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L’estate è finita - di Emily Dickinson

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L’estate è finita 

Più miti sono ora le mattine,
le noci si colorano di scuro;
più rotonda è la guancia delle bacche,
la rosa ha lasciato la città.

L’acero sfoggia sciarpe più festose,
ed il prato si veste di scarlatto -
Per paura di essere fuori moda,
voglio mettermi un ciondolo. 

Emily Dickinson 

FONTE: https://websulblog.blogspot.it/2017/09/lestate-e-finita-di-emily-dickinson.html

LIBRO: Riflettendo sul Tempo, Raccolta di Poesie Consapevoli



Di Salvatore Santoru

La tematica del tempo è una delle più sentite da parte degli esseri umani ed è da sempre oggetto di riflessione filosofica,letteraria e spirituale.



In questo brevissimo ebook sono riportate delle brevi poesie incentrate su tale tematica.

https://www.amazon.it/Riflettendo-sul-Tempo-Raccolta-Consapevoli-ebook/dp/B074CHH2KY/ref=sr_1_4?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1502810210&sr=1-4

POESIA-RISORGERE


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Le ceneri non saranno per sempre
Non saranno per sempre gli echi disperati
Non saranno per sempre gli umori aflitti
non saranno per sempre le urla disperate

La Speranza è l'ultima a morire
Si dice,e come detto vuole
così in terra come in cielo
qualcosa si muove
e sorge
come la rugiada al mattino
e l'aurora delle prime ore

Risorgere
è l'imperativo
individuale e collettivo

Salvatore Santoru
https://informazioneconsapevole.blogspot.it/

POESIA-IL MOMENTO

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Un preciso istante in un'attimo fugace
Una goccia in mezzo all'oceano
Una rugiada che sorge in una mattinata d'estate

Il Tempo che si ferma e si afferma
Il Tempo del Momento, quel preciso istante in tutto trova
Un Senso.

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Salvatore Santoru(pubblicata anche su http://poesiaconsapevole.blogspot.it/2017/02/il-momento.html)

POESIA-RICORDI(QUANDO TI GUARDI INDIETRO)

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Quando ti guardi indietro e scorgi quel momento
Tutto rivive come se fosse pienamente espresso
Qui ed ora
Quando ti guardi indietro e ti ritrovi in quel momento
Quando ti guardi indietro e rivivi quell'attimo come se
Fosse adesso e non ti sembra di essere più indietro

Quando ti guardi indietro e scorgi quel momento
Ricordi e diventi conscio di aver vissuto tutto quel tempo addietro.

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Salvatore Santoru(pubblicata anche su http://poesiaconsapevole.blogspot.it/2017/02/ricordiquando-ti-guardi-indietro.html)

POESIA-LA MALINCONIA

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Veloce come il vento,
forte come la tempesta
Cosi' E' La Malinconia

Malinconia,La Malinconia ti porta via,
ti porta via dall'attuale via,
ti porta via verso un'altra via,
verso un miraggio trovato in una strada 
sfuggente, che più appare vicino
la sua presenza meno si sente.

Salvatore Santoru

La coerenza di Libertà-poesia di Paola Insui

Di Paola Insui
“La coerenza di libertà” Nella libertà e per la libertà di autentica e reale Libertà.
Libertà interiore
Che vive e si manifesta
Che vive e si proietta
Verso sentieri
Che percorre
Di vivo colore
Di note e di musica
Di vera essenza
Essenza preziosa e contenuti austeri.
Radicale e basilare Libertà
Libertà alla base, come fondamenta e radici, elevazione e crescita, in Libertà autentica.
Le stagioni dell’arcobaleno
Dai raggi multicolori
Tra sole pioggia cielo e terra.
Danzando Nell’aria
Mutabile Immutabile Tempo delle stagioni dell’arcobaleno.
Pace per sempre
Libertà senza fine.

