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Migranti, archiviata inchiesta su Open Arms a Catania: “Nessuna prova contatti ong-scafisti”. Equipaggio: “Vicini a verità”



“Non ci sono prove di contatti tra ong e scafisti“. Il gip di Catania ha accolto la richiesta della Procura, avanzata proprio dello stesso pm, Carmelo Zuccaro, titolare delle indagini, di archiviare l’inchiesta aperta nei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della nave della ong spagnola ProActiva Open Arms. Erano indagati per associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina per lo sbarco a Pozzallo(Ragusa), nel marzo 2018, di 218 migranti soccorsi al largo della Libia.
“Siamo felici di apprendere che un ulteriore passo verso la verità è stato fatto, ribadiamo di aver sempre operato nel rispetto delle Convenzioni internazionali e del Diritto del mare e che continueremo a farlo mossi da un unico obiettivo: difendere la vita e i diritti delle persone più vulnerabili”, hanno detto i responsabili di ProActiva Open Arms ricevuta la notizia. Poi hanno aggiunto di essere “fiduciosi che le evidenze giudiziarie che stanno emergendo in questi ultimi mesi potranno costituire un argine verso le scellerate scelte della politica europea e sapranno ricostruire con chiarezza una tragica pagina storica, quella delle migliaia di vite annegate nel Mediterraneo Centrale e del silenzio dell’Europa”.

Resta pendente alla Procura di Ragusa il fascicolo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenza privata. È stato il presidente dell’ufficio del gip di Catania, Nunzio Sarpietro, a disporre l’archiviazione del fascicolo. Nella sua richiesta la Procura distrettuale ha sottolineato che lo sviluppo delle indagini, compresi gli accertamenti su cellulari, non ha permesso di trovare riscontri per contestare il reato di associazione per delinquere in un eventuale processo penale. Era stato lo stesso Sarpietro che, nel convalidare il fermo della nave della ong, aveva ritenuto non sussistente il reato di associazione per delinquere e disposto il trasferimento degli atti per competenza a Ragusa per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e violenza privata. Reati per cui la Procura ha, nel dicembre scorso, emesso un avviso di conclusione indagine dei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della Open Arms, indicando come parte lesa il ministero dell’Interno.
L’inchiesta a Catania era stata coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo Andrea Bonomo che disposero il sequestro della nave perché, sosteneva l’accusa, “l’obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente”. Veniva contestato a Open Arms il “rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica” e che, “nonostante la vicinanza con l’isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione”.

L’ong si è sempre difesa sostenendo di avere agito “in stato di necessità per salvare vite umane”. Il sequestro della nave fu convalidato dal gip di Catania, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il fascicolo, per competenza, fu trasferito alla Procura di Ragusa che reiterò la richiesta di sequestro della Open Arms, rigettata il 16 aprile 2018 dal gip Giovanni Giampiccolo.

Cambiano i porti di partenza. Ecco le nuove rotte degli scafisti


Di Mauro Indelicato
È la Castelverde fondata dagli italiani nel 1938 come piccolo borgo ad est di Tripoli ed affacciato sul Mediterraneo. Una zona, come gran parte delle coste tripoline, caratterizzata da zone agricole e di campagna che sembrano fare da confine tra il mare ed il deserto. Oggi Castelverde è nota con il suo nome arabo, ossia Gasr Garabulli. Poco meno di quarantamila abitanti ed una posizione strategica essendo sia vicina a Tripoli ma anche, allo stesso tempo, ben assiepata lungo il tratto della litoranea via Balbea che collega la capitale con Misurata. Ed il suo nome purtroppo, in questi giorni torna ad essere accostato alle tragedie sul Mediterraneo

