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OMICIDIO DI STEFANO LEO, LA CONFESSIONE CHOC DI SAID MECHAOUT: 'Volevo eliminare un ragazzo italiano e bianco'


Di Salvatore Santoru

Recentemente un ragazzo di 33 anni, Stefano Leo, è stato brutalmente sgozzato a Torino. Il 33enne stava passeggiando per le strade della città quando è stato individuato e attaccato da parte di un 27enne di origine marocchina, Said Mechaout.

Come riporta il Giornale(1), lo stesso Said ha motivato la sua azione violenta sostenendo che voleva uccidere un giovane italiano e bianco. Inoltre, riporta il Corriere, Said ha anche dichiarato che ha scelto di uccidere Leo in quanto li sembrava troppo felice(2).

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/voglio-uccidere-italiano-poi-marocchino-sgozza-stefano-leo-1672728.html

(2) https://video.corriere.it/killer-murazzi-confessa-ho-deciso-ucciderlo-perche-sembrava-felice/ff00cbe4-547e-11e9-a9e2-a0d1446d1611

Sondrio, una 70enne uccide il fratello novantenne malato e confessa: "L'ho fatto per amore e per disperazione". Lui aveva già provato il suicidio

Di Giovanna Pavesi
Ha detto di averlo fatto "per amore e per disperazione". Ha ucciso il fratello novantenne, poi è andata dai carabinieri di Sondrio e ha confessato tutto.
È accaduto questa mattina a una donna di Milano, che ha ammesso alle forze dell'ordine di essere la responsabile della morte dell'anziano familiare. Che era malato da tempo.
Secondo quanto messo a verbale dai carabinieri, la donna non voleva che il fratello soffrisse ancora. Inoltre, in base alle prime ricostruzioni, la vittima sembrava aver già manifestato la volontà di togliersi la vita nel pomeriggio di ieri, con l'assunzione di alcuni farmaci. E, soltanto dopo l'ultimo tentativo, sarebbe intervenuta la sorella, che lo avrebbe soffocato.
Il delitto sarebbe avvenuto nella casa dove entrambi vivevano, a Sondrio.

Donna carbonizzata a Brescia, confessa l’ex amante del marito: “Abbiamo litigato, non volevo ucciderla”



Ha convinto un amico ad accompagnare nel suo garage la donna. La moglie dell’uomo con cui aveva convissuto per due mesi prima che lui decidesse di tornare indietro. Poi, in quel garage, Chiari Alessandri ha ucciso Stefania Crottiil cui corpo è stato trovato venerdì sera carbonizzato nelle campagne di Erbusco nel Bresciano. La donna, 44 anni, ha confessato di aver commesso l’omicidio: “Io volevo solo un chiarimento. Poi abbiamo litigato, ma non volevo ucciderla”, ha detto ai carabinieri di Bergamo e agli inquirenti della Procura di Brescia, dopo che questi ultimi avevano disposto il fermo nei suoi confronti. Il resto della ricostruzione è il frutto delle indagini, ancora in corso: per ora gli investigatori ritengono sia stata Alessandri, da sola, ha uccidere Crotti colpendola più volte alla testa con un martello nel garage sotto casa, prima di caricare in macchina il cadavere e bruciarlo nelle campagne di Erbusco. Anche se la donna ha negato di aver dato fuoco al corpo.

Alessandri, già indagata, era l’ex amante del marito della vittima. Ha raccontato di aver commesso l’omicidio ma di “non aver premeditato nulla“. Gli investigatori però ritengono che l’azione fosse stata già studiata: a Erbusco la donna si sarebbe recata più volte, dicono celle telefoniche e telecamere di sicurezza, nei giorni precedenti al fatto. I carabinieri, spiega il Corriere della Sera, al momento interpretano quei viaggi come sopralluoghi per decidere dove sbarazzarsi del corpo.
I fatti
Era stato un 50enne che andava in bicicletta a trovare il corpo carbonizzato a Erbusco, paese di 8.600 abitanti in Franciacorta. La vittima, residente a Gorlago, nel Bergamasco, come tutti i protagonisti della vicenda, era scomparsa il giorno prima intorno alle 15.30, dopo il lavoro. Subito dopo, i familiari di Crotti avevano lanciato un appellodiffondendo una foto su Facebook. Un uomo si era allora presentato incaserma, un amico di Alessandri. Ha raccontato ai carabinieri di aver accompagnato Crotti nel garage della sua amica e poi di essersi allontanato.

Secondo la versione del testimone, Alessandri gli ha raccontato di voler incontrare la futura vittima per un chiarimentoStefano Del Bello, il marito, l’estate scorsa aveva lasciato la famiglia e per circa due mesiaveva convissuto proprio con Alessandri, scrive il quotidiano di via Solferino. La loro relazione era finita quando lui aveva deciso di tornaredalla moglie. Da lì in poi non aveva più voluto sapere nulla dell’amante.