Alessandro Baricco-La sera



"La sera, come tutte le sere, venne la sera. Non c’è niente da fare: quella è una cosa che non guarda in faccia nessuno.
Succede e basta.







Non importa che razza di giorno arriva a spegnere. Magari è stato un giorno eccezionale, ma non cambia nulla. Arriva e lo spegne."


VISTO SU http://websulblog.blogspot.it/2015/10/la-sera.html

Alì dagli occhi azzurri:la "profetica" poesia di Pasolini sull'emergenza migranti



Alì dagli Occhi Azzurri 
uno dei tanti figli di figli, 
scenderà da Algeri, su navi 
a vela e a remi. Saranno 
con lui migliaia di uomini 
coi corpicini e gli occhi 
di poveri cani dei padri
sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sè i bambini, 
e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua. 










Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
Sbarcheranno a Crotone o a Palmi, 
a milioni, vestiti di stracci 
asiatici, e di camicie americane. 
Subito i Calabresi diranno, 
come da malandrini a malandrini:
«Ecco i vecchi fratelli, 
coi figli e il pane e formaggio!»
Da Crotone o Palmi saliranno 
a Napoli, e da lì a Barcellona, 
a Salonicco e a Marsiglia, 
nelle Città della Malavita. 
Anime e angeli, topi e pidocchi, 
col germe della Storia Antica 
voleranno davanti alle willaye.


Essi sempre umili 
Essi sempre deboli 
essi sempre timidi 
essi sempre infimi 
essi sempre colpevoli 
essi sempre sudditi 
essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, 
essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi 
in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
essi che si costruirono 
leggi fuori dalla legge, 
essi che si adattarono 
a un mondo sotto il mondo 
essi che credettero 
in un Dio servo di Dio, 
essi che cantavano 
ai massacri dei re, 
essi che ballavano 
alle guerre borghesi, 
essi che pregavano 
alle lotte operaie ...

… deponendo l’onestà 
delle religioni contadine, 
dimenticando l’onore 
della malavita, 
tradendo il candore 
dei popoli barbari, 
dietro ai loro Alì
dagli Occhi Azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere – 
usciranno dal fondo del mare per aggredire - scenderanno 
dall’alto del cielo per derubare - e prima di giungere a Parigi
per insegnare la gioia di vivere, 
prima di giungere a Londra 
per insegnare a essere liberi, 
prima di giungere a New York, 
per insegnare come si è fratelli
- distruggeranno Roma 
e sulle sue rovine 
deporranno il germe 
della Storia Antica. 
Poi col Papa e ogni sacramento 
andranno su come zingari 
verso nord-ovest
con le bandiere rosse 
di Trotzky al vento ...

Il Pensiero Positivo secondo Bruce Lee (VIDEO)



Una delle poesie preferite di Bruce Lee, che elogia il potere del pensiero positivo per affrontare le avversità:
Se pensi di essere sconfitto, lo sei.
Se pensi di non osare, non lo farai.
Se vuoi vincere, ma pensi che non ce la farai,
è quasi certo che non vincerai.
Se pensi che perderai, sei perso.








Perché fuori nel mondo capiamo che
il successo COMINCIA con la VOLONTA' dell'individuo.
Tutto dipende dallo stato mentale.
Se pensi di essere un perdente, lo sei.
Per crescere hai bisogno di pensare in grande.
Hai bisogno di essere sicuro di te stesso per poter
vincere un premio.
La battaglia della vita non è sempre a favore
dell'uomo più forte o più veloce.
Ma prima o poi
chi vince è colui
CHE SA DI POTERCELA FARE!

BRUCE LEE







FONTE:http://www.facebook.com/pages/Pietro-Piccolo-Drago/317355138308066

VIDEO ORIGINARIAMENTE PUBBLICATO QUA: https://www.youtube.com/watch?v=TT33MnbFl90

ACCOUNT YOUTUBE:pietrojeetkunedo


MUSICA:Enya-Boadicea

Il paradosso del nostro tempo


Di George Carlin 
Il paradosso del nostro tempo nella storia è che
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.

Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, e ancor più problemi,
più medicine, ma meno benessere.

Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco
e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna,
ma non riusciamo ad attraversare la strada
per incontrare un nuovo vicino di casa.

Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.

Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori. Abbiamo pulito
l'aria, ma inquinato l'anima. Abbiamo dominato l'atomo, ma non i
pregiudizi.

Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni, per
produrre
più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.

Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere
relazioni.

Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e
getta, della moralità a perdere, delle relazioni di una notte, dei
corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all'ucciderti.

E' un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina
e niente in magazzino.
Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa
lettera, e in cui puoi scegliere di condividere queste
considerazioni con altri, o di cancellarle.

Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora, perchè
non saranno con te per sempre.
Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno
che ti guarda dal basso in soggezione,
perchè quella piccola persona presto crescerà
e lascerà il tuo fianco.

Ricordati di dare un caloroso abbraccio
alla persona che ti sta a fianco,
perchè è l'unico tesoro che puoi dare con il cuore
e non costa nulla.
Ricordati di dire "vi amo" ai tuoi cari, ma soprattutto
pensalo.

Un bacio e un abbraccio possono curare ferite
che vengono dal profondo dell'anima.

Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti,
perchè un giorno quella persona non sarà più lì.

Dedica tempo all'amore, dedica tempo alla conversazione, e
dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente.

E RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.




Ripreso da http://patriadelribelle.blogspot.it/2014/06/il-paradosso-del-nostro-tempo-di-george.html

Ladri di democrazia


Di Carlo Cornaglia
Monti esordì con una gran bugia:
“Non è il governo dei poteri forti!”
Anche se  Giorgio fu a farlo messia
nonché l’Europa a dargli i suoi supporti.

Per non citar le banche e i finanzieri
che, del rogo infernal primo motivo,
hanno visto arruolare fra i pompieri
chi fu nell’innescarlo molto attivo.

Han spento il fuoco grazie ai poveretti,
lavorator, precari, pensionati,
ma dei ricchi coi capital protetti
i tecnici si son dimenticati.

Così come di preti e casta infame
che han salvato i vantaggi ed i dané
senza soffrir del minimo gravame.
Mentre il Pd, il partito che non c’è,

non ha fatto mancare il suo sostegno
al governo che ha fatto del welfare
e dei diritti uno sterminio indegno,
salvando corruzione e malaffar.

Ciononostante il prode bocconiano
ha lamentato di subir dei torti
esclamando da tecno-sacrestano:
“Ci hanno lasciato, ahimè i poteri forti!”

Anche se Confindustria, Ue, finanza,
Caltagiron Casini, Madre Chiesa,
banche, giornali d’ogni militanza
nonché mezzo Pd han la pretesa

di un Monti bis che porti a salvamento
un povero paese disgraziato
che rischia di tornare in un momento
nell’inferno dal quale fu salvato.

Se chiedi a Monti lui risponde pronto:
“Il mio impegno finisce a primavera
visto che dopo le elezioni smonto…”,
aggiungendo in ipocrita maniera:

“La fatica da far sarà ancor molta
e l’Europa mi sembra preoccupata
che dai politici venga stravolta
delle riforme la mia lenzuolata.

Ma una volta finito il mio lavoro
difenderò le azion del mio governo…!”
Pur per Napolitan Monti è un tesoro
e sta brigando perché resti eterno.