Si torna a partire da Garabulli

Gli ultimi naufragi occorsi a largo della Libia, vedono coinvolte imbarcazioni partite proprio da Garabulli. Una circostanza che sorprende e che rappresenta una novità, almeno in parte. Anche nelle recenti operazioni svolte in Italia e che vedono coinvolti scafisti operanti lungo la rotta libica, ad emergere maggiormente come porto di partenza è quello di Sabrata e delle zone limitrofe. Si tratta di territori molto difficili, dove il potere di alcuni clan che organizzano e gestiscono il traffico di esseri umani è molto forte. Questo territorio si trova ad ovest di Tripoli, non lontano dal confine tunisino. Quasi una terra di nessuno, dove non a caso nel 2015 emergono i primi focolai dell’Isis in Libia. A fare il resto sono gli scontri, le faide tra i vari gruppi che si arricchiscono con il fenomeno migratorio, le vere e proprie battaglie tra milizie legate alla cabina di regia anti Isis ed il clan degli Anas al Dabbashiquello che prima dell’estate 2017 appare più legato agli affari derivanti dal traffico di esseri umani. Quest’ultimo clan avrebbe anche ricevuto, come testimonierebbero i reportage della Reuters e dell’Associated Press, una parte dei soldi che Roma storna verso Tripoli per bloccare i barconi nel piano elaborato nell’estate 2017. All’epoca a Palazzo Chigi siede Paolo Gentiloni, il suo governo si rende conto di dover ridimensionare i numeri degli approdi dalla Libia ed il ministro Marco Minniti elabora il piano sopra citato.
Gli occhi dunque, come si vede, sono da sempre puntati verso questa parte della Tripolitania quando si parla di contrasto all’immigrazione. Ma per la verità, anche Garabulli risulta avere un’economia sommersa molto fiorente legata al traffico di esseri umani provenienti dall’Africa sub sahariana. Nel febbraio 2018 la giornalista italiana Francesca Mannocchi è tra le prime a descrivere la situazione che si vive a Garabulli, grazie ad un reportage scritto per il sito The New Araby. “Metà della popolazione è impegnata nelle attività del traffico di migranti”, dichiara in quel reportage Ibrahim, scafista di 32 anni. Emerge una realtà dove la mancanza di lavoro e prospettive determinata dalla situazione di guerra latente e dall’assenza di vere e proprie istituzionali statali, determina un sempre più costante impegno della cittadinanza nell’unica vera attuale fonte di reddito, ossia per l’appunto le partenze di migranti verso l’Italia. Un fenomeno passato a volte inosservato per via della maggiore importanza, come detto, riservata in tal senso a quanto avviene a Sabrata. Ma che adesso, alle luce dei nuovi naufragi, sembra esserci accentuato. 

Perché si parte da Garabulli

Come detto, Garabulli si trova ad est di Tripoli. Mentre Sabrata non è lontana dal confine tunisino, questo centro coloniale fondato dagli italiani non è esente dall’influenza esercitata su questo territorio dalla città Stato di Misurata. Ed in questa città al momento è epicentro dell’ultimo stallo che coinvolge il fragile governo Al Sarraj. Sono legati a Misurata infatti i tre membri del consiglio presidenziale che vorrebbero sfiduciare l’attuale premier, misuratine sono alcune delle milizie che gestiscono la sicurezza a Tripoli e che da giorni però annunciano di non eseguire più gli ordini del ministro dell’interno, Fathi Bisghaga (anch’esso misuratini). Scontri interni quindi alla città di Misurata, per il timore di alcuni gruppi, specie quelli legati ai Fratelli Musulmani, di vedere ridimensionato il proprio ruolo in vista delle prossime tappe del processo di stabilizzazione della Libia. 
Dunque, la partenza da Gasr Garabulli può essere vista sotto questa precisa ottica. Le milizie legate ad Al Sarraj ma di chiara influenza misuratina potrebbero aver allentato i controlli sui clan che ad est di Tripoli gestiscono il traffico di esseri umani. E così adesso si torna a partire anche da qui e quel business diventato unica fonte di sostentamento per Garabulli, documentato già nel 2018 da Francesca Mannocchi, oggi potrebbe riprendere in modo sempre più accentuato. Un altro tassello che si va aggiungere ai tanti che compongono il frastagliato quadro libico. 

Scafisti assolti a Palermo, Salvini: giustizia faccia sua parte

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ASKA NEWS

“Io posso anche combattere per bloccare barconi e scafisti, ma anche la “giustizia” deve fare la sua parte”. Lo afferma in una nota il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il responsabile del Viminale fa riferimento alla notizia di 14 scafisti assolti dal tribunale di Palermo perché avrebbero agito per “stato di necessità”.

DICIOTTI, fermati 4 presunti scafisti a bordo della nave

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Di Salvatore Santoru

La polizia di Stato ha eseguito quattro decreti di fermo per tre cittadini egiziani e di uno del Bangladesh che si trovavano a bordo della nave Diciotti.
I quattro sono accusati di essere scafisti(1).

Più specificatamente, riporta Sky Tg24, ad essi sono contestati l'associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e altri reati.

