Spose bambine, omosessualità e poligamia: il Marocco contro l'Onu

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Il Marocco, tra gli Stati più laici e più impegnati nella lotta al terrorismo fondamentalista nel mondo musulmano, non accetterà le raccomandazioni dell'Onu sui diritti civili, perché "in contrasto con i principi fondanti della Nazione". Nel rapporto periodico sul grado di tutela delle libertà civili, il Consiglio dei diritti dell'Onu ha indicato al Marocco una serie di riforme da attuare. Delle 244 raccomandazioni ricevute da Rabat, solo 191 sono state accettate, mentre rimangono fuori dall'orizzonte politico modifiche importanti come l'eliminazione del reato di omosessualità. Tra le 44 sollecitazioni rifiutate, oltre la metà sono rigettate in modo assoluto, in quanto considerate pratiche consuetudinarie e perciò lecite. Il governo non apre al riconoscimento giuridico dei figli nati fuori dal matrimonio, e alla conseguente possibilità di utilizzare il test del Dna per attribuire la paternità. Inoltre, non verrà rimossa dai documenti di identità l'indicazione di figli illegittimi. Nessun limite di età poi per i matrimoni, per non intaccare la pratica delle spose bambine. Rimane lecita la poligamia, mentre le donne continueranno a essere escluse dalla successione ereditaria. La violenza coniugale seguiterà a non essere reato. 
Nell'ultimo esame periodico dell'Onu, nel 2012, sulle 148 raccomandazioni, il Marocco ne aveva rigettate solo 8. Questa volta il Paese nordafricano sembra fare un passo indietro nel processo di modernizzazione, e neanche la Costituzione, approvata nel 2011, può costituire una solida base su cui costruire un percorso di laicità per il Paese. Infatti, nonostante l'espresso riferimento all'uguaglianza tra tutti i cittadini contenuta nella Carta, rimane la limitazione del "quadro speciale", un'insieme di norme che stabiliscono nella religione musulmana il fondamento della Nazione. 

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