% sulla quota eccedente fino a 100.000 euro. Nella norma però ci sarebbe un ‘buco’ che permetterebbe lo sconto per un anno anche se si supera la soglia. Ma si correggerà, dicono dal governo, probabilmente via circolare interpretativa.
AUMENTO SIGARETTE E TASSE SECONDE CASE: Torna per gli enti locali la possibilità di aumentare Imu, Tasi e addizionali Irpef, ma solo per chi non ha già portato le aliquote al massimo. Possibili aumenti da 10 cent di tutti i pacchetti di sigarette, per effetto dei rincari delle accise.

IMPRESE

SALE SOGLIA APPALTI SENZA GARA: Il tema caro alla Lega, inserito e stralciato dalle bozze di vari testi, trova finalmente la sua collocazione. La soglia sarà doppia: la P.a. potrà cioè affidare lavori diretti nelle opere tra 40 mila e 150 mila euro. Tra 150 e 350 mila sarà invece possibile procedere “previa consultazione di tre o più operatori economici”.
40% SCONTO IMU SUI CAPANNONI: La deducibilità dei beni strumentali raddoppia rispetto al precedente 20%. Il M5S aveva tentato un blitz al Senato per salire al 50%, fallendo.
TAGLIO CUNEO PASSA PER PREMI INAIL: Sgravio di circa il 30% per 410 milioni nel 2019 fino a 600 milioni nel 2021. Rinnovati gli sconti per le assunzioni al Sud e nuovi sgravi per l’assunzione di giovani ‘eccellenze’. –
MINI IRES MA ADDIO ACE E IRI – Per chi reinveste gli utili in azienda in beni strumentali o posti di lavoro l’Ires scende dal 24 al 15%. Le imprese devono però dire addio ad oltre 2 miliardi di incentivi dell’Aiuto alla crescita economica e al taglio fiscale previsto con l’introduzione dell’Iri. Il credito d’imposta su ricerca e sviluppo viene praticamente dimezzato, così come viene ridimensionato il superammortamento.

BANCHE E ASSICURAZIONI

RIMBORSO SENZA RICORSO ALLA CONSOB – Il fondo per il ristoro degli obbligazionisti colpiti dai crack bancari si apre anche agli azionisti, salendo a 1,5 miliardi in tre anni. Per ottenere l’indennizzo non si dovrà più dimostrare il misselling di fronte all’Arbitro Consob, ma fare richiesta direttamente al Mef, dove si prenderà carico dell’istanza una Commissione di 9 ‘saggi’. Verrà data priorità ai risparmiatori con Isee sotto 35.000 euro. Il Pd solleva però dubbi, spiegando che Etruria, Chieti, Ferrara e Marche potrebbero essere escluse.
DALLE BANCHE OLTRE 3 MLD, 900 MLN DA ASSICURAZIONI – La manovra introduce una modifica del trattamento contabile di perdite e svalutazioni dei crediti che portano ad un incasso per lo Stato di 3,5 miliardi. Le assicurazioni invece dovranno fare i conti con un aumento degli acconti fiscali da 900 milioni.

ROMA, MILANO, VENEZIA

ROMA, FONDI PER BUCHE E METRO. Alla fine il M5S ottiene lo stanziamento di 75 milioni per risanare le strade di Roma, operazione a cui potrà essere chiamato a partecipare anche l’esercito, e 145 milioni per le linee della metropolitana. 
900 MILIONI PER MILANO-MONZA: La Lega non è da meno e raggiunge lo scopo di finanziare fino al 2027 la linea M5.
TASSA DI SBARCO A VENEZIA: I turisti che non pernottano e che quindi non pagano la tassa di soggiorno dovranno comunque versare un ticket da 2,5 a 5 euro.