Desirée, la rivelazione di alcuni testimoni: 'Poteva essere salvata, ecco cosa hanno detto i suoi abusatori'


Di Salvatore Santoru

Desirée Mariottini avrebbe potuto essere salvata ma ciò è stato impedito dai suoi abusatori. Ciò è stato rivelato, come riportato in un articolo pubblicato sul sito web della testata giornalistica 'Il Giornale' da alcuni testimoni agli inquirenti(1).

Più specificatamente, Brian Minteh,Chima Alinno e Yousif Salia avrebbero sostenuto che era meglio che la 16enne morisse piuttosto che loro andassero in carcere.

NOTA:

(1) http://www.ilgiornale.it/news/cronache/meglio-lei-morta-che-noi-cella-cos-hanno-lasciato-morire-1593611.html

Foto: https://roma.fanpage.it

Parigi, armato di coltello uccide madre e sorella al grido di Allah Akbar. Freddato dalla polizia

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Blitz Quotidiano

Un uomo armato di coltelloha aggredito alcuni familiari a Trappes,alle porte di Parigi, uccidendo la madre e la sorella e ferito un’altra persona. Poi si trincerato in una casa gridando “Allah Akbar” (“Dio è grande” in arabo). Isisrivendica l’azione ma gli inquirenti dubitano si tratti di un attentato terroristico.
La polizia e i reparti antiterrorismo sono intervenuti e poco dopo hanno ucciso l’aggressore. Da fonti della polizia citate dalla tv pubblica France 3 si apprende che l’aggressore, schedato come islamista radicale, aveva 36 anni ed era stato già condannato per apologia di terrorismo. Gli inquirenti restano comunque prudenti sulle motivazioni dell’aggressione, e non è esclusa la pista di una lite per motivi familiari. Malgrado l’uomo abbia gridato “Allah è grande” e Isis abbia rivendicato l’azione, gli inquirenti restano molto prudenti sulle motivazioni. Secondo alcune fonti vicine all’inchiesta citate dai media, le persone aggredite sarebbero familiari dell’accoltellatore, a sua volta ucciso dai reparti speciali.
Situata a 30 chilometri ad ovest di Parigi, Trappes è un Comune povero nel ricco dipartimento di Yvelines. La metà dei suoi 30mila abitanti hanno meno di 25 anni e il tasso di disoccupazione è vicino al 20%. Il governo ha inserito il Paese nella lista delle trenta zone della “riconquista repubblicana”, cosa che implica una implementazione delle forze di polizia sul territorio.

Omicidio Varani, confermati 30 anni per Foffo: riconosciuta aggravante crudeltà

La prima Corte d’assise d’appello di Roma ha confermato 30 anni di carcere per Manuel Foffo, per l’omicidio di Luca Varani, il giovane romano massacrato a marzo del 2016. I giudici confermano la sentenza emanata dal gup Nicola Di Grazia nel febbraio 2017, riconoscendo l’aggravante della crudeltà all’accusa di omicidio volontario, ma non la premeditazione. La prima sentenza era stata pronunciata dopo il rito abbreviato, grazie al quale Foffo ottenne la riduzione di un terzo della pena (con il rito ordinario avrebbe rischiato l’ergastolo). Della morte di Varani era accusato anche Marco Pratomorto suicida in carcere il giorno prima dell’inizio del processo ordinario, nella primavera del 2017.
I giudici d’appello hanno voluto fare piena luce su questo episodio, disponendo una perizia d’ufficio per verificare se Manuel Foffo fosse capace di intendere e di volere al momento del massacro. I risultati medici sono stati chiari nel definire la luciditàdell’accusato. Il caso di omicidio scosse l’opinione pubblica sopratutto per la crudeltà con cui si svolsero i fatti: ore di sevizieche si conclusero con la morte per dissanguamento di Varani. Prato aveva poi raccontato che quella stessa notte aveva tentato il suicidio con un mix di alcool e medicine nella stanza di un albergo a piazza Bologna, dove si era fatto accompagnare dall’amico. Foffo, invece, dopo aver passato la notte nell’appartamento in cui commise l’omicidio, dormendo a pochi metri dal cadavere, confessò al padre l’omicidio e si costituì alle autorità la mattina seguente.

“Foffo non si è mai pentito della sua azione, non ha chiesto perdono. Luca è stato umiliato senza un briciolo di compassione. In questa vicenda perdono tutti, vince solo il male” hanno dichiarato i legali della famiglia della vittima.

SLOVACCHIA, la 'ndrangheta dietro l'omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata

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Di Salvatore Santoru

In Slovacchia è stato recentemente ucciso il giornalista d'inchiesta Jan Kuciak.
Il reporter d'inchiesta, ucciso insieme alla fidanzata a Bratislava, stava lavorando a un'importante inchiesta sulla corruzione politica e la crescente infiltrazione della 'ndrangheta nel paese.

