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Il virus non ferma Defender Europe, in arrivo 20 mila militari Usa


Di Giulia Belardelli

Nessun complotto – la maxi esercitazione Usa in Europa era in programma da anni – ma un problema di opportunità e sicurezza grande quanto una sfida sanitaria globale, quale è appunto la crescente epidemia di coronavirus che si sta allargando al mondo intero. Questo è il dilemma attorno a Defender Europe 20, il più grande dispiegamento di forze nel Vecchio continente da almeno 25 anni, come recita orgoglioso il sito della Nato. In corso non c’è nessuna “invasione americana” - come probabilmente avrete visto circolare in Rete – ma l’inizio, questo sì, di una “esercitazione multinazionale guidata dagli Stati Uniti e che comprende la partecipazione della Nato”. Obiettivo? “Dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nei confronti della Nato e la sua determinazione a sostenere i suoi alleati e partner europei”.
Messa da parte ogni teoria complottista, resta il problema dell’opportunità di una esercitazione volta a testare “la mobilità militare” in Europa proprio in un momento in cui gli esperti di salute pubblica ci dicono di restare il più possibile fermi. L’Italia, dopo la provincia cinese di Hubei, è diventata suo malgrado un caso pilota, ma anche nel resto d’Europa ci si sta iniziando a rendere conto di come, ad oggi, l’unica arma di cui disponiamo per limitare i contagi sia ridurre le occasioni di contatto tra le persone. Far circolare meno gente possibile, limitare gli spostamenti. Ecco, non è esattamente questa la logica a cui si ispira Defender Europe, maxi esercitazione che coinvolge circa 37 mila soldati di 18 Paesi.
Dagli Stati Uniti è previsto l’arrivo in Europa di 20 mila soldati, il primo contingente è sbarcato nei giorni scorsi al porto tedesco di Bremerhaven. A loro si uniranno altri 10 mila soldati americani già presenti sul suolo europeo, a cui si andranno a sommare altri 7.000 soldati di 18 Paesi membri e partner della Nato, tra cui l’Italia. Il totale fa appunto 37 mila soldati coinvolti nelle esercitazioni, che prevedono anche il dispiegamento di oltre 13 mila mezzi tra veicoli corazzati, aerei, navi e sottomarini. L’obiettivo – spiega il sito del Comando Usa in Europa – è “accrescere la capacità di dispiegare rapidamente una grande forza di combattimento dagli Stati uniti in Europa, per rispondere a potenziali crisi”.
Il tempismo della maxi esercitazione è decisamente sfortunato: dal 21 febbraio (proprio il giorno in cui in Italia si registrava il primo morto per Covid-19) fino a fine maggio (un tempo che ora ci sembra lunghissimo e verso cui è molto difficile fare previsioni). Va anche precisato che le esercitazioni non si terranno - come è ovvio - tutte in un unico luogo, ma si svolgeranno nei prossimi mesi in sei nazioni europee: Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia. Tutti Paesi dove sono stati segnalati casi di Covid-19, come lo sono chiaramente anche gli Usa, dove il numero dei contagi (tracciati) ha superato quota mille e si contano già oltre 30 morti.
Per ora l’esercitazione non sembra aver subito limitazioni a causa del virus, sebbene i vertici militari non escludano possibili rimodulazioni in corso d’opera. Il comando europeo dello Us Army, che coordina i movimenti americani, “sta monitorando da vicino Covid-19 e sta lavorando diligentemente con i funzionari delle nazioni ospitanti mentre prosegue l’esecuzione di Defender Europe 20”, si legge sul sito ufficiale. “Per ora – si aggiunge – il virus non ha influito sull’esecuzione dell’esercitazione”, mentre è “costante” il confronto con le autorità sanitarie dei vari Paesi su cui le truppe si stanno muovendo. “Abbiamo piani di assistenza sanitaria e medica per identificare eventuali carenze che potremmo avere e stiamo affrontando tali carenze e requisiti con ogni singola nazione ospitante”, ha rimarcato il numero due dello US Army in Europa Andrew Rohling.
Sui profili Twitter del Comando europeo degli Stati Uniti (U.S. European Command) e dell’Esercito europeo degli Stati Uniti (US Army Europe) il tema del coronavirus si è fatto strada solo negli ultimi giorni, con dei link a schede informative e di aggiornamento. Tra i tweet del Comando europeo Usa ce n’è anche uno che ricorda le “azioni semplici, oltre a essere vaccinati e prendere le medicine, che le persone e le comunità possono intraprendere per contribuire a rallentare la diffusione di malattie come l’influenza pandemica (flu)”, con tanto di hashtag #coronavirus. Sul sito, intanto, un comunicato dell’esercito racconta quanto sia stato bello il concerto della US Rock Band a Powidz, in Polonia, parte di un tour a sostegno di Defender Europe per “superare le barriere culturali e linguistiche” grazie al “linguaggio universale della musica”.

