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Torino, armi da guerra sequestrate ad estremisti di destra legati agli ultras


Di Salvatore Santoru

Recentemente la Digos di Torino ha sequestrato alcune armi da guerra detenute da individui legati all'estremismo di destra e, inoltre, a certi gruppi ultras juventini. Oltre a ciò, stando sempre all'indagine, sono stati scoperti dei legami con gruppuscoli skinhead legati agli ambienti neofascisti e neonazisti.

Tra le diverse armi da guerra, bisogna segnalare anche la presenza di un missile in dotazione presso l'esercito del Qatar.
Inoltre, l'inchiesta ha appurato anche dei legami con il reclutamento dei mercenari neonazisti impegnati nel Donbass

Su tale tematica, bisogna segnalare che vi è una certa presenza di 'foreign fighters' neonazisti nell'ambito di tale conflitto, sia nella fazione pro-ucraina che in quella pro-russa.

PER APPROFONDIREhttps://it.blastingnews.com/cronaca/2019/07/torino-sequestrate-armi-e-un-missile-a-gruppi-dellestrema-destra-legati-al-mondo-ultras-002948635.html

Guerriglia alla festa della Lazio: dieci poliziotti feriti dagli ultras

Di Claudio Cartaldo
Anche il compleanno della Lazio si trasforma in una guerriglia notturna.
Questa notte, mentre i supporter festeggiavano i 119 anni della loro squadra del cuore, un gruppo di tifosi si è avventato contro gli agenti di un reparto della mobile. Dieci poliziotti sono rimasti feriti e curati dai sanitari del 118.
Gli ultras hanno lanciato sassi, bombe carta e bottiglie in direzione dei reparti schierati in tenuta anti-sommossa.
La notizia degli scontri arriva a pochi giorni dagli scontri di Milano (dove ha perso la vita un ultras dell'Inter) e a poche ore dalla riunione in cui Salvini ha promesso una stretta contro le violenze dei tifosi.
I festeggiamenti per il 119esimo compleanno della S.S. Lazio si svolgeva in piazza della Libertà, lì dove nacque nel 1900 la società sportiva. "Erano almeno 300 ultras laziali, incappucciati, volto coperto che avanzavano in una strada limitrofa a piazza della Libertà e piuttosto buia - ha raccontato all'Adnkronos Andrea Cecchini, presidente del sindacato di polizia 'Italia Celere' - Hanno creato un fronte unico, contrastando una squadra di poliziotti del reparto mobile, in tenuta antisommossa. Gli agenti hanno dovuto dapprima subire il lancio di sassi bottiglie, poi le bombe carta e arrivati al contatto con la tifoseria, c'è stata una carica di alleggerimento nella quale alcuni agenti, una decina sono rimasti feriti. Un agente è stato raggiunto da una bomba carta ad un ginocchio ed un altro ad un polpaccio. Altri hanno ripostato contusioni e lesioni varie".

Juventus, la bomba di Report: ultrà, Agnelli e 'ndrangheta, l'intercettazione su Lapo Elkann


LIBERO

C'è anche Lapo Elkann al centro della attesissima puntata di Report sulla Juventus. Il programma condotto da Sigfrido Ranucci lancia siluri inquietanti sulla Signora, rovistando nelle intercettazioni e nelle carte dell'inchiesta giudiziaria Alto Piemonte sui rapporti tra gli ultrà bianconeri e gli esponenti della 'ndrangheta. Un misto di calcio, rapporti di forza, legami oscuri e business che getta una luce sinistra non solo sul club, ma su tutto il calcio italiano. 


Per comprendere il ruolo preponderante del tifo organizzato nella vita di una società è esemplare la telefonata intercettata tra Fabio Germani, ultrà di peso a capo della fondazione Italia Bianconera, e Rocco Dominello, figlio del boss Saverio Dominello e considerato dagli inquirenti al centro del "sistema-biglietti" della Juventus Arena, con agganci pesantissimi tra i dirigenti. Si deve tornare indietro di quasi 10 anni, la primavera del 2009. Lapo, secondo quanto raccontato da Dominello ai magistrati, "avrebbe incontrato il figlio del boss, prima della comunione della figlia di Germani" e in quell'occasione "gli avrebbe espresso il desiderio di vedere esposti degli striscioni in curva con su scritto Lapo Presidente". Una telefonata intercettata tra Dominello e Germani confermerebbe la versione: "Senti una cosa, ma il tuo amico Lapo che fine ha fatto?", chiede il primo al secondo. "L'ho sentito stamattina, è in Svizzera". 
Dominello - "Lo fissiamo 'sto appuntamento?"
Germani  - "No, questo periodo non esiste".
D - "Perché?"
G - "Eh, perché domani parte va in America…"
D - "Vabbuò, fissa un appuntamento. Se vuole un appoggio, fissa un appuntamento, sennò andate a f… tu, lui, la Juve… tutti quanti!".
G - "Ma tu lo sai che lui l'appoggio lo vuole?"
D - "Lui mi deve dire Sì, sono veramente intenzionato… e io faccio fare gli striscioni sia da una parte che dall'altra, tutti per lui. Però allora mi devi dire quanto veramente ci tiene. Perché io ti giuro che sia di qua che di là facciamo fare tutto quello che lui vuole".
G - "Ho parlato con Lapo fino a un'ora fa"
D - "Ah eri con Lapo e non mi hai chiamato, bravo… bravo".
G - "Si è scaricato il telefono! Martedì, cosa fai martedì?"
D - "Martedì niente, perché?"
G - "Se vuoi andiamo in barca da Lapo".
D - "Ma dove?"
G - "A Saint Tropez".