Secondo quanto riportato dai media, pare che proprio la 'ndrangheta sia dietro il suo omicidio.

PER APPROFONDIRE:
https://it.blastingnews.com/cronaca/2018/03/slovacchia-lombra-della-ndrangheta-dietro-lomicidio-del-reporter-jan-kuciak-002405071.html .

Ex calciatore ucciso, fermati un uomo e una donna

Ex calciatore ucciso, fermati un uomo e una donna

http://www.liberoquotidiano.it/news/cronaca/13290827/ex-calciatore-ucciso-fermati-un-uomo-e-una-donna.html

AdnKronos

 I carabinieri del comando provinciale di Milano hanno sottoposto a fermo due persone, un uomo e una donna, ritenuti responsabili in concorso dell’omicidio e della soppressione del cadavere di Andrea La Rosa, l'ex calciatore di 35 anni di cui era stata denunciata la scomparsa il 16 novembre 2017.

Luzzara: Antonella Barbieri uccide i figli di 2 e 5 anni e tenta il suicidio. Il marito è un ex giocatore della nazionale di rugby

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Il figlioletto di cinque anni accoltellato, la sorellina di poco più di due soffocata. Antonella Barbieri, 39enne di Suzzara, nel Mantovano, ha ucciso così i suoi bambini prima di provare, senza riuscirci, a farla finita, con lo stesso coltello da cucina.
Subito dopo aver soffocato la figlia, la donna, in preda alla follia, ha trascinato l’altro figlio di 5 anni in auto e si è diretta verso Luzzara che dista pochi chilometri da Suzzara, nel Mantovano. Non conoscendo la strada, ad un certo punto la donna si è persa nella golena del Po dove l’auto si è impantanata. Qui ha accoltellato a morte l’altro figlio e ha tentato di suicidarsi con la stessa arma.
La donna è stata trovata agonizzante con il coltello da cucina piantato nella pancia a pochi centinaia di metri dal Po.
La madre è stata soccorsa e trasportata in ospedale a Reggio Emilia, dove si trova tutt’ora ricoverata. Il papà, Andrea Benatti, ex giocatore di rugby, era a lavoro.
Il corpo della bambina di 2 anni è stato ritrovato dai carabinieri nel letto matrimoniale dei genitori, sopra una coperta. Il delitto è stato scoperto solo alcune ore dopo, quando i militari sono arrivati in compagnia del padre della bimba, Andrea Benatti, originario di Viadana.
Benatti ha giocato come terza linea negli Aironi, in Celtic league, nel Viadana, con cui ha vinto lo scudetto 2002 e in Nazionale.
A dare l’allarme intorno alle 17 di giovedì 7 dicembre è stato un uomo che ha visto l’auto in sosta vicino ai laghi artificiali di cava in via Lorenzini a Luzzara. All’interno c’era la donna con una coperta addosso. Quando si è avvicinato ha notato qualcosa di sospetto e ha chiamato i carabinieri.
La madre delle due vittime è stata portata su un’ambulanza all’ospedale di Reggio Emilia, piantonata dai militari. Ferita con tagli alla pancia, non è in pericolo di vita. Era in stato di confusione. Dalle prime informazioni raccolte pare che abbia sofferto in passato di problemi psichici. Nei suoi confronti verrà emesso un provvedimento di fermo.
Casalinga originaria di Carpi (Modena), era sposata: il marito era al lavoro nel Mantovano mentre la moglie uccideva i loro figli ed è stato informato dalle forze dell’ordine di quello che lei aveva fatto.
Un pastore che stava pascolando il suo gregge a poche centinaia di metri dal Po ha notato la vettura ferma. Si è avvicinato e ha visto il piccolo corpo del bambino morto sotto una coperta. La madre, accanto a lui, sporca di sangue, con un coltello da cucina, probabilmente lo stesso utilizzato per colpire e uccidere il bambino, ancora conficcato nella pancia. L’uomo ha subito chiamato i soccorsi e sono arrivati 118, i vigili del fuoco e la polizia municipale. I carabinieri di Luzzara allora hanno cercato nei dintorni la seconda figlia della donna e, non trovandola, hanno attivato i colleghi di Suzzara, il paese del Mantovano al di là del confine, dove la famiglia abitava.
I militari sono entrati in casa e hanno trovato anche il secondo cadavere: la piccola era morta soffocata. Poi sono dovuti andare a dare l’annuncio al marito e padre delle vittime, che lavora in un’azienda di famiglia. Antonella Barbieri intanto era stata portata d’urgenza all’ospedale di Reggio Emilia, dove è ricoverata e dove i medici hanno medicato le ferite e hanno escluso pericoli per la sua vita. In serata non era ancora stato possibile sentirla formalmente, ma presumibilmente nelle prossime ore nei suoi confronti sarà adottato un provvedimento. Le indagini proseguiranno per accertare la dinamica di quello che è successo e i motivi che hanno portato la donna a compiere un gesto così tragico.