Piccoli dettagli che suggeriscono come, finora, l’emergenza coronavirus sia stata almeno in parte sottovalutata dai militari Usa, del resto coerenti con l’atteggiamento assunto fin qui dal loro Commander-in-chief, Donald Trump, preoccupato solo per l’impetto economico dell’epidemia, e per le possibili ricadute sulla sua rielezione.
Nel Pentagono, però, qualcosa sta cambiando, come scrive oggi Reuters. Ieri il quartier generale della Difesa Usa ha ammesso che i casi di contagi sono probabilmente sottostimati rispetto al conteggio ufficiale. Parando con la garanzia dell’anonimato, alcuni funzionari hanno ammesso che, in generale, la giovane età e la buona salute delle truppe rappresentano una sorta di “benedizione mista”, che può consentire ai militari di resistere meglio al virus, ma forse anche di diventarne portatori con pochi e nulli sintomi.
L’esercito ha rivelato lunedì che il comandante dello US Army Europe, Christopher G. Cavoli, potrebbe essere stato esposto al coronavirus durante una conferenza con i comandanti delle forze di terra eueopee venerdì a Wiesbaden, in Germania. Reuters ricorda la positività al coronavirus di Salvatore Farina, il Capo di Stato Maggiore dell’esercito italiano, che tre giorni fa ha annunciato di aver contratto la malattia e di essere in isolamento nel proprio alloggio. L’epidemia non guarda in faccia a nessuno, né tanto meno si ferma di fronte a una divisa.

PERCHÉ LA DARPA HA BISOGNO DI UN ENORME SOTTERRANEO CON URGENZA?


Di Fabio Lugano

DARPA,  il dipartimento della difesa USA per la ricerca nel settore militare, ha diffuso una richiesta  molto strana agli intermediari  proprietari immobiliari, tra l’altro una richiesta molto urgente.
Attention, city dwellers! We're interested in identifying university-owned or commercially managed underground urban tunnels & facilities able to host research & experimentation. https://go.usa.gov/xVWCn 

It's short notice... We're asking for responses by Aug. 30 at 5:00 PM ET.


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Praticamente ha richiesto un vero proprio enorme dungeon, un complesso sotterraneo composto da stanze e tunnel di grandi dimensioni pari a diversi isolati cittadini. La costruzione deve essere stata costruita dall’uomo quindi niente grotte.
Una richiesta urgente e bizzarra. I teorici della cospirazione penseranno a qualche nave spaziale precipitata sulla terra oppure a qualche questione di spie, ma pare che la soluzione sia molto più semplice. Il progetto è legato allo studio di tecnologie per le attività “SAR”,”Search and Rescue” , ricerca e salvataggio , probabilmente al “Subterranean challege” messo in opera dalla DARPA per lo studio di strumenti utili a identifica oggetti ed a muoversi in un ambiente sotterraneo composto da tunnel e passaggi. Attualmente le tecnologie non sono in grado di garantire una mobilità sicura in questi ambienti, sia per situazione belliche sia per i salvataggi, e con questa gara DARPA invita team che hanno delle soluzioni tecnologiche sul tema invitandole a testarle ed offrendo un sostanzioso premio per 5 milioni di dollari.
Quindi si tratta di una gara simile a quella che DARPA ha svolto il superficie per il veicolo autonomi in grado di superare meglio un percorso nel deserto, solo che in questo caso la prova è resa ancora più complessa dal fatto di svolgersi sottoterra. La guerra dall’aria, mare , e terra, si sposta anche nelle viscere della terra.