Quella gita, spiega Report, poi è saltata. Lo striscione non fu mai esposto e alla fine presidente è diventato il cugino Andrea Agnelli, a cui nel 2013, dopo il secondo scudetto di fila, Lapo riconobbe pubblicamente tutti i meriti sportivi e societari

Esporre una foto di Federico Aldrovandi è «provocatorio», dice il giudice sportivo

Da diversi anni i tifosi della Spal, la squadra di calcio di Ferrara che da quest’anno gioca in Serie A, sventolano ad ogni partita una grande bandiera su cui è dipinto il volto di Federico Aldrovandi, il ragazzo ferrarese che la mattina del 25 settembre 2005 venne ucciso da quattro agenti di polizia che lo fermarono per un controllo non lontano da casa sua. La morte di Aldrovandi è stata una delle storie di cronaca più seguite e discusse degli ultimi anni, e ancora oggi capita che se ne ritorni a parlare. Da alcuni giorni se ne sta discutendo proprio per via della bandiera dei tifosi della Spal: perché lo scorso primo dicembre è stato vietato loro di esporla in occasione della partita di campionato contro la Roma allo Stadio Olimpico, perché mancavano le autorizzazioni.
Come ha riportato il Corriere dello Sport, la Questura di Roma ha precisato che la bandiera era rimasta fuori dallo stadio poiché priva dell’autorizzazione da presentare o all’inizio della stagione sportiva o tre giorni prima della partita presso il gabinetto della Questura della città ospitante: una procedura che riguarda tutti gli striscioni e le bandiere introdotte negli stadi in occasione di partite di Serie A, B e C. Non è chiaro se l’autorizzazione ci fosse o meno, ma in segno di protesta per quanto accaduto, i tifosi della Spal sono rimasti in silenzio per tutta la durata della partita. Pochi giorni dopo, l’Associazione Contro gli Abusi in Divisa, una ONLUS nata nel marzo del 2014 che si occupa di monitorare le violenze della polizia, ha rivolto un appello a tutti i tifosi delle squadre di calcio italiane per introduttore negli stadi striscioni e bandiere con il volto di Aldrovandi.
Nei giorni successivi a Roma-Spal, immagini di Aldrovandi sono state viste in molti stadi italiani, a partire proprio dall’Olimpico di Roma in occasione della partita di Champions League contro il Qarabag. Striscioni simili sono stati esposti poi a Empoli, Verona, Genova, Torino, Siena, Cagliari e Terni. Alcuni tifosi presenti alla partita tra Siena e Prato dello scorso 17 dicembre hanno detto che gli steward e gli agenti di polizia presenti allo stadio avevano impedito loro di esporre l’immagine di Aldrovandi e hanno detto che lo striscione era stato poi strappato dalla balaustra cui era legato.
A Terni, invece, tredici tifosi del Parma sono stati denunciati per coreografia non autorizzata per aver esposto una decina di immagini di Aldrovandi durante la partita dell’8 dicembre contro la Ternana. Per quanto accaduto a Terni, il padre di Aldrovandi, Lino, ha espresso la propria solidarietà ai tifosi del Parma con un post su Facebook.
Nel comunicato del giudice sportivo Pasquale Marino relativo alle gare disputate tra il 15 e il 18 dicembre, pubblicato questa settimana, sia il Siena che il Prato sono state multati rispettivamente di 750 e 500 euro perché i loro tifosi avrebbero esposto “uno striscione di contenuto provocatorio nei confronti delle forze dell’ordine”. Nel comunicato non è specificato che si tratti dell’immagine di Aldrovandi, anche se sia a Siena che a Prato, stando alle testimonianze dei tifosi presenti, l’immagine di Aldrovandi era l’unica cosa che poteva essere interpretata come tale.