ORRORE A FINALE EMILIA, 79enne uccisa in casa per pochi soldi: fermati e identificati 3 giovani ladri di origine marocchina

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Di Salvatore Santoru

Una donna di 79 anni,Maria Ansaloni, era stata trovata morte nella sua casa il 18 settembre.
Una recentissima indagine,come riporta "Blitz Quotidiano"(1), ha appurato che la signora è stata uccisa da tre giovani di origine marocchina, tra cui un 22enne e due 19enni.

I tre erano entrati nella casa per rubare alla signora.

NOTA:

(1) http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/maria-ansaloni-finale-emilia-marocchini-2776730/

Noemi, spunta un video: ​il 17enne solo sul luogo del delitto



Di Anita Sciarra

Il 17enne accusato dell'omicidio di Noemi Durini avrebbe agito da solo.

A confermarlo ci sarebbe un video raccolto dalla telecamera di sicurezza di una villa che si affaccia lungo via Enea, il proseguimento della provinciale che da Castrignano del Capo conduce a Santa Maria Leuca, che si affaccia proprio sull’ingresso dell’uliveto dove é stato trovato il cadavere della 16enne di Specchia il 13 settembre, dieci giorni dopo la scomparsa e il delitto.
Nelle immagini, girate la notte del delitto, all’alba del 3 settembre scorso, si vede la Fiat 500 con a bordo verosimilmente i due fidanzati, arrivare sul posto e poi allontanarsi da quel terreno. La Fiat 500 è l’unica auto che si vede entrare e uscire. L’utilitaria guidata dal giovane reo confesso viene ripresa la notte dell'omicidio da tutte le telecamere posizionate lungo il tragitto percorso, fino al rientro a Montesardo di Alessano, dove vive il ragazzo, poco dopo le 7. E il 17enne compare sempre da solo.

Mondragone, guida ubriaco e investe un ciclista: morto un uomo di 44 anni

Mondragone, guida ubriaco e investe un ciclista: morto un uomo di 44 anni

Di En.Ta.
http://www.fanpage.it/

Un uomo di 44 anni è morto dopo essere stato investito da un furgone mentre era in sella alla sua bicicletta. È successo ieri a Mondragone, provincia di Caserta. Stando a quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, il conducente del camion era ubriaco e sarebbe scappato senza prestare i primi soccorsi. Il ciclista, di nazionalità bulgara, Rusey A.S. il suo nome, è stato soccorso dai medici del 118 e accompagnato con l'ambulanza in codice rosso in ospedale. I sanitari non hanno potuto fare nulla per salvarlo, troppo gravi le ferite riportate nello scontro. L'incidente è avvenuto sulla via provinciale Savone.

Continua su: http://napoli.fanpage.it/mondragone-guida-ubriaco-e-investe-un-ciclista-morto-un-uomo-di-44-anni/

INVESTÌ E UCCISE 8 CICLISTI NEL 2010 ED ERA FORSE SENZA PATENTE, ORA È LIBERO: fa discutere il caso di Chafik El Ketani

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Di Salvatore Santoru

Fa discutere il caso di Chafik El Ketani, un ragazzo che uccise otto ciclisti nel 2010 con la Mercedes che stava guidando a Lamezia Terme.
Pare che Elketani non avesse la patente e che avesse assunto diverse quantità di sostanze stupefacenti e alcool(il fratello sostenne che aveva la patente e che non era un drogato) ed in seguito venne condannato ed oggi è libero.
La scarcerazione di Elketani(un ragazzo di origine marocchina al tempo 21enne) è stata criticata, come riporta "Tgcom 24" citando un servizio di "Dalla Vostra Parte"(1), dall'unico superstite di quel tragico giorno,Gennaro, e desta rabbia ai partenti delle vittime, parenti che comunque ritengono che Elketani abbia scontato la sua pena.

In passato lo stesso Elketani aveva scritto una lettera agli stessi parenti delle vittime(2), in cui si pentiva per la tragedia ed esprimeva vicinanza al dolore agli stessi.