NOTA:

(1) https://tg24.sky.it/cronaca/2018/08/26/nave-diciotti-scafisti-a-bordo.html

'DUELLO ZORO-TRAVAGLIO' SULLE ONG CHE 'TRAGHETTEREBBERO MIGRANTI' IN TANDEM CON GLI SCAFISTI

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1. ''ZORO'' CONTROREPLICA A TRAVAGLIO: ''LA CONFERMA CHE DI 'ACCLARATO' E 'RIVENDICATO' TRA ONG E SCAFISTI NON CI SIA NULLA È MOLTO IMPORTANTE''
Diego Bianchi
@zdizoro

Ringrazio @marcotravaglio per la puntuale e articolata risposta alle domande da me postegli ieri. La conferma da parte sua del fatto che di “acclarato" e "addirittura rivendicato” circa il legame tra “alcune Ong e gli scafisti” non ci sia nulla è molto importante.
diego bianchiDIEGO BIANCHI

Sui social sono noioso, scrivo poco, litigo ancor meno. Non amo toni maleducati e concetti urlati e mi dispiace se qualcuno ha esagerato. Detto ciò, l’incipit sulla “corte di rottweiler che popolano” il mio profilo, lo interpreto come una severa, seppur tardiva autocritica.

Il passaggio su “chi pensa di fare informazione a colpi di show, magliette e tweet e chi prova a farla documentandosi e studiando” mi trova d’accordo. All’analisi e alla critica di questo deplorevole andazzo abbiamo dedicato una trasmissione tv nonché il nome della stessa.

Infine, invito @marcotravaglio a salire a bordo di una Ong a caso nel momento in cui queste saranno di nuovo in grado di tornare in mare. E’ un’esperienza molto bella, dal punto di vista umano e professionale, della quale sono certo mi ringrazierà.


2. PROPAGANDA LIVE
Marco Travaglio per il Fatto Quotidiano

Siccome non c' è peggior sordo di chi non vuol sentire né peggior cieco di chi non vuol vedere, Diego Bianchi in arte Zoro prende mezza frase dal mio articolo piuttosto lungo di ieri sui migranti per segnalarmi alla corte di rottweiler che popolano il suo profilo Twitter.
marco travaglioMARCO TRAVAGLIO
I quali - senz' aver letto una riga del mio pezzo - colgono l' occasione per riempirmi di insulti e dipingermi come servo di questo o quell' altro. Nessun problema: c' è chi pensa di fare informazione a colpi di show, magliette e tweet, e chi prova a farla documentandosi e studiando.

Poi ciascuno sceglie quella che preferisce. Ma siccome, se non rispondi entro due minuti al primo che passa per i social, sei subito additato come omertoso o in difficoltà (chissà perché non replica, eh eh), accontento volentieri il nostro spiritoso showman. La sua domanda è questa: "Marco Travaglio sul Fatto scrive: 'il legame fra alcune Ong e gli scafisti, ormai acclarato e addirittura rivendicato dalle interessate'. Per interesse personale e professionale avrei bisogno di sapere nel dettaglio 'acclarato' da chi e 'rivendicato' da chi. Grazie".
MIGRANTI ONGMIGRANTI ONG

Gentile Zoro, sul web può trovare i filmati, le fotografie e l' audio delle intercettazioni dei responsabili di un' Ong, la tedesca Jugend Rettet, e della sua nave Iuventa sequestrata un anno fa a Trapani perché - spiegò il procuratore Ambrogio Cartosio - "è accertato che i migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all' equipaggio che li prende a bordo della Iuventa. Non si tratta dunque di migranti 'salvati', ma recuperati, consegnati. E poiché la nave della Ong ha ridotte dimensioni, questa poi provvede a trasbordarli presso altre unità di Ong e militari".

Consegne sincronizzate grazie a comunicazioni dirette o indirette (tramite mediatori e favoreggiatori) con gli scafisti, ai quali veniva poi consentito di smontare e riprendersi i motori dai gommoni (che per legge andrebbero distrutti) e infine venivano graziosamente restituiti tre barconi, subito riutilizzati nei giorni seguenti per altri traffici di esseri umani.

NAVE LIFELINE ONG TEDESCANAVE LIFELINE ONG TEDESCA
Sulla prua della Iuventa campeggiava il cartello "Fuck Imrcc", simpatico messaggio al Centro di coordinamento Sar italiano. È lo stesso scenario descritto mesi prima dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro nelle audizioni in Parlamento, a proposito di altre Ong, e poi immortalato da altre indagini di varie Procure siciliane. Se poi alcune indagini (diversamente da quella di Trapani, che s' è vista confermare il sequestro della Iuventa fino in Cassazione) non hanno finora accertato reati, non significa che non abbiano acclarato fatti oggettivi.

I SOCCORSI DELLA IUVENTA INTERCETTANO LA NAVE DEI MIGRANTII SOCCORSI DELLA IUVENTA INTERCETTANO LA NAVE DEI MIGRANTI
Che sono l' uno il replay dell' altro e, anche quando non sono penalmente rilevanti, vanno comunque valutati per ricostruire quel che accade nel Mediterraneo. Tra l' altro, è ciò che spesso rilevavano i satelliti militari puntati sul Mediterraneo: navi di Ong salpavano all' improvviso dai porti europei (soprattutto italiani) e facevano rotta verso un punto X del mare, in simultanea o addirittura in anticipo sulla partenza di un barcone carico di migranti dalla costa libica che, guardacaso, puntava dritto verso X.