Anna Frank con la maglia della Roma, identificati 15 ultras della Lazio. Irriducibili: “Si tratta di scherno e sfottò fatto da qualche ragazzino, ma non è reato accusare un avversario di appartenere a un'altra religione"

Anna Frank con la maglia della Roma, identificati 15 ultras della Lazio. Irriducibili: “Scherno non è reato”
Da una parte lo sdegno delle istituzioni e della politica, dall’altra le iniziative della Lazio e delle Federcalcio per mettere una pezza dopo quanto successo. Nel mezzo, l’indagine della Procura di Roma, che punta a capire chi siano stati gli autori degli adesivi raffiguranti Anna Frank con la maglia della Roma, affissi domenica scorsa in curva sud.
Le indagini: identificati 15 ultras biancocelesti –
 In giornata sono arrivate le prime identificazioni: grazie alle immagini delle telecamere interne all’Olimpico e al lavoro della Digos, del commissariato Prati e della polizia scientifica, è stato possibile riconoscere 15 ultras biancocelesti (tra loro alcuni “Irriducibili” e anche due minori, il più piccolo di soli 13 anni) responsabili delle affissioni. I pm hanno ipotizzato il reato di istigazione all’odio razziale. Come riportato da Il Fatto Quotidiano in edicola oggi, secondo fonti interne alla questura di Roma l’iniziativa non sarebbe stata organizzata dai responsabili della curva laziale, ma sarebbe opera di poche persone. Chi indaga, inoltre, non ha escluso che dietro l’affissione possa nascondersi una spaccatura all’interno della Curva Nord, con un piccolo gruppo ostile agli Irriducibili, i quali già dalla scorsa stagione hanno deciso di sospendere l’aperta contestazione al presidente della Lazio, Claudio Lotito, e sostenere la squadra allo stadio.
La posizione degli Irriducibili: “Scherno non è reato” –
 Lo stesso gruppo storico della tifoseria organizzata laziale ha espresso la propria posizione con una nota: “Rimaniamo stupiti da questo clamore mediatico. Esistono altri ‘casi’ che meriterebbero le aperture dei Tg e ampie pagine di giornale. Non ci dissociamo da ciò che non abbiamo fatto” hanno fatto sapere gli ultras, che poi si sono detti meravigliati dal fatto che “queste, che vengono considerate offese, insulti o chissà che altro, quando però arrivano nei nostri confronti non scandalizzano nessuno. Gli stessi adesivi – si legge ancora nella nota – ce li ritroviamo anche nella nostra curva ma non stiamo di certo a piagnucolare. Perché nessuno s’indigna per questo. Noi siamo della Lazio e non si piange!”. Parlando di quanto accaduto, poi, gli Irriducibili sono del parere che “tutto deve rimanere nell’ambito del ‘nulla‘ – hanno scritto – si tratta di scherno e sfottò da parte di qualche ragazzo forse, perché in questo ambito dovrebbe essere collocata questa cosa, anche in virtù del fatto che, come da sentenza di tribunale non è reato apostrofare un tifoso avversario accusandolo di appartenere ad altra religione!. Infine l’attacco alla Federazione di Tavecchio: “Evidentemente nemmeno la Figc se ne ricorda se è vero che hanno aperto un’inchiesta”. Per i tifosi biancocelesti si è trattato di “manovre per colpire la Lazio, che si sta affermando come una tra le migliori realtà di questo campionato e i suoi tifosi che invece tanto stanno provando a fare con molteplici iniziative di cui nessuno ne parla“.

La Ss Lazio va in sinagoga. E a Bologna giocherà con maglia commemorativa – 
All’indomani della polemica, il presidente della Lazio Claudio Lotito in mattinata è andato in sinagoga a Roma accompagnato da una delegazione della squadra per portare una corona di fiori ed esprimere la propria condanna. “Siamo qui per ribadire la nostra posizioni di dissociazione contro posizioni di antisemitismo e razzismo”, ha detto, specificando che “la Lazio promuoverà un’iniziativa annuale per portare 200 giovani tifosi in visita a Auschwitz. La maggioranza della nostra tifoseria è con noi contro ogni antisemitismo – ha aggiunto – Vogliamo fare chiarezza perché non si gioca su fatti su cui non si può giocare e non devono esserci sfottò”. E la Lazio scenderà domani sera in campo allo stadio Dall’Ara di Bologna con una maglia commemorativa di Anna Frank durante il riscaldamento prima del match valido per la decima giornata di Serie A.
FONTE E ARTICOLO COMPLETO: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/24/anna-frank-con-la-maglia-della-roma-identificati-10-ultras-della-lazio-irriducibili-scherno-non-e-reato/3931879/

La curva nord non arretra: "Non è reato accusare un avversario di appartenere a un'altra religione"