NOTA:

(1) http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/dalla-vostra-parte-chafik-elketani-investi-e-uccise-nel-2010-otto-ciclisti-oggi-e-libero_3095760-201702a.shtml

(2)http://magazine.excite.it/ciclisti-lamezia-terme-la-lettera-di-chafik-elketani-ai-parenti-delle-vittime-N61358.html

Roma, 50enne morto fuori dalla discoteca in zona Eur: fermati 5 buttafuori accusati di omicidio volontario

Roma, 50enne morto fuori dalla discoteca in zona Eur: fermati 5 buttafuori accusati di omicidio volontario
Cinque addetti alla sicurezza sono stati fermati per la morte di un uomo di 50 anni, trovato agonizzante nel parcheggio della discoteca San Salvador in zona Eur, nella parte sud di Roma e deceduto poco dopo. L’accusa per i buttafuori è di omicidio volontario. Stando ad una prima ricostruzione, tutto è nato per degli apprezzamenti che l’uomo ha fatto all’interno del locale nei confronti di una ragazza, da cui sarebbe scaturita una rissa.
Giuseppe Galvagno, un imprenditore originario di Catania ma residente a Roma, è stato trovato agonizzante, incosciente e con evidenti segni di una colluttazione. Rintracciato nel parcheggio della discoteca di viale dell’Oceano Atlantico, l’uomo è morto poco dopo. La scoperta è avvenuta intorno all’una e trenta circa del 3 settembre. Il 50enne è stato soccorso mentre era a terra nel parcheggio del locale dove aveva trascorso la serata insieme alla compagna, un’infermiera di un ospedale della Capitale. A dare l’allarme è stata proprio lei. Dopo averlo trovato riverso a terra nel parcheggio è stata chiamata l’ambulanza. Gli operatori del 118 hanno cercato di rianimarlo e poi lo hanno trasportato in ospedale, dove i medici non hanno potuto fare altro che constatare la morte del 50enne. L’uomo gestiva un B&B a Roma in zona San Giovanni e avrebbe compiuto 50 anni a dicembre.

India, lapidato dalla folla perché accusato di mangiava carne sacra di mucca, ma in frigo aveva del montone, dicerie diffuse in un tempio locale



Di Federica Macagnone

In un primo momento era soltanto un pettegolezzo che passava di bocca in bocca, di casa in casa. 

Ma quando le voci sono diventate più insistenti, tanto da portare a una sentenza di colpevolezza in un tempio locale, per una famiglia di Dadri, nell'Uttar Pradesh, in India, è iniziata una notte d'inferno: Mohammad Akhlaq, un contadino di 50 anni, è stato lapidato e ucciso dalla folla perché sospettato di aver conservato e consumato carne bovina. Il figlio 22enne dell'uomo, invece, è rimasto gravemente ferito durante l'attacco.







Il linciaggio è avvenuto lunedì sera in un villaggio ad appena 50 chilometri dalla capitale Delhi, dove Akhlaq viveva con la sua famiglia. «Un gruppo di oltre 100 persone ha raggiunto la nostra casa – ha raccontato Sajida, 18 anni, figlia della vittima - Ci hanno accusato di conservare e consumare carne di mucca. Hanno rotto la porta e hanno iniziato a picchiare papà e mio fratello. Poi mio padre è stato trascinato fuori di casa ed è stato lapidato con mattoni. Più tardi siamo venuti a sapere che nel tempio era stato annunciato che noi mangiavamo carne bovina. Invece quello che avevamo nel frigo era un montone. Adesso la polizia lo ha prelevato per esaminarlo».

La polizia sta indagando per capire chi ha diffuso le dicerie e, intanto, ha arrestato sei persone in connessione al linciaggio: gli agenti hanno avuto diversi scontri con alcuni abitanti del villaggio che si sono opposti alla detenzione dei presunti colpevoli. «Alcune persone del posto – ha detto l'agente Singh al quotidiano Indian Express - hanno iniziato a diffondere la voce che Akhlaq aveva carne di mucca in casa accusandolo di macellazione, conservazione e consumo di un animale sacro. Dopo di ciò hanno attaccato la sua casa».

Undici Stati in India - tra cui l'Uttar Pradesh - hanno vietato la macellazione e il consumo di mucche, vitelli, tori e buoi. Le vacche sono considerate animali sacri dagli induisti, che costituiscono l'80% del Paese, per un totale di 1,2 miliardi di persone.

FONTE:http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/ESTERI/india_lapidato_mangiava_carne_mucca_sacra_montone/notizie/1598332.shtml

Cagliari: lite tra senzatetto finisce a coltellate in Piazza Del Carmine, un morto

Piazza%20Carmine%2C%20lite%20tra%20senzatetto%20finisce%20a%20coltellate%3A%20un%20morto

http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=21428

È morto all'ospedale San Giovanni di Dio dove era stato trasportato in condizioni disperate, Carmine Miele, 48 anni, l'uomo accoltellato poco dopo le 19 in piazza del Carmine a Cagliari. Ricercato un 43enne.
I due, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, avrebbero avuto una violenta discussione mentre si trovavano in piazza. A quanto pare sia la vittima che l'aggressore gravitavano negli ambienti degli sbandati che trascorrono la notte per strada.






