Piazza San Carlo, nuovi indagati a Torino. Rischiano fino a 12 anni di carcere

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Di Massimo Numa e Andrea Rossi

Sono passati cinque mesi. La sera del 3 giugno un’ondata di panico improvvisa e mai chiarita ha innescato il caos tra i 40 mila tifosi che assistevano alla finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid trasmessa su maxischermo. Oltre 1500 feriti e una donna di 38 anni, Erika Pioletti, morta, schiacciata contro le transenne dalla folla in fuga. Una catena di responsabilità che dopo 150 giorni di indagine, decine di testimonianze raccolte e centinaia di documenti acquisiti, comincia a emergere con maggiore nitidezza. E nelle ultime settimane ha fatto compiere un salto di qualità all’inchiesta della Procura: gli indagati sono aumentati fino a sfiorare la ventina; ed è cambiata la gravità delle accuse loro contestate. 

L’aggravante 

La prima fase dell’inchiesta, coordinata dal pm Antonio Rinaudo, dall’aggiunto Vincenzo Pacileo e dal procuratore capo Armando Spataro, è entrata nella fase conclusiva proprio con questo scatto qualitativo: ai reati già contestati, lesioni e omicidio colposo, si aggiungerebbe anche l’aggravante di avere agito in concorso tra più persone. Un’accusa che, se provata, una volta conclusi tutti i gradi di giudizio di un eventuale processo, comporterebbe un aggravamento delle pene fino anche a dodici anni di carcere nei casi più gravi, condanna massima prevista per il reato di omicidio colposo, oltre alla possibile interdizione dai pubblici uffici per gli amministratori coinvolti in quel disastro. 

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