Gli "irriducibili" della curva nord non arretrano. Dopo l'indignazione suscitata dalla comparsa di adesivi dal contenuto antisemita sul vetro della curva Sud dello stadio Olimpico - tra cui uno che ritraeva Anna Frank con la maglia della Roma - gli ultras laziali, in un post sulla loro pagina Facebook si definiscono "stupiti" dal "clamore mediatico" e sostengono che chi ha affisso quegli adesivi non ha commesso alcun reato.
"Si tratta di scherno e sfottò da parte di qualche ragazzo forse (..) anche in virtù del fatto che, come da sentenza di tribunale non è reato apostrofare un tifoso avversario accusandolo di appartenere ad altra religione", si legge nella nota.
Gli irriducibili non si dissociano da quanto accaduto, anche perché, sostengono di non aver fatto niente di illecito: "Rimaniamo stupiti - prosegue la nota - da questo clamore mediatico. Esistono altri casi che meriterebbero le aperture dei telegiornali e ampie pagine di giornale. Non ci dissociamo da ciò che non abbiamo fatto. Ci meravigliamo che queste, che vengono considerate offese, insulti o chissà che altro, quando però arrivano nei nostri confronti non scandalizzino nessuno".
Episodi simili, sostengono, sarebbero avvenuti anche ai danni della tifoseria laziale: "Gli stessi adesivi ce li ritroviamo anche nella nostra curva, ma non stiamo di certo a piagnucolare perché nessuno s'indigna per questo.

Caso ultras, Andrea Agnelli inibito per 12 mesi dal tribunale della Figc

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Di Guglielmo Buccheri

Un anno di squalifica più 20 mila euro di ammenda per Andrea Agnelli. Questo il verdetto, in primo grado, del Tribunale federale della Figc nel procedimento (sportivo) che vede la Juve, il suo presidente ed altri tre ex o dirigenti bianconeri accusati di aver fornito biglietti agli ultrà in numero non consentito. 

Il procuratore della Federcalcio Giuseppe Pecoraro aveva chiesto per Agnelli 30 mesi di inibizione, la corte ha più che dimezzato la richieste dell’accusa ed ora la palla passerà ai giudici di appello della Figc. Per il tribunale di primo grado, si legge nelle motivazioni, «l’estraneità invocata dal presidente non può ritenersi tale poiché il tenore dell’istruttoria e la indubbia frequentazione dirigenziale con gli altri deferiti, unitamente al lunghissimo lasso temporale durante il quale si è dipanato il periodo oggetto di indagine (5 stagioni sportive) ed alla cospicua quantità di biglietti e di abbonamenti concessi illegalmente, recitano in maniera opposta rispetto alle ragioni rassegnate dal presidente...». Nelle motivazioni si legge anche come «...in atti non è fatto mistero che l’intero management fosse votato a ricucire i rapporti con gli ultrà e ad addolcire ogni confronto con i Club, al punto da favorire concretamente ed espressamente le continue richieste di agevolazioni così da rendersi disponibili a scendere a patti pur di non urtare la suscettibilità dei tifosi, il cui livore avrebbe comportato multe e sanzioni alla Juventus...». 

Il Tribunale federale ha rigettato, fra l’altro, la richiesta dell’accusa di far disputare alla Juve due partite a porte chiuse, ed ha altresì affermato che Agnelli era inconsapevole dell’appartenenza di alcuni capi ultras alla ’ndrangheta, in particolare, «Agnelli era da ritenere completamente ignaro in merito alla peculiarità illecita di Rocco Dominello, presentatosi ai suoi occhi come deferente tifoso».  

Queste le condanne in primo grado degli altri deferiti: Francesco Calvo, all’epoca direttore commerciale, 1 anno di squalifica e 20 mila euro di multa, Stefano Merulla un anno di inibizione e 20 mila euro di sanzione economica, Alessandro D’Angelo un anno e tre mesi di stop e 20 mila euro di ammenda. 

La Juve ricorre contro l’inibizione  
Dopo la sentenza di inibizione per un anno emessa oggi a carico del presidente Andrea Agnelli, la Juventus ha diffuso una nota ufficiale. «Juventus Football Club, preso atto dell’odierna decisione del Tribunale Federale Nazionale - si legge - preannuncia ricorso presso la Corte Federale di Appello nella piena convinzione delle proprie buone ragioni, che non hanno ancora trovato adeguato riconoscimento». La società «esprime la propria soddisfazione perché la sentenza odierna, pur comminando pesanti inibizioni nei confronti del Presidente e delle altre persone coinvolte, ha ’dopo ampia valutazione del materiale probatorio acquisito’ (cit. pag. 11 della sentenza) escluso ogni ipotesi di legame con esponenti della criminalità organizzata». La Juventus ha «fiducia nella giustizia sportiva e ribadisce di aver sempre agito in un percorso condiviso con le Forze dell’Ordine con l’obiettivo di contribuire alla piena salvaguardia della sicurezza e dell’ordine pubblico». 

