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Di Maio ha annunciato le dimissioni da capo politico


Di Salvatore Santoru

Luigi Di Maio ha annunciato le dimissioni da capo del Movimento 5 Stelle.
L'annuncio, riporta il Fatto Quotidiano(1), arriverà alle 17 del 22 gennaio 2020.
Di Maio, segnala sempre il Fatto Quotidiano, aveva già annunciato la sua decisione ai ministri e ai viceministri pentastellati.

 Il discorso di Di Maio si terràsarà al Tempio di Adriano a Roma.

NOTA E PER APPROFONDIRE:

(1) https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/22/di-maio-annuncia-ai-ministri-m5s-le-dimissioni-da-capo-politico-alle-17-il-discorso-pubblico-crimi-reggente-come-previsto-dallo-statuto/5681587/

Nave Gregoretti, Salvini indagato per sequestro di persona. Di Maio: “Da noi sì all’autorizzazione a procedere contro di lui”


“Chissà come voterà il M5s”. “Diremo sì all’autorizzazione a procedere contro di lui”. Salvinichiama, Di Maio risponde. Come ai tempi del governo Conte 1, anche perché i fatti in questione si riferiscono proprio quando al governo c’erano Lega e Movimento 5 Stelle. La questione è tutta politica ed è deflagrata dopo la notizia della richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei ministri di Catania contro Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona nell’indagine sulla nave Gregoretti, che fu fatta sbarcare il 31 luglio scorso, dopo 3 giorni in mare con 131 persone. È stato lo stesso leader della Lega a suggerire la strada da seguire. Perché il dubbio dell’ex ministro era proprio quello di capire come voteranno i componenti del Movimento 5 Stelle nella giunta per le Immunità di Palazzo Madama, convocata per giovedì 19 dicembre alle 13.30 con all’ordine del giorno il caso in questione. Un dubbio durato solo poche ore, nonostante un precedente storico non di poco conto.
Per il caso Diciotti (precedente e molto simile a quello della Gregoretti), infatti, i colleghi senatori avevano sottratto Salvini al giudizio della magistratura, anche grazie al voto online sulla piattaforma Rousseau, che aveva sancito il no a procedere anche da parte delMovimento 5 stelle. Oggi però, con il Carroccio all’opposizione e il M5s al governo col Pd, gli equilibri sono cambiati. E Salvini lo sa: “La magistratura italiana butta soldi e tempo a perseguire me che ho agito nel pieno interesse del Paese sulla scorta di accordiinternazionali e non persegue chi davvero delinque – ha detto – Sono curioso di vedere che posizione terrà il Movimento Cinque Stelle che sulla vicenda analoga della Nave Diciottivotò contro la richiesta del Tribunale dei Ministri”.
La risposta è arrivata direttamente dall’ex collega di governo. “Quando bloccammo la Diciotti era perché non si ridistribuivano i migranti – ha detto Di Maio a Porta a porta – Il blocco della Gregoretti non fu un’azione decisa dal governo perché allora la redistribuzione era stata decisa: fu un’azione personale del ministro degli Interni”. Da qui la decisione del capo politico del Movimento: “Voteremo sì alla richiesta di autorizzazione a procedere contro Salvini”. Di Maio, poi, ha precisato ancora meglio la sua posizione: “Il caso Diciotti fu un atto di governo perché l’Ue non rispondeva e servì ad avere una reazione, che poi arrivò. Quello della Gregoretti, dopo un anno, fu invece un atto di propaganda, perché il meccanismo di redistribuzione era già rodato e i migranti venivano redistribuiti in altri Paesi Ue. È questa la differenza enorme tra i due casi, la differenza enorme tra la realtà e la bugia”. Non si è fatta attendere la controreplica della Lega, per voce del deputato ed ex sottosegretario al Viminale Nicola Molteni: “Il commento di Di Maio alla vicenda Gregoretti è da piccolo uomo. Più che l’onore potè la poltrona“.