Miele, in particolare, già nel 1990 aveva subito un agguato ed era rimasto ferito da colpi di pistola.
La lite sarebbe subito degenerata. Il 43enne avrebbe perso il controllo colpendo il rivale con alcune coltellate al petto e al tronco. L'uomo è finito a terra, battendo la testa e perdendo i sensi. L'aggressore, invece, è fuggito. Alcune persone che si trovavano in piazza del Carmine, trafficatissima a quell'ora, hanno dato l'allarme. Sul posto è arrivata un'ambulanza del 118 e poco dopo gli agenti della squadra Volante, raccolte le testimonianze, si sono messi sulle tracce del fuggitivo.
Nel frattempo, i medici hanno tentato di rianimare Miele per venti minuti, quindi poi la corsa all'ospedale San Giovanni di Dio e il tentativo di una operazione per salvargli la vita.
Purtroppo intorno alle 20.30 il suo cuore ha smesso di battere.
Gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Luca Armeni, che hanno preso in mano il caso, ora stanno cercando di rintracciare l'assassino. 

Ammazzò a pugni una donna nelle strade di Milano:già libero senza aver fatto un giorno di cella

http://milano.repubblica.it

Di Luca Fazzo

Milano - Come l'hanno presa, i familiari di Emlou?
«È come se gliel'avessero ammazzata un'altra volta».
Fabio Belloni è il difensore dei parenti di Emlou Arvesu, lavoratrice filippina, massacrata senza un perché da un ucraino in una strada di Milano il 6 agosto 2010. 





È stato l'avvocato Belloni a dare alla famiglia la notizia arrivata pochi giorni fa: l'assassino della donna è già libero, dopo due anni e mezzo di manicomio giudiziario. Oleg Fedchenko, pugile per hobby, l'armadio umano che in viale Abruzzi scese di casa e uccise a pugni lo scricciolo di donna che era Emlou, è potuto tornare a casa, a Kiev. Per il suo delitto, ha ricevuto come punizione un buffetto. La famiglia della donna uccisa non vedrà un euro di risarcimento, «perché - spiega Belloni - lui è stato assolto, e la polizza regionale per le vittime della violenza non è più stata finanziata per mancanza di fondi. In pratica, è come se la signora Arvesu fosse stata uccisa da un meteorite».
Muratore, buttafuori, passione per la palestra e per il ring, quella mattina Fedchenko scese in strada deciso a sfogare «sulla prima donna che incontro» la rabbia per essere stato piantato dalla fidanzata. Il destino mise sulla sua strada Emlou, che aveva appena lasciato il figlio da una sorella per andare a lavorare. La picchiò fino a spaccarsi le nocche dita, e per la filippina non ci fu scampo.
Il 6 febbraio 2012, il processo: e Oleg viene assolto perché «totalmente incapace di intendere e di volere» sulla base di una perizia che lo qualifica come affetto da «schizofrenia paranoide»; il giudice Roberta Nunnari lo dichiara socialmente pericoloso e ordina che venga richiuso per almeno cinque anni in un ospedale psichiatrico giudiziario, gli ex manicomi (a loro volta recentemente aboliti).
Il tema della responsabilità penale, nel caso di delitti senza movente, è complesso, e la verifica della capacità mentale degli imputati è prevista dalla legge: ma a Oleg Fedchenko è andato tutto fin troppo bene. Dapprima perché venendo dichiarato totalmente pazzo ha schivato la condanna, a differenza di quanto accaduto in un caso assai simile, quello del ghanese Adaam Kabobo, che uccise tre passanti a picconate, dichiarato dai periti solo «parzialmente incapace», e condannato a vent'anni di carcere più tre anni di manicomio; per non parlare di Martina Levato e Alex Boettcher, i due «amanti dell'acido», dichiarati pienamente capaci, già condannati a 14 anni e in attesa di nuove condanne. Ma i medici si sono dimostrati generosi con Fedchenko anche dopo la condanna, perché - nonostante la sentenza che ordinava la sua reclusione per almeno cinque anni - dopo appena due anni e mezzo è stato dichiarato guarito e liberato. «Una vicenda incredibile in cui ai diritti delle vittime sembra non avere pensato nessuno», dice l'avvocato Belloni. «Perizie e sentenze vanno rispettate, ma garantisco che è difficile spiegare a chi ha perso una madre e una moglie che tutto è successo perché Fedchenko era malato, ma adesso sta benone e non è più pericoloso».

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/politica/ammazz-pugni-donna-casa-senza-giorno-cella-1167130.html

430mila anni fa avvenne il primo omicidio documentato della storia dell'umanità



http://www.lescienze.it/news/2015/05/29/news/primo_omicidio_storia_sima_de_los_huesos_rito_funerario-2628241/

Fu ucciso 430.000 anni fa il primo uomo la cui morte fu causata intenzionalmente da un suo simile. La prova viene dalle analisi delle lesioni di un cranio rinvenuto nel sito spagnolo di Sima de los Huesos, che non possono essere frutto di un incidente o dell'aggressione di un animale, ed è stata ottenuta utilizzando tecniche tipiche delle indagini della polizia scientifica.