BOLZANO: BOOM DI VOTI PER L'ESTREMA DESTRA AL PRIMO TURNO DELLE ELEZIONI COMUNALI

Di Salvatore Santoru
Bolzano, a contendersi nel ballottaggio previsto per il 22 maggio ci saranno il candidato del PD Renzo Caramaschi e quello del centrodestra Mario Tagnin, sostenuto anche dalla Lega Nord. Secondo quanto riporta il quotidiano "il Tempo", nel primo turno delle elezioni comunali il candidato della sinistra Caramaschi è riuscito ad ottenere il 22,32 % dei voti, mentre il candidato di destra Tagnin è arrivato al 18,39.
Sempre secondo quanto scritto dal "Tempo", complessivamente il primo turno è andato molto bene al Movimento 5 Stelle e sopratutto al movimento di estrema destra"Casa Pound", che è riuscito a superare il 6% delle preferenze e che quindi ora passa dall'avere un'unico rappresentante nel consiglio comunale a ben tre.
 Stando a un articolo del sito web "il Blitz Quotidiano", il candidato di Casa Pound Bolzano Andrea Bonazza ha riscosso relativamente un grande successo.
Sempre stando all'articolo di "Blitz Quotidiano", Bonazza è un ultras della locale squadra di hockey e secondo quanto si può vedere facendo qualche ricerca sul web risulterebbe vicino a "Solidarieté onlus"(Solid onlus), un'ONG legata a Casa Pound che si occupa sopratutto della minoranza etnica "Karen" della Birmania e dei serbi nel Kossovo.
Inoltre, in passato Bonazza era diventato relativamente conosciuto musicalmente per essere stato il cantante dei "No Prisoner", una band che rientrava nel filone dell'hardcore punk di estrema destra e/o "NSHC"(National Socialist Hardcore Punk).
C'è anche da segnalare che Bonazza era già salito alle cronache per essere stato condannato per aver fatto il saluto romano dopo una manifestazione sulle foibe e per essere stato condannato e in seguito assolto per diffamazione nei confronti dell'ex sindaco Luigi Spagnolli.

PER APPROFONDIRE:

FOTO:manifestazione di Casa Pound Bolzano, https://www.youtube.com

Heysel, Tacconi: "Ci ordinarono di giocare e festeggiare"



Di Mario Valenza

La strage dell'Heysel non è stata ancora dimenticata. A 30 anni da quella tragica notte, i protagonisti in campo che giocarono quella partita parlano e ricordano le polemiche per quella esultanza davanti a 39 morti italiani.
A parlare è Stefano Tacconi che quella sera contro il Liverpool difendeva la porta bianconera. "Non bisogna chiudere gli occhi, ma tenerli ben aperti per ricordare. Penso soprattutto al grande sogno di 22 giocatori infranto da certi ultrà. Le finali si dovrebbero sempre giocare con entusiasmo e gioia", spiega.



"Le notizie erano frammentarie, non si capiva se era morto un tifoso - aggiunge - oppure un centinaio. La Uefa ci aveva impedito di scendere in campo ma per fortuna un generale grande e grosso, con un po' più sale in zucca, ci ha ordinato di giocare per evitare problemi più grandi: la curva juventina avrebbe voluto vendicarsi...". Infine parla dei festeggiamenti: "Sento sempre ripetere le stesse cose... La nostra festa era stata decisa dallo stesso generale alto due metri: ci ha obbligati a uscire dallo spogliatoio e andare sotto la curva bianconera, perché dovevamo tenere i nostri tifosi all'interno dello stadio".

FONTE:http://www.ilgiornale.it/news/sport/heysel-tacconi-ci-ordinarono-giocare-e-festeggiare-1134071.html

Scontri al derby di Roma, arrestati due tifosi della Lazio



http://www.ilmessaggero.it/ROMA/CRONACA/derby_lazio_roma_sangue_scontri_accoltellati_stadio/notizie/1379654.shtml

Sono stati individuati e arrestati due dei responsabili del possesso e del lancio di oggetti nei confronti delle Forze dell'Ordine nel post-partita dell'incontro di calcio Lazio-Roma disputatosi lunedì scorso. 
In quell'occasione all'esterno dello stadio, durante le fasi del deflusso, c'era stato il tentativo di contatto tra gruppi delle due tifoserie su lungotevere Maresciallo Diaz; tentativo bloccato sul nascere dall'intervento delle Forze di Polizia.

Nella circostanza c'era stato un nutrito lancio di oggetti contro gli agenti. Personale della Digos della Questura, impegnato nell'analisi delle immagini registrate dalla Polizia Scientifica, ha individuato un 44enne e un 28enne, entrambi romani e sostenitori della Lazio, sorpresi nell'atto di lanciare bottiglie di vetro contro le Forze dell'Ordine. Trovati e sequestrati nelle loro rispettive abitazioni gli abiti chi i due indossavano nell'occasione.