Caso Cucchi, Di Maio attacca Salvini: «Si scusi». E Bugani: «I picchiatori infangano la divisa»


Di Alessandro Parodi

Un Luigi Di Maio contro tutti in diretta Facebook dalla sua pagina personale. Anche se il colpo più duro lo riserva a Matteo Salvini.
Argomentando sulla sentenza di condanna di due carabinieri per la morte di Stefano Cucchi, il ministro degli Esteri è andato all’attacco dell’ex vicepremier leghista per le sue parole di ieri: «Salvini, non puoi dire che la sentenza su Cucchi dimostra che la droga fa male. Cosa significa? Che se uno sbaglia nella vita deve essere pestato a morte? Credo che sarebbe meglio porgere le scuse».
Secondo il capo politico del M5S, però, sempre in merito al caso Cucchi, «nessuno» deve provare «a criminalizzare i carabinieri: questa sentenza dimostra che lo Stato è in grado di processare se stesso ed espellere chi sbaglia».
A stretto giro, le parole del capo politico del Movimento 5 Stelle sono riprese nella sostanza anche leader dei grillini in Emilia Romagna (consigliere comunale a Bologna e capo staff di Virginia Raggi), Massimo Bugani: «La droga fa male è vero ma è evidente che fa molto più male incontrare picchiatori che infangano la divisa che portano e che danneggiano i loro colleghi bravi e coscienziosi. La droga fa male vero ma fa molto più male vedere che ci sono politici e personaggi che con frasi prive di senso finiscono per giustificare la violenza».

Contro Italia Viva sul carcere ai grandi evasori

Nel mirino di Di Maio anche Italia Viva, rea di aver presentato «un emendamento per togliere il carcere per i grandi evasori». Il ministro si augura che «sia solo una provocazione», perché, per il M5S «è un punto fondamentale del programma». Proprio quest’oggi il Movimento 5 Stelle, con un post sul Blog delle Stelle, aveva ribadito la sua posizione sul tema, «veri nemici di artigiani, commercianti, negozianti, professionisti italiani».
Nel post sul blog si leggeva ancora: «Abbiamo visto che i contribuenti con cartelle sopra i 500.000 mila euro producono il 67,9% dell’evasione accertata e che se contiamo gli evasori a partire dai 100.000 euro l’evaso accertato arriva addirittura all’83% del totale. Ma chi sono e come si comportano i grandi evasori italiani? Ricordiamo qui qualche caso celebre, o famigerato».

Le tensioni su Ilva

A proposito della vicenda ArcelorMittal il leader pentastellato torna sul tema dello scudo penale: «Non c’entra nulla lo scudo, c’entra il fatto che qui qualcuno vuole fare il furbo». Per Di Maio il M5S non può accettare «che dall’oggi al domani se ne vanno, non posso accettare la campagna stampa contro i 5 Stelle sullo scudo. Quando un imprenditore si impegna su un progetto, se gli vanno male le cose, lo Stato non lo salva, il problema è suo».
Ma il capo politico si toglie qualche sassolino dalla scarpa anche nei confronti degli avversari interni. «Il Movimento non diventerà mai un partito», dice senza mezzi termini. E chi vuole che si trasformi «non ha che da scegliere uno dei tanti partiti che ci sono, ne nasce uno ogni giorno, oggi quello di Calenda». Per Di Maio «è con gli attivisti che dobbiamo rilanciare», il M5S e non «nei palazzi, dove si parla un politichese insopportabile».

Venezia, Di Maio: «Moratoria per famiglie e imprese». Salvini attacca e arriva Conte


Di Alessandro Parodi

L’emergenza Venezia, dopo i gravi danni, e un morto, causati dall’acqua alta senza precedenti, diventa terreno dello scontro politico. Il ministro degli Esteri e capo politico del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio sembra tracciare la linea del governo giallorosso nella gestione dell’emergenza.

Scrive Di Maio su Facebook: «Venezia è sommersa come mai prima d’ora. Le immagini e le notizie che ci arrivano dalla città sono drammatiche. Qui è a rischio la vita delle persone – e due purtroppo sono già morte – sono a rischio beni culturali dal valore inestimabile, è a rischio un’intera comunità. Gli imprenditori e le associazioni che fanno grande questa regione ci chiedono che si blocchino mutui e contributi. A questa richiesta dobbiamo rispondere subito. Non c’è tempo da perdere».

