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Caso ultras, Andrea Agnelli inibito per 12 mesi dal tribunale della Figc

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Di Guglielmo Buccheri

Un anno di squalifica più 20 mila euro di ammenda per Andrea Agnelli. Questo il verdetto, in primo grado, del Tribunale federale della Figc nel procedimento (sportivo) che vede la Juve, il suo presidente ed altri tre ex o dirigenti bianconeri accusati di aver fornito biglietti agli ultrà in numero non consentito. 

Il procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro aveva chiesto per Agnelli 30 mesi di inibizione, la corte ha più che dimezzato la richieste dell’accusa ed ora la palla passerà ai giudici di appello della Figc. Per il tribunale di primo grado, si legge nelle motivazioni, «l’estraneità invocata dal presidente non può ritenersi tale poiché il tenore dell’istruttoria e la indubbia frequentazione dirigenziale con gli altri deferiti, unitamente al lunghissimo lasso temporale durante il quale si è dipanato il periodo oggetto di indagine (5 stagioni sportive) ed alla cospicua quantità di biglietti e di abbonamenti concessi illegalmente, recitano in maniera opposta rispetto alle ragioni rassegnate dal presidente...». Nelle motivazioni si legge anche come «...in atti non è fatto mistero che l’intero management fosse votato a ricucire i rapporti con gli ultrà e ad addolcire ogni confronto con i Club, al punto da favorire concretamente ed espressamente le continue richieste di agevolazioni così da rendersi disponibili a scendere a patti pur di non urtare la suscettibilità dei tifosi, il cui livore avrebbe comportato multe e sanzioni alla Juventus...». 

Il Tribunale federale ha rigettato, fra l’altro, la richiesta dell’accusa di far disputare alla Juve due partite a porte chiuse, ed ha altresì affermato che Agnelli era inconsapevole dell’appartenenza di alcuni capi ultras alla ’ndrangheta, in particolare, «Agnelli era da ritenere completamente ignaro in merito alla peculiarità illecita di Rocco Dominello, presentatosi ai suoi occhi come deferente tifoso».  

Queste le condanne in primo grado degli altri deferiti: Francesco Calvo, all’epoca direttore commerciale, 1 anno di squalifica e 20 mila euro di multa, Stefano Merulla un anno di inibizione e 20 mila euro di sanzione economica, Alessandro D’Angelo un anno e tre mesi di stop e 20 mila euro di ammenda. 

La Juve ricorre contro l’inibizione  
Dopo la sentenza di inibizione per un anno emessa oggi a carico del presidente Andrea Agnelli, la Juventus ha diffuso una nota ufficiale. «Juventus Football Club, preso atto dell’odierna decisione del Tribunale Federale Nazionale - si legge - preannuncia ricorso presso la Corte Federale di Appello nella piena convinzione delle proprie buone ragioni, che non hanno ancora trovato adeguato riconoscimento». La società «esprime la propria soddisfazione perché la sentenza odierna, pur comminando pesanti inibizioni nei confronti del Presidente e delle altre persone coinvolte, ha ’dopo ampia valutazione del materiale probatorio acquisito’ (cit. pag. 11 della sentenza) escluso ogni ipotesi di legame con esponenti della criminalità organizzata». La Juventus ha «fiducia nella giustizia sportiva e ribadisce di aver sempre agito in un percorso condiviso con le Forze dell’Ordine con l’obiettivo di contribuire alla piena salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico». 

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