Di Giorgio le istruzion lascian di stucco:
“Nel cambiare la legge elettorale
deve essere studiato qualche trucco
che ci conduca a un equilibrio tale

che possa governar soltanto Monti!”
Già tutto quanto ci han portato via
ed all’ultimo furto siamo pronti:
farci scippare la democrazia.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/16/ladri-di-democrazia/353982/

Gunther Grass:lo stato d' Israele con le sue armi nucleari è un pericolo per la pace mondiale


(A seguire " Quello che deve essere detto" di Gunter Grass)
Torna a far parlare di sé Gunter Grass, scrittore tedesco, premio Nobel nel 1999, con la pubblicazione della poesia “Quello che bisogna dire” sul quotidiano Sueddeutsche Zeitung.
L’autore del ‘Tamburo di latta’ si chiede “Perché’ dico solo ora, invecchiato e con il mio ultimo inchiostro: la potenza atomica Israele sta mettendo in pericolo la pace mondiale gia’ fragile?”. Per Grass, gli ”incomparabili” crimini nazisti contro gli ebrei e la paura di essere accusato di antisemitismo lo hanno inibito dal criticare apertamente lo Stato di Israele. ”Lo ammetto – conclude lo scrittore -, non resterò piu’ in silenzio, perché sono stanco dell’ipocrisia dell’Occidente”.
La poesia è però andata incontro alle violente critiche dell’ambasciatore israeliano a Berlino, Emmanuel Nahshon: “Appartiene alla tradizione europea il fatto di accusare gli ebrei di omicidi rituali prima delle celebrazioni pasquali, Israele è’il solo Stato nel mondo il cui diritto a esistere è messo in dubbio”.
Da E-il Mensile

"Quello che deve essere detto"
Di Gunter Grass

Perché taccio, passo sotto silenzio troppo a lungo
quanto è palese e si è praticato
in giochi di guerra alla fine dei quali, da sopravvissuti,
noi siamo tutt´al più le note a margine.
E´ l´affermato diritto al decisivo attacco preventivo
che potrebbe cancellare il popolo iraniano
soggiogato da un fanfarone e spinto al giubilo organizzato,
perché nella sfera di sua competenza si presume
la costruzione di un´atomica.
E allora perché mi proibisco
di chiamare per nome l´altro paese,
in cui da anni - anche se coperto da segreto -
si dispone di un crescente potenziale nucleare,
però fuori controllo, perché inaccessibile
a qualsiasi ispezione?
Il silenzio di tutti su questo stato di cose,
a cui si è assoggettato il mio silenzio,
lo sento come opprimente menzogna
e inibizione che prospetta punizioni
appena non se ne tenga conto;
il verdetto «antisemitismo» è d´uso corrente.
Ora però, poiché dal mio paese,
di volta in volta toccato da crimini esclusivi
che non hanno paragone e costretto a giustificarsi,
di nuovo e per puri scopi commerciali, anche se
con lingua svelta la si dichiara «riparazione»,
dovrebbe essere consegnato a Israele
un altro sommergibile, la cui specialità
consiste nel poter dirigere annientanti testate là dove
l´esistenza di un´unica bomba atomica non è provata
ma vuol essere di forza probatoria come spauracchio,
dico quello che deve essere detto.
Perché ho taciuto finora?
Perché pensavo che la mia origine,
gravata da una macchia incancellabile,
impedisse di aspettarsi questo dato di fatto
come verità dichiarata dallo Stato d´Israele
al quale sono e voglio restare legato
Perché dico solo adesso,
da vecchio e con l´ultimo inchiostro:
La potenza nucleare di Israele minaccia
la così fragile pace mondiale?
Perché deve essere detto
quello che già domani potrebbe essere troppo tardi;
anche perché noi - come tedeschi con sufficienti colpe a carico -
potremmo diventare fornitori di un crimine
prevedibile, e nessuna delle solite scuse
cancellerebbe la nostra complicità.
E lo ammetto: non taccio più
perché dell´ipocrisia dell´Occidente
ne ho fin sopra i capelli; perché è auspicabile
che molti vogliano affrancarsi dal silenzio,
esortino alla rinuncia il promotore
del pericolo riconoscibile e
altrettanto insistano perché
un controllo libero e permanente
del potenziale atomico israeliano
e delle installazioni nucleari iraniane
sia consentito dai governi di entrambi i paesi
tramite un´istanza internazionale.
Solo così per tutti, israeliani e palestinesi,
e più ancora, per tutti gli uomini che vivono
ostilmente fianco a fianco in quella
regione occupata dalla follia ci sarà una via d´uscita,
e in fin dei conti anche per noi.