Il primo caso documentato di omicidio della storia dell'umanità risale a 430.000 anni fa: vittima, uno dei primissimi abitanti dell'odierna Sierra di Atapuerca, in Spagna. Le prove vengono dall'analisi delle lesioni traumatiche di un cranio ritrovato nel sito di Sima de los Huesos, il “pozzo delle ossa”, una cavità naturale in cui sono stati scoperti i resti di almeno 28 individui risalenti al medio Pleistocene.

Il primo omicidio documentato della storia dell'umanità
Il cranio "C17" (Cortesia Javier Trueba / Madrid Scientific Films)
La presenza di lesioni nei crani dei nostri più antichi antenati è tutt'altro che rara, ma stabilire con ragionevole certezza che la causa sia stato un conflitto interpersonale è invece molto difficile. Finora, i candidati alla poco invidiabile palma di prima vittima di un omicidio erano vissuti in tempi relativamente recenti, non più di 30.000 anni fa: Shanidar 3, un uomo di Neanderthal del Kurdistan iracheno, e Sunghir 1, unH. sapiens moderno scoperto in Russia.

Uno dei crani del sito di Sima de los Huesos, il “cranio 17”, ha attirato però l'attenzione dei paleoantropologi dell'Universidad Complutense de Madrid e dell'Universidad Rovira i Virgili a Tarragona, per la singolare forma di due lesioni penetranti sull'osso frontale, sopra l'occhio sinistro, che hanno indotto Nohemi Sala e colleghi – firmatari di un articolo su “PLoS One” - a un'esame più attento del reperto.

Ricorrendo alle tecniche usate dalla polizia scientifica - dall'analisi del contorno delle lesioni fino alla ricostruzione della traiettoria dell'oggetto contundente - gli autori dello studio hanno stabilito anzitutto che le fratture sono avvenute proprio in concomitanza con la morte, e che ne sono state la causa: non presentano infatti alcun segno di processi di riparazione, neppure iniziale, e non hanno le caratteristiche delle lesioniavvenute post mortem.

L'assenza di qualsiasi abrasione riconducibile a denti sulle ossa e sui margini delle lesioni esclude inoltre che la vittima sia stata oggetto delle attenzioni di qualche carnivoro, né prima né dopo il decesso. E secondo Sala e colleghi si può anche escludere che le fratture siano state prodotte da una caduta: sembrano invece prodotte da due diversi impatti di uno stesso oggetto dalla superficie levigata, che ha raggiunto il cranio con due traiettorie leggermente differenti.

Inoltre il fatto che i colpi siano stati due, entrambi abbastanza violenti da sfondare un osso molto robusto, fa escludere che si sia trattato di un incidente; quindi, l'autore del gesto aveva l'intenzione di uccidere.

Il primo omicidio documentato della storia dell'umanità
Lo studio delle traiettorie d'impatto. (Cortesia Sala et al./PLoS One)
Infine, scrivono gli autori, la localizzazione delle lesioni appena a sinistra della linea mediana del cranio, “è coerente con lo schema generale documentato per gli esseri umani recenti: la maggior parte delle persone [colpite frontalmente da un oggetto contundente] presenta lesioni sul lato sinistro del cranio, fatto che riflette la dominanza della mano destra in un conflitto faccia a faccia”. E aggiungono: “E' interessante notare che diversi indizi suggeriscono che gli antichi abitanti di Sima de los Huesos fossero destrimani”.

La scoperta di questo antico omicidio ha anche un'altra implicazione: dato che la vittima non può essere stata uccisa nel luogo in cui è stata ritrovata – una caverna in fondo a uno stretto pozzo a strapiombo di 13 metri – la sua salma deve esservi stata gettata da altri uomini. E questo potrebbe fare del sito anche la più antica prova di un comportamento funerario, sia pur minimale.

Il mistero dell'omicidio di John Lennon

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Di James McConnachie e Robert Tudge *

Non c'è mai stato mistero su chi sparò i quattro colpi alla schiena di John Lennon, davanti al Dakota Building di New York, l'8 dicembre 1980.
In effetti, mentre l'ex Beatle giaceva morente tra le braccia della moglie Yoko Ono, l'uomo con la pistola, Mark David Chapman, abbandonò la posizione di sparo in stile militare e, invece di scappare, si mise a leggere " Il giovane Holden ".Un testimone gli chiese se si rendeva conto di quello che aveva fatto."Ho appena sparato a John Lennon", rispose Chapman, che era arrivato in aereo dalle Hawaii, con la pistola, con quell'unico scopo.Qualche mese dopo Chapman, ritenuto ufficialmente un "fan turbato", mosso da una sua motivazione globale, da perdente, di "desiderio di attenzione", si dichiarò colpevole e fu condannato alla reclusione ( da vent'anni di ergastolo ).A quanto pare, Lennon fu trucidato da un folle solitario. Ma lo era davvero ?