“Steve Jobs è ancora vivo”: la foto di un sosia fa esplodere la teoria del complotto


Di Marta Vigneri

https://www.tpi.it


Steve Jobs sarebbe ancora vivo: una foto alimenta la teoria

La foto di un uomo che somiglia fortemente a Steve Jobs rimbalza sui social media e alimenta la teoria secondo cui l’uomo che ha fondato Apple sarebbe ancora vivo.
La foto, secondo quanto ricostruito dai media, è stata scattata in Egitto: immortala un uomo molto simile a Jobs senza scarpe, seduto su una sedia, e con addosso una lunga palandrana.
L’immagine, diffusa dall’aggregatore di notizie statunitense Reddit, ricorda in tutto e per tutto l’ex Ceo di Apple deceduto il 5 ottobre 2011 a Palo Alto per un cancro al pancreas, e sul social è diventata virale per l’estrema somiglianza.
I commenti degli utenti ricalcano teorie simili a quelle su Elvis Presley, secondo le quali il cantante non sarebbe morto.
Su Steve Jobs, che oggi avrebbe avuto 64 anni, i commenti sono sulla stessa linea: c’è chi si perde in somiglianze somatiche dovute alle origini siriane di Jobs e chi afferma che i due sono troppo simili per trattarsi solo di una coincidenza.
“C’è qualcosa nel modo in cui è seduto che ricorda totalmente lui”, scrive qualcuno.
“Guarda come posa la mano sul mento, quello è sicuramente Steve Jobs”, commenta ancora un altro utente.
Ma c’è anche chi non prende sul serio la teoria che Jobs sia ancora vivo e commenta: “Impossibile sia lui, non indossa un Apple Watch!”.

Le più grandi teorie di cospirazione nel mondo dello sport


Credi che gli sbarchi sulla luna siano stati falsificati? Forse sei sicuro che c’era un tiratore sulla collina erbosa il giorno in cui il JFK è stato ucciso. O forse hai qualche idea alternativa su quello che è successo l’ 11 settembre . Il mondo è pieno di teorie cospirative e lo sport non è diverso. Da una “busta congelata” che avrebbe alterato una brutta copia della NBA , ad un fan dalla camicia bianca accusata di dare informazioni alle battitrici di Blue Jays , ecco alcune delle più famose teorie di cospirazione nello sport.


La vera ragione per cui Michael Jordan è “in pensione”


I fan del basket sono stati colti di sorpresa quando la superstar dei Chicago Bulls Michael Jordan si è improvvisamente ritirata nel 1993, citando un diminuito desiderio per il gioco sulla scia dell’omicidio di suo padre. Dopo aver giocato a baseball della lega minore per una sola stagione, Jordan è tornato alla NBA . La speculazione ha a lungo turbinato che la partenza della Giordania è stata in realtà una sospensione imposta dalla lega come punizione per le eccessive abitudini di gioco di MJ, comprese le voci che ha scommesso sui giochi NBA.


The Bloody Sock


Quando il lanciatore di Boston Red Sox Curt Schilling ha preso il posto per una partita di spareggio fondamentale contro i rivali New York Yankees nel 2004, lo ha fatto così ore dopo aver subito un intervento chirurgico su un tendine alla caviglia. Durante la brusca performance di Schilling, il sangue si vedeva filtrare attraverso il suo calzino bianco. O era? Molti hanno affermato che il “sangue” era in realtà ketchup o vernice, qualcosa che rendeva Schilling più tenace ed eroico.ù


L’ultima dimora di Jimmy Hoffa


Dopo che il leader sindacale Jimmy Hoffa scomparve nel 1975, le teorie infuriarono che il corpo del controverso boss del teamster fu sepolto sotto il campo al Giants Stadium . Lo stadio NFL nel New Jersey era in costruzione al momento della scomparsa di Hoffa, e una leggenda metropolitana popolare suggeriva che Hoffa fosse stato scaricato sotto la zona ovest. Il programma televisivo Mythbusters utilizzava un radar speciale per cercare i resti di Hoffa, ma non trovava traccia. Se Hoffa era lì, doveva essere stato davvero ben nascosto: una ricerca di resti umani compiuti quando lo stadio fu demolito nel 2010 arrivò anche vuoto.


L’uomo in bianco


Nel 2011, un articolo di ESPN pubblicò accuse di squadre rivali sostenendo che i Blue Blue di Toronto stavano rubando i segnali dei loro avversari e trasmettendo informazioni ai battitori tramite un “Uomo in bianco” seduto nei posti fuori campo. Nonostante una seria impennata delle loro prestazioni statistiche a casa, le Blue Jays negarono strenuamente di rubare cartelli e insistettero che “L’uomo in bianco” non era altro che un fantasma.