La recessione, di Pier Paolo Pasolini

Di Debora Billi
Il genio visionario di Pier Paolo Pasolini ci raccontava, dal lontano 1974, gli anni che oggi abbiamo davanti. Con inaspettata precisione, e ineguagliata poesia.
pasolini_0.jpg
Tante le Cassandre che affollano questi anni difficili. Tanti, che hanno inascoltati chiesto una decrescita "felice" prima che fossimo costretti a quella infelice. Tanti che hanno avvisato, poi salutati come menagrami, complottisti, fantasiosi, chiacchieroni da tastiera.
Una, la grande Cassandra italiana, ci aveva raccontato i nostri anni molto prima che li vivessimo, molto prima che persino li pensassimo. Pier Paolo Pasolini. Che, incredibile a dirsi, ci ha descritto anche i tempi che dobbiamo ancora vedere. Nel 1974. Una poesia che è una fotografia impietosa del nostro futuro, dal nome amaro, La Recessione.
Rivedremo calzoni coi rattoppi
rossi tramonti sui borghi
vuoti di macchine
pieni di povera gente che sarà tornata da Torino o dalla Germania
I vecchi saranno padroni dei loro muretti come poltrone di senatori
e i bambini sapranno che la minestra è poca e che cosa significa un pezzo di pane
E la sera sarà più nera della fine del mondo e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
e forse qualche giovane tra quei pochi tornati al nido tirerà fuori un mandolino
L'aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno ogni tanto come in un sogno
E città grandi come mondi saranno piene di gente che va a piedi
con i vestiti grigi
e dentro gli occhi una domanda che non è di soldi ma è solo d'amore
soltanto d'amore
Le piccole fabbriche sul più bello di un prato verde
nella curva di un fiume
nel cuore di un vecchio bosco di querce
crolleranno un poco per sera
muretto per muretto
lamiera per lamiera
E gli antichi palazzi
saranno come montagne di pietra
soli e chiusi com'erano una volta
E la sera sarà più nera della fine del mondo
e di notte sentiremmo i grilli o i tuoni
L'aria saprà di stracci bagnati
tutto sarà lontano
treni e corriere passeranno
ogni tanto come in un sogno
E i banditi avranno il viso di una volta
con i capelli corti sul collo
e gli occhi di loro madre pieni del nero delle notti di luna
e saranno armati solo di un coltello
Lo zoccolo del cavallo toccherà la terra leggero come una farfalla
e ricorderà ciò che è stato il silenzio il mondo
e ciò che sarà.
Pier Paolo Pasolini
(Dedicato a R.)