Chapman, la CIA e  il programma MK ULTRA

Una teoria avanzata da Fenton Bresler in Who Killed John Lennon ?, e appoggiata dalla giornalista radiofonica Mae Brussell, ipotizzò che la follia di Chapman nascesse dal fatto che si trattava di un assassino della CIA cui era stato fatto il lavaggio del cervello, istigato a uccidere Lennon da elementi del governo statunitense.



I due sostengono che Chapman, mentre svolgeva un incarico di consulente per l'infanzia nei campi profughi della World Vision dal Laos a Beirut, finì nelle grinfie proprio di quel tipo di agenti sotto copertura che si aspetta di trovare in queste zone di guerra, cioè la CIA.
Il soggiorno di Chapman a Beirut coincise con la presenza di squadre di sicari della CIA, mentre nel 1976 lo si vide alle Haiwaii, in un centro per agenti segreti della CIA e delle forze speciali, dove disagi mentali e ospedalizzazione lo portarono a cambiare diversi lavori.Si ipotizza che durante questo periodo la CIA ipnotizzò e drogò Chapman nell'ambito del programma MK-ULTRA, secondo quanto rivelato al Senato nel 1975, con tanto di lavaggio del cervello per fargli uccidere Lennon.



Sebbene Chapman fosse da ricoverare in manicomio, nessuna scartoffia gli impedì di comprare una pistola e nessun metal detector lo fermò quando la portò sulla terraferma.Non si sa come, questo apatico folle nell'ottobre del 1980 disponeva di abbastanza soldi per andare in Svizzera e in Georgia, e dalle Haiwaii a New York e ritorno, per quella che fu una spedizione killer fallita in cui riuscì a resistere al "padrone interiore".In dicembre, però, gli si arrese e uccise Lennon.

Alcuni (ipotetici*) motivi per cui il governo statunitense lo voleva morto

Allora, perchè il governo statunitense avrebbe voluto vedere morto un cantante come Lennon?
Perchè John Lennon era molto di più.Era un attivista senza peli sulla lingua, che manifestava contro la guerra in Vietnam, marciava per l'IRA e per la CND(campagna per il disarmo nucleare) e appoggiava gli operai dei cantieri navali in sciopero.Per il governo Nixon, chi era contro la guerra era contro l'amministrazione presidenziale.E Lennon, con ogni probabilità in grado di "far uscire allo scoperto un milione di manifestanti contro la guerra in qualunque città nel giro di 24 ore", era una grave minaccia per la capacità di mobilitazione alla guerra da parte dell'amministrazione Nixon.Il capo dell'FBI J.Edgar Hoover scrisse sul dossier di Lennon : "TUTTI GLI ESTREMISTI SONO DA CONSIDERARSI PERICOLOSI".



I federali misero sotto controllo il telefono di Lennon e lo pedinarono ovunque.Nel 1972 Lennon dichiarò: "Se succede qualcosa a Yoko e a me, non sarà un incidente".

Alcune inquietanti "coincidenze" nelle sue canzoni

Secondo un portavoce della casa discografica di Lennon, la Parlophone, alcune canzoni di Lennon contengono indizi "inquietanti" che ne facevano presagire la morte.Qualcuno ha voluto trovare un significato in tal senso nell'edizione USA del "Magical Mystery Tour" dei Beatles, su cui si vedeva una foto di Lennon accanto a un cartello su cui era scritto: "The best way to go is by M E DC", le iniziali di Chapman.



Il testo di Helter Skelter dei Beatles ispirò in qualche modo Charles Manson(nella foto insieme ad altri componenti della "The Family", la comune hippy da lui fondata, nel loro "stabilimento" a Spahn Ranch )  quando assassinò brutalmente Sharon Tate, che era incinta, il cui marito, il regista Roman Polanski, due anni prima aveva girato il film Rosemary's Baby sulla nascita dell'Anticristo proprio nel Dakota Building di New York!.




Ancor più inquietante quanto dichiarò la CNN nel 2000, cioè che Lennon a quanto pare aveva previsto la propria morte nella canzone del 1980 Help Me to Help Myself: "L'angelo della distruzione continua a braccarmi". e "Oh Signore, aiutami".



James McConnachie e Robert Tudge-Complotti e Cospirazioni(Tutto potrebbe essere falso, ma anche vero)  Antonio Valardi Editore (2007), pp 72-73-74-76.


*"Ipotetici"aggiunta del blog.

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