IUVENTAIUVENTA
Il che, salvo immaginare sistematici casi di telepatia o continue apparizioni dell' arcangelo Gabriele, dimostra un coordinamento fra scafisti (o loro complici) e Ong, sempre nel posto giusto al momento giusto per rilevare il carico umano, spesso al confine delle acque territoriali libiche, o financo oltre. In molti casi, il trafficante "vendeva" a prezzo maggiorato quei viaggi "sicuri", incrementando i guadagni, riducendo le spese (perché investe molto meno sui natanti e sul carburante) e azzerando il rischio che, avvicinandosi troppo alla costa italiana, qualcuno lo arrestasse.

Questo modus operandi è stato più volte rivendicato dalle Ong coinvolte (sorvolando ovviamente sui contatti telefonici: ammetterli sarebbe confessare il favoreggiamento). L' argomento è: "Così si salvano più vite". Ma non è vero: le consegne sincronizzate avvengono senza pericoli di vita, dunque non sono salvataggi, ma incentivi al traffico di migranti, che infatti fino a un anno fa prosperava indisturbato, mettendo a rischio più vite ancora.

zuccaroZUCCARO
Poi Minniti, che conosceva bene quella trafila, impose alle Ong alcune regole: tenere i transponder accesi (già: perché venivano quasi sempre spenti?) e ospitare un agente di polizia giudiziaria a bordo delle navi (perché, se era tutto regolare, tanta resistenza a far salire la polizia?). Norme di comune buonsenso, che invece molte Ong respinsero sdegnate, dimostrando che proprio tutto regolare non era.

Dopodiché, come per miracolo, le partenze dalla Libia (e dunque i morti in mare) crollarono dell' 80-90%, anche grazie a nuovi accordi Roma-Tripoli. L' ammiraglio Enrico Credendino, comandante delle operazioni internazionali Sophia e Navfor Med, ha confermato al Corriere della Sera: "Ci sono Ong che lavorano spesso al limite delle acque libiche, la sera hanno questi grossi proiettori: gli scafisti li vedono e mandano il gommone verso questi proiettori". Il direttore esecutivo di Frontex, Fabrice Leggeri, ha rivelato al Parlamento: "Attraverso le testimonianze di migranti, abbiamo osservato che in alcuni casi gli scafisti danno telefoni ai migranti con i numeri delle Ong".

marco minniti (2)MARCO MINNITI (2)
Ma, onde evitare che il simpatico Zoro faccia un altro tweet per dubitare dei provvedimenti di pm, Gup, Riesame di Trapani, Cassazione e altre Procure, delle immagini dei satelliti, delle parole di un ammiraglio e del capo di Frontex e di altra simile robaccia, gli cito una fonte che potrebbe vincere la sua congenita incredulità. È un articolo di Repubblica del 3 agosto 2017: "La coraggiosa inchiesta di Trapani" si fonda sull'"evidenza incoercibile dei fatti" e "dà un senso, a chi ancora non l' avesse colto, al codice di autoregolamentazione" imposto da Minniti alle Ong. Che "disciplinerà di qui in avanti le attività delle Ong (fatto proprio dall' Ue)".

Non solo: la "coraggiosa inchiesta svela in quale infernale meccanismo il nostro Paese fosse finito. Almeno fino a quando - e ne va dato pieno atto e merito - al Viminale non sono arrivati il ministro Minniti e un' idea di governo dei flussi migratori". E ancora: l' Ong tedesca "non soccorreva migranti sottraendoli alla morte in mare. Li caricava sotto costa, in acque territoriali libiche, con l' accordo dei trafficanti di uomini, per poi depositarli in uno dei tanti porti italiani".

SAVE THE CHILDREN E I MIGRANTISAVE THE CHILDREN E I MIGRANTI
Dunque "ha mentito": rifiutava il codice Minniti non per difendere la sua "neutralità", ma per continuare le sue "trastule con i trafficanti di uomini ritenuti dai giovani tedeschi della Ong assai più 'neutrali' dei poliziotti. Ma c' è di più. Si dimostra ora quale oscenità ideologica, questa sì contraria a ogni principio umanitario, nasconda l' idea che il nostro Paese sia parte di un 'conflitto' (contro chi?) le cui vittime sarebbero i migranti".