Pace Fiscale, Salvini: “Sabato a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi”


Prima il messaggio su Facebook (“Dopo le nuvole torna sempre il sereno“), poi la frase chiara e tonda: “Oggi sono in Trentino ma domani volo a Roma per risolvere i problemi. Basta litigi”. Matteo Salvini apre dopo aver espresso l’intenzione di disertare il Consiglio dei ministri convocato per sabato da Giuseppe Conte e la parziale marcia indietro già fatta giovedì sera.
Il vicepremier, impegnato nella campagna elettorale nelle due Province autonome, prova a rasserenare il clima dopo ventiquattr’ore di forti attriti nella maggioranza sul decreto fiscale, aperte da Luigi Di Maio con l’accusa rivolta a una “manina” di aver manipolato il testo approvato. E che giovedì, dopo la decisione di Conte di tornare a riunire i ministri, aveva visto Salvini – che in giornata aveva allontanato “complotti e scie chimiche” – allontanare l’ipotesi di una sua presenza, seguito a ruota da tutti i rappresentanti della Lega. Poi è tornato sui suoi passi.
Seguito dai ministri leghisti: “Se Salvini deciderà di andare andremo”, ha spiegato il titolare dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio. “Per noi si va avanti 5 anni, l’ha detto Salvini in più occasioni, altrimenti non avremmo neanche iniziato, avremmo staccato la spina ancora prima di fare il contratto di governo, avremmo mandato gli italiani a votare a luglio per stare su qualche mese, per fare finta di governare”.
Di clima distensivo dopo giornate di fuoco parla anche dal ministro Danilo Toninelli: “A me interessa che si trovi un accordo e che il decreto fiscale torni ad essere quello della prima versione. Tutto il resto penso siano faccende di natura giornalistica che vanno risolte: Salvini e Di Maio si vedranno nelle prossime ore, massimo domani, e sicuramente risolveremo tutto”.
Ma, sotto traccia, resta la tensione. Giovedì, il vicepremier leghista aveva detto che “quello che chiamate condono, un condono non è. Piuttosto, a me non piace questa storia della sanatoria edilizia a Ischia“, contenuta nel decreto Genova. E ora il capogruppo del Carroccio, Riccardo Molinari, annuncia che verrà presentato un emendamento “che evita regali a migliaia di abusi edilizi commessi ” sull’isola. “Siamo sicuri che i gli amici dei 5Stelle lo appoggeranno”, dice assieme al presidente della commissione Trasporti Alessandro Morelli e agli altri deputati leghisti.

Salvini ci ripensa: "Cdm per dl Fisco? Se serve ci sarò"

Di Luca Romano
Matteo Salvini adesso prova a buttare acqua sul fuoco. Quella appena trascorsa per il governo è stata forse la giornata più lunga da quando è in carica.
In sole 24 ore, l'esecutivo ha dovuto fare i conti con uno scontro interno sul Dl Fisco e anche con la lettera Ue che di fatto ha bocciato la manovra. Due fronti caldi che hanno acceso gli animi nell'esecutivo. Il punto più spinoso, paradossalmente, non è la stangata di Bruxelles, ma la crisi di governo sul decreto fiscale.
Salvini dopo una giornata passata all'attacco in serata tende la mano al premier Conte: "Se serve sarò nel Cdm di sabato". Il titolare del Viminale aveva infatti respinto l'ipotesi di un Consiglio dei Ministri per poter limare il testo del Dl Fisco. Il presidente del Consiglio ha però fissato il vertice per sabato. Un gesto di sfida a cui Salvini ha risposto affermando di aver già preso impegni per il weekend con Coldiretti e con i suoi figli. Poco dopo questa presa di posizione è arrivato l'annuncio dei ministri leghisti che hanno minacciato di disertare il Cdm per l'assenza di Salvini. Intervenendo però a w l'Italia - oggi e domani, su Rete 4, lo stesso Salvini ha rassciurato Conte: "Il premier ha parlato di Consiglio dei ministri sabato a Roma, ma ad ora non è arrivata alcuna comunicazione. Comunque, se serve che Salvini ci sia, Salvini ci sarà. Ma gli amici di M5s devono darmi una mano, dobbiamo andare avanti e non indietro, servono strade, porti, autostrade, ferrovie. Abbiamo bisogno di correre". Bisognerà attendere sabato per capire quale sarà il futuro del Dl Fisco. E del governo...

