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#YoSiTeCreo, in Spagna non si ferma l’onda di protesta contro la sentenza sullo stupro di Pamplona

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Di Francesco Troccoli
«La ripugnanza che mi provocano i fatti in giudizio si può paragonare solo allo schifo che provo per la maniera in cui si è mossa la giustizia in questo caso. Vergogna!» A sfogarsi, insieme a tutta la Spagna, è il giurista Baltasar Garzón, che durante la sua lunga carriera nella magistratura iberica è stato protagonista di atti come l’arresto di Pinochet, le indagini su Berlusconi, il dittatore Francisco Franco e la corruzione del Partito popolare oggi al potere. La vicenda a cui l’ex giudice si riferisce sta destando in Spagna un’ondata di protesta senza precedenti.
I fatti risalgono a due anni fa. A Pamplona, nel Nord del Paese, si consuma la celebre festa di San Firmino (ai più nota per l’encierro, la famigerata corsa dei tori). Un branco composto da cinque sivigliani, fra i quali anche un militare e un agente di polizia, costringe una diciottenne nell’androne di un palazzo e la violenta ripetutamente. La ragazza viene ritrovata il giorno dopo abbandonata in posizione fetale. Secondo i rapporti, nei video che i cinque stupratori girano e caricano sul loro gruppo Whatsapp la vittima non si dibatte e mantiene un atteggiamento «passivo o neutro», tenendo gli occhi chiusi. Il nome della chat di gruppo, sul quale i cinque si scambiavano messaggi sulle loro “imprese”, era proprio La manada, il branco.

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