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È morta Asima, la giovane cristiana arsa viva in Pakistan perché non voleva convertirsi all'Islam

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(ANSA)
Asima Yaqoob, la giovane cristiana di 24 anni arsa viva in Pakistan dal fidanzato per essersi rifiutata di convertirsi all'Islam per sposarlo, è morta nell'Ospedale Mayo di Lahore, in Punjab.
Il decesso, hanno indicato fonti sanitarie, è avvenuto per la gravità delle ustioni riportate su gran parte del corpo. Il responsabile del gesto, Rizwan Juggar, ha confessato ed è stato arrestato ieri. Asima, pachistana e cristiana, era ricoverata in un ospedale di Lahore con il corpo devastato dall'80% di ustioni dopo che il promesso sposo l'aveva cosparsa di cherosene di fronte all'ennesimo rifiuto di cambiare religione in vista delle nozze.
Il padre di Asima, Jaqoob Masih, ha raccontato che il ragazzo l'ha aspettata mentre tornava dal suo lavoro di domestica e là, in una strada di Sialkot, nel Punjab, l'ha bruciata viva. Poi è scappato e quando la polizia lo ha fermato si è giustificato affermando che non voleva ucciderla ma solo spaventarla. "Stava cercando di costringere la ragazza a sposarlo - ha detto Jaqoob Masih - ma lei ha rifiutato la sua proposta perché non voleva convertirsi all'islam".
Ora, per il fidanzato violento si apriranno le porte di un tribunale speciale antiterrorismo che, sempre a Lahore, aveva condannato a morte Imran Ali, ventiquattrenne assassino di Zeinab, la bambina stuprata e uccisa tre mesi fa in Punjab.
Quello di Asima è solo l'ultimo di una serie di orrori che trasformano in incubi fidanzamenti e promesse di matrimonio. é di ieri la storia di Sana Cheema, venticinquenne di origini pachistane ma cresciuta a Brescia e naturalizzata italiana, sgozzata da padre e fratello per aver rifiutato un matrimonio combinato.
E sempre nello stato del Punjab, qualche giorno fa tre studentesse universitarie sono state sfregiate con l'acido perché una di esse - sostenuta dalle altre due - avrebbe rifiutato una proposta di matrimonio. La 'punizione' è scattata quando le tre erano ferme a una fermata dell'autobus. Tre giovani in moto hanno lanciato loro l'acido sul volto e sul corpo. Ad organizzare la spedizione, i parenti di colei che aveva osato ribellarsi.
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