Heysel, 29 maggio 1985:il "lato oscuro" del calcio, quello del tifo violento



Trentanove stelle d'argento intorno allo Juventus Stadium ricordano le vittime di uno dei momenti più tragici dello sport mondiale: sono poste vicino alla stella commemorativa dedicata a Gaetano Scirea, capitano della squadra bianconera in quel 1985, anno che portò via con sé la vita di 39 tifosi, quasi tutti italiani, giunti allo stadio Heysel di Bruxelles per godersi la finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool. Fu una strage: oltre 600 i feriti in un caos senza precedenti. Il calcio europeo è sconvolto ma la partita si gioca ugualmente ed è un rigore di Platini a stabilirne il risultato.
Le immagini dell'assalto degli hooligan al settore Z fanno il giro del mondo, colpiscono profondamentee aprono una lunga fase di dibattito per trovare una soluzione al problema. Incidenti, contestazioni feroci, partite sospese: il tifo violento è l'altra faccia del calcio. E se dopo l'Heysel il football inglese paga duramente con una squalifica per 5 anni di tutti i suoi club dalle competizioni europee ma sa redimersi, quello italiano rimane un passo indietro. Ciro Esposito è l'ultimo nome su una lista che viene aggiornata tristemente dal 1963. Un elenco di giovani tifosi o di uomini delle forze dell'ordine, come l'ispettore Filippo Raciti, che hanno perso la vita semplicemente per seguire una partita di calcio o per garantirne la sicurezza.

FONTE E ARTICOLO COMPLETO:http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/tifo-violento-altra-faccia-del-calcio-043105e0-c8f1-43ed-aa33-f87dc43a0e00.html

Derby Torino, il sociologo Bovalino: "Finiti i simboli, nel calcio piccole tribù. E' la guerra pop"

Torino-Juventus © ANSA

Intervista di Marco Guerra a Nuccio Bovalino

La follia ultras andata in scena ieri a Torino, con l’assalto al pullman della Juventus e la bomba carta contro i tifosi granata, torna a suscitare l’indignazione di vasti settori dell’opinione pubblica, che continuano a chiedere sanzioni esemplari e un giro di vite contro le tifoserie calcistiche.  A Bergamo invece sono volati cazzotti tra calciatori, con Denis (Atalanta) che avrebbe colpito con un pugno il giocatore dell’Empoli Tonelli. Fatti che portano a fare una nuova riflessione sul mondo calcio.IntelligoNews ne ha parlato con il sociologo Guerino Nuccio Bovalino, ricercatore del Ceaq Sorbonne, e studioso dei media e dell’immaginario...

Prof. Bovalino anche questa domenica il sistema calcio italiano ha dato una pessima immagine di se stesso, con violenze fuori e dentro gli stadi. Sono tanti gli spunti, a lei cosa la colpisce?

«Non mi sembra il caso di fare la solita analisi sui gruppi organizzati che hanno altre mire. Trovo più interessante il calcio come fenomeno sociologico contemporaneo. Pasolini - che era un grande appassionato di pallone - diceva che il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, dunque è un rito non un passatempo. Mi trovo molto d'accordo anche con quanto diceva lo scrittore uruguaiano, Eduardo Galeano, secondo il quale il calcio è l’unico fenomeno in mano ai tecnocrati dove comunque rimane l’arte dell’imprevisto».
Forse è per questo che malgrado tutto il calcio riesce ancora ad attrarre e ad infiammare masse numericamente importanti della popolazione?
«Ho fatto queste due citazioni proprio per spiegare questo fenomeno. In un momento in cui l’individuo, come cittadino, è costretto a subire una crisi di rappresentanza della politica e delle ideologie e una crisi economica che lo ha destrutturato come parte produttiva, il calcio resta l’unico luogo che gli offre la possibilità di richiamarsi ad un’appartenenza».
Ma la somma di identità e appartenenza non deve per forza sfociare nella violenza...
«È  vero, ma questa appartenenza calcistica, in tempi in cui l’uomo è privato di qualsiasi altra forma di rappresentanza della propria identità, diventa un’esasperazione. Il calcio da effetto placebo diventa un luogo per costruire comunità che altrimenti non riuscirebbero a formarsi nella società. E questa appartenenza viene così esasperata e caricata di altri significati».
Infatti  la militanza politica sembra sparita dalle strade – salvo alcune eccezioni – mentre le tifoserie hanno assunto connotazioni politiche sempre più marcate. Insomma lo stadio ha catalizzato anche altre identità?
«La politica è entrata nello stadio perché fuori sono venute meno le altre forme di rappresentanza. Gli individui non si raggruppano più in nome di un’ideologia, di una grande visione del mondo, ma in piccole tribù con le quali condividere una passione. Grazie a queste piccole tribù costruiscono la propria narrazione del mondo».
Tribù urbane come mods, skin, punk...  
«Esatto, ma per quanto riguarda la violenza c’è anche un dato antropologico...».
Un istinto atavico dell’essere umano?
«Quando si è parlato di un intervento massiccio in Libia, alcuni intellettuali si sono interrogati su chi sarebbe stato disposto a partire per fare questa guerra. Ecco queste guerriglie tra ultrà mi sembrano piccole guerre quotidiane ‘pop’ fatte da una generazione occidentale che non riesce ad avere un’idea plastica della guerra reale, perché fortunatamente non l’ha mai vissuta nella quotidianità. Dunque, questa guerriglia urbana viene declinata in maniera pop e non è altro che un istinto arcaico dentro di noi che sfocia in maniera ludica nel calcio».
Insomma mentre in Medio Oriente a sedici anni può capitare di imbracciare un’arma, in Europa ci meniamo allo stadio...
«In una società civilizzata questo arcaico di cui parlavo resta latente, e questa parte maledetta viene in superficie in qualche modo. Le guerriglie pop sostituiscono l’incapacità dell’uomo occidentale di tenere a bada questo istinto. Il campo di battaglia nello stadio consente a quella parte dell’antropologia dell’essere umano di sfociare in maniera pop. Ma questo è un problema che riguarda l’intera società, il fenomeno sportivo raggiunge livelli tali di violenza quando ogni cittadino è privato di tutti gli altri simboli a cui legarsi. Ma da qui non bisogna condannare il calcio in quanto tale, stiamo infatti parlando di un fenomeno che va al di là dello aspetto sportivo»
Senza fare dietrologia da due soldi, possiamo quindi affermare che il calcio è usato come 'sfogatoio' della popolazione,  da parte di molti centri di controllo della società?
«Questo della violenza negli stadi sembra infatti un problema che nessuno vuole risolvere davvero. In pratica tutti dicono “armiamoci e partite”. Ovvero partite voi... sfogatevi che noi controlliamo il resto delle cose concrete. La capacità di gestire il potere significa anche trovare luoghi dove far sfogare la gente»
Eppure a prima vista sembrerebbero tante energie sprecate. Visti i problemi epocali di questo Paese i giovani potrebbero mettere tanta foga per cambiare la società...
«Siamo in un momento storico in cui i veri nemici sono dei concetti astratti, come la finanza, la disoccupazione, l’Unione Europea. Non riusciamo a combatterli sul campo allora ecco la necessità di sfogare la frustrazione nella lotta tra tribù sportive. Le lotte tribali tra ultras sono una compensazione che consente di individuare il nemico in un momento in cui il vero nemico è invisibile»
Come può venirne fuori questa generazione? In fondo, anche tra i tifosi, i violenti sono una minoranza, ci sono gruppi ultras molto impegnati  nel sociale, nel volontariato...
«Questa generazione riuscirà ad uscirne fuori quando smetterà di riconoscersi in tribù in guerra tra di loro. Questo non significa che deve tornare ad identificarsi e dividersi parlando con le vecchie categorie del novecento. Potranno fare qualcosa di più concreto e mettere a frutto questo impegno quando si riconosceranno come gruppo di deboli contro i veri potenti che sono altrove» 


