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Di Maio ai sindacati: “Si autoriformino o ci penseremo noi”. Camusso: “Linguaggio autoritario”

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«O i sindacati si autoriformano o quando saremo al governo faremo noi la riforma». È dal palco del festival del Lavoro di Torino che arriva il primo vero affondo del candidato premier Luigi Di Maio. Il neo-leader del M5S conferma la linea dura del Movimento nei confronti dei sindacati scatenando una ventata trasversale di proteste: dal governo al Pd fino a Cgil, Cisl e Uil, salgono tutti in trincea contro Di Maio. Il suo è «un linguaggio autoritario e insopportabile», attacca il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso

Di Maio, in verità, ribadisce un concetto «caro» al Movimento. Nell’aprile scorso, quando sulla piattaforma Rousseau è stato messo in votazione il programma Lavoro, uno dei punti chiave prevedeva il taglio «dei privilegi» e delle «incrostazioni di potere dei sindacati tradizionali». E Di Maio resta in scia. «I sindacati dovranno adeguarsi alle trasformazioni in corso nel mondo del lavoro, perché altrimenti il rischio è che non siano più in grado di dare risposte adeguate», sottolinea il candidato premier promettendo che, se il M5S andrà al governo e i sindacati non avranno provveduto, sarà l’esecutivo pentastellato ad «agevolare» la riforma. Ma il contenuto e il tono delle parole di Di Maio innescano un vespaio di reazioni. «Stiamo tornando all’analfabetismo della Costituzione», replica a muso duro Camusso.  


La replica di Susanna Camusso  
«Un linguaggio autoritario e insopportabile»: così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha definito l’attacco di Luigi Di Maio. « Non è il primo che lo dice (di riformare i sindacati, ndr). Ce n’è stato un altro che poi ha fatto il jobs act». Di Maio «dimostra tutta la sua ignoranza ma insieme l’arroganza di chi crede che il pensiero sia solo di chi governa e non riconosce la rappresentanza». La replica all’esponente cinquestelle è arrivata a Roma, a margine della manifestazione della Cgil contro la violenza sulle donne, Camusso ha detto: «Stiamo tornando all’analfabetismo della Costituzione, perché la libertà di associazione è un grande principio costituzionale». E ancora: «dice cose che non sa. Non sa come è fatto un sindacato, non sa che non è un’organizzazione statuale di cui decidi le modalità organizzative, è una libera associazione. Non sa che il sindacato cambia in continuazione, perché a differenza di altri soggetti, è radicato nei luoghi di lavoro ed è composto da decine di migliaia di militanti». Questo - ha affondato - è «il segno è quello di ridurre la partecipazione alla democrazia».  

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