«Ci metteremo al lavoro immediatamente – continua di Maio – per una moratoria verso imprese, artigiani, commercianti, famiglie. Venezia e i veneti vanno supportati con ogni mezzo».
In mattinata aveva detto la sua anche il leader della Lega Matteo Salvini che aveva chiesto al governo di investire subito 100 milioni per il Mose, che è «pronto», ma marcherebbero i fondi per la manutenzione. Salvini ha annunciato che presenterà al Senato «un emendamento alla manovra per trovare questi soldi, per mettere in sicurezza un patrimonio non italiano, ma mondiale».
Per risarcire i danni subiti da Venezia l’ex vicepremier chiede ancora, polemicamente, che «si utilizzi subito uno dei tre miliardi che il governo vorrebbe regalare a chi paga con bancomat o carta di credito». Salvini poi si è augurato che «nel consiglio dei ministri che ci sarà presto oltre che darsi schiaffoni su varie cose, trovino due minuti per dare una risposta immediata veloce e concreta a Venezia e agli italiani».
Intanto il premier Conte ha annunciato che nel primo pomeriggio di oggi, 13 novembre, raggiungerà il capoluogo veneto per «vedere da vicino i danni e rendermi conto della situazione». Insieme al premier sarà a Venezia anche il ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli che con Conte e il sindaco Brugnaro farà «una prima valutazione dei danni e prenderemo le misure più urgenti. In questo momento drammatico tutto il Paese è vicino alla città e ai suoi abitanti». Il presidente del Consiglio – a riferirlo è il governatore del Veneto Luca Zaia durante una conferenza stampa sull’emergenza – passerà la notte in città.
Dal Governo arriva anche il commento del ministro dell’Ambiente Costa che punta il dito contro sul cambiamento climatico. Per il ministro occorrono «scelte di politica economica coraggiosa che questo Governo sta già mettendo in campo con il decreto clima». Costa ha manifestato «vicinanza» al sindaco Brugnaro e al Comune di Venezia, «solidarietà ai veneziani che stanno subendo danni ingenti e forti disagi, e la mia preoccupazione per lo straordinario patrimonio culturale della città».
Da Forza Italia arriva una sponda all’alleato del centrodestra Salvini. Il gruppo degli azzurri, al Senato in una mozione al governo depositata questa mattina, che il «riconoscimento della calamità naturale per il Comune di Venezia e i comuni del litorale veneziano, completamento e messa in funzione del Mose, immediato avvio dell’iter della nuova legge speciale per Venezia».

'Operation Active Fence', anche l'Italia è attualmente impegnata nel programma NATO di supporto militare alla Turchia


Di Salvatore Santoru

Il recente intervento, in funzione anti-curda, della Turchia in Siria è stato decisamente criticato dalla maggioranza della politica europea ed occidentale.
Le critiche nei confronti dell'interventismo di Ankara sono state forti anche in Italia e, tra l'altro, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha deciso di convocare l’ambasciatore turco alla Farnesina.

Tuttavia, come riporta un articolo dell'Inkiesta(1), c'è da segnalare che attualmente anche l'Italia potrebbe eventualmente essere coinvolta nel pantano siriano.
Più specificatamente, come riportato dallo stesso articolo della testata online, c'è da ricordare che proprio l’Italia ha attualmente un contingente di centotrenta uomini nonché una batteria di missili terra aria Aster SAMP/T posti al confine tra la Siria e la stessa Turchia e ciò a difesa dello spazio aereo di quest'ultima.

Entrando nei dettagli, tutto ciò fa parte dell'operazione della NATO 'Operation Active Fence', inaugurata nel 2012 con la finalità di proteggere il confine meridionale turco da eventuali attacchi missilistici dalla Siria e che ha visto e vede impegnati a rotazione diversi contingenti delle nazioni facenti parte dell'Alleanza Atlantica(2).

Su ciò, bisogna dire che proprio questo fatto o la constatazione che la Turchia sia uno dei paesi più importanti della NATO è considerato da alcuni opinionisti come un segnale di eventuale 'ipocrisia' nell'attuale condanna di alcune potenze occidentali nei confronti di Ankara.