Momento non troppo dorato per Michael Phelps


Il nuotatore americano Michael Phelps ha battuto un record olimpico vincendo otto medaglie d’oro ai Giochi estivi del 2008 a Pechino. Ma Phelps ha finito per primo in gara dove ha collezionato il suo settimo oro? Secondo i libri di storia, Phelps è arrivato da dietro per battere la serba Milorad Cavic con il margine minimo di un centesimo di secondo. Ciò che molti credono, tuttavia, è che Cavic è stato il primo a toccare il muro alla fine della farfalla da 100 metri, non abbastanza difficile da registrare la sua vittoria sul sensore touch-pad che ferma l’orologio.


Riggs truccato ‘Battaglia dei sessi’


Nel 1973, la star del tennis maschile in pensione e l’ex campione di Wimbledon Bobby Riggs sostenevano che le giocatrici erano così povere, che avrebbe potuto sconfiggerle alla veneranda età di 55 anni. Riggs batté Margaret Court nella sua prima sfida, ma in seguito perse un risultato di tre set per Billie Jean King. Quindi, è stato un importante passo avanti per l’uguaglianza delle donne, o un risultato fisso progettato per regolare un debito di gioco con i gangster? Le teorie suggeriscono che Riggs intenzionalmente perso a King come parte di un piano per cancellare un conto a sei cifre che doveva alla folla per una serie di scommesse sportive diventate aspre.


Il colpo del palazzo della NBA affonda Kings


La partita 6 delle finali della Western Conference della NBA nel 2002 tra i Sacramento Kings e Los Angeles Lakers durerà a lungo come il gioco più controverso nella storia della NBA. I top-seeded Kings avevano bisogno di un’altra vittoria per avanzare alle Finali, ma non potevano farcela. Era perché stavano giocando contro tre avversari in più, vale a dire l’equipaggio di officiante della NBA? I Lakers hanno beneficiato di quasi tutte le chiamate nel quarto trimestre, segnando 16 dei loro ultimi 18 punti sul tiro di punizione. Mentre non lavorava a quel gioco, il disertore dell’NBA, Tim Donaghy, in seguito insistette che gli arbitri quel giorno fossero stati istruiti a fare tutto il possibile per impedire ai Re di vincere.


The Phantom Punch


Una delle foto più iconiche nella storia dello sport mostra Muhammad Ali in piedi sul corpo caduto dell’avversario Sonny Liston, gesticolando e urlando contro il suo avversario abbattuto. Ma Ali si è effettivamente connesso con il primo colpo che ha mandato Liston a tentacolare sulla tela nella rivincita del 1965? Le teorie abbondano sul fatto che Liston, che è sceso di nuovo dopo aver iniziato ad alzarsi dal colpo iniziale di Ali, intenzionalmente ha lanciato l’incontro a causa dei debiti di gioco, o le paure che lui e la sua famiglia sarebbero stati presi di mira dalla Nation of Islam, la controversa organizzazione che Ali aveva da poco unito .


Suzie’ fa scivolare il cibo rovinato agli All Blacks


Come mostrato nel film Invictus, una vittoria casalinga nella Coppa del mondo di rugby del 1995 ha contribuito a guarire le tensioni razziali del Sud Africa dopo la fine dell’era dell’apartheid. In Nuova Zelanda, tuttavia, il risultato di quel torneo è ricordato per ragioni molto diverse. Diversi membri del favorito All Blacks hanno avuto un avvelenamento da cibo prima della partita decisiva, con un coach che suggeriva che una misteriosa cameriera di nome “Suzie” avesse fatto scivolare qualcosa di brutto in un pasto a squadre. Sia che si tratti di un atto intenzionale, sia che si tratti solo di mangiare qualcosa oltre la data migliore, gli All Blacks sono usciti alla fine di una finale da brivido, perdendo 15-12 nei supplementari.


Delonte e The Decision


Perché la stella del basket LeBron James ha lasciato Cleveland e ha portato il suo talento a South Beach per alcune stagioni prima di tornare alle sue radici in Ohio? Se credi alle teorie del complotto, mamma è la parola con questo. Secondo alcune indiscrezioni, la ragione per cui i Cavaliers implosi in una sconfitta per playoff a Boston nella primavera del 2010 fu la tensione interna tra James e il compagno di squadra Delonte West in seguito alle rivelazioni che West era coinvolta in una relazione sessuale con la madre di LeBron. Cercando di mettere una certa distanza tra sé e le voci di una triste storia, James decise di passare alcuni anni in Florida.