Ergo questa è "l' ultima e definitiva occasione per fare chiarezza nel mondo delle Ong: Medici senza frontiere e con loro tutte le Ong che non hanno firmato il protocollo devono far sapere da oggi se sono con Jugend Rettet o con Save The Children" e le altre che l' hanno firmato. Parola di Repubblica, non del putribondo Fatto Quotidiano. Nella speranza di avere soddisfatto le legittime curiosità di Zoro, rispondo - già che ci sono - anche alla giornalista Francesca Mannocchi, anche lei piuttosto nervosa, su Facebook, a causa del mio articolo: "Marco Travaglio dice che in Libia ci sarebbero dai 700 mila al milione pronti a partire? Dove ha trovato questo dato? La stima dei migranti PRESENTI in territorio libico NON corrisponde al numero dei migranti pronti-a-partire. Naturalmente".
MIGRANTI IN LIBIA CAMPIMIGRANTI IN LIBIA CAMPI

Il dato di 700 mila-1 milione è frutto delle stime di numerosi osservatori della realtà libica, fra cui Lorenzo Cremonesi del Corriere, uno degli inviati più seri e informati sul Medio Oriente e il Nordafrica. Che quei migranti vogliano partire per l' Europa, invece, lo desumo dal fatto che difficilmente i disperati del Mali, o del Niger, o della Nigeria lasciano le loro case e attraversano il deserto accompagnati da trafficanti senza scrupoli che li pestano e li depredano, per trascorrere le vacanze estive in un campo-lager della Libia. Ma, se la collega Mannocchi ha informazioni di segno contrario, attendo con ansia di conoscere le sue fonti.
Naturalmente.

MIGRANTI IN LIBIA CAMPI1MIGRANTI IN LIBIA CAMPI1

"Porta un amico e viaggi gratis". Il 'marketing' della tratta degli immigrati

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Di Sergio Rame

"Porta un amico e tu viaggi gratis". Anche i trafficanti si adeguano alle logiche del marketing.
Gli immigrati, che sono sbarcati in queste ore al porto di Pozzallo, hanno riferito alle forze dell'ordine la nuova "strategia commerciale" degli uomini della tratta tunisina. Intanto, al largo della Libia, c'è stato un altro naufragio. È il secondo in soli due giorni. Ieri, a cinque miglia da Sabratha sono stati, infatti, recuperati undici cadaveri.
Quello appena trascorso è stato un fine settimana di continui sbarchi. Secondo Repubblica, sarebbero stati soccorsi almeno 1.400 immigrati clandestini nel giro di sole quarantotto ore. La maggior parte dei barconi partono dalle coste libiche, ma non mancano anche quelli che battono la tratta tunisina. Ieri, per esempio, in 79 sono giunti nel porto della cittadina del Ragusano con la nave militare portoghese "Francisco Del Almeida". Il viaggio dalla Tunisia costava 12.00 euro, ma alcuni hanno potuto usufruire dell'offerta. "Se portate un amico pagante - era l'accordo stretto con i trafficanti di uomini - potete viaggiare gratis". All'arrivo sulle coste italiane, è stato fermato anche uno scafista. Si tratta del tunisino 34anne Sofied Sadek. La squadra mobile di Ragusa ha inoltre individuato 16 tunisini che erano già stato fotosegnalati in Italia. Alcuni con diversi precedenti penali ed altri per aver già tentato di fare ingresso in Italia e respinti. Cinque quelli arrestati e saranno nuovamente espulsi con provvedimento del prefetto e accompagnamento coatto in Tunisia.

Nave di una Ong fermata al largo di Lampedusa. Si indaga su presunte collaborazioni con gli scafisti

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Di Fabio Albanese e Grazia Longo

Non è un semplice giro di vite nei confronti delle Ong che non hanno firmato il Codice di condotta sul salvataggio dei migranti. La nave Iuventa della ong tedesca Jugend Rettet è stata bloccata in nottata al largo di Lampedusa dalla Guardia costiera italiana, che l’ha scortata fino al porto. Ma non si tratta di un semplice monitoraggio. I controlli sono legati a un’inchiesta della Procura di Trapani in collaborazione con lo Sco, il Servizio centrale operativo della della Direzione centrale anticrimine della Polizia. I magistrati trapanesi stanno indagando su presunte collaborazioni con gli scafisti nel traffico di essere umani. L’inchiesta della procura di Trapani segue quella del procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, che lo scorso aprile denunciò i legami tra scafisti e i soccorritori di alcune Ong. Per quanto riguarda, invece, il codice di comportamento stabilito dal Viminale, esso è stato sottoscritto solo da tre organizzazioni. Jugend Rettet è proprio una delle altre sei che non hanno sottoscritto il codice del governo italiano.  
Dalla nave sono stati fatti scendere due siriani, che sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza dell’isola. I due migranti erano stati trasferiti in precedenza a bordo della nave della ong tedesca proprio da una delle unità militari italiane impegnate nelle operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo. Per scortare in porto la Iuventa sono intervenute diverse motovedette della Guardia costiera, con un grande spiegamento di forze dell’ordine anche sulla banchina. Il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, il tenente di vascello Paolo Monaco, è salito a bordo della nave dove è rimasto per oltre due ore nella cabina di comando. «Si tratta di un normale controllo, che abbiamo fatto e che non comporterà alcun problema - ha spiegato l’ufficiale dopo essere sceso dalla Iuventa -. Ora controlleremo i documenti di tutto l’equipaggio e già questa mattina potranno ripartire da Lampedusa se dagli accertamenti emergerà che tutto è in regola».  