Manovra 2019, arriva l'approvazione del consiglio dei Ministri



Di Salvatore Santoru

Il Consiglio dei ministri ha approvato la manovra 2019.
In tal do, riporta il Corriere Della Sera(1), in tal modo si è dato il via al decreto fiscale e alla legge sul bilancio.

 Il premier Giuseppe Conte ha commentato sostenendo che il governo manderà la comunicazione dell'approvazione del decreto a Bruxelles e che si sono mantenute le promesse mantenendo i conti in ordine.

NOTA:

(1) https://www.corriere.it/politica/18_ottobre_15/pace-fiscale-fonti-lega-c-accordo-febbraio-riforma-pensioni-quota-100-b280f49a-d09b-11e8-b9cc-418fa02c5235.shtml?refresh_ce-cp

La Francia dà il via a un maxi-taglio delle tasse: “Deficit-Pil al 2,8%”. Di Maio: “Noi siamo uno Stato sovrano come loro”

Risultati immagini per Emmanuel Macron
Il governo della Francia prevede per l’anno prossimo un taglio delle tasse pari a 24,8 miliardi di euro, nel tentativo di dare impulso all’economia e creare più posti di lavoro. Per finanziare la misura, il deficit pubblico del Paese dovrebbe aumentare dal 2,6 per cento del Pil di quest’anno al 2,8 per cento l’anno prossimo, comunque sotto al 3 per cento. Le misure per il 2019 sono basate su una previsione di crescita stimata all’1,7 per cento. Nel dettaglio, le tasse sulle famiglie saranno ridotte di 6 miliardi di euro, quelle alle aziende di 18,8 miliardi. Sono tutte cifre presentate dai due ministri competenti, quello del Bilancio Gérald Darmanin e quello delle Finanze Bruno Le Maire. La prosperità, sottolinea Le Maire, “non deve basarsi su maggiore spesa pubblica, più debito e più imposte”. L’alleggerimento fiscale, infatti, ha rivendicato il presidente della Repubblica Emmanuel Macron, pur in presenza di un aumento del prezzo dei carburanti, sarà “il più consistente” degli ultimi dieci anni.

Un’iniziativa che ha suscitato, dopo pochi minuti, la reazione del vicepresidente del Consiglio italiano Luigi Di Maio. “La Francia – twitta il ministro per lo Sviluppo – per finanziare la sua manovra economica farà un deficit del 2,8 per cento. Siamo un Paese sovrano esattamente come la Francia. I soldi ci sono e si possono finalmente spendere a favore dei cittadini. In Italia come in Francia”. E’ la linea già annunciata e ripetuta più volte dal ministro M5s, fino a stamani, in un’intervista al Fatto Quotidiano: “Reddito di cittadinanza facendo deficit”. Vale la pena ricordare, peraltro, che le “cartelle cliniche” di Francia e Italia sono diverse: il rapporto tra deficit e Pil, per esempio, in Italia è al 133 per cento, mentre in Francia è al 97; lo spread tra buoni del tesoro francesi e tedeschi è poco sopra quota 30 contro l’indice di circa 240 del differenziale italiano.
Per i Cinquestelle, tuttavia, “da Monti in poi le manovre di austerity hanno fatto aumentare il debito pubblico italiano di 300 miliardi di euro, esattamente quello che non voleva l’Europa” come dice il capogruppo al Senato Stefano Patuanelli. Ecco perché serve quella che il parlamentare grillino definisce “Manovra del popolo” per utilizzare “anche le spese in deficit, non certo per violare i parametri Ue, ma per dare una boccata d’ossigeno ai cittadini più in difficoltà”.