Torino, violenza allo stadio:bomba carta lanciata durante la partita, il bilancio è di 12 feriti e 5 arrestati

immagine Torino, bomba carta al derby della Mole, feriti 11 tifosi

La massima serie calcistica italiana, quasi a conclusione di stagione, domenica è stata contraddistinta da alcuni episodi violenti, come il lancio di bombe carta nel derby calcistico tra Torino e Juventus. Già prima della partita i tifosi del Torino avevano assalito il pullman della Juventus, provocando danni con sassi e calci.Una parte dei vetri del bus è andata in frantumi(ansa)
Durante la partita, poi, una bomba carta sarebbe volata dal settore ospiti, dove c'era la Juventus, verso la curva Primavera, causando almeno 12 feriti, due dei quali portati in ospedale con codici di media gravità. In totale sono stati arrestati cinque tifosi: tre per il lancio di ordigni vari all'interno dello stadio olimpico, altri due per gli incidenti prima dell'incontro. I sostenitori della Juventus hanno potuto lasciare l'impianto solo scortati da polizia e carabinieri.
"Nessuna clemenza verso i nemici dello sport, questi sono i teppisti che vorrebbero rovinare una passione" ha minacciato il ministro dell'Interno italiano Angelino Alfano, commentando i fatti di Torino.