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.lastampa.it/2017/08/02/italia/cronache/migranti-nave-ong-fermata-al-largo-di-lampedusa-etw7ZCW0tUxXQ8IAEX9k8I/pagina.html

ECCO CHI SONO GLI SCAFISTI LIBICI: VIDEO


Di Salvatore Santoru

Il fenomeno dello scafismo e dello sfruttamento dell'immigrazione di massa sta diventando sempre più pesante in Libia.
Dietro l'attuale emergenza immigrazione vi sono non raramente forti interessi di natura criminale e mafiosa oltre allo stesso tragico fenomeno dello scafismo.

Proprio a riguardo dello scafismo,nel video si parla degli stessi scafisti libici.
Il video è un'estratto della puntata del 3 maggio 2017 del programma "La Gabbia".

ARRESTATI 3 SCAFISTI DI ORIGINE NIGERIANA, ABUSAVANO DEI MIGRANTI

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Di Salvatore Santoru

Nuovo arresto di scafisti e nuova notizia sui lati oscuri dell'attuale emergenza legata all'immigrazione di massa verso l'Italia e l'Europa.
Questa volta sono stati arrestati tre scafisti di origine nigeriana,scafisti che si erano macchiati anche di abusi e violenze sui migranti.
Tra i vari reati contestati agli scafisti,sbarcati a Lampedusa il 16 aprile,anche il reato di sequestro di persona e di omicidio.

PER APPROFONDIRE:http://m.dagospia.com/mare-monstrum-seviziavano-e-stupravano-i-migranti-in-manette-tre-scafisti-nigeriani-147536

AL DI LA' DEI SOSPETTI FONDATI O INFONDATI SULLE ONG, PER ORA L'UNICA COSA CERTA DELL'ATTUALE IMMIGRAZIONE DI MASSA E' CHE DIETRO VI SONO DETERMINATI INTERESSI MAFIOSI E CRIMINALI


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Di Salvatore Santoru

Negli ultimi giorni si è parlato molto degli interessi che si nasconderebbero dietro l'attuale immigrazione di massa verso l'Italia e l'Europa.
Si è parlato molto del ruolo sospetto che potrebbero aver avuto o avrebbero alcune ONG, anche se il tema è molto controverso e non vi sono ancora sufficienti elementi per approfondire e provare meglio il fatto.
Di certo c'è da dire che è pur vero che la maggioranza delle ONG opera a livello umanitario e la maggioranza dei suoi membri sono persone dedite al bene,mentre rimane argomento di discussione il tema su alcuni ipotetici finanziamenti che avrebbero alcune ONG e ipotetici collegamenti con gli scafisti,tutte ipotesi su cui oggi si sta indagando e su cui si dovrebbe indagare.

Al di là di tutto ciò, c'è comunque da dire che ormai "il vaso di Pandora" è stato scoperto e anche ufficialmente ormai si sa che l'attuale immigrazione di massa non è meramente un'evento "naturale" come per anni ci hanno presentato diversi media mainstream, ma vi sono grossi interessi dietro,non raramente di natura criminale.
Difatti,come è stato già dimostrato dal caso di "Mafia Capitale" e dalle nuove dichiarazioni del procuratore Carmelo Zuccaro(1), l'emergenza immigrazione viene spesso sfruttata da gruppi criminali per i propri oscuri interessi e oggi assistiamo alla collaborazione e forse allo sporadico scontro tra diversi interessi criminali che vanno da quelli della mafia nigeriana e libica,come segnalato dall'attivista congolese Yvonne Bamswekere nel 2015(2), ai gruppi islamisti radicali come l'ISIS o Al Qaeda e ad altre formazioni terroristiche o di stampo mafioso/criminale.