In questa battaglia il governo italiano è unito, nonostante una “guerra di numeri”. Più precisamente, di uno solo, quello del rapporto deficit-Pil: Di Maio punta al 2 per cento, il ministro dell’Economia Giovanni Tria vorrebbe fermarsi all’1,6. Ma questa cifra, sottolinea il presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi (leghista) non è mai uscito dalle labbra di Tria: “Io non ho mai sentito dire a Tria il numero 1,6” dice Borghi a Circo Massimo, su Radio Capital.
Quel numero, secondo Borghi, dovrebbe salire al 2,5: “Stiamo confondendo il numero del Def con la legge di bilancio, l’ex post con l’ex ante. Secondo me, ex ante, un numero vicino al 2,5 porterà come risultato una percentuale più bassa”, spiega Borghi. “Se mettendo un po’ di denaro in circolo aumenterà la crescita, e quindi il Pil, ex post il rapporto deficit-Pil sarà più basso. Con il 2,5 e una credibile politica di crescita, i mercati resteranno tranquilli”. Il resposabile economico della Lega poi nega che con l’aumento del debito lo spread tornerebbe a 500 punti: “Secondo me non c’è alcuna relazione fra debito e spread. I primi paesi che ebbero a che fare con lo spread nel 2011, come Irlanda e Spagna, non avevano debito”.

L'assist del fisco italiano alla Juve: a Cristiano Ronaldo "solo" 100mila euro di tasse sui guadagni esteri

Risultati immagini per cristiano ronaldo

Aspettando quello definitivo con la Juventus, Cristiano Ronaldo potrebbe aver già trovato l'accordo col fisco italiano. Tra le ragioni che avrebbero convinto il campione lusitano a considerare l'idea di lasciare il Real dopo 9 stagioni ci sarebbe infatti anche una norma contenuta nella legge di bilancio 2017, che permetterebbe a Cr7 di usufruire di un regime fiscale davvero vantaggioso.
In particolare, stando al ai sensi dell'art. 2, comma 2 del testo unico delle imposte sui redditi, il portoghese in Italia vedrebbe tutti i suoi guadagni "esteri" tassati con un'unica imposta forfettaria di 100mila euro, estendibile ai familiari versando altri 25mila euro ciascuno. Una regola che varrebbe per Ronaldocome per qualsiasi altro Paperone che decida di trasferire la propria residenza fiscale in Italia, a patto di non essere stato residente nel nostro paese per almeno nove delle dieci annualità precedenti l'inizio di validità dell'opzione.
Un vero e proprio assist per Cr7, dopo le accuse di frode fiscale mossegli dall'agenzia delle entrate spagnola per non aver dichiarato 14,7 milioni di euro provenienti dallo sfruttamento dei diritti di immagine del portoghese, che sarebbero stati occultati in alcune società delle Isole Vergini Britanniche. Una vicenda che secondo il quotidiano spagnolo El Mundo potrebbe chiudersi con il pagamento da parte di Cristiano Ronaldo di una maximulta da oltre 18 milioni di euro, permettendo al campione portoghese di chiudere il suo capitolo fiscale spagnolo e aprire quello italiano, cogliendo al volo l'assist fornitogli da questo speciale regime tributario. Ovviamente sul maxistipendio che il 5 volte pallone d'oro percepirebbe alla Juventus peserebbe invece l'ordinario regime di tassazione Irpef valevole per tutte le persone fisiche residenti in Italia.
In ogni caso, a Cristiano Ronaldo basterebbero dunque 100mila euro per "giustificare" al fisco italiano l'intero ammontare dei redditi di fonte estera, in gran parte prodotti dal marchio CR7 (diritti di immagine, proventi da pubblicità e sponsorizzazione, redditi di natura finanziaria o immobiliare, etc).