The Frozen Envelope


Quanto l’NBA ha voluto che i New York Knicks conquistassero il talentuoso Patrick Ewing nel draft del 1985? Una famosa teoria della cospirazione suggerisce che la lega sia passata in modo subdolo per assicurarsi che la futura Hall of Fame avrebbe giocato nella Grande Mela. La bozza del 1985 fu la prima della NBA in cui tutte le squadre non-playoff avevano una possibilità nella selezione più alta. A quei tempi, la squadra vincente era determinata da un sorteggio condotto dal commissario David Stern. Per assicurarsi che New York fosse la vincitrice, secondo la storia, una “busta congelata” è stata collocata nella tramoggia, così Stern sapeva quale doveva essere estratta per prima.


Miracolo minore


Quando una squadra di giovani dilettanti statunitensi ha stordito la pesante Unione Sovietica favorita per vincere l’oro dell’hockey alle Olimpiadi del 1980 a Lake Placid, lo scioccante risultato è diventato noto come il “Miracolo sul ghiaccio”. I teorici della cospirazione, tuttavia, non sono così sicuri che questo sia stato un qualsiasi tipo di miracolo. La loro presa: l’URSS ha intenzionalmente lanciato il gioco, sperando che potesse contribuire a scongelare le relazioni tra i nemici della Guerra Fredda e scoraggiare gli Stati Uniti dal boicottare i Giochi estivi in ​​programma per Mosca. Se questa era la strategia, si è rivelato un enorme fallimento: non solo gli americani hanno vinto l’oro e messo in imbarazzo i sovietici, ma gli Stati Uniti sono stati uno dei 66 paesi che non hanno inviato una squadra a Mosca quell’estate.


La grande fuga di Gretzky


Proprio alla vigilia delle Olimpiadi Invernali del 2006 a Torino, dove l’icona dell’hockey Wayne Gretzky stava lavorando come direttore esecutivo del Team Canada, la notizia è stata che la moglie di The Great One è stata indagata per il suo coinvolgimento in un gioco d’azzardo illegale. Anche sotto inchiesta c’era Rick Tocchet, l’assistente di Gretzky con i Phoenix Coyotes. Mentre potrebbe aver sofferto gli appassionati di hockey canadesi per vedere la leggenda di una leggenda, alcuni credevano che fosse lo stesso Wayne a scommettere, con la moglie Janet che prendeva il calore per il suo famoso maritino.


Il Blackout di Baltimora


La NFL ha provato a staccare la spina sui Baltimore Ravens mentre correvano verso una vittoria di scoppio sui San Francisco 49ers nel Super Bowl XLVII? Con i Raven in vantaggio per 28-6 all’inizio del terzo quarto, lo stadio è stato improvvisamente colpito da un parziale blackout. Il gioco è stato fermato per più di mezz’ora mentre gli equipaggi lavoravano per riaccendere le luci. I Ravens avevano perso il loro slancio nel momento in cui il gioco riprendeva, permettendo a San Francisco di contrattaccare con 17 punti senza risposta. Anche se Baltimore è riuscita a conquistare il titolo, la star del ritiro Ravens, Ray Lewis, ha guidato le chiamate di una cospirazione organizzata dalla lega per mettere fuori combattimento il potere nel tentativo di cambiare il gioco.


Priorità a Pittsburgh


Sulla scia del disastro delle pubbliche relazioni che è stato il blocco del 2004-05, la NHL aveva davvero bisogno di qualcosa per andare bene. Invece, si trovarono di fronte a una squadra di Pittsburgh Penguins che barcollava ai margini della rovina finanziaria, e considerando di trasferirsi a Kansas City. Ciò di cui le Penne, i loro fan e la lega avevano davvero bisogno era un nuovo motivo di speranza. Pittsburgh riuscì a vincere vincendo una bozza di lotteria che gli diede il diritto di scegliere il potenziale candidato Sidney Crosby. Sid the Kid ha trasformato le penne in campioni della Stanley Cup, e il team ha ottenuto una nuova casa per sostituire l’igloo che invecchia. Era la soluzione con la selezione di Sid, o Pittsburgh era solo fortunato?

