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La mamma del modello di H&M: io chiamata “scimmia” dagli stessi che hanno difeso mio figlio

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Dopo le polemiche con inviti al boicottaggio e le scuse dell’azienda, a intervenire di nuovo sul caso è Terry Mango, mamma di Liam, il piccolo modello di colore di H&M con addosso la felpa con la scritta “Coolest monkey in the jungle”, “La scimmia più cool della giungla”, costata al colosso svedese dell’abbigliamento l’accusa di razzismo. La donna su Facebook aveva invitato a superare la questione, definendola «inutile», («Basta gridare “al lupo”»), sottolineando che la felpa era solo uno delle decine di capi indossati dal bambino. Adesso rompe il silenzio con il sito Gulf News per rivelare che in molti hanno commentato esprimendo dubbi sulle ragioni per cui non aveva preso distanza dalla foto e che è stata ricoperta di insulti, compresa «scimmia», dalle stesse persone che avevano criticato l’azienda. «Come puoi combattere il razzismo se fai osservazioni razziste?”» scrive. «Non puoi provare a difendere mio figlio e usare le stesse parole per descrivermi». 

Liam ha compiuto cinque anni giovedì, inconsapevole della bufera scoppiata nei giorni scorsi intorno a lui, accompagnata da commenti indignati sui social, H&M tacciata di razzismo e prese di posizione da parte di celebrità fra cui il calciatore del Manchester United Romelu Lukaku, il giocatore di pallacanestro LeBron James e il musicista P Daddy. Tutto ulteriormente amplificato dal fatto che un’altra felpa arancione, dedicata alla salvaguardia della foreste di mangrovie, veniva indossata da un bambino bianco, con lo slogan di «esperto» nella sopravvivenza delle specie.  
«È orribile - ha raccontato la Mango, origini keniote, al telefono da Stoccolma-. Ti svegli una mattina e tutto è cambiato. Liam ha notato che la sua foto sta girando, ma cerco di proteggerlo il più possibile».  

Sull’onda dell’indignazione, il colosso dell’abbigliamento ha rimosso dalla vendita online l’immagine contestata, ritirato il capo dai negozi e ha chiesto scusa: «Siamo sinceramente dispiaciuti, e non era nostra intenzione offendere nessuno con l’immagine stampata sulla nostra felpa. Crediamo fortemente nella diversità e nell’inclusione». Fra le aziende accusate di razzismo negli ultimi tempi anche Nivea, per lo spot di una crema che schiarisce la pelle scura, e Dove che nello spot di un bagnoschiuma trasformava il colore della pelle di una ragazza da nero a bianco.  
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