NOTE:

(1) https://www.linkiesta.it/it/article/2019/10/11/italia-missili-turchia-bombardamenti-curdi/43897/

(2) https://en.wikipedia.org/wiki/Operation_Active_Fence

Migranti, Di Maio: 'Rimpatri entro 4 mesi, nuovo decreto basato su fatti e non urla'


Di Salvatore Santoru

L'attuale ministro degli esteri Luigi Di Maio ha recentemente presentato il nuovo decreto su in conferenza stampa il nuovo decreto sui rimpatri dei migranti.
Come riportato dal Sussidiario(1), tale decreto avrebbe l’obiettivo di agevolare i rimpatri entro e non oltre i 4 mesi dalla richiesta.

Stando a Di Maio, questo sarebbe un decreto basato sui fatti e non 'sulle urla'.


NOTA:


(1) https://www.ilsussidiario.net/news/di-maio-decreto-rimpatrio-migranti-in-4-mesi-accogliamoli-tutti-non-e-soluzione/1933265/

Orban: “In Italia il governo si è separato dal popolo”, Di Maio: “Eviti inutili ingerenze”


“Orban eviti inutili ingerenze. Non permetto a nessuno di giudicare o attaccare l’Italia, men che meno a chi fa il sovranista ma con i nostri confini. Orban non conosce il popolo italiano, parli quindi del suo popolo, se vuole, non del nostro”. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, risponde così a Viktor Orban, premier ungherese che ospite d’onore alla festa di Atreju 2019 ha detto: “In Italia il governo s’è separato dal popolo: la sinistra sta riprendendo il potere dappertutto, facendo entrare i migranti e aumentando le tasse”.
Il leader del partito populista Fidesz ha attaccato il governo scaldando la platea di Fratelli d’Italia su tanti fronti a lui cari, dalla migranti alla tolleranza religiosa, dalla libertà di stampa alla libertà di non volersi integrare con gli stranieri. Aggiungendo di essere pronto ad aiutare l’Italia nei rimpatri e nella difesa dei confini, ma mai a una redistribuzione dei migranti. Attacco frontale alla sinistra accusandola di volere utilizzare chi arriva da noi per “importare votanti”, in modo che l’Europa abbandoni le sue radici cristiane e divenga una società “multiculturale”. “Non posso sopportare l’idea che i migranti sostituiscano i bimbi non nati”, aggiunge tra l’ovazione della platea, difendendo il diritto dei popoli di “non volere l’integrazione”, di mantenere le distanze da chi crede un altro Dio.

Infine la stoccata sulla libertà di stampa: “In Europa, se votassero solo i giornalisti, la sinistra vincerebbe 9 a uno. In Ungheria è diverso: i giornalisti non possono parlare il bla-bla europeo, non si possono dire cose ‘politically correct’, perché il giorno dopo la stampa cristiana li criticherebbe, direbbe che hanno detto fesserie. Qualcuno dirà che ho fatto un discorso fascista, ma – conclude – le cose stanno così”. “Orban è un nemico dell’Italia, ragiona e agisce come tale e contro i nostri interessi. Sognava di distruggere l’Europa e, sconfitto, viene qui a dare lezioni. Torni a fare danni a casa sua. Qui tramite i suoi amici ci ha provato ma li abbiamo fermati” scrive in un tweet il segretario del Pd Nicola Zingaretti.

La “manina” di Renzi sul governo M5s-Pd, stop su Di Maio al Viminale. Il suo ultimo totoministri: spunta Burioni

                                                          
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Matteo Renzi, l’uomo e il politico tra i più osteggiati dal Movimento 5 Stelle, adesso farà parte della stessa maggioranza parlamentare. «Dopo quello che è accaduto in questo mese, mi aspetterei un grazie, non la richiesta di garanzie – ha detto l’ex presidente del Consiglio quando gli si chiede se sarà leale a Conte e al Partito Democratico – Ho messo la faccia su un’ operazione difficilissima per mandare a casa Salvini, che fino a qualche settimana fa sembrava invincibile. L’ho fatto perché il linguaggio e la postura degli ultimi mesi erano assurdi: pieni poteri, la pacchia è finita rivolto a delle donne violentate, le opacità nelle relazioni con la Russia o sui 49 milioni di euro».
Nell’intervista al Messaggero del 30 agosto, Renzi si è soffermato sulla necessità di bloccare la deriva, a suo dire autoritaria, che stava prendendo il leader leghista: «Fermare Salvini mi è costato umanamente molto perché per farlo abbiamo dovuto aprire ai grillini: e io ricordo la colata di fango che ho subito in questi anni tramite fake news e diffamazioni. Vorrei che questa fatica umana fosse riconosciuta: paradossalmente chi lo ha capito meglio di tutti è stato Salvini, che non perde occasione per rimarcarlo. Io non sono quello che stacca la spina: magari posso essere tra quelli che la spina l’ ha attaccata, portando la corrente in un luogo in cui non c’ era. Al governo che sta per nascere dirò: pensate a lavorare, non a inseguire i fantasmi».