Fisco, Salvini: 'No limite all'uso del contante, ognuno è libero di usare i soldi come vuole'

Risultati immagini per Salvini contante

Di Salvatore Santoru

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini si è espresso contro l'abolizione del contante.
Come riporta il Fatto Quotidiano(1), il leader leghista ha sostenuto di essere "contro “contro ogni tipo di coercizione" e di essere favorevole all'eliminazione del limite alla spesa di denaro contante.

Inoltre, Salvini ha dichiarato che "ognuno è libero di usare i soldi del suo conto corrente come vuole, dove vuole e pagando quello che vuole" e questa sua posizione è stata duramente contestata dal Partito Democratico.

TASSE AUTO, UN’ITALIA SEMPRE DA RECORD

Dall’Iva alle tasse di registrazione, dal bollo ai pedaggi alle accise, l’Italia è ai primi posti nell’Ue a 15 paesi per carico fiscale sull’auto con 73 mld nel 2016, preceduta dalla Francia (73,5 mld) e dalla Germania che sta in cima al podio con 90,5 mld. E’ quanto emerge dall’ultima Tax Guide 2018 pubblicata dall’Acea, l’associazione dell’industria automobilista europea. In totale la tassazione sulle auto nei paesi europei esaminati ammonta a 413 mld di euro, tre volte il bilancio comunitario, e in salita del 4% rispetto all’anno precedente.
Nel caso italiano la voce più pesante nella galassia della tassazione sulle auto sono le accise, per un gettito pari a 35,8 mld nel 2016, in Francia si attestano a 36,4 mld; in Germania a poco più di 42 mld. Livelli alti per i tre paesi, in netto contrasto con i 3,2 mld del Portogallo; i 5,2 dell’Austria ma anche con i 18, 7 mld della Spagna. Ma nel Belpaese risulta elevato anche il gettito Iva per acquisto, riparazioni ecc. a 17,3 mld; più alto della Francia a 15,6 mld, ma più basso della Germania a 29,7 mld. Tra i più alti dell’Ue-15 anche il gettito da bollo auto italiano a 6,6 mld nel 2016; contro gli 860 mln circa della Francia, anche se ai primi posti per gettito in arrivo da questa ‘voce’ fiscale troviamo la Germania (seconda in classifica) con 8,9 mld e la Danimarca con 10,6 mld (primo posto).
“La tassazione degli autoveicoli vale centinaia di miliardi di euro all’anno per i governi europei, contribuendo in modo significativo a progetti finanziati pubblicamente e alla salute generale dell’economia”, ha affermato il segretario generale Acea, Erik Jonnaert.
La gran parete dei paesi sta adottando una tassazione basata sulle emissioni di CO2 e dallo scorso settembre queste emissioni verranno misurate usando un nuovo, e più rigoroso, test di laboratorio, il Wltp. “I governi devono garantire che la transizione a Wltp – aggiunge Jonnaert – non impatti negativamente la tassazione dei veicoli. Un fallimento in tal senso potrebbe aumentare l’onere finanziario per i consumatori e portare a confusione generale”.