NOTE:

(1)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/05/la-nuova-denuncia-del-procuratore.html

(2)https://informazioneconsapevole.blogspot.it/2017/05/la-denuncia-dellattivista-congolese.html

GLI SCAFISTI IN AFFARI CON LA POLIZIA LIBICA: IL RAPPORTO DEGLI 007 SUL TRAFFICO DEI MIGRANTI – LA GUARDIA COSTIERA DI TRIPOLI FERMA I BARCONI E SE NON PAGANO IL PIZZO SEQUESTRA I MOTORI – IL PM DI TRAPANI CONFERMA ZUCCARO: LA MAFIA HA MESSO LE MANI SUI CENTRI D’ACCOGLIENZA


1. GLI 007: «FUNZIONARI LIBICI FAVORISCONO IL TRAFFICO DI MIGRANTI»

Valentino Di Giacomo per “il Messaggero”

Sono tre i principali gruppi di trafficanti di esseri umani attivi in Libia nel mirino degli 007 europei. Gruppi che riescono ad alimentare il flusso di migranti verso le nostre coste con la complicità della Guardia costiera del governo di Tripoli. Secondo fonti dell'intelligence austriaca, sarebbero queste connivenze, più che l'attività svolta in mare dalle navi delle ong, ad aver agevolato il recente flusso di sbarchi.

barconi in partenza da SabratahBARCONI IN PARTENZA DA SABRATAH
I contatti tra le Ong e gli scafisti, più volte documentati dalla Marina e dalle maggiori agenzie di sicurezza europee, è un fenomeno che è esistito, ma che, in base alle informazioni, avrebbe un impatto sulla quantità di sbarchi significativamente inferiore rispetto ai loschi rapporti imbastiti, sulla terraferma, tra scafisti e guardie libiche compiacenti.

LE ORGANIZZAZIONI
Un rapporto dell'Hna una delle tre agenzie d'intelligence austriache fa luce proprio sull'enorme giro di danaro tra i mercanti di uomini e i delegati del governo di Tripoli che, teoricamente, sarebbero preposti a tenere sotto controllo il flusso migratorio in partenza dalle coste nordafricane.

A Sabratah, la città a 80 chilometri a Ovest di Tripoli da cui salpano gran parte dei barconi, il capo del Dipartimento locale anti-migrazione irregolare, che opera sotto il ministero degli Interni del provvisorio governo Sarraj, appartiene a una potente tribù. È l'uomo che decide, in accordo con i trafficanti sotto un adeguato compenso, chi e quando deve partire. Secondo il rapporto, in questa città esistono due potenti organizzazioni che gestiscono il business dei migranti, la prima fa capo ad Ahmed Dabbashi, che nel 2011 si contraddistinse nella lotta all'ex regime di Gheddafi.
migranti in attesa di imbarcoMIGRANTI IN ATTESA DI IMBARCO

Grazie alla notorietà acquisita in battaglia Dabbashi ha messo in piedi una delle più potenti milizie locali che depreda e schiavizza i migranti prima di lasciarli partire sempre più spesso in accordo con i delegati libici verso l'Italia. L'altra organizzazione, specializzata nel business dei barconi, è gestita da Mussab Abu Ghrein, che si occupa prevalentemente di sudanesi e altri migranti subsahariani. Per i propri traffici Ghrein ha sfruttato invece i saldi rapporti di sangue tra la propria tribù d'appartenenza e quelle al confine con il Niger.

LA CORRUZIONE
Un giro di affari e connivenze, documentato da informative d'intelligence di più Paesi europei, mostra come i controllori (i delegati del governo) e i controllati (i trafficanti) anziché essere in conflitto, siano riusciti ad alimentare un sistema economico ben strutturato.

Libia Guardia CostieraLIBIA GUARDIA COSTIERA
È lo stesso fenomeno che avviene a trenta chilometri a Est di Sabratah, nella città di Ez Zauia dove si trova un altro hub del Mediterraneo. Anche qui i delegati del governo, che dovrebbero controllare la frontiera occidentale, fanno affari d'oro con i trafficanti e, quando invece non riescono a giungere ad un accordo, passano alle maniere forti. A Ez Zuia le organizzazioni degli scafisti sono costretti a pagare tangenti ai capi della marina libica, altrimenti, una volta partiti i barconi, gli uomini del governo fermano in mare le imbarcazioni e molto spesso si impossessano dei motori per poi rivenderli al mercato nero.

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Qui il capo dei trafficanti si chiama Abdurhaman Milad, da tutti conosciuto come «al-Bija» che ha parentele con chi gestisce il centro di detenzione per migranti della città. La «prigione degli stranieri», aperta lo scorso anno, è gestita dalla famiglia Nasser che appartiene alla tribù Abu Hamayra, la stessa di cui fa parte al-Bija. A Ez Zuia la situazione è ancora più paradossale: oltre al centro dei Nasser, c'era un altro campo dove venivano rinchiusi i migranti, quello di Abu Aissa sotto la diretta gestione del governo di Tripoli.