L’orizzonte del nuovo governo

Conte «riuscirà a formare il nuovo governo – ha affermato il senatore, fiducioso -. A mio giudizio la legislatura arriverà al 2023. Lo prevede l’ordinaria gestione della cosa pubblica: le legislature durano cinque anni. E negli ultimi 23 anni solo una legislatura si è interrotta prima dei cinque anni canonici: con Prodi e Bertinotti nel 2006/2008. Per il resto è sempre durata cinque anni. Accadrà così anche stavolta. Che ci arrivi questo governo dipenderà dalla qualità dei ministri che saranno scelti».

I ministeri che contano

«Mi auguro che il premier voglia scegliere i migliori – ha detto Renzi riguardo i membri dell’esecutivo -, mettendo in sicurezza soprattutto i dicasteri più delicati a cominciare da Viminale e Tesoro. Salvini aizzerà le piazze contro il governo e al Viminale ci vogliono nervi saldi e un ministro degno di questo nome». Sulla possibilità di ministri tecnici, Renzi ha ricordato un raro esempio di comunione tra lui e il fondatore del Movimento, Beppe Grillo: «Chi fa il ministro è sempre politico, mai solo tecnico. Ma mi piace l’idea: scegliere persone di grande qualità».
«Ad esempio: con Grillo un anno fa ho firmato un documento a favore dei vaccini, predisposto dal professor Burioni – ha detto -. Ecco, mi piacerebbe che alla Sanità andasse uno come Burioni, con l’ assenso anche grillino. Poi magari il prof non accetterebbe. Ma per dire che la proposta di scegliere persone di qualità è sempre vincente. Dopo di che, sceglieranno Conte, Di Maio e Zingaretti». Durante l’intervista di Fabrizio Nicotra, Renzi si è smarcato da qualsiasi polemica proprio con il segretario del suo partito: «È stata unità vera. Faticosa, ma vera. Abbiamo messo da parte le discussioni interne – ha aggiunto però -, che potremo riprendere il giorno dopo il giuramento».

«Fuori e felice»

«I renziani non lo so, non tocca a me dirlo – ha ribadito il senatore del Pd, circa la partecipazione dei suoi fedelissimi al governo -. Renzi di sicuro fuori. Fuori e felice. Ho fatto questa scelta per evitare l’ aumento dell’Iva e l’isolamento dell’Italia. Ma sarò credibile se non otterrò nessuna poltrona per me in cambio». Ad ogni modo, per un suo passo indietro, ha chiesto che anche il capo politico dei 5 Stelle non abbia velleità. Di Maio avrà il ruolo «che decideranno lui, Zingaretti e Conte. Certo non al Viminale, dove occorre un professionista della sicurezza e non un ex vicepremier che non ha esperienza in questo senso e sarebbe solo il nemico perfetto per Salvini».

A presto, Carlo

Renzi ha ribadito al Messaggero che non seguirà l’esempio di Calenda, il quale ha lasciato, di fatto, il Partito Democratico: «Carlo è andato via da solo e tale resterà anche in futuro. Non sta aprendo la strada a me, almeno. Sono orgoglioso di aver scelto Calenda come collaboratore, ambasciatore, ministro e di averlo sostenuto durante la sua campagna elettorale: è stato un ottimo tecnico. Rispetto la sua opinione, oggi, pur non condividendola. Mandare a casa Salvini, per me, era fondamentale. E non si va a votare solo perché così hanno deciso al Papeete: il Parlamento è più importante del Beach Club».

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