FONTE: http://www.lateoriadelcomplotto.com/le-piu-grandi-teorie-di-cospirazione-nel-mondo-dello-sport/

ARTICOLO PUBBLICATO ANCHE SU http://misteroecuriosita.altervista.org/le-piu-grandi-teorie-di-cospirazione-nel-mondo-dello-sport/

Cos'è il Bilderberg, il think tank dei "poteri forti"


Di Giulia Giacobini

Il 30 maggio si terrà il 67° incontro del gruppo Bilderberg, un think tank che riunisce personaggi di spicco nel mondo della politica, dell’industria, della finanza e dei media provenienti da Europa e Stati Uniti ed è stato spesso preso di mira dai complottisti per i suoi caratteri elitari (si può partecipare solo su invito) e per l’alone di segretezza che circonda ogni conferenza (la location viene svelata solo due giorni prima dell’evento e le riunioni si svolgono a porte chiuse).
L’appuntamento, quest’anno, è a Montreux, in Svizzera.
 In tutto, saranno presenti 128 persone di cui tre italiani: Lilli Gruber, che fa parte anche dello steering committee, una specie di comitato eventi, l’ex premier Matteo Renzi e il vicedirettore de Il Fatto Quotidiano Stefano Feltri. Tra gli ospiti internazionali spiccano invece Satya Nadella, Ceo di Microsoft, Jared Kushner, genero e consigliere di Donald Trump e Jens Stoltenberg, segretario della Nato.
Come riporta Agi, i temi in agenda sono undici e comprendono, tra l’altro, il futuro dell’Europa, i cambiamenti climatici, l’etica dell’intelligenza artificiale e le cyber minacce. Ecco come è nato e come è cambiato nel tempo.

La storia del primo incontro

Il primo incontro del gruppo Bilderberg si tenne dal 29 al 31 maggio del 1954, in piena guerra fredda, all’hotel De Bilderberg, ad Oosterbeck, nei Paesi Bassi. Il club, che allora non aveva un nome, iniziò ad essere così chiamato proprio per via dell’hotel in cui si era riunito.
L’obiettivo del meeting era quello di discutere le ragioni dell’antiamericanismo che in quegli anni serpeggiava nel continente e che Józef Retinger, studioso e consulente politico polacco, considerava il principale ostacolo alla creazione di una vera alleanza atlantica tra un’Europa di tipo federale e l’America del Nord.
Alla riunione, che venne organizzata da un comitato direttivo, presero parte tra gli altri, Retinger, il Principe olandese Bernard-Lippe-Bisterfeld, il banchiere David Rockfeller e il potente industriale olandese Rijikens.

Cosa succede oggi

Le conferenze annuali che si svolgono oggi sono molto più partecipate di quella del 1954. A Montreux andranno 128 persone ma il numero varia di anno in anno da un minimo di 120 a un massimo di 200. I membri, che possono presentarsi solo se precedentemente invitati, non sono fissi. Alcuni, come Lilli Gruber, vanno oramai da anni ma per Stefano Feltri quello di domani sarà il primo appuntamento. Tutti partecipano a titolo personale, e non come rappresentati di un’istituzione, e devono pagare le spese del viaggio e dell’alloggio.
Le riunioni si svolgono soprattutto in Europa, ogni quattro anni in America e sono sempre a porte chiuse. I giornalisti non sono invitati e, al termine, non vengono diffusi comunicati stampa. I membri possono però riprendere alcune idee in base alla Chantam House Rule che impedisce loro di rivelare l’identità degli oratori.

Le teorie del complotto

Le prime teorie complottiste sul gruppo Bilderberg si sono diffuse decenni prima della nascita di Internet e dei social media. Hugh Wilford, professore di Storia alla California State University, spiega che già nel 1954 la sinistra era convinta che dietro il gruppo si nascondesse la Cia e che la riunione fosse parte di un piano per aumentare l’influenza degli Stati Uniti in Europa.
Questa teoria fu alimentata anche dal passato di Retinger. La mente del gruppo entrò infatti in contatto con i Servizi segreti quando era a capo del governo polacco in esilio a Londra e lavorò inoltro come consigliere tra due le guerre per le rivolte in Messico.
Negli ultimi anni, il Bilderberg è stato accusato tra l’altro di voler ridurre sempre di più la sovranità degli stati (il gruppo sarebbe l’ultima reincarnazione di un’oligarchia che gestisce le sorti dell’umanità), di avere intenzione di sottomettere i poveri fino a renderli schiavi e di aumentare i conflitti. A questo proposito, Panorama ricorda che il club è stato considerato il responsabile dell’incidente di Tonchino, che scatenò la guerra in Vietnam, del conflitto in Jugoslavia e di quello in Iraq. Tutte nascono da una convinzione: le guerre aumentano il valore degli affari delle lobby delle armi e fanno gli interessi economici di alcuni membri del gruppo.

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