Da Crisis

A chi si ribella





Di Walter Giordano

A chi si ribella.
A chi sa che fra un po’ dentro la scatola dei diritti non ci sarà più niente.
A chi paga tasse che non bastano mai, perché gli evasori sono troppi e se la ridono.
A chi è salito sui tetti, perché per terra non lo cagava più nessuno.
A chi si oppone ai marchionni, casual di fuori e gerarchi dentro, che pretendono servi muti e striscianti.
A chi non vuole più altre ‘grandi opere’ perché gli bastano quelle già fatte: grandi solo di corruzione, scempio e debiti che lasciano a chi verrà.
A chi ha osato alzare la testa contro una dirigenza arrogante protetta da divise e lacrimogeni.
A chi pretende un orizzonte certo e invece la Gelmini gli propone solo un precariato surrogato.
A chi è stanco di raccogliere pomodori al prezzo degli schiavi,
A chi vuol smettere di stare in dieci in una casa per due.
A chi non sopporta più di aver paura di camorristi, polizia e ronde.
A chi inoltre è anche donna e quindi per lei tutto è anche peggio.
A chi non accetta di far carriera come ruffiano o puttana, o le due insieme che è ancora meglio.
A chi è incazzato perché ogni giorno gli rubano un po’ di vita e quindi, volendo, dovrebbe poter capire noi:
quelli a cui negano tutto.
Con la complicità passiva di una massa narcotizzata dalla TV e che non ammette di trovarsi già con un piede nel mattatoio dei vinti,
vi state avvicinando alla nostra normale condizione di vita.
Il secondino ogni giorno vi accorcia la catena,
riducendo la lunghezza che aveva ieri.
Di questo siamo esperti: a noi i diritti li hanno negati migliaia di anni fa e non ce li hanno mai più restituiti.
Da allora, complici le religioni, ripetono che non li abbiamo mai avuti,
che siamo a completa disposizione del genere umano.
Da allora viviamo sopraffatti, bastonati dai ricchi e dai poveri, dai generali e dai soldati.
Rappresentiamo l’allenamento umano alla repressione,
la forma primitiva di sfruttamento resa poi ‘normale’ da secoli di ripetizione.
Per migliaia di anni l’uomo ci ha massacrato per farsi la guerra,
ci ha frustato affinché trainassimo il suo progresso fasullo e ora continua a pagare il conto ammazzandoci.
Mentre giustamente urlate contro chi recinta il vostro futuro col filo spinato,
pensate ai miliardi di noi, bestie internate, che urlano e nessuno le vuol sentire.
Allo sfruttamento assoluto dei più deboli di tutti.
Non dimenticatevi dei senza tutto,
senza voce, senza sindacati, senza bandiere, fecondati a forza, costretti a nascere, a crescere orfani, castrati, sbeccati, ingabbiati, munti, spiumati, incatenati, venduti ed infine spellati e fatti a pezzi.
Per voi la prigione arriva dopo un processo, magari un processo che fa schifo,
ma per noi l’ergastolo arriva subito, senza appello, appena nati.
Per voi la pena di morte non c’è, nemmeno per chi brucia operai o fotte bambini e poi li sotterra: per noi esiste in tutti i paesi, anche nei più civili.
Per voi l’aspettativa di vita è tale da mettere in discussione le pensioni: per noi la vita normalmente è ridotta a un decimo e per come ci trattano gli allevatori è meglio così.
Su di voi le terapie si accaniscono anche quando siete ridotti a larve: a noi ci ammazzano giovanissimi e in piena salute.
Per voi lavorare può essere anche pericoloso: per noi è sempre fatale.
Per voi le morti sul lavoro sono una vergognosa percentuale che deve essere ridotta: a noi ci ammazzano tutti.
Per noi il lavoro è morire.
Quando urlate a chi vi rinchiude o vi bastona:
‘Non siamo animali, non potete trattarci così’, implicitamente ammettete che possano farlo a noi, consci che sfruttamento e prigione sono esercizi esclusivamente umani.
Nessuna bestia pianifica la nascita, la reclusione e la morte di un’altra specie.
E tutto ciò avviene non per questione di vita o di morte, di chi ci mangia o ci strappa la pelliccia, ma per il lucro cospicuo di chi alleva e commercia, e per il gusto o la vanità di chi compra.
E, paradossalmente, tutto avviene anche col contributo di quegli oppressi che, preoccupati esclusivamente della propria difesa, contestano gli oppressori continuando, tranquilli e con cieca incoerenza, a divorare altri oppressi ridotti in polpette.
Siamo condannati a morte per il disinteresse globale di padroni e servi e per soddisfare lucro e palato.
E per ingrassare l’attitudine al non pensare.
Forse non ve ne rendete conto, ma noi, da sempre, vi siamo molto vicini.
Se aprite il vostro frigorifero noi siamo lì, nell’unico posto in cui troviamo pace.

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