Ma gli uomini delle milizie di Nasser, grazie a continui raid armati di kalashnikov, hanno provocato la chiusura della struttura di Abu Aissa per accaparrarsi più migranti. E si ricorre a sparatorie ed esecuzioni anche tra le due potenti organizzazioni di Sabratah e quella di Ez Zuia che sono spesso in conflitto tra di loro su chi deve avere il controllo delle partenze. Il predominio viene risolto attraverso regolamenti di conti proprio come avviene tra clan della camorra o della mafia.

I VIAGGI
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Il dossier austriaco spiega che la maggior parte dei migranti arriva dalla Nigeria, dal Gambia, dalla Somalia e dall'Eritrea. I disperati fuggono da guerre e carestie affrontando ogni genere di sopruso pur di arrivare in Libia e poi giungere in Europa attraverso i barconi. I migranti sono motivati ad arrivare in Libia perché, prima della caduta del regime di Gheddafi, il Paese nordafricano era considerato uno Stato ricco e con buone possibilità per reperire mezzi di sostentamento da procurarsi prima di navigare verso l'Italia.


2. PM TRAPANI: ONG INDAGATE PER FAVOREGGIAMENTO ALL’IMMIGRAZIONE

Alessandra Ziniti per la Repubblica

"Alla Procura di Trapani risulta che in qualche caso navi delle Ong hanno effettuato operazioni di soccorso senza informare la centrale della Guardia costiera". Davanti ai componenti della commissione Difesa del Senato, il procuratore Ambrogio Cartosio da risposte secche e dirette pur non scendendo in alcun particolare dell'inchiesta aperta dalla sua procura sull'ipotesi di reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina  - ha precisato " che coinvolgono non le Ong come tali ma persone fisiche delle Ong".
ONG MIGRANTI2ONG MIGRANTI2

Il procuratore si è trincerato dietro il segreto istruttorio sul contenuto della sua indagine specificando solo che "la presenza delle navi delle Ong in un fazzoletto di mare potrebbe costituire, non da solo, ma con altri elementi, un elemento indiziario forte per dire che sono a conoscenza che in quel tratto di mare arriveranno imbarcazioni di migranti e dunque ipotizzare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Soggetti a bordo delle navi sono evidentemente al corrente del luogo e del momento in cui arriveranno i migranti.

Andrea TarondoANDREA TARONDO
“Ma - ha anche osservato il procuratore di Trapani - la risposta a questo quesito deve arrivare tenendo conto della legislazione italiana che prevede una causa di giustificazione. Se una nave qualsiasi viene messa al corrente del fatto che c'è il rischio che un'imbarcazione possa naufragare ha il dovere di soccorrerla in qualsiasi punto e questo principio travolge tutto. Insomma, per la legislazione italiana si potrebbe dire che viene commesso il reato di favoreggiamento di immigrazione clandestina ma non è punibile perché commesso per salvare una vita umana"

zuccaroZUCCARO
Il sostituto procuratore Andrea Tarondo ha poi riferito un recentissimo episodio che proverebbe il doppio gioco delle forze di polizia libiche. Due migranti algerini arrivati a Trapani il 28 marzo scorso hanno raccontato di essere saliti su un gommone in Libia scortati da un altro gommone con a bordo uomini in divisa con la scritta polizia. Dopo alcune miglia una nave della polizia libica avrebbe fermato le due barche sparando e ci sarebbe stata una lite in mare tra le due unita libiche. Probabilmente la nave che aveva fermato il gommone chiedeva soldi per lasciar passare i migranti scortati da un altro gommone della polizia evidentemente d'accordo con i trafficanti.

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Il procuratore Cartosio ha quindi sottolineato che la sua indagine non ipotizza affatto comportamenti che possano far pensare a reati di associazione per delinquere e dunque non di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Palermo.

A conclusione della sua audizione il procuratore di Trapani ha escluso di avere elementi per dire che i finanziamenti delle Ong possano avere origini illegittime è che le finalità dei soccorsi in mare delle navi umanitarie possano avere obiettivi diversi. Cartosio ha invece confermato le affermazioni del collega di Catania Zuccaro sugli interessi mafiosi nei centri di accoglienza. "Qui - ha detto - la cosa è ben diversa. Dalle nostre indagini è emerso che soggetti contigui alle organizzazioni mafiose erano inseriti nel business dell'accoglienza e in qualche caso le autorizzazioni sono state revocate".

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