Gli scontri di Roma? Era tutto previsto

Scontri e danni ai monumenti, Roma assediata dagli hooligan
Di Lorenzo Maria Alvaro
L'accordo tra i comuni di Amsterdam e Rotterdam e la Lega (KNVB), avutosi nel febbraio del 2009 per cercare di colpire in qualche modo la vera e propria faida tra i supporters delle due squadre, statuiva che, per i successivi cinque anni, alle partite tra Ajax e Feyenoord, avrebbero potuto assistere solo i tifosi della squadra di casa. Va sottolineato, inoltre, che la decisione avrebbe potuto essere rivista soltanto dopo due anni. Nel 2011 la sanzione è stata confermata. Basterebbe questo per inquadrare cosa sia successo ieri a Roma.
La Het Legioen e Il Klassieker
Per capire di chi si stia parlando è sufficiente andare in rete. Digitando “Feyenoord Hooligans” su Youtube ci sono oltre 39mila risultati. (Per veder qualche video clicca qui) La guerriglia di ieri è stata ad opera della Het Legioen, la tifoseria dura del Feyenoord. 
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Quanto dura? Mettendo sotto la lente d'ingrandimento la storia del confronto con i grandi rivali, la tifoseria Ajacide, i supperter dell'Ajax, risulta evidente. Quella decisione della Lega calcio olandese è nata infatti in seguito agli innumerevoli scontri che si ripetono costantemente ogni anno dal 1921 per quello che in Olanda è chiamato il “Klassieker” (il classico).
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 Dal '21 ad oggi ci sono stati 160 incontri tra Feyenoord e Ajax. Quasi sempre sono corrisposti scontri tra le tifoserie. Niente di tenero. Tra incendi di treni su cui viaggiavano i supporters rivali, lanci di oggetti, uso di ordigni esplosivi, armi da taglio e armi da fuoco sembra quasi di parlare di una sorta di guerra civile più che ordinaria rivalità tra tifoserie.
La battaglia di Beverwijk
Il caso più emblematico è stato quello del 1997. In quella che è stata rinominata “la battaglia di Beverwijk” e che è anche stata spunto per scene cinematografiche (la rissa finale di Green Street Hooligans con Elijah Wood è la riproposizione di quel che successe). Quel giorno gli ultrà di Ajax e Feyenoord si diedero appuntamento su un’autostrada chiusa per lavori, l’A9, e ci fu una vera e propria guerra a base di coltelli, martelli e mazze da baseball. 
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Perso la vita un tifoso dell'Ajax, Carlo Picornie, picchiato a morte. L'ultimo scontro più feroce tra le due fazioni risale al 2005. Nei pressi dello stadio De Kuip, dove l'Ajax si era appena imposto sui padroni di casa, si è scatenato un vero e proprio inferno che ha coinvolto tifosi di entrambe le parti, polizia ed anche ignari passanti. Una situazione molto simile a quella vissuta a Roma in queste ore.
Non solo Klassieker
In patria però la rivalità non è solo con i tifosi di Amsterdam. Ai tifosi dell’AZ Alkmaar venne invece riservato, in occasione di una partita di campionato nel 1982, il lancio di una bomba artigianale che venne scagliata dagli ultrà di Rotterdam verso il settore della tifoseria ospite. Per fortuna esplose solo parzialmente e quindi fece danni limitati. Nel 1991 ci fu invece una «battaglia» con i sostenitori del Twente. Alla fine un supporter di quest’ultima squadra rimase ucciso, a colpi di coltello.
All’estero sempre in "grande stile"
Note anche le "imprese” oltre confine della Het Legioen. In occasione delle sfide con il Tottenham di Londra, nel 1974 per la finale di Coppa Uefa e nel 1983 vi furono scontri violentissimi con più di 200 feriti. Di quest'anno, in estate, le ultime uscite di rilievo. Durissimi gli scontri con i loro omologhi del Besiktas ai tempi della sfida dello scorso luglio, poi in ottobre il bis in occasione del match contro il Rijeka. Quella volta avevano bloccato dentro un pub i sostenitori della squadra rivale, contro i quali avevano cominciato a scagliare delle bottiglie piene di urina. Quasi per caso non c’era scappato il morto, vista anche la grinta dei tifosi croati, gente poco incline a porgere l’altra guancia.] Durissimi gli scontri con i loro omologhi del Besiktas ai tempi della sfida dello scorso luglio, poi in ottobre il bis in occasione del match contro il Rijeka. Quella volta avevano bloccato dentro un pub i sostenitori della squadra rivale, contro i quali avevano cominciato a scagliare delle bottiglie piene di urina. Quasi per caso non c’era scappato il morto, vista anche la grinta dei tifosi croati, gente poco incline a porgere l’altra guancia.
Non si tratta insomma di sconosciuti sbucati dal nulla. In patria sono osservati speciali. La polizia di Rotterdam conosce bene le frange violente della tifoseria del Feyenoord in particolare alcuni gruppi della Het Legioen come il «Real S.C.F» formato in prevalenza da giovanissimi, noti per l'uso smodato di alcool e droghe pesanti. Se alla fine degli anni 80 (periodo nel quale durante il Klassieker si arrivo all'uso di bombe da lancio) si era addirittura proposto di sospendere il campionato per sei mesi, a metà degli anni 90, dopo l'omicidio di Picornie, le partite tra Ajax e Feyenoord si sono giocate spesso a porte chiuse. Una violenza che non ha risparmiato neanche i giocatori, persino quelle delle squadre riserve. Nel 2004 Jorge Acuna, centrocampista del Feyenoord, è finito all'ospedale perché aggredito dagli hooligan dell'Ajax, riportando ferite alla testa, mentre un giovanissimo Robin Van Persie, altro obiettivo della violenza dei tifosi, veniva messo in salvo dai giocatori dai compagni di squadra.
Rimane dunque un grande interrogativo. Ma se tutte queste notizie sono note e facilmente reperibili. Se questi ultras sono così conosciuti dalle forze dell'ordine, perché circolano liberamente tra una trasferta e l'altra?

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