Fisco, la stangata delle tasse patrimoniali: ecco le più esose

Fisco, la stangata delle tasse patrimoniali: ecco le più esose

Risultati immagini per FISCO
Nel 2016, ultimo anno disponibile con dati aggiornati, gli italiani hanno versato al fisco 45,4 miliardi di euro di imposte patrimoniali. Lo rileva la Cgia di Mestre che ha preso in considerazione 14 differenti imposte patrimoniali, tra cui Ici, Imu e Tasi (con queste ultime due che da sole hanno garantito un gettito di 21,2 miliardi), il canone Rai e il bollo auto.
Ebbene in poco più di 25 anni la loro incidenza sul Pil è raddoppiata, mentre in termini assoluti il gettito è aumentato di cinque volte. Va però sottolineato che dal 2016 ad oggi l'incidenza di queste tasse sul possesso è scesa dopo una serie di interventi legislativi tra cui l'abolizione della Tasi sulla prima casa nel 2016. Nei giorni scorsi sia l’OCSE sia il Fondo Monetario Internazionale ne hanno però chiesto la re-introduzione.
“A partire dal 2016 – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason - si è registrata una riduzione del gettito a seguito di una Ufficio Studi News del 21 aprile 2018 CGIa serie di misure introdotte dal Governo Renzi, come l’esenzione del pagamento della Tasi sulla prima casa, l’abolizione dell’Imu agricola e dell’Imu sugli “imbullonati”. Una serie di misure che a livello nazionale ha permesso ai proprietari di immobili residenziali e produttivi di risparmiare 4,3 miliardi di tasse”.
Quelle patrimoniali sono imposte "che colpiscono direttamente la capacità contributiva del contribuente - spiega l'associazione mestrina - senza attendere che si verifichino fatti o atti particolari. Mentre le imposte indirette richiedono, per poter essere applicate, il verificarsi di un determinato evento. L’Iva, ad esempio, si applica quando avviene la cessione di un bene o la prestazione di un servizio", ricorda ancora la Cgia. Quanto alle "imposte sulle successioni e sulle donazioni, sebbene classificate come imposte indirette, vengono considerate come una forma di imposizione patrimoniale, in quanto colpiscono la ricchezza. Si tratta delle uniche imposte indirette che i testi di diritto tributario includono tra le imposte di carattere patrimoniale".
Va ricordato, precisa comunque l'associazione, che "fortunatamente il prelievo complessivo riconducibile alle tasse patrimoniali è in calo".

45 miliardi in “patrimoniali”, quali sono le tasse più esose

In termini di gettito, le imposte più impegnative per i contribuenti italiani sono l’Imu e la Tasi: nel 2016 hanno garantito alle casse dello Stato e dei Comuni ben 21,2 miliardi di euro. Seguono l’imposta di bollo (6,8 miliardi di euro), il bollo auto (6,6 miliardi di euro) e l’imposta di registro (5,1 miliardi di euro).


Fonte: http://www.today.it/economia/fisco-la-stangata-delle-tasse-patrimoniali.html

Il Congresso Usa approva la riforma fiscale, Trump: “Una vittoria storica per le famiglie”

Risultati immagini per TRUMP


Il sì della Camera è arrivato: il Congresso ha approvato definitivamente la riforma fiscale del presidente Usa Donald Trump. La Camera ha approvato la riforma con 224 voti a favore e 201 contrari, riferisce Fox News





Trump è tornato a vantarsi per l’approvazione: «Ho promesso al popolo americano un grande, bellissimo taglio delle tasse per Natale. Con il passaggio finale di questa legislazione, è esattamente quello che ottengono». È quanto recita una nota diffusa dalla Casa Bianca in cui il presidente Usa ringrazia coloro che a Capitol Hill hanno sostenuto questo «provvedimento storico, che rappresenta una vittoria straordinaria per le famiglie, i lavoratori e le aziende americane».  

Ancora una volta il leader Usa si è preso il merito di un tasso di disoccupazione sceso al 4,1%, minimi del dicembre 2000, e dei record messi a segno a Wall Street. Secondo lui «tagliando le tasse e riformando un sistema a pezzi, stiamo rovesciando carburante nel motore della nostra economia». Come detto quando lunedì ha presentato la sua strategia per la sicurezza nazionale, Trump ha aggiunto: «L’America è tornata a vincere di nuovo e stiamo crescendo come non mai. C’è un forte spirito di ottimismo in tutta la nazione. Gli americani posso essere rassicurati che i giorni migliori devono ancora arrivare».  

NEWS, SITI CONSIGLIATI & BLOGROLL

VISUALIZZAZIONI TOTALI

Follow by Email

Contact Me

Nome

Email *

Messaggio *